RIFLESSIONI DEMOGRAFICHE SULL’ITALIA DAL 1946 AD OGGI

Nel 1946 l’Italia aveva una popolazione di 45.140.000 abitanti. Ad inizio 2020 ne contava 60.244.639. Tra il 1946 e fine 2019 sono nate in Italia 52.222.726 persone e ne sono morte 39.970.806. Il saldo positivo nascite/decessi è di 12.251.920 unità.
L’immigrazione ha contribuito all’aumento della popolazione con 2.452.719 persone non nate in Italia. In 74 anni abbiamo avuto una media di 540.146 morti all’anno.
La mortalità più bassa è stata registrata nel 1954 con 441.897 decessi.
Il maggior numero di decessi è stato registrato nel 2017 con 649.061 decessi.
Nel 2020, grazie al Covid crediamo di superare la soglia dei 700’000 decessi, che nel 2019 sono stati 634.432. Infatti circa 65’000 decessi sono attribuiti a Covid-19.
L’epidemia avrebbe quindi determinato un aumento della mortalità di circa il 10%.

Le persone che, in base alla data di nascita, potrebbero avere più di 70 anni sono 4.899.207.
Quelle con più di 60 anni ma meno di 70 potrebbero essere 8.719.136.
Quelle con più di 50 anni ma meno di 60 potrebbero essere 9.526.650.
Quelle con più di 40 anni ma meno di 50 potrebbero essere 7.908.071.
Quelle con più di 30 anni ma meno di 40 potrebbero essere 5.815.969.
Quelle con più di 20 anni ma meno di 30 potrebbero essere 5.413.165.
Quelle con meno di 20 potrebbero essere 9.940.528.
Questo in base alle nascite, ma molti di questi cittadini potrebbero essere deceduti, nel frattempo. A questi, poi, vanno aggiunti gli immigrati, in tutte le fasce d’età ed i nati prima del 1946, non ancora deceduti.

Questi numeri cosa ci dicono:
Che abbiamo avuto nel corso del 2020 un aumento netto della mortalità, determinato da diverse cause, di cui nessuno può valutare il peso specifico:
a) decessi indotti dal contagio Covid, su individui sani oppure affetti da fragilità patologiche.
b) decessi indotti da ridotta attenzione alle altre patologie non Covid, a causa della situazione di ingorgo ospedaliero determinata dall’assistenza Covid e da reticenza a ricorrere a cure mediche in queste condizioni di rischio sanitario.
c) mortalità indotta dal raggiungimento di limiti fisiologici d’età nei nati prima del 1946 ed immediatamente dopo. Infatti gli ultra 60enni nati dal 1946 in avanti sono 13.618.343, meno quanti già deceduti, ma i pensionati INPS sono 16,1 milioni, e quindi possiamo stimare di avere almeno 2.481.657 pensionati nati prima del 1946, quindi persone con più di 74 anni.

E’ quindi ragionevole assumere che, Covid o non Covid, assisteremo ad un aumento della mortalità nei prossimi anni, perché circa 2,5 milioni di persone nate prima del 1946 supereranno il loro limite fisiologico di vita, seguiti a ruota da quasi altri 5 milioni di persone. Con una media di decessi dell’ordine delle 700’000 persone all’anno, come minimo, in 10 anni queste persone saranno scomparse, a fronte di 5 milioni circa di nuovi nati, assumendo una natalità decrescente, dell’ordine dei 500’000 nuovi nati all’anno.
Una discesa della popolazione al di sotto dei 60 milioni di abitanti (intorno a 58 milioni), se fossimo capaci di bloccare l’immigrazione, non solo non sarebbe un dramma, ma alleggerirebbe i conti previdenziali (numero di molto anziani in calo) anche se l’età media della popolazione risulterebbe più alta di quanto auspicabile. Inoltre il calo di popolazione alleggerirebbe anche i numeri della disoccupazione: nel mondo in cui viviamo abbiamo bisogno di POCHE persone altamente produttive, non di tante persone poco produttive o improduttive.

Perciò non fasciamoci la testa con la mortalità anche a causa del Covid: il 10% dei morti contaminati da Covid non è significativo sotto il profilo demografico, mentre lo è sotto il profilo sanitario, ma solo perché la Sanità Pubblica non può essere dimensionata sulle epidemie occasionali, anche se durature, ed una epidemia come quella a cui stiamo facendo fronte mette in crisi le strutture sanitarie, e costringe a misure di contenimento distruttive sotto il profilo economico e sociale.
Noi dobbiamo rendere più sicura la frequentazione dei luoghi pubblici per difendere la popolazione da OGNI TIPO DI CONTAGIO, con misure di ordine strutturale, per i luoghi pubblici, e profilattiche per le persone (vaccini) ma poi la vita deve riprendere normalmente.

Ing. Franco Puglia
16 dicembre 2020

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