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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

PARLIAMO DI FARMACI E VACCINI

Traggo spunto da una chiacchierata col mio farmacista per tornare su un argomento che negli anni scorsi ha suscitato un vespaio di polemiche: le vaccinazioni.
Prima di tutto COSA è un farmaco: è un insieme di molecole organiche (cioè legate al Carbonio) e inorganiche (senza presenza di molecole a base di Carbonio) che se somministrate agli organismi viventi vengono assorbite ed interferiscono con il funzionamento di alcuni organi in particolare, ma anche con altre cellule viventi come i batteri, buoni e cattivi, presenti negli organismi. Per quanto la farmacopea cerchi di mirare l’azione dei farmaci a bersagli specifici, le loro molecole si diffondono in TUTTO l’organismo, e possono produrre effetti indesiderati.
Le molecole dei farmaci NON sono in grado di riprodursi, in genere non possono essere smantellate dai fagociti (gli spazzini degli organismi viventi) e vengono espulse attraverso le vie urinarie e fecali.
Cosa è invece un VACCINO: questi prodotti farmaceutici, che NON sono dei farmaci, hanno lo scopo di indurre negli organismi delle risposte immunitarie, stimolando i sistemi immunitari a produrre immunoglobuline, una sorta di fagocita specifico per alcune categorie di batteri e virus.
Poiché i vaccini mirano ad un target batterico molto specifico, in passato sono stati tutti realizzati tramite colture in vitro del batterio/virus da combattere, inibendo con tecniche diverse la sua capacità di replicarsi, di riprodursi, determinando infezioni.
Quindi un vaccino creato con un batterio o virus attenuato, se iniettato in un organismo vivente non è in grado di riprodursi, e quindi non può vivere a lungo nell’organismo, viene riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario che crea specifici anticorpi per distruggerlo, conservando una memoria immunitaria di quel patogeno.
Le molecole della dose di vaccino iniettata si diffondono nell’organismo, ma non possono sopravvivere. Non vengono espulse soltanto attraverso le vie urinarie e fecali ma vengono distrutte e metabolizzate dai fagociti, perciò scompaiono. Sono molecole fragili, chimicamente, e si fanno facilmente scomporre nei loro costituenti di base.
Scomporre una molecola inorganica, invece, richiede processi chimici più complessi ed energici, che eccedono le capacità degli organismi.

In conclusione, un farmaco può lasciare tracce persistenti negli organismi, perché se tutte le sue molecole non vengono secrete tramite le vie urinarie e fecali, possono insediarsi stabilmente negli organi, inducendo patologie future.
Le molecole di un vaccino, invece, non possono insediarsi negli organismi, perché vengono smembrate e metabolizzate dai fagociti. Questo vale per TUTTE le molecole VIVENTI, anche per quelle proprie degli organismi, se danneggiate o morte, quindi inutili e da espellere e ricostruire.
Recentemente, a seguito dell’epidemia Covid, sono stati creati dei nuovi vaccini ad MRNA, cioè acido ribonucleico messaggero. Queste cellule, ricostruite in vitro ad immagine e somiglianza dell’analoga molecola del virus, sono state usate come vaccino nell’epidemia di Covid del 2020, allo scopo di stimolare negli organismi umani una risposta immunitaria al virus del Covid.
Queste molecole costituiscono una parte della molecola del virus, non sono il virus depotenziato. Contengono però un messaggio biologico riconoscibile dai sistemi immunitari umani. Queste molecole NON sono in grado di riprodursi spontaneamente.
Quindi, dopo un certo tempo, scompaiono dall’organismo, distrutte dai fagociti.
Sui vaccini MRNA è stato detto di tutto e di più, accusandoli di indurre reazioni immunitarie avverse e persino letali.
In astratto questo non è impossibile, ma nella stessa misura in cui tali reazioni possono essere indotte dalla contaminazione con il virus del Covid completamente vitale, o da infiniti altri batteri e virus, e da infiniti farmaci, per non parlare degli alimenti, nessuno escluso.
Il sistema immunitario difende la nostra vita, ma talvolta le sue reazioni sono sbagliate o eccessive. Le patologie autoimmuni sono determinate da risposte immunitarie immotivate, sbagliate. Lo shock anafilattico è una reazione violenta, anche letale, ad una causa giusta, ma con una risposta immunitaria eccessiva. E gli shock anafilattici si producono anche per ingestione di alimenti e di farmaci, se il soggetto è predisposto.
Vedasi, ad esempio, il rischio di reazioni abnormi nelle indagini radiologiche con mezzo di contrasto.

In ultima analisi, cautela di più con i farmaci, ma se non se ne può fare a meno … e molta meno paura dei vaccini.

Ing. Franco Puglia
9 maggio 2025



L’EUROPA DEVE DECIDERSI A VOLTARE PAGINA


La pigra Europa deve decidersi ad uscire dal suo stato di letargo politico sotto lo stimolo della rottura degli equilibri geopolitici mondiali indotti dal ritorno al potere di Donald Trump nel più potente stato del mondo. I temi sul tappeto sono vitali ed impongono all’Europa di perseguire una sua autonomia strategica su dossier chiave, come gestione delle risorse energetiche ed armonizzazione dei costi in ambito europeo, difesa militare comune europea e difesa dei confini europei complessivi, abbattimento dei flussi migratori, politica estera comune europea e rinnovo dei rapporti politici ed economici con gli altri paesi del mondo, innovazione e sviluppo dell’infrastruttura finanziaria necessaria a sostenere questi obiettivi. All’interno di tutto questo il rafforzamento del ruolo dell’euro come moneta internazionale a crescente diffusione ed un sistema dei pagamenti europeo sempre meno dipendente dall’ecosistema del dollaro.

Le riserve valutarie globali in dollari sono scese al 57% (nel 2000 erano il 70%) mentre quelle in euro sono circa il 20%, ma il dollaro resta la valuta di fatturazione per le materie prime e costituisce l’88% delle transazioni internazionali, mentre in dollari è denominata la gran parte del debito globale.

La forza economica e militare degli USA e la dimensione, apertura e liquidità del mercato finanziario americano, ha trasformato i titoli del Tesoro USA in un il safe asset globale, stimolando e sostenendo un continuo flusso della domanda di questi titoli, anche offrendo una remunerazione modesta, ed il volume della domanda di dollari ne ha sempre sostenuto anche il valore sul mercato dei cambi. Il basso costo dell’offerta di titoli, unitamente agli enormi volumi trattati, consente agli americani di finanziare un enorme deficit commerciale senza temere crisi valutarie. In pratica gli americani sono VISSUTI A CREDITO, con un indebitamento crescente che ha finanziato tutte le loro guerre all’estero, quindi una consistente spesa militare e la costosa ricerca spaziale, oltre a tanti consumi civili interni.

Ma adesso la festa è finita, e le politiche folli di Trump sui dazi, e non solo, hanno come sottostante l’incapacità di proseguire su questa strada, cercando di mettere un freno alle importazioni, con i dazi, restituendo stimoli economici ad una ripresa produttiva nazionale. Interventi tardivi, grossolani e come tali anche dannosi, per gli USA come per i tanti paesi nel mondo, Europa in testa, che intrattengono rapporti commerciali con gli USA.
Noi però non possiamo risolvere i problemi americani, mentre dobbiamo risolvere i nostri. Indebolire il ruolo internazionale del Dollaro a favore dell’Euro aiuta anche il governo americano a tirare i remi in barca, obbligandosi a contare sempre di più sulle proprie risorse interne, umane, produttive, economiche e finanziarie, invece di fare sempre un massiccio ricorso al debito pubblico internazionale. Ma perché questo accada non basta un atto di volontà: occorre la capacità politica di allacciare rapporti con i paesi del mondo, nessuno escluso, sviluppando relazioni economiche tali da spostare il baricentro finanziario sempre di più dal Dollaro sull’Euro.
Significa anche concentrarsi a livello complessivo europeo su un modello di sviluppo capace di orientare le risorse finanziarie verso quello che serve alle gente, europea e non, accantonando le fantasie ecostolte che le sinistre europee hanno sposato per sostituire un operaismo che ormai non fa più presa sotto l’aspetto politico.
Lo sviluppo dei paesi extraeuropei significa aumento della ricchezza prodotta in quei paesi, ed aumento dei consumi locali di quei paesi, e quindi un più diffuso benessere ed uno sviluppo anche culturale, contrastando il modello cinese della produzione rivolta in prevalenza all’esportazione, che lascia in povertà relativa la popolazione locale e mette in difficoltà le capacità produttive dei paesi destinatari delle sue esportazioni.
Relazioni commerciali fondate sul principio di reciprocità aiutano lo sviluppo di tutti in maniera equilibrata e funzionale alle capacità dei popoli e dei territori, stabilendo relazioni economiche e politiche stabili, fondate sul comune interesse. Forze economiche e politiche debbono lavorare a stretto contatto per promuovere ed attuare un tale modello di sviluppo che supera e cancella il modello terzomondista, fondato sullo sfruttamento a basso costo di materie prime e risorse umane, stabilendo relazioni a gradini superiori, capaci di sostenere consumi locali che inducono benessere nella popolazione, maggiore produzione locale e più intensi scambi con i partners all’estero.

Ing. Franco Puglia

2 maggio 2025