IL FALLIMENTO DELLE DEMOCRAZIE

Il panorama politico nazionale ed internazionale ci racconta dove sia giunto il cammino dell’umanità dopo secoli e millenni di conflitti e di tentativi infruttuosi di trovare uno sbocco CIVILE alla convivenza degli esseri umani. I regimi politici dei diversi stati del mondo ci mostrano paesi governati da autocrazie più o meno feroci e da democrazie rappresentative più o meno fragili ed inconcludenti.
Osservando ed analizzando i meccanismi umani che conducono alle diverse forme di governo dei popoli, emerge un dato incontrovertibile: la SUDDITANZA DIFFUSA ALLA LEADERSHIP, impersonata dal personaggio emergente del momento, sostituto in terra di quel DIO sovrannaturale a cui, incredibilmente, tanta parte dell’umanità si sottomette da sempre.
La sottomissione al CAPO indiscusso del momento nasce dall’insieme delle incapacità individuali di rendersi interamente responsabili della propria vita e delle proprie scelte, unitamente ad una forma di pigrizia, che induce i più ad occuparsi dell’immediato, lasciando gli sviluppi del vivere ad elementi esterni, ai quali l’individuo si sottomette inconsapevolmente o consapevolmente, oppure si oppone, ma solo verbalmente, come invettiva, non nel concreto dell’azione.
Questa è LA MASSA UMANA, un enorme mix inestricabile di pulsioni, aspirazioni, capacità, idee precostituite, ecc.
I singoli elementi di una popolazione si sono abituati, nel corso del tempo, a non dover più fare affidamento solo su se stessi, ma in larga misura sui propri simili, ciascuno dei quali si occupa di cose specifiche che offre agli altri per un compenso. Questo ha condotto gli esseri umani a delegare a terzi la soluzione dei suoi problemi, che ciascuno, individualmente, non sa o rinuncia a risolvere.
Perciò PAGHI qualcuno perché faccia per tuo conto quello che tu non sai o non vuoi fare.
La generalizzazione di questo atteggiamento all’interno di una qualsiasi organizzazione umana ha condotto alla formazione degli STATI, piccoli o grandi, cioè del SERVIZIO PUBBLICO, inteso in senso lato, a cui viene delegata la risoluzione di problemi non strettamente individuali ma comunque essenziali per ogni individuo.
Questa concezione delegante, sempre più estesa, ha condotto anche al socialismo, inteso come GRANDE MADRE che tiene in grembo il popolo e lo allatta.
Indipendentemente dalla connotazione socialista o capitalista degli stati del mondo, le forme di governo che incontriamo sono DEMOCRAZIE RAPPRESENTATIVE oppure AUTOCRAZIE, magari nate come sbocco di sistemi con una parvenza democratica.
Ma la democrazia, per essere tale, richiede alcuni elementi di base, in assenza dei quali diventa ALTRO e scivola facilmente nelle autocrazie:
– Una cultura di base minima e capacità cognitive non irrilevanti
– Consapevolezza della realtà in cui ciascuno vive e capacità di
restare informati su quanto ti accade intorno.
– Volontà di partecipazione attiva ai processi decisionali collettivi

Questi elementi basilari sono per lo più assenti nella stragrande maggioranza delle popolazioni. La conseguenza è che gli elementi più attivi formano dei piccoli raggruppamenti, I PARTITI, che si propongono come sostituti delle scelte individuali, proponendosi in varie maniere, con una veste ideologica o programmatica.
Questi partiti hanno lo scopo teorico di aiutare la formazione delle opinioni delle persone, informandole, orientandole, per poi confluire tramite loro esponenti negli organi decisionali del paese (Parlamento, ecc). Tutto questo sulla carta. In concreto, poi, i partiti esprimono una organizzazione ben poco democratica, controllata dalle relazioni tra alcuni esponenti che fanno emergere un LEADER al loro interno, il quale diventa l’equivalente dell’AVATAR del partito, ed il partito finisce con il confondersi col leader, che assume sempre più potere in quanto il partito diventa lui, mentre il partito VERO diventa uno strumento solo formale del leader.
E andiamo oltre, perché nella formazione dei governi il leader del partito di maggioranza diventa anche leader di governo, leader del paese. Di qui all’autocrazia il passo è relativamente breve, anche se non sempre immediato.

La differenza più visibile tra le AUTOCRAZIE TOTALITARIE e le DEMOCRAZIE RAPPRESENTATIVE consiste nella totale assenza sostanziale di una struttura di governo e di rappresentanza popolare attorno al leader, mentre nelle democrazie persiste una presenza formale e poco sostanziale di rappresentanza popolare con una maggioranza subordinata al governo del leader di maggioranza, ed una opposizione senza la bocca cucita, come nelle autocrazie, ma senza potere di intervento concreto, salvo eccezioni.
Queste democrazie comunque DEBOLI esercitano il potere conferito, incontrando comunque una serie di ostacoli frapposti da parte dalle opposizioni, e la loro efficacia operativa è spesso scarsa, anche a causa della frammentazione del potere centrale nelle amministrazioni locali, dove al governo può esserci una maggioranza politica diversa da quella statale.
Nell’autocrazia, invece, il potere è TUTTO nelle mani di pochi, e viene esercitato come maggiore immediatezza, e forse anche efficienza, in funzione delle capacità di cui dispone l’oligarchia al potere. La Storia ci racconta che, in genere, il potere autocratico esprime il peggio di un paese, mai il meglio, con i risultati che poi la Storia registra. E che i peggiori riescano ad arrivare al potere sostenuti dalla massa popolare, almeno inizialmente, la dice lunga sulle qualità cognitive della massa popolare.

Questi meccanismi ci spiegano perché l’evoluzione dei sistemi politici dopo il 1945 si stia lentamente spostando verso le autocrazie, mentre le democrazie appaiono sempre più deboli, incapaci di decidere, di assumersi pesanti responsabilità.
Ultima in ordine di tempo l’ascesa al potere di Donald Trump, in quella che era in passato, e forse non è più, la più solida democrazia rappresentativa del mondo. La Russia è da sempre nelle mani di autocrati, sin dal tempo degli Zar, e stessa cosa dicasi per la Cina, ma possiamo aggiungere al novero delle autocrazie molti altri paesi, come la Korea del Nord, l’Iran, la Turchia, buona parte dei paesi nordafricani ed africani, il Venezuela, persino l’Ungheria, con un Orban che non pare fare molto parte del sistema europeo, nonostante l’Ungheria appartenga alla U..E.

Lo scivolamento verso le autocrazie viene sostenuto dalla crescente inadeguatezza democratica dei popoli, e dalla palese impotenza delle democrazie rappresentative a fronteggiare le minacce delle autocrazie, in chiave tanto economica che militare.
Insomma, una prospettiva di sviluppo futuro preoccupante.

Ing. Franco Puglia
20 luglio 2025



NAPOLEON, UN FILM, E L’EUROPA DI OGGI

Non vado molto al cinema, ma ieri ho voluto vedere Napoleon, un film su Napoleone Bonaparte, uscito di recente.
Mi è piaciuto, contrariamente a molti altri.
Ci sono elementi del film suscettibili di critiche? Ci sono sempre, ma resta la sostanza della rievocazione storica, più o meno aderente alla realtà storica, che poi è solo quella raccontata, quindi reale sino ad un certo punto. Ma non è di questo che voglio parlare.

Il film ripercorre la vita di Napoleone Bonaparte sin dai tempi della Rivoluzione Francese del 1789, attraverso la sua ascesa al potere e le sue principali battaglie campali, sino alla disfatta di Waterloo ed al successivo esilio, e ci racconta l’Europa di quei tempi, oltre due secoli or sono, ci racconta di milioni di morti sacrificati sull’altare del sogno di gloria napoleonico, un sogno imperiale, che periodicamente si ripete nel corso della Storia, che fu di Alessandro il Macedone, che fu di Giulio Cesare e di chi lo seguì alla testa di Roma, che fu di molti regnanti europei nel corso dei secoli, e più recentemente dell’ultimo Zar russo, che Vladimir Putin ha cercato di imitare, fuori tempo, dopo la sconfitta dell’Impero Russo fondato sul comunismo ed impersonato da Stalin.

La così definita “grande guerra” dal 1915 al 1918 produsse oltre 11 milioni di morti, niente rispetto alle guerre napoleoniche. E tra il 1940 ed il 1945 abbiamo fatto di meglio: oltre 60 milioni di morti, perché le armi erano più efficienti ed i territori di scontro più estesi.
Non sorprende che la popolazione mondiale facesse fatica a crescere, con queste falcidie, e che il boom demografico nasca dopo il 1945, anche se adesso, in Europa, la popolazione è in calo.

Gli interpreti di questi conflitti di ieri sono i medesimi di oggi: Inghilterra, Francia, Russia, Germania, (in senso lato, includendo anche l’Austria), Italia, e solo nel ‘900 gli USA.
Più ai margini la Spagna, che fu una potenza militare in epoche pre-napoleoniche.
I vari paesi est europei e balcanici furono coinvolti, ma avendo un ruolo diverso da quello dei principali interpreti.
Dopo il 1945 tutti questi paesi hanno convissuto IN PACE, di più, hanno cercato di unificarsi in una forma federale sostitutiva delle antiche ambizioni imperiali dell’uno o dell’altro.
Questa unione ha funzionato? Si, ma poco e male. Gli interessi dei singoli paesi sono rimasti ben radicati, ed una versa visione NEO EUROPEA non ha mai preso piede.
Purtroppo i popoli europei di oggi sono ancora quelli di ieri; parliamo lingue diverse, unificate in qualche modo dall’inglese, assunto al ruolo di linguaggio internazionale di comunicazione.
Ed il ricordo di quei sanguinosi conflitti, è davvero scomparso? I tedeschi non sono più i nazisti di ieri? Ed i russi di oggi cosa sono?

L’aggressione all’Ucraina da parte dei Russi ha riportato nel cuore dell’Europa morte e distruzione, che parevano appartenere ad altri mondi lontani.
La riaccensione del conflitto arabo-israeliano attorno alla striscia di Gaza fa, adesso, da arma di distrazione dal conflitto nella mittel Europa, che è tuttora in corso, ma se ne parla meno, e sembra non voler avere mai fine.

Ma tutto questo DA DOVE TRAE ORIGINE? Perché tutte queste guerre? Perché la Francia di Napoleone aggredì l’Austria, perché si sentiva minacciata da Inghilterra e Russia?
Ed oggi, perché la Russia di Putin dice di essersi sentita minacciata dall’Occidente, oggi, con un’Europa che vuole accogliere in se chiunque sia propenso a farne parte, sfiorando anche l’inclusione di paesi dalla cultura radicalmente diversa come la Turchia islamica, erede dell’Impero Ottomano, e dell’ambizione maomettana di supremazia araba su basi religiose?

Sono certo che molti pensano di avere delle risposte a queste domande, mentre io faccio molta fatica ad immaginarne. Le guerre, all’epoca dei regni, appaiono nella Storia quasi come un gioco di società tra i regnanti dei grandi paesi europei, all’interno di un mondo di diretta derivazione medioevale, con la classe nobiliare europea, prima con poteri limitati a piccoli territori, ducati, contee, sempre riferiti ad un Re, poi a territori più estesi, con piccoli regni. LOTTE DI POTERE, PER IL POTERE, che offre tutto, specie in epoche in cui non esisteva niente, se non braccia per lavorare la terra, campi da coltivare, territori di caccia o per allevare bestiame.
E questo poteva ancora valere in epoca napoleonica: siamo all’inizio dell’800, il mondo industriale è ancora di la da venire; ma in seguito? Cosa determina i grandi conflitti del ‘900?
No, no voglio ragionare assieme agli storici, non voglio fare l’anatomia di un’epoca per analizzare i vari reperti anatomici di ordine economico o politico.
Dietro ad ogni nazione europea c’erano UOMINI, personaggi di riferimento che erano stati capaci di conquistare il potere, un potere assoluto, capace di controllare le masse popolari non soltanto con la forza dei gendarmi, ma anche grazie ad un consenso tributato per istinto, per spirito di imitazione, per convenienza personale, o per inerzia, per incapacità di reagire, per ignoranza radicata e profonda.

Vedo scorrere nel film le immagini di Napoleone, non diverse da quelle di un altro celebre film che descrive le imprese di Alessandro il Macedone, e penso alle folle oceaniche di Piazza Venezia a Roma, che inneggiano al Duce, ed a quelle analoghe in Germania, verso il Fuhrer, Adolf Hitler, personaggi, oltretutto di spessore umano prossimo a zero, eppure idolatrati, condottieri verso una INEVITABILE VITTORIA …
Ed oggi abbiamo Vladimir Putin in Russia, e Xi Jin Ping in Cina, degno erede di quel Mao Tse Tung che riuscì ad irretire persino tanti giovani europei.

Piango su questo mondo di uomini e donne in preda a pochi, potenti ed ambiziosi; esseri umani sopraffatti dal quotidiano, impotenti per scelta, aggrappati alla loro spesso miserabile vita, pur che sia, perché non c’è altro a cui aggrapparsi, e gli DEI sono lontani, o sono morti.
Ascolto storie di ordinaria violenza, omicidi declinati al femminile, contro le donne, contro chi è più indifeso, pachi morti, in fondo, rispetto ai tanti che ogni giorno soccombono sotto i proiettili, in Medio Oriente come ormai nuovamente in Europa, ma anche altrove nel mondo, dove anche se mancano le basi di un conflitto allargato ci si accontenta almeno di spargere sangue accanto a casa, sparando all’impazzata in una scuola, senza sapere perché, in preda ad un male oscuro che ci divora, perché nasce nel profondo di coscienze malate, contaminate, stravolte.

Napoleone ha perso tutte le sue battaglie, anche quelle che ha vinto, e tutti gli altri dopo di lui, lasciandoci il mondo in cui viviamo.

Ing. Franco Puglia
27 novembre 2023