LO SVILUPPO DELLA VITA CONTRO LA CIVILTA’ UMANA

A mali estremi, rimedi estremi.
La frase banale del titolo esprime una delle tante espressioni dell’antica, e mai obsoleta, saggezza popolare.
Si applica in tutte le situazioni, senza eccezioni.
Si applica in campo economico, come sanitario.
Vale anche nei casi di epidemia, come quella in atto.
Il solo paese che ha adottato una politica sanitaria ispirata a questo criterio è la Cina. Le misure cinesi di contrasto al contagio sono state, e restano, addirittura drammatiche, e questo è consentito dal tipo di regime che impera in quel paese. Altrove no, niente di simile.

L’obbligo vaccinale, nelle condizioni attuali, è uno di questi rimedi, estremo, e di non facile attuazione, salvo impiegare la forza pubblica per costringere con la forza quanti restano irriducibilmente contrari alla vaccinazione. Ma anche senza ricorrere alla forza pubblica, una vota stabilito l’obbligo per legge, esistono anche altre misure coercitive per convincere i più recalcitranti, tra le quali la sospensione dell’assistenza sanitaria “gratuita” (anche se sostenuta dalle tasse di TUTTI) ai NOVAX che contraggano la malattia ed abbiano bisogno di ricorrere al sistema sanitario pubblico.

Detto questo, però, va anche detto che il vaccino NON è un rimedio conclusivo: non lo è perché il virus è capace di mutare con estrema rapidità, aggirando una risposta immunitaria tempestiva nei soggetti che incontra, anche se pluri vaccinati.
Il virus esprime in se l’essenza stessa del principio della vita, che consiste nella sopravvivenza ad ogni costo della propria specie, adattandosi al tipo di ambiente che incontra. Questo è relativamente facile per un organismo vivente così elementare, lo è molto meno negli organismi più complessi.
La rincorsa vaccinale, quindi, è destinata a non esaurirsi mai, perché non si vede come poter portare questo virus ad estinzione totale, su scala planetaria. Questo non significa che i vaccini siano inutili, ma sono come gli insetticidi per le zanzare, che non si sono mai estinte e si ripresentano puntuali con la stagione calda.

La conclusione è che noi dobbiamo, da un lato, convivere con questo virus, come con tanti altri patogeni, senza declassarlo in termini di pericolosità, sino a quando la pratica medica dimostra che può diffondersi con relativa facilità al sistema polmonare, mettendo in forse la sopravvivenza del soggetto.
Questo significa difendersi, si, con i vaccini e con i loro successivi aggiornamenti, ma anche cambiare stile di vita, perché questa pandemia è figlia della globalizzazione planetaria, con la circolazione intensa di persone che comporta.

Affermare che VA FATTO non implica dire anche COME si possa fare, ma il punto è questo: i confini fisici e culturali tra i popoli hanno consentito che molte patologie del passato restassero all’interno dei loro confini, sino a raggiungere un equilibrio con la sopravvivenza delle popolazioni umane, acquisita grazie a modifiche del sistema immunitario che hanno richiesto secoli.
La globalizzazione ci sta mostrando come una variante di un virus faccia il giro del mondo in giorni, non in mesi o anni.

E vanno prese anche misure strutturali, che nessuno ha messo in atto sino ad oggi, per quanto a me noto, volte a sanificare in continuo ogni ambiente soggetto ad una frequentazione di massa, con tecnologie di sanificazione dell’aria che sono note, ma in genere non adottate.
Siamo una società DI MASSA che dimostra chiaramente di aver raggiunto i limiti del suo sviluppo, sia in senso demografico che economico e sanitario. Le strategie a medio e lungo termine debbono mirare ad un drammatico ridimensionamento del nostro percorso di sviluppo, che deve riequilibrare le condizioni di vita sul pianeta, limitando, purtroppo, tante delle nostre conquiste, di cui ha potuto godere la mia generazione e quelle successive, sino a questo punto di rottura. Le strategie che potevano bastare sino a qualche decennio fa non sono più sostenibili: il divario di ricchezza crea tensioni incontrollabili, migrazioni di massa, malattie di facile trasmissibilità su scala planetaria, crisi economiche senza sbocco, con quel che segue. Il Covid ha solo dato il colpo di grazia ad un sistema che sta crollando, e che va interamente ripensato e ricostruito.

Ing. Franco Puglia – 10 Gennaio 2022

INTELLIGENZA UMANA ED ANIMALE

Noi umani diamo per scontato di avere un’intelligenza di gran lunga superiore a quella degli animali. Non voglio mettere umani ed animali sul medesimo piano, cosa che sarebbe biologicamente sbagliata, tenuto conto delle caratteristiche cerebrali umane, ma voglio sottolineare alcuni aspetti delle rispettive capacità cognitive, con particolare attenzione alla comunicazione col mondo esterno, tipica di ciascuna specie.

Gli animali, TUTTI, nessuno escluso, vivono nel MONDO REALE. Anche gli umani, ma oltre al mondo reale hanno sviluppato la capacità di creare mondi virtuali, che esistono solo nella loro fantasia, ma che spesso vengono confusi col mondo reale, attribuendo ai mondi virtuali caratteristiche di realtà, che non possiedono.
Questa capacità ed attitudine si è sviluppata nel corso dell’evoluzione umana.
L’uomo primitivo già la possedeva, in embrione, ma non aveva certamente avuto ancora gli stimoli necessari ad immaginare mondi virtuali complessi.

La prima manifestazione a noi nota di virtualizzazione della realtà nei primitivi viene data dalla concezione della DIVINITA’. Il cervello dei primitivi era funzionale alle medesime necessità vitali degli animali da cui era circondato: procurarsi cibo, procreare, difendersi dai pericoli e dalle aggressioni, ripararsi dalle intemperie. La visione del mondo di questi esseri era, come per gli animali, strettamente connessa al mondo naturale, fatto di cose comprensibili a tutti, ma anche no. Comprendere che un altro animale poteva essere cibo, era facile. Comprendere che bere l’acqua era una necessità vitale non richiedeva immaginazione. Capire la pioggia, invece, o la natura di quell’astro lucente che illumina e riscalda la terra, richiede immaginazione.
Noi presumiamo che gli animali non si chiedano cosa sia il sole; lo conoscono, e tanto basta. Ma non agli umani. Il sole è stato tra i primi elementi naturali ad essere divinizzato.
Il DIO SOLE compare un poco in tutte le culture primitive.

Il sole fa parte del mondo reale, ma la sua natura divina no. Poco alla volta gli umani hanno divinizzato una quantità di altre cose, restando, però, ancora legati in qualche modo alla realtà. Gli dei greci risiedevano sul Monte Olimpo, considerato sacro ed irraggiungibile, e tuttavia ancora reale, ma la presenza della divinità era già virtuale, immaginaria.
Salto a piè pari l’intera storia umana sino ai giorni nostri, un’epoca nella quale il VIRTUALE ha raggiunto vertici incredibili. Non solo il senso del divino si è evoluto con le grandi religioni, in testa Cristianesimo ed Islamismo, ma si è esteso ad ogni aspetto della vita umana, grazie allo sviluppo continuo della trascrizione dell’immaginario su forme materiali, come i libri, ed oggi tutto il mondo digitale.

Gli animali, sprovvisti degli strumenti idonei a far compiere il salto di qualità (le mani), sono rimasti ancorati al mondo reale, a cui si sono adattati senza poterlo interpretare.
Noi, al contrario, abbiamo esteso a dismisura la nostra interpretazione del mondo reale, utilizzandola fantasia e cercando poi di avvalorare i mondi che questa descrive con ipotetiche PROVE di congruenza con la realtà.
Lo abbiamo fatto in tutti i campi, da quello della vita privata a quello della scienza, costruendoci mondi immaginari che trasfigurano la realtà assegnandole connotazioni a noi gradite, o funzionali a nostri specifici bisogni ed orientamenti.

In questo 2021 buona parte di quello che costituisce la nostra vita è disconnesso dal reale, eccezion fatta per le necessità vitali di sempre, quelle strettamente biologiche.
La vita sociale, però, ed anche parte della Scienza, si muovono sul terreno dell’immaginario, ed è una tendenza che, lungi dall’esaurirsi, è in pieno sviluppo.
Questo ha portato il pensiero delle persone a staccarsi completamente dalla realtà, assegnando alle cose con cui veniamo in contatto i significati e le funzioni che noi vogliamo dare loro. Questo atteggiamento influenza ogni cosa: le scelte alimentari, quelle sanitarie, quelle politiche, quelle dello svago, quelle del lavoro.
La distinzione tra il falso ed il vero è diventata evanescente: il pianeta si sta riscaldando oppure no? E chi lo sa; anche la scienza, con la s minuscola, è divisa. E la pandemia? Drammatica realtà o invenzione complottistica? Anche qui la fantasia imperversa.

Viviamo in un mondo in cui predomina l’immagine virtuale, che compare su schermi digitali grandi e piccoli, rispetto alle immagini tridimensionali del mondo materiale.
Questa forma di percezione ha soppiantato in larga misura altre forme di percezione, tra cui quella uditiva (ascolti, ma senza cercare di capire; è solo un rumore di fondo), quella della parola scritta (si legge ancora, ma sempre meno, e poi COSA si legge? ).

Questa evoluzione verso i mondi virtuali ci rende concretamente STUPIDI, perché ci stacca dalla realtà, e senza la realtà noi cessiamo di esistere. Lo scollamento dal mondo reale ci uccide, ed i morti non hanno fantasie …
E’ possibile invertire la marcia? Solo in piccola misura; diciamo che servirebbe una battuta d’arresto che sia capace di riportare gli esseri umani in contatto col mondo reale, quello senza il quale finisce la vita, per riscoprire l’importanza dell’intelligenza di base, quella degli animali, che permette loro di sfruttare al meglio le risorse del pianeta a loro vantaggio, anche se non possono piegarle, come gli umani talvolta riescono a fare, alle loro esigenze, distorcendo l’ambiente con tali manipolazioni, che non sono MAI prive di conseguenze negative.
Gli umani primitivi rispettavano l’ambiente perché era la loro sola risorsa, essendo incapaci di manipolarlo. Noi dovremmo fare molti passi indietro, riavvicinandoci a quelle posizioni, pur senza perdere quanto del nostro sviluppo merita di essere conservato.
Il comportamento degli animali, correttamente interpretato, può essere una guida.
L’Etologia, che studia il comportamento animale, può essere maestra di vita per gli umani.

Ing. Franco Puglia
22.11.2021