REALTA’ E PERCEZIONE

Si fanno da sempre riflessioni sulla realtà e sulla percezione individuale della realtà. La splendida fotografia che ha ispirato questa riflessione aiuta a comprendere come possa esistere una realtà che però riusciamo a descrivere soltanto tramite gli strumenti a nostra disposizione per percepirla, strumenti che possono essere insufficienti, oppure molto avanzati. Questa fotografia è stata scattata di notte, nel buio completo, ma non del tutto, non così assoluto da non permettere ad uno strumento sofisticato di rilevare forme e colori, consegnandoci una percezione della realtà completamente diversa da quella offerta dall’occhio umano, incapace di costruire un’immagine in simili condizioni di luce. Una macchina fotografica moderna, uno strumento costoso, con caratteristiche superiori alla media, una risoluzione elevatissima ed una sensibilità capace di rilevare intensità luminose riflesse estremamente basse. Un occhio sulla realtà forse simile a quello degli animali notturni, dei predatori come delle prede, che debbono vedere nelle tenebre, per aggredire o per fuggire. Percezioni dell’ambiente probabilmente diverse, non sapremo mai quali, ma lo strumento elettro-ottico costruito dall’uomo ci restituisce una percezione di realtà iper-reale, che eccede la nostra capacità di percezione diretta, ci offre immagini collocabili nella fantasia, nella trasfigurazione artistica, e tuttavia reale, perché prodotta da uno strumento neutrale, tecnologico, che non interpreta ciò che coglie, ma restituisce soltanto quello che i suoi sensori rilevano.
Un uomo, un artista, di nome Patrizio, ha trasformato questa scoperta della diversità di percezione offerta dalla visione notturna in una faticosa ricerca della bellezza in montagna, cosa già non difficile di giorno, ma che offre risultati straordinari, incredibili, di notte, avvalendosi di uno strumento con prestazioni molto elevate. Una ricerca faticosa, che implica lunghe marce in montagna, in ambienti già delicati di giorno, ma ancor di più in mezzo alle tenebre, col solo aiuto di una torcia elettrica. Il risultato di tanti scatti fotografici viene poi trasformato dalla fantasia creativa dell’artista in sequenza dal fascino indescrivibile, accompagnate da un sottofondo musicale idoneo, che trasfigura immagini e musica in un tutt’uno assolutamente originale ed affascinante. Queste opere d’arte inducono ulteriori riflessioni sulla nostra percezione del mondo attorno a noi, strettamente dipendente dagli strumenti individuali a nostra disposizione, che solo in apparenza sono uguali per tutti noi, mentre sono diversi, strettamente personali, prodotto della nostra capacità sensoriale ed intellettiva, della nostra formazione culturale ed esperienziale. E la nostra realtà percepita dipende anche dalla “luce” che la illumina, e che viene riflessa ed interpretata, e per “luce” intendo quel flusso di informazioni, sotto forma di immagini oppure verbale o comportamentale o emozionale che ci investe e che noi trasformiamo in una nostra personalissima visione della realtà percepita, che dipende dalla nostra capacità interpretativa, ma anche dal “colore” di quella luce, che può escludere dalla nostra percezione elementi di realtà che scompaiono nell’ombra, perché questa luce non li svela. Da qui a comprendere come i Media da cui siamo sommersi possano alterare profondamente la nostra percezione della realtà, manipolandola per finalità a noi spesso ignote, direttamente o indirettamente, non sempre consapevolmente, il passo è breve. L’informazione e la disinformazione sono, oggi, quasi indistinguibili, e la realtà che i nostri personali strumenti di percezione ci restituiscono può essere molto diversa tra soggetti differenti: ciò che io vedo con chiarezza può essere oscuro ad altri, e viceversa. Da qui l’importanza di dotarsi di strumenti cognitivi capaci di estrarre dalle immagini virtuali della realtà la sua sostanza, riconoscendo le montagne, i prati, le foreste, metaforicamente parlando, filtrando intellettualmente i loro travestimenti, per accedere a quel reale che esiste di per sé, non in funzione della luce che lo illumina.

Ing. Franco Puglia – 29 luglio 2022

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