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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

IL DESTINO DEL MONDO

Da quando esiste, l’umanità si è sempre interrogata sul destino del mondo.
Senza poter dare una risposta, ma spesso presagendo eventi che avevano un certo carattere di prevedibilità, perché alle azioni umane corrispondono conseguenze anche prevedibili, seppure non tutte.

Il nostro destino, previsto da decenni, è il sovraffollamento del pianeta, che si è verificato in circa 50 anni triplicando la popolazione mondiale.
Questo sovraffollamento non può essere privo di conseguenze:
1. Esaurimento delle risorse naturali. Non si è ancora prodotto, a partire dal petrolio, ma è una conseguenza inevitabile, anche se non se ne può immaginare lo sviluppo. Intanto sta venendo a mancare una risorsa fondamentale: l’acqua, che scarseggia in molte aree del pianeta, anche se altre sono investite da nubifragi apocalittici.
2. Riduzione della superficie delle foreste: gli esseri umani consumano legname da sempre, e questo consumo non è mai terminato.
Oggi prosegue, abbattendo foreste per incendi naturali, ma più spesso dolosi, per guadagnare terra al pascolo di bestiame destinato a sfamare gli umani, quando non per sfruttare in altro modo il terreno liberato dagli alberi.
3. Cambiamenti climatici, determinati dai cicli planetari naturali, geologici, ma anche con un contributo umano, che se non è il falso globale della CO2, che alimenta gli interessi della New Economy, può comunque venire alterato dalla produzione globale di energia, quale che ne sia la fonte, destinata ai consumi umani.
4. Inquinamento di aria ed acque, determinato dalle diverse emissioni da combustione e dagli scarichi chimici e biologici, industriali e civili, nelle acque del pianeta.
5. Diffusione della spazzatura, residuo delle lavorazioni umane, nei terreni, nelle acque, nei mari. Notizie incontrollate parlano di mari contaminati dalle “mascherine del Covid”, roba di appena ieri e di oggi.
6. Squilibri economici e sociali sempre più gravi, con il fallimento economico di paesi fragili (Venezuela, Argentina, ecc), conflitti sanguinosi ed insanabili in altri (Afganistan, Siria, ecc), e come minimo la forte e crescente divaricazione tra ricchi e poveri.
7. Migrazioni di massa dal Sud a Nord del mondo, in senso geografico ed economico.
8. Devastazioni ed epidemie, dalle locuste in Africa, al Sars-Cov-2 in tutto il mondo.
9. Globalizzazione della circolazione di merci e persone, ed interdipendenza sempre più stretta delle diverse economie, causa prima della diffusione di patologie vecchie e nuove su scala planetaria, di cui l’ultima pandemia è il primo esempio di impatto globale pesantissimo.
10. Crisi profonda e forse irreversibile delle democrazie, con lo sviluppo un poco ovunque di forme di governo autoritario che tendono a consolidarsi (Cina, Russia, Nordafrica, Venezuela, sono solo alcuni esempi, ma anche nelle democrazie occidentali l’autoritarismo tende a prendere piede, come in USA, Inghilterra, Austria, Spagna, Francia, Italia, ecc).

Un panorama condito da una crisi economica globale che investirà tutti i paesi del mondo, nessuno escluso, Cina in testa.
Uno scenario che mostra soltanto elementi catastrofici, e nessun elemento positivo.
Ed in questo scenario la politica italiana balla il minuetto, gioca agli “stati generali”, terminologia presa in prestito dalla Storia e collocata in un contesto in cui non significa nulla.
E tutto nel più assoluto vuoto di idee, perché tutti sappiamo quello che vorremmo, ma COME ottenerlo non lo sa nessuno, ed anche un genio con una cultura superiore a Pico della Mirandola farebbe molta fatica a dirci cosa fare, date le premesse.

In realtà, in Italia, c’è qualcosa che si potrebbe fare, ma è poca cosa rispetto alle troppe grandi aspettative: noi potremmo fare COSE SEMPLICI, riforme strutturali che non si traducono immediatamente in soldi in tasca, ma che determinano soltanto il minimo sindacale per tentare di far sopravvivere un paese in maniera ordinata e tollerabile.
Cose che non portano voti, cose che non producono applausi, e che quindi nessuno cercherà mai di proporre.

CON CHI STANNO LE FORZE DELL’ORDINE?

Le restrizioni alla mobilità delle persone determinate dall’epidemia hanno messo in luce un aspetto forse dimenticato delle forze dell’ordine: quello della REPRESSIONE, un termine la cui connotazione appare negativa, nella percezione immediata, mentre dovrebbe essere positiva, se la repressione fosse SEMPRE orientata a combattere il crimine, l’illegalità, l’abuso sociale.
Ma è davvero sempre così? Pare di no.
Perché le forze di polizia sono costituite da esseri umani, e la motivazione che spinge molti giovani ad aderire a questa professione, come a quella propriamente militare, non è sempre dettata dal bisogno di giustizia e di contribuire ad assicurarla a vantaggio di tutti i cittadini.

Le forze dell’ordine dovrebbero essere “al servizio” dei cittadini, e NON al servizio del potere. Ma storicamente non è stato mai così. Le forze dell’ordine sono il “braccio armato” del potere, e molti dei giovani che incarnano sul campo questo “braccio armato” lo incarnano come tale, non come presidio di sicurezza del cittadino, o meglio, non soltanto in tal senso.
Perché dico queste cose? Perché durante il corso di questa epidemia troppo spesso si sono verificati episodi di ABUSO DI POTERE da parte delle forze dell’ordine incaricate di presidiare il territorio per assicurare il rispetto delle disposizioni governative in merito alle restrizioni sulla mobilità individuale.
Perché parlo di abuso di potere? Perché la violazione delle restrizioni alla LIBERTA’ di movimento costituzionalmente garantita ai cittadini non è, e non può essere, un REATO, ma una violazione da scoraggiare e cercare di reprimere avendo sempre ben chiaro nella testa che si tratta di assicurare comportamenti necessari ma comunque gravemente lesivi della sacra libertà individuale.
L’atteggiamento, quindi, dovrebbe essere quello del “buon padre di famiglia” nei confronti del figlio che si allontana dalla via maestra, senza arroganza, senza violenza, senza sanzioni intollerabili, e soprattutto senza cercare di INTERPRETARE in senso restrittivo la lettera della legge che, purtroppo, come sempre, nel nostro paese è ambigua, imprecisa, piena di interrogativi.

Invece no: l’atteggiamento diffuso delle forze dell’ordine è stato violentemente repressivo, con interpretazioni di pura fantasia delle norme, fondate non sulla lettura attenta delle norme ma sulla vulgata televisiva. I racconti di tante, di troppe persone, ed anche la mia esperienza personale, arrivano al grottesco.
Questo è MOLTO GRAVE perché induce nella gente PAURA ED OSTILITA’ nei confronti delle forze dell’ordine, mentre dovrebbe essere il contrario. Le forze dell’ordine dovrebbero essere percepite come “al nostro fianco”, non contro di noi.

Questo atteggiamento autoritario ed aggressivo, degno di un regime dittatoriale, ci fa capire quanto autoritario sia, nei fatti, il nostro ordinamento istituzionale, con una Magistratura che può permettersi di fare il bello ed il cattivo tempo senza mai pagare pegno, una politica non dissimile, che solo perché siamo parte del contesto europeo non è mai riuscita ad assumere dopo il 1945 una forma simile a tanti governi sudamericani, e forze di polizia che invece di difendere la Costituzione sarebbero pronte a scattare sull’attenti di fronte ad un ordine di repressione popolare che provenisse da una qualsiasi formazione governativa nazionale, che potrebbe anche essere espressa dal governo in carica, come da quello di opposizione che dovesse riuscire, prima o poi, a prendere il sopravvento.

Non nascondo di essere preoccupato: la crisi economica grave ed incombente, il dissesto della finanza pubblica, l’indebitamento alle stelle, ci portano diritti alla NOTTE DELLA REPUBBLICA, in cui rischiamo di precipitare, trasformando la nostra pur relativa libertà di ieri in un fantasma, la cui ombra si perderà nel buio della repressione.