
Ci trasciniamo una quantità di problemi irrisolti spaventosa, rovesciati addosso ad una popolazione mondiale che è triplicata nel corso della sola mia generazione, rimescolati da un continente all’altro sino a formare un puzzle inestricabile. Lo sviluppo tecnologico e la ricchezza che produce hanno attraversato il pianeta da ovest a est, da nord a sud, travolgendo culture impreparate a reggere questo tornado, e non occorre andare tanto lontano, perché anche le culture che hanno prodotto questi sviluppi ne sono state travolte al loro interno.
Abbiamo GLOBALIZZATO ciò che doveva restare ben confinato all’interno dei territori in cui si era sviluppato, creando aspettative nuove in popolazioni abituate a prospettive di vita statiche, ma certe, inoculando il virus letale dell’incertezza.
Abbiamo fatto credere alle nuove generazioni che il mondo, la vita, fossero diventati una pista in discesa, e che bastava lasciarsi andare sul pendio per sprofondare nel mare dell’abbondanza. Nulla di più FALSO !
La globalizzazione economica ha stravolto i sistemi di produzione, destrutturando quelli esistenti, delocalizzando le produzioni secondo criteri economici, ma non sociali, non di interesse nazionale, ma multinazionale. Ha tolto molti da una povertà relativa, ma correlata alla capacità produttiva e di consumo locale, ed ha impoverito chi invece si era spostato su un livello superiore di benessere relativo, talvolta scaraventandolo di punto in bianco in una condizione di povertà dimenticata, non più relativa, ma assoluta, perché collocata in un contesto di sviluppo rapido ed esclusivo, non inclusivo.
La destabilizzazione globale ha scoperchiato un vaso di Pandora che non immaginavamo esistesse, e ci sta travolgendo. L’emigrazione dal sud del mondo e la pressione migratoria verso l’Europa hanno cambiato la faccia sociale del continente.
Il mix di culture ha distrutto ogni forma di coesione sociale, che si va trasformando in una nuova forma di società tribale, su basi etniche, ed anche religiose, nel caso islamico. Il divario tra le popolazioni europee pre-immigrazione e le popolazioni immigrate è ancora elevato, ma si riduce ogni giorno che passa, perché la pressione migratoria non si ferma, e la crescita demografica è a favore dei nuovi arrivati.
I conflitti urbani distruttivi di questi giorni sono soltanto un preludio di una condizione endemica di infezione sociale, contro la quale non abbiamo terapie.
Anche il pensiero politico non è riuscito a superare le divisioni del passato, non è riuscito a sconfinare nel territorio del razionale, ed ha subito mutazioni radicali attingendo dalla matrice comunista trasformata in funzione delle spinte irrazionali che provengono dalla incompatibilità dei gruppi sociali all’interno dei contenitori tecnologici espulsivi che continuano a proliferare, lasciando a piedi tanto i nuovi arrivati che i residenti storici, resi superflui dal nuovo che avanza.
E l’economia sballa, perché deve sostituire il lavoro produttivo con lavoro improduttivo a spese pubbliche, mentre la cassa piange, perché è il lavoro produttivo che la alimenta, e la ricchezza scorre altrove in grandi fiumi, non nei nostri torrentelli.

Ing. Franco Puglia
22 ottobre 2026