ALTA PRESSIONE, SMOG ED INQUINAMENTO DELL’ARIA

Un’immagine di Piazza Duomo avvolta dallo “SMOG” . In realtà si tratta di nebbia, cioè di vapore acqueo che, a causa dell’alta pressione, staziona a livello del suolo. Il vapore acqueo porta con sè anche particelle inquinanti (le polveri sottili) che favoriscono anche la condensazione del vapore in nebbia, ma quello che si VEDE non è FUMO GRIGIO, ma banalmente vapore d’acqua. Infatti, alle concentrazioni misurate (50..100 µg/m3) le polveri sottili sono invisibili e tutti gli altri gas nocivi (NOx, ecc) sono INVISIBILI.

La percezione della gente, che viene avvalorata dai MEDIA, è invece quella di essere avvolti dal fumo, tanto che qualcuno ricorre alla mascherina sulla bocca, utile forse per difendersi dai troppi BATTERI presenti nei luoghi affollati, non dallo SMOG che è invece irrilevante.
Ben altra cosa è, invece, il vero FUMO che oscura i cieli australiani a causa degli incendi devastanti e prolungati. In apparenza, alla vista, non c’è grande differenza, ma per la respirazione si, e si sente …

E poco importa che le rilevazioni dell’ARPA mostrino che il blocco della circolazione delle autovetture diesel non cambia la situazione : si colpisce una categoria, si mettono molte persone in difficoltà, ma si da soddisfazione alle PAURE irrazionali di tanti, ed alle TESI di quanti guardano ad un mondo CARBON FREE, che in termini australiani significa un mondo privo di vegetazione, non solo di petrolio e carbone.
MuoverMi vuole riportare la gente con i piedi per terra, spiegando la differenza che passa tra realtà e suggestioni, ciò che non significa non cercare di migliorare gradualmente la qualità dell’aria, come in parte è stato fatto, ma senza isteria di massa alimentata dai Media e da una certa politica.

Un pensiero su “ALTA PRESSIONE, SMOG ED INQUINAMENTO DELL’ARIA

  1. Secondo i dati dell’ Ispra – Istituto superiore protezione e ricerca ambientale – del Cnr e di Federchimica, la battaglia per la qualità dell’ aria può essere combattuta solo affrontando il vero alleato delle polveri sottili: i riscaldamenti degli edifici.
    Dice Andrea Arzà, presidente di Assogasliquidi-Federchimica: «Si consideri che 100 grammi di Pm10 vengono prodotti da sole 32 ore di accensione di una caldaia 4 stelle alimentata a pellet o da 20 mila chilometri percorsi da una vettura euro 5 a benzina», per altro categoria di auto che oggi può circolare liberamente.
    L’ ultimo studio dell’ Ispra (2015), poi, dà un quadro che ribalta la prospettiva di questi giorni: a fronte di circa 1.021 tonnellate di Pm10 prodotte in un anno a Roma dal trasporto su strada, ce ne sono 3.105 che provengono dai riscaldamenti.

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