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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

SEMPLIFICAZIONE FISCALE

Quando si avvicinano elezioni politiche si torna a parlare di tasse, alla solita maniera, vaneggiando sgravi fiscali, taglio del cuneo fiscale, nuova IRPERF, sgravi fiscali diversi ed innumerevoli BONUS, una giungla di provvedimenti per districarsi tra i quali serve il commercialista, uno buono, uno bene informato, meglio uno studio con diversi specialisti, perché la materia è sempre di più inestricabile.
Infatti, da noi, esiste la figura del “fiscalista”, uno specialista che ti aiuta ad eludere le tasse come meglio puoi, o ad evaderle, o ad approfittare delle regalie politicamente connotate per avere le quali occorre spesso districarsi tra moduli e regole.

Ed in campagna elettorale le promesse si sprecano, in stile Gava: una scarpa adesso e l’altra dopo che mi hai votato. Funziona, anche senza il gioco delle scarpe, perché se vuoi che io possa mantenere la mia promessa di un regalo destinato a te, mi devi dare il potere di mantenerla, mandandomi a governare.
Ed i pesciolini abboccano, ora di una specie ora dell’altra, e non c’è differenza tra destra e sinistra: Berlusconi docet.
Il sistema fa comodo a TUTTI i partiti, indistintamente, e le sue origini risalgono all’impero romano, dove era necessario dare panem et circenses al popolo, pur avendo un potere assoluto, ma mai abbastanza sicuro e stabile da non doversi accattivare la simpatia popolare.

Della sola vera ed unica riforma fiscale di stampo civile, europeo, capace di improntare il modello di sviluppo ed il futuro della nazione nessuno parla. Riassumo una proposta di stampo liberale in pochi punti:
1. Aliquota IRPEF unica, con detrazione fissa unica, che inglobi tutte le altre detrazioni, realizzando in questo modo una TOP TAX pari all’aliquota ed una progressività di carico fiscale in funzione del reddito, grazie alla detrazione fissa, che deve essere consistente.
2. Non cumulabilità dell’imposizione fiscale, cioè no a tasse sulle tasse, stabilendo un tetto al carico fiscale complessivo sostenuto da ogni cittadino, sia a mezzo di imposte dirette che indirette, pari all’aliquota IRPEF unica. Significa certezza del reddito netto da destinare ai consumi o al risparmio.
3. Defiscalizzazione del reddito d’impresa, tassando soltanto gli utili distribuiti a persone fisiche, non quelli che capitalizzano l’impresa.
Questo presuppone anche una trasparenza fiscale assoluta sui conti dell’azienda, per impedire facili elusioni fiscali, trasferendo reddito d’impresa a quello delle persone in maniera sotterranea.
3. Cancellazione di ogni e qualsiasi BONUS passato, presente e futuro, compresi gli incentivi alle aziende ed al mondo del lavoro.
Chi ha le risorse per restare sul mercato e guadagnare, ci resta, gli altri cambiano mestiere.
4. Graduale abolizione dei vari balzelli fiscali, come imposte di bollo, accise e cose simili. Oltretutto le entrate fiscali derivanti da queste imposte sono molto modeste. Chi non lo crede si legga il bilancio dello Stato.
5. Semplificazione radicale della dichiarazione dei redditi, grazie alla abolizione delle infinite prebende da detrazione.

Come sempre, si possono formulare obiezioni ad una tale drastica semplificazione fiscale. Si può dire, ad esempio, che le spese mediche dovrebbero restare detraibili dal reddito, e così anche altre spese. Si, qualcosa in tal senso si può e si deve fare, ma soltanto nei casi in cui la spesa sia a fronte della soddisfazione di un diritto inalienabile, come quello alle cure sanitarie, che viene in parte offerto dallo Stato, a valere sulle tasse, ma in parte no. Questi casi vanno affrontati in base al principio secondo il quale le tasse vanno applicate alla CAPACITA’ CONTRIBUTIVA di ciascuno, che coincide con quanto resta del reddito dopo aver fatto fronte a spese minime di sopravvivenza.
La detrazione fissa, oggi stimabile in almeno 1000 € ed oltre, dovrebbe coprire questo zoccolo reddituale di sopravvivenza, a cui aggiungere le altre, pochissime, spese detraibili dal reddito lordo.

Una tale politica fiscale certamente abbatte le entrate statali e degli enti pubblici, costringendo i medesimi ad una politica di riduzione della spesa, soprattutto di quella burocratica ed improduttiva, non di quella destinata ai servizi. Occorre però considerare che vengono a mancare anche tante spese, quelle degli infiniti bonus ed elargizioni varie a pioggia, destinate alle diverse lobbies politiche e sociali.
Fare pulizia, poi, stimola lo sviluppo, dopo una fase di rallentamento da shock, e ricostruisci margini PULITI di entrata fiscale per la pubblica amministrazione e per i servizi che deve offrire, quelli necessari, come difesa, giustizia, sicurezza, infrastrutture pubbliche, ecc.

Naturalmente nessuno proporrà mai una tale riforma, a meno che al potere non ci vada io, con l’autorevole sostegno di Gesù Cristo, che dovrebbe tornare sulla terra per cacciare a pedate, per la seconda volta, i mercanti dal tempio.
Perciò andremo avanti come al solito, con promesse mancate, bugie distribuite a pioggia, ed abbuffate dei soliti noti.

Ing. Franco Puglia
7 agosto 2022

DEMOCRAZIA O AUTOCRAZIA ?

Gli accadimenti della nostra epoca fanno riflettere ancora una volta sul tema della forma politica dei partiti, se autenticamente democratica, in cui gli esponenti eletti del partito siano il prodotto di una scelta della base del partito, cioè degli iscritti, o persino dei non iscritti, con le cosiddette “primarie”, ovvero di una scelta del vertice, autocratica, del leader di turno, che esprime, in teoria, una scelta democratica della base, ma non sempre, o comunque in assenza di alternative a chi viene eletto al vertice, come nei tanti partiti “personali”, a partire da Forza Italia, con Berlusconi, per finire con i più recenti Azione di Calenda o Italia Viva di Renzi.

Il movimento 5 stelle è partito, in teoria, con una visione democratica integralista, con i candidati eletti dalla base del partito, ma solo in teoria, visto che il partito era una COSA del Casaleggio e di Grlllo.
Anche volendo dimenticare questo non trascurabile dettaglio, l’esperienza di questi anni ci ha mostrato come questa modalità di scelta, purtroppo, non riesca ad esprimere i MIGLIORI, cioè le persone più idonee a ricoprire ruoli di grande responsabilità, ma persone generiche, spesso impreparate, ignoranti, scelte attraverso un “social”, che in se può essere un ottimo strumento, ma a certe condizioni, che non si sono verificate.

La forma autocratica, invece, ha il vantaggio teorico di esprimere scelte che derivano dalla capacità del fondatore o leader di valutare nella sua base di sostegno i migliori collaboratori, quelli che meglio di altri possono portare al successo il partito, sia in fase elettorale che in seguito. In questo caso il successo, o insuccesso, tutto dipende dalla capacità del leader di attrarre i migliori, sapendoli riconoscere, e dipende anche dalla qualità della sua visione politica e strategica.
Parlare di democrazia, in questo caso, è una forzatura, eppure questi partiti si definiscono democratici, e come tali vengono accettati, mentre sono organizzazioni a carattere personale in cui il leader non può essere rimosso e sostituito e tutte le scelte dipendono da lui.
Questo a meno di regole statutarie che consentano, in concreto, la scalabilità del vertice. La storia, però, non è ricca di esempi in tal senso.

E allora vero che cosa si dovrebbe orientare la politica, e la scelta degli elettori. Io non lo so: la mia attitudine è sempre stata verso la prima opzione, ma l’esperienza mi ha mostrato come sia fallimentare. Oggi, se dovessi stimolare la formazione di un partito, seguirei la seconda strada, pur essendo contrario in linea di principio, ma non rischierei più il mio impegno e le mie energie in un progetto che non fosse da me rigidamente condizionato.
Una sconfitta della democrazia, una sconfitta dei valori più alti della convivenza civile, il cui presupposto, purtroppo, è una ben diversa qualità delle risorse umane disponibili per la costruzione di una formazione politica.

Ing. Franco Puglia

30 luglio 2020