POLITICHE GREEN E LE LORO ORIGINI

Le politiche “verdi” nascono da lontano, sulla scorta dello sviluppo di movimenti d’opinione ostili all’impiego massiccio dei combustibili fossili, petrolio in particolare, per sostenere il nostro sviluppo tecnologico ed industriale, ma anche civile, nel campo dei trasporti e della climatizzazione domestica.
L’ostilità verso l’impiego dei combustibili fossili più che col carbone prende forma pubblica con il petrolio. Perché?
Perché il petrolio imprime una svolta in accelerazione, impensabile, prima, col solo carbone, e determina una concentrazione di potere e ricchezza mai vista nelle mani di pochi paesi produttori e, soprattutto, nelle mani delle industrie capaci di sfruttare i giacimenti: le famose 7 sorelle, in prevalenza americane, e l’OPEC.
Già questo basta ed avanza per determinare ostilità diffuse verso questi produttori un poco monopolistici, ma a questo si aggiungono anche i danni collaterali della produzione petrolifera, a causa dei non pochi incidenti, con sversamenti di greggio su terra ma anche in mare, nel corso del trasporto verso le diverse destinazioni, con catastrofi ecologiche di grande portata e che lasciano una profonda impressione sull’opinione pubblica.

Poi inizia ad emergere il tema dell’inquinamento dell’aria, oltre che delle acque, già presente a dismisura nell’epoca in cui si bruciava carbone, e non ancora petrolio, unitamente alla legna secca, di gran lunga il combustibile più inquinante di tutti.
Il fumo nero che rivestiva i grandi conglomerati urbani non creava, però, allarme sociale. Era “normale”, faceva parte del vivere.
Ma con l’avvento del petrolio il fumo nero assume anche una connotazione politica: non è più nero di quello da carbone, ma forse è aumentato il consumo globale di entrambi, e la qualità dell’aria si è deteriorata sensibilmente.
La lotta politica animata dallo spirito antiamericano ed anticapitalista, dopo il 1945, determinata dal vento rosso della sinistra internazionale in epoca di guerra fredda USA-URSS imprime una spinta ideologicamente motivata a movimenti di persone che si definiscono VERDI e che auspicano un abbandono dei combustibili fossili ed un ritorno alla natura, compromessa dagli interessi delle cattive multinazionali del petrolio.
Anche le impennate dei prezzi del greggio, le restrizioni alla produzione decise da alcuni produttori OPEC, le “austerity” petrolifere conseguenti, fanno dire che occorre liberarsi dalla schiavitù del petrolio, cioè dai suoi produttori, per approdare al nuovo EDEN verde, impiegando energie rinnovabili, senza neppure sapere quali.
Alcuni STUDI interessati, poi, iniziano a sostenere che le riserve petrolifere sotterranee mondiali sono in fase di esaurimento e che quindi occorre iniziare a risparmiare energia ed è impellente trovare fonti di energia alternative.
Alcuni paesi scelgono l’opzione nucleare; altri, come l’Italia, la abbandonano lungo la strada.

Poco alla volta emerge un nuovo problema: il clima.
Chi più chi meno, in tutto il mondo, si inizia a percepire che il clima sta cambiando.
Fa più caldo, nelle regioni fredde i ghiacciai perdono volume glaciale, le perturbazioni atmosferiche diventano sempre più frequenti e distruttive.
Si moltiplicano gli studi in materia, e nasce una nuova disciplina: la climatologia.
Professorini disoccupati trovano uno sbocco professionale ben pagato dalle amministrazioni pubbliche in tutto il mondo.
I professorini indagano e scoprono una interessante correlazione tra la temperatura media stagionale sul pianeta e la concentrazione in atmosfera di alcuni gas, anidride carbonica (CO2) in particolare. Rilevano che ad ogni incremento della concentrazione atmosferica di CO2 corrisponde un aumento della temperatura media planetaria.
Hanno trovato l’assassino! Da dove proviene la CO2? Dalla combustione degli idrocarburi.
Il responsabile dei guai climatici planetari è la combustione di idrocarburi.
Le due battaglie si saldano: quella politica contro i monopolisti dell’energia si sposa con quella civile per la salute pubblica. La combustione degli idrocarburi non solo determina il surriscaldamento planetario ed i conseguenti disastri climatici, ma avvelena l’aria, perché alla CO2 si sommano gli altri prodotti della combustione, come le polveri sottili di carbonio, gli ossidi di azoto e di zolfo.

Il nemico è stato individuato; la guerra può iniziare; ed è iniziata …

Oggi sono pochi quelli che, nel mondo della scienza, e mai in quello della politica, denunciano le manipolazioni ideologiche che stanno alla base di questo TEOREMA del disastro planetario determinato dall’impiego dei combustibili fossili.
Ed opporsi non è facile, perché il fumo nero che avvolge la materia è un “fumo ideologico”, non è nerofumo di carbonio.
Occorre invece, ed è sempre più urgente ed irrinunciabile, operare una seria distinzione tra il varo ed il falso, su basi scientifiche.
COSA è vero ?

1. Che la combustione di petrolio e carbone abbia effetti collaterali, per sversamento accidentale di biomasse nei mari, con danni ambientali anche irreversibili, o reversibili su una scala di tempo lunghissima.
2. Che i prodotti della combustione immessi in atmosfera siano potenzialmente nocivi per la salute umana, se assorbiti a dosi elevate e per lungo tempo (tutti, ma non la CO2 !).
3. Che le riserve petrolifere prima o poi si esauriranno, ma non abbiamo elementi attendibili per dire quando; tutte le precedenti previsioni si sono rivelate infondate.
4. Che il pianeta si sia in qualche modo surriscaldato in questa epoca geologica, come ben dimostrato dal calo costante delle masse glaciali e delle nevi estive in alta quota sulle montagne.

E COSA è falso?

1. Che l’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera sia determinata soltanto dalla combustione dei prodotti petroliferi, e che tale aumento determini un aumento della temperatura media del pianeta. Infatti è vero il contrario: ad ogni aumento di temperatura degli oceani e delle acque superficiali in genere, corrisponde un rilascio in atmosfera di gas disciolti, TUTTI i gas disciolti nelle acque, tra cui la CO2.
La combustione da un suo contributo, difficilissimo da stimare, ma è solo un contributo.
2. Che la CO2 sia un gas con caratteristiche fisico-chimiche tanto diverse dagli altri gas prevalenti in atmosfera (ossigeno ed azoto rappresentano il 99%) da poter determinare, pur con la sua men che modesta presenza (0,04%) un effetto SERRA di cattura del calore che la terra restituisce allo spazio nelle ore notturne. E’ un FALSO scientifico.
Il solo gas presente in atmosfera con caratteristiche di questo tipo è il vapore d’acqua, e non a caso è questo che determina visibilissime nubi, piogge, nevicate, tempeste e quant’altro.
3. Che il nostro modello di sviluppo economico, vorace consumatore di energia, possa fare a meno dei combustibili fossili, avvalendosi delle sole, poche, fonti di energia rinnovabile che si possono mettere in campo in maniera massiccia (eolico e solare), fonti, anche queste, non prive di ricadute ecologiche negative. E non dimentichiamo che abbiamo triplicato in soli 50 anni la popolazione mondiale di consumatori d’energia, passando da circa 2,5 a circa 7,5 miliardi di umani, senza contare gli animali domestici correlati.

Ed in tutto questo è stato dimenticato qualcosa: quale che sia la fonte di energia, fossile o meno, alla fine di tutti i processi in cui viene impiegata la sua forma finale di trasformazione è: calore ! Tutta l’energia che impieghiamo diventa calore, che viene irradiato verso lo spazio, di notte, in una misura di circa il 30%, assieme a quello ricevuto dal sole, mentre il 70% circa resta a terra, e viene metabolizzato in qualche modo dal pianeta, trasferito agli strati profondi delle terre e delle acque, metabolizzato dalla vegetazione, ecc.
Quindi, senza scomodare i gas serra, è evidente che il calore di produzione antropica, DA QUALSIASI FONTE PROVENGA, contribuisce a destabilizzare il clima del pianeta, ma non siamo in grado di sapere in che misura incida sul bilancio energetico globale.

In conclusione, le politiche VERDI che oggi sono tanto in voga ci promettono un impatto materiale pesante sul nostro stile di vita, a prevalente vantaggio di chi riuscirà ad essere tra gli operatori economici di questi cambiamenti.
La loro realizzazione, tuttavia, avrà un esito fallimentare, perché:
1. Le fonti di energia alternative sono e resteranno insufficienti per sostituire la combustione dei prodotti petroliferi.
2. La transizione da unità di produzione di energia localizzate, che fanno uso di combustibili, a quella basata sull’elettricità, che richiede trasmissione a distanza, implica uno sforzo insostenibile sotto il profilo della distribuzione capillare di potenze elettriche rilevanti.
3. L’accumulazione dell’energia elettrica in batterie, quale che sia la tecnologia impiegata, presenta su scala di massa problemi insormontabili di accesso alle materie prime e di smaltimento dei rifiuti.
4. Anche una decarbonizzazione totale non può avere alcun effetto sul clima, a parità di energia consumata, perché la quantità di calore immessa in atmosfera non cambierebbe, e la diminuzione eventuale di CO2 non avrebbe alcuna influenza.

Potrebbe migliorare la qualità dell’aria nei grandi conglomerati urbani; questo è innegabile, ma non cambierebbe con questo in maniera vistosa la mortalità per malattie polmonari, a cui gli inquinanti attuali contribuiscono in maniera limitata e non facilmente stimabile, perché l’aria pulita non distrugge i virus e batteri, che attraverso l’aria raggiungono le nostre vie respiratorie, e la mortalità dipende essenzialmente da loro (Covid insegna), non dalla polvere, che possiamo respirare anche su una spiaggia marina ed in qualsiasi luogo all’aperto dove il vento sollevi la polvere impalpabile ed invisibile del terreno.

La sola SOLUZIONE che, invece, dovrebbe salvare capra e cavoli, si chiama RIFORESTAZIONE massiccia su scala planetaria, perché il mondo vegetale assorbe l’energia termica in eccesso che noi produciamo, consuma la CO2, anche ammesso che abbia un “effetto serra”, e ci offre in abbondanza un materiale da costruzione (il legname) che è un ottimo isolante e quindi aiuta nel risparmio energetico di edifici realizzati col legname. Ma è un “business” che non attira, perché gli alberi ci mettono del tempo a crescere, prima di poter essere sfruttati economicamente, e nel frattempo non producono reddito e, semmai, costano in manutenzione.
E allora avanti con le politiche “green”, aventi con le martellate sui genitali, e che Dio illumini queste generazioni disgraziate, e fra alcuni anni anche disperate.



LA SOSTA DEGLI AUTOVEICOLI A MILANO

La sosta degli autoveicoli privati è un problema serio in tutte le città italiane, ma anche del mondo. Gli automezzi in sosta sono tanti e gli spazi sono pochi : quindi c’è congestione.
A Milano la sosta è, in teoria, a pagamento praticamente su tutto il territorio urbano, con le strisce blu, mentre in alcune aree centrali la sosta è gratuita, ma solo per i residenti (strisce gialle) però con esclusione dalla sosta per tutti gli altri. Tuttavia i residenti possono sostare gratuitamente sulle strisce blu nella loro zona, ma non in quelle limitrofe o altrove.
Non esistono aree di sosta breve, gratuita o meno, del tipo “disco orario” con obbligo di spostamento del veicolo a fine sosta

In altri termini :

  1. Il 100% dei cittadini milanesi può sostare a titolo gratuito nei pressi di casa (se trova posto)
  2. Chi proviene da altri comuni deve SEMPRE pagare il parcheggio con una tariffa oraria che secondo le zone, difficile da pagare, salvo avere il Telepass e relativa APP sul cellulare.
  3. I cittadini milanesi, TUTTI, debbono pagare la sosta se spostano in città il loro automezzo.

In concreto, quindi, il Comune concede a titolo gratuito l’occupazione di suolo pubblico a tutti i residenti, a condizione che lo stazionamento sia permanente, senza circolazione.
La circolazione dei residenti ha invece un costo, in base al tempo di sosta fuori sede.
I cittadini non residenti debbono invece pagare la sosta sempre, su base oraria.
Questo sistema di gestione della sosta è stupido ed iniquo, perché :

  1. Favorisce la sosta a tempo indeterminato con occupazione permanente di suolo pubblico, invece di consentirla a titolo oneroso, ma ragionevole, in aree appositamente dedicate.
  2. Discrimina i cittadini con la differenza tra striscie gialle e blu, perché i “gialli” possono parcheggiare sui blu, pur pagando, mentre il viceversa non è consentito.
  3. Vuole scoraggiare la circolazione degli automezzi in città, facendo pagare le soste, ma discrimina, di fatto, in base al reddito ed all’incidenza del costo della sosta per il cittadino, in rapporto al suo reddito.
  4. E’ assente qualsiasi politica di sgombero delle auto in sosta visibile permanente dalle strade, grazie alla realizzazione di aree di parcheggio sotterranee o sopraelevate, o anche scoperte ma dedicate, distribuite in maniera capillare nella città, in modo da liberare le carreggiate delle strade consentendo a chi ne ha bisogno una “sosta breve” per svolgere delle commissioni, breve per TUTTI, anche per chi non bada alle spese della sosta.
  5. Raccoglie importi modesti dalla sosta a pagamento, perché molti non la pagano ed anche perché mancano le risorse umane per controlli capillari ed estesi, ma dove ci sono si raccolgono multe salate, che, queste si, rendono al Comune una cifra spropositata.

Le proposte :

  1. La sosta a tempo indeterminato DEVE gradualmente sparire dalle strade, sostituita da nuove aree di sosta realizzate ad hoc, finanziate da una TASSA comunale annuale sulla sosta, di valore ragionevole, da determinarsi, tassa che potrebbe sostituire quella ASSURDA tassa di proprietà (un tempo “di circolazione”) che grava su ogni automobilista. Questa tassa, anzi, che pagano tutti, potrebbe essere interamente devoluta a finanziare queste opere, senza nuova imposizione fiscale.
  2. La sosta lungo le carreggiate DEVE in larga misura essere a tempo determinato, solo per sosta breve. Significa avere sempre a disposizione del cittadino spazi di sosta per le proprie necessità quotidiane o saltuarie.
  3. I non residenti debbono poter usufruire, di norma, soltanto della sosta breve nella città.
    Per chi avesse necessità di sosta prolungata si può istituire un costo di parcheggio ad hoc, dedicato a questi cittadini, con sosta negli spazi dedicati in genere alla sosta breve, esponendo un apposito tagliando.
  4. Il divieto di sosta deve essere applicato solo e soltanto dove costituisca intralcio alla circolazione, oppure sui marciapiedi, o su aree comunque non dedicabili alla sosta breve.
    La sanzione in questi casi deve essere certa e significativa, ma condizionata alla preventiva presenza di aree limitrofe di sosta breve ed alla rimozione della auto in sosta prolungata dei residenti, spostate in aree dedicate.

La qualità della vita, di residenti e non residenti, si misura anche decongestionando il traffico urbano, grazie alla maggiore facilità di sosta, sgomberando i veicoli da strade, marciapiedi, aiuole, perché collocate in aree dedicate, perciò restituendo un “sembiante” più gradevole alla città. La produzione di gas combusti, che si vuole combattere, si combatte riducendo il chilometraggio percorso nell’area urbana, non con misure vessatorie nei confronti di automezzi ritenuti, a torto o a ragione, più inquinati di altri, salvo casi di palesi eccessi determinati da motori fuori uso.

Concedere un chilometraggio limitato alla circolazione cittadina di ciascuno è una misura EQUA, che non discrimina per reddito, che non discrimina per categoria di automezzo, che riduce concretamente il volume dei gas combusti emessi in atmosfera su base annua, la sola cosa che conti veramente e che abbia un impatto reale sull’aria ambiente.
Gli strumenti GPS di bordo sono disponibili da tempo, a costi irrisori, promossi dalle società di assicurazione, ed impiegati dalle società di autotrasporto per i propri mezzi.
Si tratta di attrezzare il Comune con stazioni di rilevamento che consentano di controllare le percorrenze chilometriche annue individuali, oppure di consegnare sistemi GPS sigillati, con display conta chilometri, e controllo annuale da parte dell’amministrazione, a cura del cittdino.
Per chi eccede la percorrenza stabilita o non riconsegna lo strumento, MULTA SALATA !

A qualcuno questa ipotesi di percorrenza urbana limitata non piace, perché la percepisce come una limitazione della sua privacy, cosa che in effetti è, ma quel cittadino dimentica che tramite il suo cellulare è già tracciato da chiunque, ovunque si trovi. Quindi …
La LIBERTA’ di ciascuno di noi è un VALORE FONDAMENTALE ED INALIENABILE, ma termina dove inizia quella altrui. Circolare in TROPPI su un territorio angusto equivale a non essere liberi di circolare. Decongestionare il traffico autolimitandoci nell’uso degli automezzi ha senso; la guerra ideologica contro le automobili non ne ha.