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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

FACCIAMO CHIAREZZA SUI VACCINI ANTI COVID

La questione vaccinale ha assunto connotazioni socio-politiche, almeno in Italia, dove è presente nella popolazione una forte corrente di pensiero No-Vax, non contrastata dalle forze politiche di destra, mentre a sinistra la posizione favorevole ai vaccini appare più diffusa, e tuttavia i casi di reazioni avverse, che hanno portato alla sospensione temporanea di alcuni vaccini, hanno destato molte preoccupazioni nella popolazione.

In Italia sono disponibili quattro vaccini autorizzati da EMA ed AIFA per prevenire Covid-19, lo tsunami sanitario che ci ha investiti nel 2020. Sono di due tipi: quelli a mRNA (PfizerModerna) e quelli a vettore virale (AstraZeneca e Johnson & Johnson).
Sono stati autorizzati – TUTTI – solo per adulti con più di 16-18 anni, solo perché gli studi sperimentali non hanno coinvolto la popolazione pediatrica. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, si è deciso di diversificare l’uso dei vaccini in base all’età a causa della comparsa di rari eventi caratterizzati da un calo del numero piastrine (trombocitopenia) associato a trombosi soprattutto venose e talora fatali.

La maggior parte dei casi segnalati si è verificata in soggetti di età inferiore a 60 anni, entro due settimane dalla vaccinazione e quasi esclusivamente dopo somministrazione di vaccini a vettore virale. Questo ha indotto le agenzie regolatorie per i medicinali, europea (EMA) e italiana (AIFA), a condurre un’indagine al termine della quale è stato confermato che i benefici del vaccino superano i rischi, ma in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, viene somministrato il vaccino a vettore virale solo dopo i 60 anni, fatta eccezione per coloro che avevano già ricevuto una prima dose con questo vaccino. Anche per il vaccino Janssen di Johnson & Johnson è stata data la medesima indicazione per età.

Si è parlato di “rischio trombosi” legato al vaccino, ma di cosa si tratta veramente?
Lo chiarisce il dott. Corrado Lodigiani, Responsabile del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche di Humanitas.

Cos’è la trombosi ?

E’ la formazione di un coagulo di sangue (trombo) in un vaso sanguigno, cioè di un aggregato solido di globuli bianchi, globuli rossi e soprattutto piastrine che ostacola la circolazione all’interno del vaso stesso. Un evento frequente e potenzialmente grave, che determina eventi come l’infarto cerebrale, o ictus, l’infarto del miocardio e l’embolia polmonare. Rappresenta la prima causa di morte nel mondo industrializzato.

Trombosi arteriosa e venosa.

Nel primo caso il fenomeno si verifica nelle arterie (per esempio in caso di infarto cardiaco o di ictus cerebrale), nel secondo interessa il distretto venoso. Le arterie sono i vasi sanguigni che portano il sangue ricco di ossigeno agli organi, mentre le vene hanno il compito di raccogliere quello “sporco” da un organo e di portarlo, attraverso il cuore, ai polmoni dove viene “ripulito”. Trombosi arteriosa e venosa hanno cause differenti.
La prima è prevalentemente causata dall’aterosclerosi, che ha come fattori di rischio l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il fumo di sigaretta e l’obesità. La seconda è invece in genere correlata a ridotta mobilità, traumi, interventi chirurgici, tumori e altre malattie infiammatorie o alterazioni genetiche della coagulazione (trombofilia).
Nelle donne, soprattutto se in sovrappeso, fumatrici e trombofiliache, può essere favorita anche dalla pillola anticoncezionale o dalla terapia ormonale sostitutiva.

Vaccini: quelle osservate NON sono trombosi comuni

I fenomeni di trombosi sin qui osservati durante la campagna vaccinale mondiale sono rarissimi: solo 40 casi su oltre 35 milioni di pazienti vaccinati con AstraZeneca e 6 casi su 7 milioni di soggetti vaccinati con Johnson & Johnson.
Le trombosi finora descritte – spiega il dottor Lodigiani – non sono nella maggior parte dei casi le trombosi più comuni. Si tratta di trombosi rare – osservate anche in contesti clinici non vaccinali – che avvengono nelle vene del cervello (seni venosi cerebrali) e più raramente nelle vene degli organi interni dell’addome (trombosi splancniche).
Fenomeni rari perché, mentre la trombosi venosa profonda degli arti inferiori ha un’incidenza di circa un caso su 1000 soggetti all’anno (che può arrivare addirittura a un caso su 100 nei pazienti anziani), le trombosi venose cerebrali hanno un’incidenza di circa un caso su 100mila soggetti. Quelle osservate nel corso della campagna vaccinale sono dunque trombosi estremamente rare, atipiche e che non riconoscono gli stessi fattori di rischio noti per il tromboembolismo venoso più tradizionale.

Sembra essere implicato un meccanismo di tipo autoimmune correlato a una reazione anomala che qualunque organismo può avere nei confronti di un farmaco (in questi casi il vaccino o “il virus-vettore” stesso). Paradossalmente il meccanismo sembra essere identico a quello che si verifica in rarissimi casi (con un’incidenza molto simile a quella del vaccino) nei pazienti cui viene somministrata l’eparina, un farmaco utilizzato quotidianamente su centinaia di migliaia di pazienti proprio per prevenire o curare la trombosi. I casi osservati nel corso della campagna vaccinale riguardano prevalentemente pazienti sani, sotto i 60 anni di età e nella maggior parte donne.  È bene sottolineare che un evento trombotico pregresso, una malattia vascolare o la presenza di alterazioni anche genetiche a livello del sistema della coagulazione non sono di per sé fattori di rischio per questi rarissimi casi.

La trombosi causata da Covid-19

Ciò che dobbiamo temere è la malattia COVID-19, non il vaccino. Se la probabilità di avere una trombosi dopo vaccinazione anti-COVID-19 è di 1 su un milione circa, sono invece 164mila su un milione i pazienti che possono sviluppare una trombosi in corso di infezione COVID-19. La trombosi non è l’unica causa di morte, ma la trombosi del circolo polmonare è uno dei motivi principali per cui i pazienti con COVID-19 si ammalano in forma grave, con esiti anche fatali. Infatti la forte infiammazione dell’endotelio polmonare prodotta dal virus attiva i fattori della coagulazione, con conseguente trombosi locale, un meccanismo diverso dalla più classica embolia polmonare: le trombosi da COVID-19 sono infatti a livello del microcircolo polmonare, e non causate da frammenti (emboli) di un trombo che, formatosi negli arti inferiori, si dissemina attraverso il sistema venoso fino al polmone. Il quadro clinico è simile, dovuto ad un’alterazione della funzionalità dei polmoni che non riescono a garantire gli scambi respiratori, ma la causa è differente.

I casi osservati sono rarissimi e non devono destare eccessiva preoccupazione: ci si può vaccinare in totale sicurezza. Tutti i vaccini tra quelli finora approvati contribuiscono in maniera significativa a prevenire forme severe di COVID-19 e pertanto sono preziosi e fondamentali nell’affrontare la pandemia. La malattia, come abbiamo purtroppo visto nel corso dell’ultimo anno, può generare quadri clinici molto complessi: non dobbiamo rinunciare al vaccino per paura, ma vaccinarci con fiducia.

Questo articolo è stato tratto dal sito di Humanitas e sintetizzato per quanto possibile, a scopo divulgativo ulteriore e per facilitarne la lettura senza rinunciare ai contenuti.

LE FURBATE DEI BONUS STATALI


La pratica dei “bonus” messa in atto dai governi di sinistra è quanto di più riprovevole si possa immaginare nella gestione della cosa pubblica. Soldi travestiti da regalia, con finalità elettorali, che non piovono dal cielo, ma sempre, solo e soltanto dalle tasche dei contribuenti, e vengono distribuiti secondo criteri discutibili, spesso distorcendo il mercato, privilegiando alcune lobbies.
Rientrano in questa categoria i bonus con detrazione fiscale del 50% di una certa spesa nell’arco di 10 anni, oppure, peggio ancora, il rimborso statale del 110% della spesa effettuata, come detrazione fiscale in 5 o 10 anni.

Il cittadino consumatore abbocca all’esca che appare allettante: spendere la metà del dovuto, grazie alla detrazione dalle spese fiscali annue …
Però 10 anni sono tanti, e se la spesa non è elevata il risparmio su base annua appare trascurabile. Questo anche perché l’alternativa allo scarico fiscale del 50% di una fattura che vale 100 può essere un pagamento in misura ridotta, senza fattura, magari di 80, o anche meno, senza dover aspettare. Ma se lo Stato consente la cessione del credito del consumatore al fornitore, ed il fornitore accetta, allora il consumatore paga solo 50, in una vola sola, subito, ed è fatta.

Il fornitore, però, in genere non ha una capienza di debito fiscale annuo tale da poter assorbire il 50% di una parte del suo fatturato scaricandolo fiscalmente in 10 anni!
Però, se una banca, a sua volta, acquista quel credito, anche a fronte di un certo costo …
Allora si può fare: il fornitore fattura 100, il cliente paga 50, la banca acquista il credito residuo di 50, il fornitore incassa 100 e tutti vissero felici e contenti. Le banche hanno un utile percentuale anche ridotto sul loro giro d’affari, ma in termini assoluti ed in termini di debito fiscale sono grosse cifre, e possono quindi assorbire il credito fiscale di parecchie aziende, a fronte di un benefit, quale che sia.
Se anche la banca compra a 40 un credito di 50, può valerne la pena.
Il fornitore incassa 90, ma “che valore esprime questo 90” ?

Qui scatta la “furbata”, perché basta “gonfiare” il prezzo e far pagare al cliente il 50% di un prezzo gonfiato, mentre il fornitore incassa 50+40 e la banca 10. Lo Stato pagherà 40+10 in termini di minor gettito fiscale dalla banca. E se lo Stato incassa di meno, visto che le sue spese crescono sempre, o fa altro debito o riduce i servizi. Chi ne fa le spese siamo tutti noi.

Gonfiare i prezzi è pratica comune in molti settori, soprattutto in quello termotecnico, quello coinvolto dalle promozioni, stimoli e bonus volti al risparmio energetico, con interventi edilizi sugli edifici oppure sugli impianti termici. Il prezzo che un installatore termoidraulico paga al grossista per l’acquisto di materiale termoidraulico può superare allegramente il 50% del prezzo di listino del fornitore, arrivando anche al 70%. Il prezzo al cliente finale non è mai pari al listino: c’è sempre uno sconto, che fa credere al cliente di ricevere un buon trattamento, ma parliamo di un 10, forse 20%.

Capite che, a questo punto, partire con offerte ai clienti basate su prezzi gonfiati diventa un grande affare per le imprese, che non debbono più scontare i prezzi, perché lo sconto lo offre lo Stato. Chi ci guadagna non è il cliente, che paga sempre lo stesso prezzo finale, o poco meno, ma il fornitore, che può gonfiare i prezzi facendo passare inosservata la cosa, visto che sperare in un controllo di congruità da parte dello Stato è mera illusione, anche perché un bene materiale o un lavoro possono avere qualsiasi prezzo, in funzione della qualità dell’opera, e non è possibile determinare uno standard in funzione del tipo di prodotto.

In pratica lo Stato ha costruito la base su cui innestare un malcostume commerciale a danno delle entrate statali e ad esclusivo, o prevalente, vantaggio delle lobbies, utilizzando SOLDI PUBBLICI, cioè soldi NOSTRI, quelli rapinati con le tasse o rastrellati a NOSTRO debito. Perciò, quando vi imbattete in queste situazioni, chiedete diverse offerte, SENZA facilitazioni statali, a prezzi netti e scontati da mettere in concorrenza.
Solo alla fine, quando avrete selezionato un fornitore, con il miglior rapporto prestazione/prezzo allora potete chiedergli se può acquistare il vostro credito de 50% verso lo Stato, e a quali condizioni, tenendo conto che, forse, potreste farlo direttamente voi con la vostra banca.

Insomma. Occhio ai soliti furbetti, sempre in agguato.

Ing. Franco Puglia

16 aprile 2021