IL DESTINO DEL MONDO

Da quando esiste, l’umanità si è sempre interrogata sul destino del mondo.
Senza poter dare una risposta, ma spesso presagendo eventi che avevano un certo carattere di prevedibilità, perché alle azioni umane corrispondono conseguenze anche prevedibili, seppure non tutte.

Il nostro destino, previsto da decenni, è il sovraffollamento del pianeta, che si è verificato in circa 50 anni triplicando la popolazione mondiale.
Questo sovraffollamento non può essere privo di conseguenze:
1. Esaurimento delle risorse naturali. Non si è ancora prodotto, a partire dal petrolio, ma è una conseguenza inevitabile, anche se non se ne può immaginare lo sviluppo. Intanto sta venendo a mancare una risorsa fondamentale: l’acqua, che scarseggia in molte aree del pianeta, anche se altre sono investite da nubifragi apocalittici.
2. Riduzione della superficie delle foreste: gli esseri umani consumano legname da sempre, e questo consumo non è mai terminato.
Oggi prosegue, abbattendo foreste per incendi naturali, ma più spesso dolosi, per guadagnare terra al pascolo di bestiame destinato a sfamare gli umani, quando non per sfruttare in altro modo il terreno liberato dagli alberi.
3. Cambiamenti climatici, determinati dai cicli planetari naturali, geologici, ma anche con un contributo umano, che se non è il falso globale della CO2, che alimenta gli interessi della New Economy, può comunque venire alterato dalla produzione globale di energia, quale che ne sia la fonte, destinata ai consumi umani.
4. Inquinamento di aria ed acque, determinato dalle diverse emissioni da combustione e dagli scarichi chimici e biologici, industriali e civili, nelle acque del pianeta.
5. Diffusione della spazzatura, residuo delle lavorazioni umane, nei terreni, nelle acque, nei mari. Notizie incontrollate parlano di mari contaminati dalle “mascherine del Covid”, roba di appena ieri e di oggi.
6. Squilibri economici e sociali sempre più gravi, con il fallimento economico di paesi fragili (Venezuela, Argentina, ecc), conflitti sanguinosi ed insanabili in altri (Afganistan, Siria, ecc), e come minimo la forte e crescente divaricazione tra ricchi e poveri.
7. Migrazioni di massa dal Sud a Nord del mondo, in senso geografico ed economico.
8. Devastazioni ed epidemie, dalle locuste in Africa, al Sars-Cov-2 in tutto il mondo.
9. Globalizzazione della circolazione di merci e persone, ed interdipendenza sempre più stretta delle diverse economie, causa prima della diffusione di patologie vecchie e nuove su scala planetaria, di cui l’ultima pandemia è il primo esempio di impatto globale pesantissimo.
10. Crisi profonda e forse irreversibile delle democrazie, con lo sviluppo un poco ovunque di forme di governo autoritario che tendono a consolidarsi (Cina, Russia, Nordafrica, Venezuela, sono solo alcuni esempi, ma anche nelle democrazie occidentali l’autoritarismo tende a prendere piede, come in USA, Inghilterra, Austria, Spagna, Francia, Italia, ecc).

Un panorama condito da una crisi economica globale che investirà tutti i paesi del mondo, nessuno escluso, Cina in testa.
Uno scenario che mostra soltanto elementi catastrofici, e nessun elemento positivo.
Ed in questo scenario la politica italiana balla il minuetto, gioca agli “stati generali”, terminologia presa in prestito dalla Storia e collocata in un contesto in cui non significa nulla.
E tutto nel più assoluto vuoto di idee, perché tutti sappiamo quello che vorremmo, ma COME ottenerlo non lo sa nessuno, ed anche un genio con una cultura superiore a Pico della Mirandola farebbe molta fatica a dirci cosa fare, date le premesse.

In realtà, in Italia, c’è qualcosa che si potrebbe fare, ma è poca cosa rispetto alle troppe grandi aspettative: noi potremmo fare COSE SEMPLICI, riforme strutturali che non si traducono immediatamente in soldi in tasca, ma che determinano soltanto il minimo sindacale per tentare di far sopravvivere un paese in maniera ordinata e tollerabile.
Cose che non portano voti, cose che non producono applausi, e che quindi nessuno cercherà mai di proporre.

IL CASO DI SILVIA ROMANO E LA NUOVA SINISTRA

Silvia Romano, inchiesta per gli insulti e i veleni sui social. Salvini: era meglio evitare un ritorno-show
Il caso di Silvia Romano, ritornata in Italia dopo circa un anno e mezzo di prigionia nelle mani di un gruppo somalo di Al Shabaab, è l’occasione per l’ennesima distinzione tra “destra” e “sinistra” politica. La giovane è stata recuperata attraverso un percorso non ancora chiarito, dietro pagamento di un riscatto cospicuo (ma la cifra non è stata divulgata) ed al suo arrivo in Italia, vestita da musulmana tradizionalista, la giovane dichiara come prima cosa di essere stata trattata bene dai suoi rapitori e di essersi convertita all’Islam per sua scelta. Trascuro altri dettagli.

Ora, vista la sua “vocazione” a spendere la sua vita in Kenya, nei villaggi di quella regione del mondo, vista la sua “conversione spontanea” all’Islam, vien da chiedersi perché sia tornata in Italia, paese notoriamente non di matrice musulmana, e vien da chiedersi perché pagare, noi, un costoso riscatto per una persona che ha abbracciato una diversa cultura, che possiamo anche tollerare sul suolo patrio, ma che per evidenti motivi non ospitiamo con entusiasmo.

A me appare di ogni evidenza che la ragazza sia stata plagiata dai suoi carcerieri, perché lei non aveva altra scelta, se voleva sopravvivere. Solo che si può simulare l’adesione ad una fede, per poi liberarsi del fardello appena possibile, oppure una mente debole, e questo pare essere il caso, può venire manipolata, trasformata, sino a restituire una persona diversa da quella di partenza, pur con le medesime sembianze. Non è stato il primo caso, e non sarà l’ultimo.

Sin qui una storia come tante altre, in cui si può discutere circa l’opportunità di cedere al ricatto di rapitori, sopratutto quando sono le scelte imprudenti della vittima a favorire il rapimento, andando per propria scelta in territori non presidiati e frequentati da bande criminali.

Su una simile storia non dovrebbero esserci divergenze di opinioni in funzione della propria appartenenza politica: un cittadino italiano commette una grave imprudenza, ne paga le conseguenze, lo Stato cede ad un ricatto e paga per la sua liberazione, il rapito ne esce sconvolto, plagiato, potenzialmente irresponsabile di se e perfino pericoloso, se radicalizzato. Cosa c’entrano le opinioni politiche in questo? E invece c’entrano.

In funzione dell’appartenenza politica le opinioni si dividono: a destra sentimenti di condanna per la “conversione” e di rivendicazione di un costo sostenuto per liberare una persona che, a conti fatti, non aveva bisogno di essere liberata, stando alle sue dichiarazioni. A sinistra parole di comprensione per il dramma umano della ragazza e di “rispetto” per le sue “libere” scelte in materia religiosa.
Ma l’elemento di divisione sta qui: nella sua conversione all’Islam.

Da una parte l’avversione senza mezzi termini verso una “religione” che, visibilmente, si occupa non tanto dello spirito delle persone quanto della loro sottomissione politica e civile ad un sistema di regole che a noi “laici” appaiono come minimo medievali, e come massimo ferocemente esecrabili. A sinistra, invece, la sottomissione all’Islam appare totale: mai vera condanna di qualsiasi misfatto, ma sempre “comprensione per la diversità”, distinzioni formali tra i “veri” musulmani ed i loro terroristi, non diversa da quella storica tra i comunisti ed i “compagni che sbagliano”, anch’essi terroristi.

Perciò nelle reazioni della Sinistra italiana le dichiarazioni della ragazza riguardano soltanto lei e la sua coscienza, cosa che sarebbe anche vera se si trattasse di una situazione diversa, in cui una cittadina italiana decidesse, a seguito di un suo travaglio interiore e senza interventi esterni di forzatura, di abbracciare una certa religione. Ma non è questo il caso: come faceva Silvia Romano, prigioniera, a scegliere “liberamente” una qualsiasi cosa. Oppure NON era prigioniera, ed allora è complice di un simulato rapimento che al Paese è costato dei bei soldi.

E quindi l’interrogativo è : perché la sinistra italiana, orfana del PCI e di un partito “cattolico” si mostra così tenacemente morbida nei confronti di un’ideologia (l’Islam) che si dice religiosa ma è eminentemente politica, “razzista”, perché antisemita, non meno di quei nazisti tanto esecrati dalla stessa sinistra, che si erano diretti verso il medesimo bersaglio dei musulmani nordafricani?

E perché essere tanto inclini a fare qualsiasi cosa, soprattutto se a spese altrui, nei confronti del terzo mondo, che ospita certamente un proletariato di diversa etnia, ma non solo quello, e non ha il monopolio del proletariato, che abbonda anche nel nostro territorio?

In questo atteggiamento rientra anche il favoreggiamento dell’immigrazione nel nostro paese, le continue istanze di concessione dei diritti di nazionalità italiana, o comunque di permesso di soggiorno quasi permanente.

Ed il mio interrogativo resta: perché essere tanto interessati alle famiglie dei nostri vicini di casa, trascurando interamente i membri della propria famiglia? Non lo capisco: sarà un mio limite.

Franco Puglia – 12.5.2020