SPESA PUBBLICA

CONSIDERAZIONI DI POLITICA ECONOMICA GENERALE

Il progetto politico di Svolta Europea ha alle spalle una visione economica di stampo liberale, che assegna alla funzione pubblica un ruolo di fornitore di servizi essenziali che non possano essere svolti economicamente dal settore privato.
Significa assegnare allo Stato ed alle amministrazioni locali un ruolo di garanzia collettiva della Giustizia e della Sicurezza nazionale, ed un ruolo di perequazione e sostegno delle fasce più deboli della popolazione che non diventi mero assistenzialismo generalizzato e crescente.

Tutto questo significa :

  • rifiutare, di norma, il ricorso facile al debito pubblico per finanziare la spesa pubblica.
  • considerare normale il pareggio di bilancio, e non il deficit
  • puntare ad una fiscalità statale e locale che sia la minima necessaria ad assicurare i
    servizi pubblici senza finanziare il mondo delle imprese.
    Rifiuto dello Stato che si fa impresa.
  • restare ancorati alla moneta unica europea, rifiutando l’idea di un ritorno alla Lira
  • accettare le regole di un’economia globalizzata nella misura in cui contribuiscono e non ostacolano la crescita economica nazionale e la sua autonomia produttiva strategica

Agli estremi dello schieramento politico nazionale troviamo la posizione turbo liberista di chi privatizzerebbe anche le forze di Polizia, e la posizione statalista di chi immagina lo Stato come una grande mamma che debba provvedere a tutte le necessità dei suoi cittadini bambini. Buon senso comune suggerisce che, forse, la giusta soluzione sta nel mezzo. 
Una premessa : i privati non sono santi, come non lo sono i dipendenti pubblici.
Non può esistere un “privato è bello” e “pubblico è brutto”, o viceversa.
Entrambi sono persone, oneste o corrotte, motivate dal profitto in assenza un’etica moderatrice, o motivate dalla conservazione di rendite di posizione e relativa inamovibilità.
Punto UNO : dipendenti pubblici e privati debbono essere equivalenti, sotto ogni profilo.
Le regole del mondo del lavoro che valgono per gli uni debbono valere per gli altri.

Punto DUE : le aziende di produzione di beni e servizi, siano esse private o pubbliche, debbono obbedire alle medesime regole. La differenza deve essere soltanto nella PROPRIETA’, privata in un caso, collettiva nell’altro, cioè DEL POPOLO, attraverso le sue strutture rappresentative. 
Medesime regole per il settore pubblico significa aziende pubbliche che operino in condizioni di mercato, quindi senza finanziamenti pubblici, se si tratta di aziende che forniscono beni o servizi equiparabili a quelli del settore privato, mentre per gli ENTI pubblici che NON “vendono” propriamente una prestazione, la spesa pubblica che li sostiene deve avere un rapporto visibile con il servizio reso, con entrate fiscali di scopo, contabilizzate separatamente dalle altre.
Ciò che distorce la spesa pubblica e produce il debito abnorme che la finanzia sta nel consolidamento delle entrate fiscali e nella distribuzione della spesa a vantaggio di qualcuno ed a svantaggio di altri.
Un esempio tipico è INPS, un medesimo ente pubblico in cui si sommano entrate e spesa previdenziale ed entrate e spesa assistenziale, in cui le entrate provengono da contributi statali ad integrazione di quelli previdenziali versati dai cittadini.
E’ vero che il bilancio INPS dettaglia le fonti di entrata e le diverse spese, ma il bilancio è consolidato, e gli avanzi o le perdite vengono attribuiti all’ENTE nel suo insieme, che manovra su tutte le leve a sua disposizione per mantenere un equilibrio di bilancio tenendo conto dei contributi statali.
Questo significa che le prestazioni previdenziali, che dovrebbero essere equivalenti ad una sorta di risparmio privato, anche in un sistema a ripartizione come INPS, possono essere penalizzate dall’insufficienza delle risorse stanziate per l’assistenza, oppure, viceversa, possono sottrarre risorse statali che dovrebbero essere destinate all’assistenza.
E’ interessante osservare come la gestione dei lavoratori dipendenti sia in attivo, assieme a quella dei commercianti ed artisti, mentre tutte le altre sono in disavanzo.
Quindi i lavoratori dipendenti potrebbero avere un trattamento pensionistico migliore, oggi, mentre artigiani, coltivatori diretti e volontari non contribuiscono abbastanza, magari non perché le aliquote che pagano non siano alte, ma perché debbono sostenere i pensionati di quella categoria che sono troppi rispetto a quelli oggi al lavoro.
Ora è chiaro i lavoratori del settore privato appartengono ad un’unica categoria, altrimenti bisognerebbe fare distinzioni anche tra i lavoratori dipendenti : quelli che sono al lavoro versano contributi che debbono essere sufficienti a sostenere tutti gli ex lavoratori del settore privato.
Questo però non si applica ai dipendenti pubblici, perchè oggi i loro stipendi e pensioni vengono pagati in buona misura con le tasse, ciò che è come dire che i loro contributi previdenziali, come le tasse che pagano sulle retribuzioni, sono solo nominali, perchè è la stessa fonte (lo Stato) che remunera e si riprende delle quote.
E lo Stato può essere molto generoso, tanto che la pensione media dei dipendenti pubblici è pari al doppio della pensione media dei dipendenti privati.
La spesa previdenziale dei pensionati pubblici dovrebbe essere correlata con quella del settore privato, eliminando questa iniqua disparità di trattamento tra i cittadini.