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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

TRA CAROTE E BASTONI SANZIONI DI TRUMP ALLA RUSSIA

Il gatto e la volpe giocano alla pace, ma hanno obiettivi diversi.
Trump lo aveva annunciato: “Sanzioni devastanti per la Russia se non accetta la tregua”.
E le prime misure sono già arrivate. Gli Stati Uniti hanno infatti inasprito le restrizioni contro Mosca, colpendo i settori strategici del petrolio, del gas e della finanza.
Secondo la Cbs, l’amministrazione Trump ha scelto di non rinnovare le esenzioni concesse a gennaio da Biden, che fino ad ora avevano permesso ad alcune banche russe di continuare a effettuare transazioni energetiche attraverso i sistemi di pagamento statunitensi. Con la revoca della deroga, istituti finanziari di primo piano come Sberbank, VTB Bank, Alfa-Bank e la stessa Banca Centrale della Russia sono stati esclusi dal sistema finanziario americano, rendendo più complesso per Mosca gestire le proprie operazioni internazionali nel settore energetico.
Le nuove restrizioni rendono più difficile per altri Paesi acquistare petrolio russo, il che potrebbe portare a un aumento del prezzo del greggio fino a cinque dollari al barile.
Dopo settimane di stabilità nei mercati energetici, la mossa statunitense potrebbe determinare un’impennata dei costi, influenzando la bilancia commerciale globale e aumentando la pressione economica su Mosca.

Il pressing su Mosca

Le sanzioni si inseriscono in un quadro più ampio di pressioni diplomatiche americane, volte a convincere la Russia ad accettare una tregua di 30 giorni per porre fine alla guerra in Ucraina. “Stiamo avendo discussioni molto serie con il presidente Putin e altri”, ha dichiarato Trump, lasciando intendere che i negoziati sono in corso.

Da Mosca, la risposta di Putin è stata ambigua. Pur affermando che una tregua è necessaria, ha insistito sulla necessità di soluzioni che portino a una pace duratura.
Il Cremlino ha sottolineato che a tal fine alcune questioni restano irrisolte, tra cui la situazione nella regione di Kursk, dove le forze russe avrebbero accerchiato unità ucraine, la questione del disarmo ucraino come condizione per una pace duratura, mentre la Russia potrebbe inglobare tutti i territori ucraini occupati. Inoltre niente Nato, e niente forze militari straniere sul terreno. Insomma un’Ucraina debole e neutrale, sempre in balia degli umori russi.

Secondo Putin, Kiev potrebbe usare il cessate il fuoco per riorganizzarsi militarmente, rendendo la tregua più vantaggiosa per l’Ucraina che per la Russia.
Secondo Mikhailo Podolyak, consigliere dell’ufficio presidenziale ucraino, la posizione di Putin dimostra che Mosca non ha intenzione di fermare il conflitto, parlando di pace, ma ponendo condizioni che la rendono impossibile.
Anche il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov, ha espresso scetticismo sulla proposta americana, affermando che un cessate il fuoco temporaneo non porterebbe a una soluzione duratura e favorirebbe solo Kiev.

In concreto la prospettiva di una tregua, alle condizioni immaginate da Trump, non appare credibile, e questo mette in difficoltà più Trump che Putin, perché è stato Trump a voler dare ad intendere che la pace fosse dietro l’angolo, e che bastasse la sua presenza a garantire un facile ed immediato accordo. La credibilità di Trump è fondata sull’attuazione delle sue tante esternazioni, carte di un castello fragile perché fondato sul nulla.
Come reagirà Trump alla delusione derivante dalle sue sparate senza effetti? Difficile dirlo: l’uomo ritratta con la massima facilità, ma potrebbe anche irritarsi e commettere altre sciocchezze. Se fossero sciocchezze militari potrebbe essere un problema serio !

Ing. Franco Puglia
14 marzo 2025

STRATEGIE PER L’EUROPA MEDITERRANEA

Il bovaro americano ha impresso una svolta inattesa alla geopolitica europea.
La sua plateale e volgare, aggressiva, presa di posizione a fianco della Russia, contro l’Ucraina, determina una svolta storica nei rapporti trans atlantici, che potranno essere ricuciti, forse, dopo la scomparsa politica di Donald Trump, ma tra una DIVERSA Europa ed una America rinnovata, in qualche modo.
Non è facile immaginare quale potrà essere la FUTURA Europa: io, però, guardo la mappa dell’Europa, e quello che vedo non può essere privo di significato.
Vedo il Mare Mediterraneo, e la penisola Italiana che si estende verso sud, centrale in mezzo al Mediterraneo, protesa verso le coste africane.
E vedo altri paesi che si affacciano su questo mare: Spagna, Francia, Paesi balcanici, Grecia, e Turchia. A nord altri paesi, che tuttavia guardano verso sud, perché a nord troviamo il mare artico ed i ghiacci polari, anche in epoca di “riscaldamento globale”.

A seguito dello scandaloso, vergognoso, incontro alla Casa Bianca, dopo aver abbracciato Zelensky a Londra, il premier britannico Starmer ha convocato un incontro con tutti i paesi europei, ed ha invitato anche la Turchia, per discutere dei nuovi scenari europei e di come sostenere l’Ucraina. E invitare la Turchia esprime lungimiranza.

La Turchia occupa una posizione strategica nel Mediterraneo: infatti costituisce la porta di accesso al Mediterraneo per la Russia, attraverso il Mar Nero e lo stretto dei Dardanelli.
In passato la Russia poteva contare sui satelliti dell’area balcanica, ma la situazione è cambiata. La Russia dipende dal Mar Nero e dai Dardanelli per accedere al Mediterraneo, e la Turchia controlla le acque del Mar Nero e lo stretto.
Russia e Turchia si parlano, ma non sono “amici”. Un avvicinamento organico della Turchia all’Europa taglierebbe fuori la Russia dal Mediterraneo, se i rapporti tra Russia ed Europa non dovessero ammorbidirsi ma aggravarsi.
Non solo: la Turchia è membro della Nato e dispone delle forze armate più numerose di tutta l’alleanza in Europa. Un suo contributo in chiave di contrasto alla politica espansionistica russa appare esiziale.
La Turchia non ha mai nascosto le sue ambizioni egemoniche di influenza predominante nel Medio Oriente musulmano, una posizione che si rifà ai trascorsi dell’Impero Ottomano e che trova un suo canale preferenziale di comunicazione nella religione comune a quei paesi, quella musulmana.
Il Medio Oriente ed il Nord Africa, inoltre, hanno estremo bisogno di una svolta geopolitica stabilizzatrice capace di sedare i conflitti e rilanciare uno sviluppo interrotto.
Serve una qualche forma di collaborazione geopolitica ed economica che potrebbe partire dal piano Mattei della Meloni, opportunamente rivisitato, ampliato da una nuova alleanza difensiva e militare di respiro mediterraneo, sostitutiva della Nato.

Può non piacere l’idea di una larga alleanza tra Europa cristiana e mondo musulmano, ma al momento mi pare una via obbligata, e potrebbe anche essere un percorso che conduce alla pace nella regione. Una Unione dei popoli Europei e Mediterranei (U.E.M) potrebbe rappresentare una novità geopolitica ed economica assoluta, capace di confrontarsi con il potere americano, ormai ostile, almeno sin che dura Trump, e con quello russo-cinese.

Io mi auguro che gli esponenti dei paesi europei capiscano qualcosa di più degli americani in termini di politica internazionale e di geopolitica, e che sappiano trovare la via per uscire da questo pantano.

Ing. Franco Puglia
2 marzo 2025