DEGRADO SOCIALE E POLITICO DELL’UMANITA’

Siamo nel 2025, un’epoca in cui i conflitti armati avrebbero già dovuto scomparire da un pezzo, e la fame nel mondo non dovrebbe più esistere, mentre invece persistono entrambe, guerre, fame, ed insufficienza civile dei popoli del pianeta, in presenza di un crollo cognitivo verticale, alla faccia dello sviluppo culturale che solo in teoria dovrebbe riguardare tutti i popoli del pianeta.
La fotografia mostra arabi di Gaza alla ricerca disperata di cibo con cui riempire del pentolame, per sfamare molte pace vuote.
Una tragedia umana strumentalizzata da fazioni politiche di mezzo mondo, che esprime una realtà tragica, ma ne ignora totalmente le cause. La fotografia mostra giovani uomini che mendicano cibo dalle organizzazioni umanitarie, gente giovane, in età da lavoro, ma che non lavora (dove potrebbe adesso?) e con ogni probabilità non ha mai lavorato e non sa fare nulla, perché a Gaza la popolazione è sempre vissuta di aiuti internazionali e di sovvenzioni per sostenere la lotta armata contro Israele, che dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 con conseguente uccisione di 1200 civili e militari israeliani ed il rapimento di circa 250 di questi, nel territorio di Israele, pianificato ed operato da Hamas, ha condotto a questa guerra di quasi sterminio da parte dello stato ebraico nei confronti della popolazione di Gaza, che durante questi quasi due anni ha continuato a coprire le spalle di Hamas, facendosi ammazzare, facendo da scudo ai terroristi, quando ormai le risorse missilistiche iniziali di Hamas, che dopo il 7 ottobre del 2023 aveva iniziato a bombardare il territorio israeliano, si sono esaurite.

E paradossalmente questa follia omicida araba nata già alla fine della seconda guerra mondiale, con i primi insediamenti ebraici, viene premiata con il sostegno di larga parte dell’opinione pubblica mondiale e delle forze politiche ipocrite di numerosissimi paesi, che chiedono la resa di Israele, con il ritiro delle truppe e la cessazione dei bombardamenti, tutti sconvolti dal dramma umano degli sconfitti arabi che, peraltro, non si arrendono, preferendo andare incontro ad una morte certa, da pallottole, crolli di edifici o fame.
In pratica il messaggio politico più diffuso recita:
se il tuo nemico sconfitto non si arrende, arrenditi tu, perché non puoi produrre più morti di quanti il nemico ne abbia inflitte a te.

E l’ipocrisia internazionale non si ferma qui, perché pretende la resa israeliana ed afferma il riconoscimento di uno stato palestinese, che tuttavia NON ESISTE, perché prima viene la formazione di uno stato, e soltanto dopo lo puoi riconoscere, o meno.
E questa demenza politica, oltre a sorvolare su questa elementare realtà della necessità di un preciso e ben delimitato territorio, soggetto ad una sovranità politica espressa in termini organizzativi e gestionali reali e riconoscibili, dimentica completamente che nel Nord Africa, con poche eccezioni, gli “stati” sono aggregati tribali soggetti all’autorità di uno sceicco, o emiro, come gli emirati arabi tutti, a partire dal Qatar. Poi ci sono anche stati arabi veri e propri, come l’Egitto, e tutti quanti, mi pare senza eccezioni, sono sottoposti ad una autorità monocratica, ad una dittatura con appoggio militare più o meno esplicito. Il Medio Oriente è questo, e nient’altro.

E quale sarebbe il territorio dello “stato palestinese” ?
E CHI sarebbe lo sceicco in grado di esercitare un potere monocratico su tutta quella popolazione, riducendo ai minimi termini i vari potentati tribali sotto il suo controllo?
E questo ipotetico “stato palestinese” cesserebbe per sempre, con credibile certezza, le sue ostilità verso Israele, oppure no?
E CHI è in grado di garantire che questa nuova entità politica agisca in futuro secondo le aspettative pacifiche che i promotori immaginano?
E con quali risorse si sosterrà questa il popolo di questo nuovo stato? I sussidi internazionali di sempre? Perché uno STATO, per dirsi tale, deve anche avere delle risorse economiche proprie, deve avere una capacità produttiva, alimentare in primo luogo, e la capacità di produrre merci esportabili altrove, per produrre un reddito con cui fare fronte alle proprie importazioni.
Tra gli arabi di Gaza cosa troviamo? Capacità lavorative e saper fare che consentano loro di vivere autonomamente? E perché non le hanno sfruttate prima?

La realtà brutale è che ci troviamo davanti ad una popolazione di esseri umani che di umano hanno ormai ben poco, se non l’aspetto, determinati a sopravvivere pur che sia, e pronti anche a morire, pur tra le lacrime di coccodrillo, gente che nessuno vuole, che i “fratelli musulmani” degli altri paesi arabi si rifiutano di accogliere, mentre sarebbe la sola soluzione, sparpagliare due milioni di arabi tra alcune decine di milioni di altri arabi con cui condividono cultura, lingua, religione, stili di vita.
Ma i paesi arabi, che tanto deplorano il “genocidio” di Gaza, non accorrono per offrire un rifugio ai fratelli arabi nei loro territori, non li ospitano nelle loro case, non li aiutano a trovare un lavoro che gli permetta di autosostentarsi: no, lasciano che muoiano di fame o di pallottole, offrendo loro un’ottima scusa per alimentare l’odio anti ebraico ed anti occidentale.

Ing. Franco Puglia
13 agosto 2025

NAZIONI, STATI E TRIBU

Un commento appropriato di Severina Alberti richiama alla mia memoria la questione dei nativi nordamericani, in rapporto alla questione dei nativi palestinesi, che tali sono, in assenza di un solo “popolo” palestinese.
Le due storie sono davvero parallele: il nord americano, come il centro ed il sud, erano abitati da nativi di lontanissima origine asiatica, organizzati in piccoli insediamenti tribali, con alcune eccezioni nell’America centro-meridionale, dove alcune popolazioni ebbero una loro maggiore specificità culturale e linguistica, come i Maya, gli Aztechi, gli Incas, i Toltechi.
La colonizzazione europea da parte di inglesi, spagnoli e portoghesi, pochi francesi nel nord canadese, fece affluire in questi territori una massa crescente di immigrati, portatori di una cultura radicalmente diversa da quella dei nativi, molto più avanzata sotto ogni profilo, molto più forte anche sul piano militare. Il conflitto tra queste culture fu inevitabile, ed i nativi ne fecero le spese.
Il risultato, a secoli di distanza, fu la creazione degli Stati Uniti d’America, del Canada, del Messico e di tutti gli altri stati centro americani e sud americani che conosciamo, con lo sterminio dei nativi, in parte, la commistione etnica con i conquistatori (centro e sud americano) ed il confinamento in riserve dei nativi nordamericani.
Da notare che buona parte di questi ultimi, dopo secoli, NON si sono integrati nella società anglosassone, ma anche ispanica e nera degli USA, continuando a vivere una vita miserabile nelle riserve.

In Palestina è accaduta la medesima cosa, come prima altrove nel mondo: le popolazioni locali della Palestina furono soggette a dominazioni successive di altri popoli nel corso dei secoli e non raggiunsero mai la dimensione culturale, demografica, organizzativa di una sola nazione con identità univoca e riconoscibile.
Non è mai esistito uno stato palestinese e le popolazioni vissero in quei territori con un’organizzazione di stampo tribale, tra una dominazione e l’altra. L’arrivo degli Ebrei dopo il 1945 e la presa di possesso di quei territori, con le buone o con le cattive, neppure voglio discuterlo, portò rapidamente alla formazione dello Stato d’Israele, ad opera di una cultura secolare, ben riconosciuta e riconoscibile, con lingua e religione proprie: la cultura ebraica.
I nativi palestinesi non accettarono mai questo insediamento, in questo sostenuti dai correligionari musulmani del Nord Africa.
Tra un conflitto e l’altro siamo arrivati ai giorni nostri.

Su queste basi vien da chiedersi su cosa si possa mai fondare l’istanza della costituzione di uno “Stato Palestinese” indipendente e riconosciuto a livello internazionale, collocato, per di più, in parte all’interno del territorio ormai israeliano (Gaza) ed in parte ai suoi confini (Cisgiordania). In perfetta analogia i nativi nordamericani avrebbero diritto ad uno “Stato dei nativi nordamericani” nel territorio ormai USA, e potremmo proseguire un poco ovunque nel mondo, non dimenticando la Catalogna, il territorio basco nella Spagna del Nord, la Scozia, il Galles, e via così …
Perseguire un OBIETTIVO SBAGLIATO (lo stato palestinese indipendente) conduce a risultati devastanti, come si è visto sin qui. Allora perché perseverare? Perché non dire le cose come stanno e prendere atto, TUTTI, anche i paesi musulmani, dell’esistenza di uno stato ebraico in cui sono presenti popolazioni di diversa origine e di religione musulmana, da sottoporre alle leggi dello Stato in cui vivono, liberi tuttavia di emigrare altrove, in paesi di cultura più simile alla loro, disposti ad accoglierli.
Portare avanti questo FALSO STORICO del “popolo palestinese”, che non ha una sua lingua, ma parla arabo, che non ha una sua religione, essendo musulmani come tanti altri, che non ha un retaggio storico come NAZIONE, A CHI SERVE ?
Non serve neppure ai popoli arabi ed ai musulmani in genere, i cui interessi sono di ordine economico, di sviluppo, di miglioramento delle condizioni di vita dei loro cittadini, non di guerra religiosa insensata contro gli INFEDELI, sionisti o cristiani che siano.

Appoggiare HAMAS o Hezbollah, o Isis o qualsiasi altra formazione integralista islamica non porta acqua al mulino di alcun paese musulmano, anzi, la toglie, ed è già poca, mi pare, se escludiamo i signori del petrolio.

ALLORA FACCIAMOLA FINITA CON QUESTA STORIA: CHIEDO A TUTTI I MUSULMANI DI ABBANDONARE AL LORO DESTINO DI ESTINZIONE I TERRORISTI INTEGRALISTI, una cosa che avverrà rapidamente, anche se non in maniera indolore, qualora una tale presa di posizione emergesse in maniera netta e visibile, perché farebbe mancare il terreno sotto i piedi a questa gente, e soprattutto I SOLDI, le armi, l’appoggio delle masse musulmane più ignoranti, pacificando la regione e restituendola ad un cammino di sviluppo di cui ha un disperato bisogno, vista anche la pressione migratoria lontano dall’Africa.

Ing. Franco Puglia
21 ottobre 2023