RISCALDAMENTO PLANETARIO: CHI L’HA VISTO?

Pioggia, freddo , neve abbondante, tutto quello che caratterizza un rigido inverno, da nord a sud. E il riscaldamento climatico che fine ha fatto?
Per favore, qualcuno può spiegare ai climatologici che il pianeta, grazie alla massa oceanica, non può aumentare oltre misura la sua temperatura perché produce maggiore evaporazione dell’acqua, con successiva condensazione sotto forma di pioggia o neve in alta atmosfera?
Qualcuno può spiegare loro che per condensare il vapore d’acqua deve cedere tutto il calore ricevuto allo spazio siderale?

Poi, certo, per nostra fortuna il clima non è uniforme sul pianeta, e gli scambi termici tra terra ed atmosfera non sono costanti ed uniformemente distribuiti. Così abbiamo zone piovose ed umide e zone aride, desertiche. E c’è una variabilità incredibile determinata da tante concause, nel corso del tempo. La pretesa di riuscire a determinare cambiamenti climatici sostanziali, nel male e nel bene, con i nostri comportamenti, è davvero una forma di presunzione incredibile.

Il Concetto è semplice: tutti sanno che l’acqua bolle a +100°C a livello del mare.
Non è possibile aumentare la temperatura dell’acqua in una pentola in ebollizione, a meno di non sigillarla (pentola a pressione).Più calore forniamo alla pentola, e più velocemente l’acqua evapora. Ed ecco una CHIAVE interpretativa dei cambiamenti climatici: anche se l’equilibrio termico globale resta inalterato, il surriscaldamento locale induce scambi termici più veloci e con maggiori masse di vapore in gioco. Quindi è lecito attendersi una esasperazione dei fenomeni climatici, esattamente ciò che accade, a seguito del nostro contributo termico locale con la produzione di energia di origine antropica.
La concentrazione nella produzione di energia è a macchia di leopardo sul pianeta: le bolle di calore determinano quindi are più calde e meno calde in bassa atmosfera, a livello del suolo, e questo stimola il movimento delle masse d’aria.Le colonne d’aria calda che si sollevano dal suolo proteggono le zone più calde dalla piovosità, come accade normalmente nelle aree desertiche tropicali, ma anche su molte città, come Milano, ad esempio.

Sfido chiunque a CALCOLARE l’entità dell’impatto atmosferico della nostra produzione di energia su base locale. E’ impossibile dire se e quanto il suo impatto sia significativo, ma la frequenza anomala dei fenomeni la osserviamo da un pezzo, e quindi è reale, anche se non sappiamo quali concause sono determinanti.
Ciò che è palesemente FALSO, e vorrei gridarlo a squarciagola, è che in tutto questo la CO2 abbia un qualsiasi ruolo. La lotta alla CO2 è il frutto avvelenato di un FALSO scientifico pari soltanto alla credenza antica sulla terra PIATTA. Infatti il fenomeno delle colonne ascendenti di aria calda è molto ben osservabile. Viene sfruttato da alianti e parapendii per galleggiare più a lungo in aria.

Molti anni fa osservai un fenomeno incredibile lungo la costa peruviana, oceano Pacifico, osservando dall’aereo diretto verso sud da Lima una copertura nuvolosa pesante che ricopriva l’oceano e si fermava esattamente al bordo della spiaggia. Oltre il limite costiero il cielo era blu, perché il territorio era desertico e caldo, e quindi le colonne d’aria calda ascendenti formavano un MURO invalicabile per le pesanti ed umide nubi del Pacifico. Quello che non comprendiamo bene nel clima è la presenza dei “microclimi”, che tanto micro non sono, e delle cause che li determinano.

Io sono un vecchio conoscitore del mondo alpino, e ne ho osservato i cambiamenti radicali nel corso di 50 anni. Cambiamenti impressionanti, determinati da cause sconosciute, ma misurabili anche in termini di numero ed intensità delle precipitazioni, ed in °C di temperatura primaverile ed estiva. In questi ultimi anni ho misurato sino a +30°C a 1000 m slm, cosa impensabile decenni fa. E la perdita di volume dei ghiacciai, molti dei quali completamente scomparsi, è impressionante, ma non è un fenomeno nuovo, storicamente.

Quindi qui non si tratta di negare l’esistenza di cambiamenti climatici importanti, ma si tratta di escludere alcune cause, che sono soltanto un pretesto per politiche di sostegno ad ideologie sostitutive di altre ormai obsolete. Non possiamo escludere che l’ingente produzione di energia, in senso lato, richiesta dalla nostra popolazione mondiale in rapporto al livello di sviluppo possa avere un’influenza su questi cambiamenti, ma neppure possiamo affermarlo. Diciamo che una riduzione dei consumi energetici non fa male a nessuno, e quindi ben venga, ma attenzione: sotto il profilo TERMICO non esiste l’energia PULITA! Anche l’energia da fonte idroelettrica si trasforma al 100% in calore, come se bruciassimo petrolio.

LA DITTATURA DI MARIO DRAGHI

LA DITTATURA DI MARIO DRAGHI

Così Wikipedia descrive cosa fosse la “dittatura” nell’antica Roma repubblicana.

Il dittatore era una figura caratteristica dell’assetto della costituzione della Repubblica romana. Era un magistrato straordinario eletto dal senato in caso di pericolo e la sua carica non poteva superare i sei mesi. Il dittatore non aveva alcun collega, e nominava come proprio subalterno il magister equitum (“comandante della cavalleria”). Inoltre, il dittatore non veniva eletto dalle assemblee popolari, come tutti gli altri magistrati, ma veniva dictus, cioè nominato, da uno dei consoli, di concerto con l’altro console e con il senato, seguendo un rituale che prevedeva la nomina di notte, in silenzio, in territorio romano. Cicerone e Varrone ricollegano l’etimologia del termine a questa particolare procedura di nomina. Per tutta la breve durata della carica il dittatore aveva pieni poteri ed era da solo al comando della Repubblica di Roma, quando lo Stato si trovava in un momento di crisi. Il suo potere però era limitato dalla durata semestrale del suo mandato e per questo non c’era continuità della carica in questione.

Ai giorni nostri la dittatura ha assunto ben altro significato. La mutazione nasce già con Roma antica, con Giulio Cesare, che assume una nuova veste di dittatore, permanente, non più a tempo, e con poteri assoluti non delimitati. E da quel momento inizia anche l’ascesa di Roma al culmine della sua potenza per concludersi poi nel suo crollo rovinoso.
Nei tempi moderni le dittature sono state, e sono ancora, poteri sostitutivi di quelli de regnanti assoluti, sempre fondate su un appoggio militare, sempre foriere di sventure, culminate in guerre o nella distruzione economica e sociale.

E veniamo a Mario Draghi: tutte le forze politiche, con un distinguo di Fratelli d’Italia, si sono inchinate di fronte all’uomo indicato dal destino, per l’occasione impersonato dal Presidente della Repubblica, affidando a SuperMario il compito di fare l’impossibile, cioè quello che tutti loro, gli un contro gli altri armati, non sono mai riusciti a fare, né in passato né recentemente. Di fronte al proprio palese fallimento, di fronte ad una crisi profonda, irreversibile e di non breve durata, prevedibilmente, si sono affidati ad un solo uomo.
Se questa non è la nomina di un “dittatore” nell’accezione romano antica del termine, non so cos’altro potrebbe essere. L’appoggio parlamentare quasi plebiscitario, pur tra tanti mal di pancia, in bianco, cioè in assenza di un preciso programma di governo e di un elenco di ministri proposti, configura esattamente il ruolo del dittatore della Repubblica di Roma, e può essere effettivamente quello che ci serve in questo momento.

Ad alcune condizioni:

1. La nomina deve essere REALE, di sostanza, cioè deve prevedere l’accettazione delle scelte del “dittatore” senza la pretesa di condizionarle e manipolarle una volta formulate.

2. Visto che siamo nel 2021 e non qualche secolo prima di Cristo, le scelte del dittatore dovrebbero essere il risultato di sintesi di un VERO, SINCERO ED ATTENTO ASCOLTO, di tutte le parti in causa, pesando le ragioni degli uni e degli altri e poi scegliendo un percorso che non ricusi le istanze delle forze politiche più deboli a favore di quelle dei più forti, trovando soluzioni a carattere di equità, il cui essere tali non può, tuttavia, essere poi messo in discussione. Significa proporre e dibattere, “prima”, ma poi accettare senza discussioni le scelte, quali che siano.

3. Questo potere deve essere “pro tempore”, e qui dobbiamo chiederci quanto debba essere questo tempo. Pochi mesi, come chiedevano le destre, per poi andare a elezioni, oppure sino al termine formale della legislatura? Io credo che un governo di 6 mesi non sia neppure immaginabile, e tantomeno proponibile. Un governo “elettorale” lo affidi a chi ti pare, e non deve decidere nulla: non lo affidi a Draghi. Quindi la risposta è: sino a fine legislatura, un paio d’anni.

Su queste basi l’impegno delle forze politiche dovrebbe essere quello di trasformare il Parlamento, e non solo, in una “assemblea permanente” di analisi dei problemi e formulazione di proposte, senza mai pervenire ad una fase decisionale, demandata al giudizio insindacabile del Governo, con successiva approvazione parlamentare e conversione in legge IN ASSENZA DI EMENDAMENTI.

Questa “dittatura biennale” sarebbe una novità assoluta nel nostro panorama politico, e potrebbe anche porre le premesse per quella destrutturazione e riconversione delle forze politche che è la necessaria premessa di qualsiasi sviluppo futuro che sia costruttivo e non conduca rapidamente a nuove situazioni di stallo.

Dopo due anni le forze politiche rinnovate potrebbero proporsi più credibilmente al Paese nella fase elettorale per ricostruire un Parlamento rinnovato ed un Governo all’altezza delle ambizioni di quello che fu il cuore della civiltà europea.

Potrei aggiungere che, se in questi due anni tutte le forze politiche e sociali si organizzassero seriamente per formulare una “nuova Costituzione” nazionale e su questa base i partiti si presentassero alle elezioni con una NUOVA COSTITUZIONE, frutto di una condivisione storica delle ragioni della nostra convivenza civile, allora avremmo toccato il cielo con un dito, ma forse questo è chiedere troppo.

Ing. Franco Puglia

Milano, 7 Febbraio 2021