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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

IL VALORE GIURIDICO DEL DPCM

Il decreto ministeriale non costituisce fonte del diritto autonoma,
bensì veste formale attribuita ad una fonte secondaria (regolamento), emanato da un Ministro nell’ambito della competenza del suo dicastero.
Il potere regolamentare attribuito al Governo è disciplinato dall’art. 17 della Legge 23 agosto 1988, n. 400 che costituisce la fonte attributiva di detto potere, sulla base del sistema delle fonti disciplinato dalla Costituzione, potere che non può essere esercitato in difetto di una specifica attribuzione di rango primario (ossia di legge ordinaria).

I regolamenti emanati nella veste di decreti ministeriali non possono quindi derogare, quanto al contenuto, né alla Costituzione, né alle leggi ordinarie sovraordinate.
Per identico motivo, le norme regolamentari non possono avere ad oggetto incriminazioni penali, stante la riserva assoluta di legge che vige in detta materia (art. 25 della Costituzione).

I regolamenti governativi in senso proprio vengono emanati con Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.), previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e sentito il parere del Consiglio di Stato (obbligatorio ma non vincolante). Essi sono inoltre sottoposti al visto e alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

I regolamenti adottati con decreto ministeriale invece sono emanati
dai singoli ministri e comunicati al Presidente del Consiglio prima dell’entrata in vigore.
Qualora l’organo emanante sia lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, il regolamento viene emanato nella forma di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.). Il decreto ministeriale, quindi, pone norme tecniche di dettaglio, finalizzate all’attuazione di una data norma di legge. Il decreto ministeriale non va confuso con il decreto legislativo, che è invece un atto avente forza di legge emanato dal Governo nel suo insieme a seguito di una legge di delega parlamentare.

L’AMMINISTRAZIONE MILANESE DEVE FORMULARE LE SUE PROPOSTE

Franco 2019

Il congelamento del Paese è diventato sempre più intollerabile per i cittadini e per le imprese. L’attuale strangolamento sociale ed economico non è ulteriormente sostenibile. Il virus non si estingue e noi non abbiamo strumenti per sterminarlo, e neppure per combatterlo seriamente.

Quindi, giunti a questo punto, dobbiamo imparare a conviverci, accettando in parte il suo carico letale, ma difendendoci con gli strumenti che abbiamo, sanitari e non sanitari, col BUON SENSO, che non coincide con le opinioni dei medici, o delle imprese, o di altri portatori di interesse.
“Buon senso” significa uno stile di vita DIVERSO da prima, ma neppure tanto dissimile.

Di quali armi disponiamo ?

1. Protezione individuale (poche: mascherine, guanti di gomma, lavaggio mani, ecc)
2. Distanziamento sociale (significa impedire qualsiasi occasione di fare gruppo in maniera estesa)
3. Isolamento territoriale (significa limitare al massimo lo spostamento delle persone tra territori)
4. Delimitazione focolai di contagio (da isolare con misure ad hoc)

Queste pochissime misure vanno introdotte in TUTTI gli aspetti della nostra vita sociale e produttiva; significa:

a) Condizioni di lavoro nelle imprese
b) Condizioni di lavoro e di relazione con la clientela nei punti vendita
c) Condizioni di trasporto tra abitazione e luogo di lavoro
d) Condizioni di accesso ai luoghi di intrattenimento (stadi, palestre, piscine, cinema, teatri, ecc.)
e) Condizioni di accesso alla ristorazione (ristoranti, bar, ecc)

Noi non possiamo riprendere la nostra vita di sempre, almeno per un periodo non breve, alle condizioni che conosciamo. Quindi dobbiamo trovare un modo NUOVO e forse permanente di fare le cose di prima in condizioni di maggiore sicurezza, che non significa rischio zero, ma rischio delimitato. Le variabili sono innumerevoli, e nessuno, e dico NESSUNO, dispone di una soluzione univoca. Quindi servono proposte normative che non distruggano la nostra vita sociale, la nostra economia, la nostra libertà, pur con alcune limitazioni.

E non può essere un gruppo di cittadini a proporle: deve essere CHI ha responsabilità di governo, ai vari livelli, nazionale, regionale e cittadino, assieme alle PARTI sociali, tra cui ci collochiamo anche noi di MuoverMi.

Per questo noi CHIEDIAMO AD ALTA VOCE al Sindaco di Milano, in rappresentanza della pubblica amministrazione milanese e delle sue aziende pubbliche partecipate, di esprimere DA SUBITO proposte concrete per la città di Milano, tenendo conto della sua specificità, dei flussi di persone che da sempre confluiscono sul suo territorio, per motivi di lavoro, ma anche di svago, di turismo e via discorrendo.
Significa trasporti pubblici, Metropolitana in particolare, treni in transito, aeroporti, transito dei mezzi privati su gomma, per trasporto di persone o cose, e quanto altro sopra già delineato.

Siamo consapevoli delle difficoltà, ma spetta a chi governa proporre, ed a noi cittadini correggere, partendo dalla conoscenza delle esigenze in rapporto alle proposte.

Se il Governo della città non è in grado di assolvere a questo difficile compito, lo ammetta, e si prepari a passare la mano; diversamente proponga, subito, e cerchiamo tutti insieme di finalizzare il programma operativo di passaggio alla cosiddetta FASE 2 di questa drammatica condizione in cui l’epidemia ci ha precipitato.

Ing. Franco Puglia – 18.4.2020