
No, non è un necrologio, a seguito della scomparsa di Umberto Bossi, all’età di 84 anni. Necrologico significa “elogio post mortem”, e viene ipocritamente attribuito quasi a tutti, a prescindere da quel che furono in vita, come se la morte riscattasse tutto quello che di non positivo hai fatto nel corso della tua vita, andando a rovistare, edulcorandole, tra le poche cose buone che potresti aver fatto.
No, io non ho mai apprezzato Umberto Bossi in vita, considerandolo, per dirla alla milanese, “un pistola”, che non è un complimento, in buona compagnia con tanti altri “pistola” che lo seguirono nella Lega Nord, anche se non tutti meritano questo attributo.
Un pistola ed un furbetto del quartierino, come tanti, troppi in politica, da sinistra a destra. Un uomo che ebbe l’arguzia di comprendere il momento politico e lo spazio aperto in Lombardia per condurre una politica di stampo nordista, federalista, secessionista.
Si, perché Bossi trovò porte spalancate su queste tematiche, e non a torto. La questione meridionale, sempre aperta e mai chiusa da quando esiste l’unità d’Italia, era lì, pronta su un vassoio, per chi volesse servirsene.
L’Italia veniva da un lungo periodo post bellico di dominazione democristiana incontrastata, con la D.C. formata in larga misura dai cattolici conservatori, non ancora contaminata dal comunismo, a cui si contrapponeva, e quindi baluardo contro il comunismo nel dopoguerra, anche con l’interessato appoggio americano.
Infatti la vittoria degli alleati contro il nazi-fascismo fu anche la vittoria del comunismo, grazie alla partecipazione attiva dell’URSS, ed all’insediamento di una forte componete comunista in Italia.
La fondazione della Repubblica Italiana post bellica e post règia, nacque dal concorso di queste due forze politiche, e di altre minori, che confluirono nel compromesso costituzionale, e nel primo governo della Repubblica, democristiano.
Questo governo, e quelli che seguirono, a maggioranza politica mista, ebbero una fortissima componente meridionalistica, determinata anche dal rapido sviluppo economico italiano del dopoguerra, con una migrazione di massa di lavoratori del Sud che si trasferirono al nord per lavorare nelle fabbriche di Milano e Torino.
Le popolazioni italiane NON sono omogenee, sotto diversi aspetti, non lo sono adesso e tantomeno lo erano all’epoca.
Esistono aspetti di carattere etnico, in quanto la popolazione italiana è il prodotto di un collage storico ultra secolare, con apporti etnici provenienti dal Nord Africa, dai Balcani, dalle regioni di lingua tedesca a nord, e da quelle francesi ad ovest.
Differenze etniche, geografiche e climatiche, oltre che di transiti commerciali e quindi di scambi culturali, aggravate dal conseguente diverso grado di sviluppo economico e culturale delle regioni del mezzogiorno rispetto a quelle del nord padano.
Sotto il profilo culturale, nelle epoche più recenti, prima del ‘900, le popolazioni del sud furono influenzate dal governo della dinastia Borbone, di origine francese, certo non in condizione di imprimere alle popolazioni del sud uno sviluppo che non fosse eminentemente agricolo e pastorale, in un clima di feudalesimo nobiliare, propedeutico alla nascita della Mafia, in seguito, in quanto portatore della cultura “familistica” della nobiltà.
Al contrario, il Nord piemontese, lombardo e veneto venne condizionato dalle dominazioni austriache ad est (Veneto e Lombardia) e dall’influenza francese ad ovest (Valle d’Aosta e Piemonte, con il regno di Savoia, vassallo di fatto dei francesi, sino a tutto il ‘700.
La dicotomia nord-sud diventa importante nel dopoguerra, con la migrazione dei “terroni” al nord, mettendo le due culture a confronto diretto, in stretto contatto, unitamente al massiccio flusso di denaro verso sud, disperso in mille rivoli, tra faccendieri, progetti sbagliati, pretesa di trasferire in un mondo agricolo una cultura industriale che non esisteva, costose cattedrali nel deserto, presto abbandonate, ecc, ecc.
E ricordo molto bene come le principali città del nord cambiarono aspetto durante la migrazione dei “terroni”, passando da uno stato di decenza civile, sotto l’impronta dei governi austriaci e dei Savoia, ad uno stato di crescente degrado, portato da famiglie di lavoratori poveri, all’epoca al più basso gradino della scala sociale.
Crebbe l’ostilità dei lombardi, come dei veneti e piemontesi, verso queste genti tanto diverse, e pur necessarie a sostenere lo sviluppo del comparto automobilistico torinese, con FIAT ed indotto, e di quello milanese, siderurgico, con Breda, Pirelli, ecc.
L’integrazione dei “terroni” nella popolazione fu graduale, ma ci fu, sia per il pur limitato miglioramento del loro tenore di vita, con quel che segue, sia per assorbimento culturale diretto.
Oggi questa distanza è quasi indistinguibile, e parlo delle vecchie generazioni, mentre per i più giovani, nati al nord, la distanza è irrilevante, e quelli di recente trasferimento sono comunque portatori di una cultura pur meridionale, ma molto meno distante dal nord, rispetto al passato.
Oggi la parte dei “terroni” la fanno gli immigrati nordafricani, oppure sudamericani, oppure orientali, e qui le distanze sono abissali, sotto ogni aspetto, ed il rigetto verso queste popolazioni è ben presente, importante e politicamente motivante, tanto che la Lega ex di Umberto Bossi se ne è fatta visibilmente interprete, seguita da quasi tutto il Centro Destra (Fratelli d’Italia), con Forza Italia tiepida, per la sua forte componente cattolica, che costringe ad un diverso atteggiamento verso queste popolazioni immigrate.
Questa lunga premessa di carattere storico serve a capire come e perché nacque la Lega Nord di Umberto Bossi, che ebbe su questi temi NORDICI un grande sviluppo, mentre negli ultimi anni ha subito un pesantissimo crollo elettorale tentando, con Salvini, di fare della LEGA (ex LEGA nord) un partito di respiro nazionale.
Come accennato all’inizio di questo articolo, Bossi capì che c’erano praterie politiche in cui cavalcare lo scontento popolare verso queste popolazioni “straniere” che avevano invaso le città nordiste, e non solo per inconfessabili, o quasi, ragioni etniche, ma per ben più credibili ragioni economiche, con la voragine della “Cassa per il Mezzogiorno”, che assorbiva risorse statali prodotte con le tasse di chi lavorava al nord, (dimenticando che in quel PIL c’era anche il reddito prodotto dai lavoratori sudisti insediati al nord), e con il conseguente spazio politico determinato da CHI favoriva questo flusso di denaro verso sud : ROMA LADRONA, cioè i governi romani, TUTTI, che stanziavano i fondi destinati al sud, per non parlare di quelli destinati solo alle loro tasche !
Bossi era un populista: parlava alla pancia dei lombardi con un linguaggio ruvido, ma incisivo, dicendo loro quello che volevano sentirsi dire. Bossi non era e non poteva essere uno STATISTA, ma solo un arringa popolo, che poteva sparare anche cazzate assolute e suscitare applausi. La sua retorica si rifece persino al Medio Evo, con Pontida, in chiave di suggestione liberatoria dei “lumbard”, ed il dialetto lombardo era d’obbligo.
Umberto Bossi, un pistola, ma furbo, sensibile agli stimoli che trasportano un uomo al potere in politica, come Beppe Grillo, per citare il suo più simile giocatore sul tavolo verde della politica.
Gente senza cultura, senza cervello, ma capace di smuovere delle masse che hanno le loro medesime caratteristiche, e parliamo di numeri elevati.
Oggi abbiamo Donald Trump, negli USA, che riesce a batterli.
Ma di gente così, in politica, ne troviamo TANTA, troppa.
Umberto Bossi crollò, politicamente, per le vicende del figlio primogenito, Riccardo Bossi (classe 1979) che venne condannato dal Tribunale di Varese a 16 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia nei confronti della madre, Gigliola Guidali, prima moglie di Umberto Bossi, per fatti che risalgono al 2016 e riguardavano continue richieste di denaro e atteggiamenti aggressivi.
Ma il rampollo di Umberto subì una condanna in primo grado a due anni e mezzo di reclusione per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2023. Secondo l’accusa, avrebbe ottenuto oltre 12.000 euro dichiarando falsamente di avere diritto al contributo, nonostante fosse stato sfrattato per morosità.
Ed il secondogenito di Umberto, Renzo Bossi (detto il Trota, per la sua brillante intelligenza) venne coinvolto negli anni passati in inchieste sui fondi della Lega (caso “laurea albanese”), ma successivamente ha abbandonato la politica attiva per dedicarsi all’agricoltura.
Le vicende di Riccardo Bossi sono spesso state descritte dalle cronache come parte di una serie di guai giudiziari personali e separati dall’attività politica del padre.
Ora, le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli, e viceversa, ma certo, in questi casi, la FORMAZIONE dei figli non si può anche non attribuire ad un ambiente educativo familiare favorevole a quella formazione; Infatti …
La Lega Nord era una spina nel fianco di Silvio Berlusconi che si era costruito un partito politico che non esisteva, a suon di soldi, Forza Italia, fondato il 18 gennaio 1994, principale partito della coalizione di centro destra denominata Casa delle libertà, che ha governato l’Italia dal 2001 al 2006.
Dopo la vittoria elettorale del 2008 della lista del Polo delle libertà, una variante opera dello stesso Berlusconi, a cui Forza Italia aveva aderito, nel 2009 il partito sospeso la sua attività politica confluendo nel neo-partito Popolo delle Libertà (PdL) che il 16 novembre 2013 decise all’unanimità la sospensione delle sue attività, per riprenderle rifondando Forza Italia, che, molto ridimensionata, resiste anche ai giorni nostri con Antonio Tajani.
Umberto Bossi fonda la Lega Nord l’8 gennaio 1991, quindi PRIMA della fondazione di Forza Italia da parte di Berlusconi.
Un anno dopo, febbraio 1992, scoppia lo scandalo di Tangentopoli, con le inchieste di Antonio Di Pietro e l’arresto di Mario Chiesa.
Inizia il crollo della Prima Repubblica, con le inchieste a pioggia, la scoperta della corruzione legata al finanziamento dei partiti, ecc, ecc.
Crollano la Democrazia Cristiana, ed il Partito Socialista di Bettino Craxi. Tutte le carte della politica vengono rimescolate, e Bossi è già sul campo di battaglia, ma solo per la Lombardia, perché lui non vuole andare a Roma, ma liberare Milano ed i lumbard.
E qui entra in gioco Silvio Berlusconi, lombardo, di Arcore, che non può permettere che Bossi ed i suoi scalmanati di Pontida finiscano col creare le condizioni per una presa del potere da parte dei comunisti, all’opposizione, mentre il PSI di Craxi, pur di sinistra, era saldamente ancorato a quella D.C., corrotta da sempre, a cui si era aggrappato per succhiarle le mammelle, con successo.
Bisognava aggregare la Lega ad un movimento politico che fosse sotto il suo controllo ed avesse un respiro nazionale, capace di sconfiggere la sinistra comunista, e capace di assorbire i rottami della defunta D.C. e dell’area socialdemocratica della sinistra, non dimenticando le frange di destra di Almirante (MSI) .
Berlusconi conosceva un solo sistema funzionale all’acquisto di alleanze: i soldi. Aveva fatto i soldi, prima, grazie agli appoggi politici importanti di Bettino Craxi, che era al governo, che aveva facilitato i suoi finanziamenti attraverso il compiacente sistema bancario italiano, ed ora era il suo turno finanziare altre iniziative, con i proventi delle sue attività immobiliari e televisive.
Comperare la lega non era difficile: infatti non aveva bisogno di contrastare la sua politica, ma soltanto di inglobarla in quella di Forza Italia, senza scontentare troppo la sua componente cattolica.
Partiti separati, ma alleati, con un solo comandante in capo, però: Silvio Berlusconi.
Io non so quanto versò Silvio alla Lega ed a Bossi personalmente.
So per certo che lo fece, da alcune rivelazioni avute in sede molto confidenziale da un faccendiere, che non conoscevo, a cui venni introdotto anni fa, quando facevo ancora politica attiva.
I racconti dell’uomo erano credibili, sia perché non doveva vendermi nulla, sia perché una parte delle cose che mi raccontò era verificabile e da me verificata, su fonti pubbliche, e questo rendeva credibile il suo personaggio e le sue rivelazioni.
Immagino che Silvio si mosse con strumenti legali, attraverso la copertura del finanziamento ai partiti, che non era ancora stato modificato. Quindi non ci furono reati e di queste transazioni non si seppe nulla. Quello che sto raccontando serve a descrivere la natura del “senatur”, che si accodò di buon grado agli ordini di Silvio, non mostrandolo pubblicamente ai suoi, anzi, sfoggiando un’autonomia dei “lumbard” che non c’era, e giustifica la formazione dei figli che, con tale padre, avevano più probabilità di assomigliarsi che non di distinguersi da lui, e così fu, ma lo trascinarono nella rovina.
Scompare con Bossi un altro esponente della mia epoca, della mia generazione, e con lui tanti altri, e viene archiviata un’epoca, che non fu rose e fiori, fu tormentata dalla corruzione politica diffusa, da subito o quasi il dopoguerra, e da una situazione internazionale di conflitto tra mondo libero e mondo comunista che non costituiva di certo l’ambiente ideale per uno sviluppo di forze politiche sane, liberali, oneste e capaci di costruire per l’Italia un radioso futuro, un futuro che nel presente di oggi posso tuttavia guardare con il rammarico per tutto quello, non paco, che non è stato fatto o che è stato lasciato deteriorare, ma con la soddisfazione di poter affermare che, comunque, la mia generazione e quelle immediatamente successive sono riuscite a costruire un paese importante nel mondo, non peggiore di tanti altri, tra quelli al vertice nelle nazioni del mondo, con una capacità economica di rilievo, che le generazioni italiane ed europee più recenti stanno lasciando declinare, con l’aggravante di una situazione mondiale che rischia di essere peggiore di quella che ho già vissuto.
Ing. Franco Puglia
21 marzo 2026
Con l’auspicio di una nuova AUTENTICA primavera, in senso lato …