DOVE VA LA POLITICA OCCIDENTALE?

Il nostro mondo è dominato dell’instabilità e dall’incertezza, in campo climatico come economico ed oggi anche sanitario.
La politica non fa eccezione, anzi, raccoglie in se tutte le contraddizioni ed i conflitti del nostro mondo, senza riuscire a mettere ordine, a produrre una sintesi e ad indicare dei percorsi possibili, che siano credibili e largamente condivisibili.
L’astensionismo crescente degli elettori caratterizza questo periodo storico, sintomo di sfiducia generalizzata e di assenza di indicazioni credibili da seguire.
La tradizionale suddivisione tra destra e sinistra politiche permane, anche se qualcuno afferma che non esiste più. Hanno ragione entrambe le parti, perché sono i contenuti della destra e della sinistra che sono cambiati, ma il divario tra due opposte concezioni de mondo persiste, e sono entrambe concezioni che ci allontanano dalla soluzione dei nostri problemi comuni.
E’ venuto a mancare il “centro”, che in passato aveva un ruolo determinante, ma non era davvero espressione di una visione politica propria, ponendosi come mediatore tra le opposte fazioni, più per interesse personale dei suoi interpreti che per convinzione meditata di un progetto politico davvero alternativo alle estreme.

Le formule politiche, ormai, sono scatole vuote, mentre i temi sono scottanti e richiedono risposte coraggiose, fuor da schemi precostituiti ed ormai obsoleti.
Vediamo più in dettaglio.
1. Globalizzazione dei mercati, abbattimento di barriere doganali, delocalizzazione di unità produttive, controllo dei siti produttivi da parte di organismi multinazionali che sfuggono ad un controllo politico e fiscale di stampo nazionale.
2. Globalizzazione delle condizioni sanitarie, che inducono pandemie a livello internazionale grazie agli spostamenti massicci delle popolazioni, per motivi commerciali, turistici o migratori.
3. Disgregazione sociale indotta dalle migrazioni di massa dal SUD del mondo nei paesi più sviluppati, e concorrenza verso il basso nel mondo del lavoro.
4. Perdita di competenze nel mondo del lavoro occidentale, a causa delle delocalizzazioni produttive e delle politiche assistenziali, anche di ordine familiare, non solo pubbliche, volte al sostegno economico delle fasce giovanili della popolazione e delle fasce di popolazione meno attrezzate culturalmente per ritagliarsi spazi di reddito in una società che offre sempre meno opportunità di impiego.
5. Sottocultura diffusa in un mondo condizionato invece da un’evoluzione tecnologica in crescita esponenziale, che richiede competenze crescenti in un mondo in cui la scuola non è in grado di offrire neppure una formazione di base decente.
Conseguenza: posti di lavoro vacanti dove si cercano le competenze; offerta di lavoro sottopagato per lavori umili, precari e di facile sostituzione.
6. Invecchiamento generalizzato della popolazione, sempre più longeva grazie all’assistenza sanitaria avanzata, non compensato da una crescita demografica e reddituale delle generazioni più giovani.
7. Saturazione dei mercati tradizionali, e difficoltà di introduzione di nuovi consumi fondati su bisogni reali e non artificialmente indotti da nuove imposizioni normative.
Stagnazione dei consumi, sia per stazionarietà dei bisogni che per perdita di reddito destinabile ai consumi.
8. Obsolescenza delle soluzioni di stampo liberale in un mondo travolto da istanze assistenziali che pesano in maniera crescente ed incontrollata sulla spesa pubblica, favorendo un’economia di stampo statalista in cui si rifugia una crescente parte della popolazione, per via diretta o indiretta, come fornitori della Pubblica Amministrazione.
9. Strangolamento dell’iniziativa privata determinato dai troppi adempimenti regolamentari, all’interno di un modello di gestione della società fondato più sulle regole astratte che sulle assunzioni concrete di responsabilità.
10. Modificazioni del clima su scala planetaria, ed atteggiamenti assunti nei confronti di questo fenomeno, con conseguenze di ordine politico ed economico.

Alcune di queste condizioni sono state determinate da politiche che potremmo definire “di sinistra”, ed altre “di destra”. Siccome i problemi elencati sono TUTTI sul tappeto, una politica alternativa a quelle in atto dovrebbe offrire proposte di soluzione capaci di affrontare in maniera organica tutti questi elementi, che sono interdipendenti.
E le scelte, per essere credibili, non potrebbero che essere IMPOPOLARI, usando il bisturi dove serve, e servirebbe spesso, non avendo pietà per chi venisse colpito da tali scelte, formulate nell’interesse della stragrande maggioranza.
Scelte che, comunque, non potrebbero essere bianche o nere, dovendo comunque fare i conti con la realtà umana che abbiamo a disposizione, inadeguata alle sfide che abbiamo di fronte. Una guerra condotta, auspicabilmente, con ottimi generali, ma certamente con truppe male armate e peggio addestrate, un’armata Brancaleone.

Che io sappia, al momento, NESSUNO nel mio Paese sta tentando di prendere il toro per le corna, affrontando i temi che ho elencato nel loro complesso e formulando un progetto politico credibile, capace di trascinare le masse inermi ed inerti.

Ing. Franco Puglia

8 novembre 2021



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