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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

CENTRI PER L’IMPIEGO E NAVIGATORS

La legge voluta dai pentastellati a messa in atto dai governi di sinistra è stato il più clamoroso flop della storia legislativa italiana, andando a finanziare in abbondanza nullafacenti di professione, piccola delinquenza ed immigrati senza futuro.
E’ costato al Paese cifre di spesa pubblica elevate, che non conosco e non vado a cercare, perché irrilevante ai fini di quanto sto per dire, non ha creato visibilmente nuovi posti di lavoro, salvo quelli, a termine, per fortuna, dei cosiddetti “navigators”, gente che non trovava di meglio da fare ma che avrebbe dovuto trovare il lavoro ad altri.

Con il nuovo governo Meloni metteremo la parola fine a questa incredibile vicenda, ma sento che si parla di spostare i “navigators” da un ente di gestione ad altri, comunque pubblici, finanziati con i soldi di tutti, nell’ambito dell’abituale strategia del cambiare tutto per non cambiare nulla. Sento che andrebbero ad ingrossare le fila dei Centri per l’impiego”, pre-esistenti ai navigators, entità che non hanno mai combinato nulla, ma consumato risorse pubbliche a vuoto.

Ora, non sarebbe ora che almeno un governo DI DESTRA, con una maggioranza numerica parlamentare consistente che lo sostiene, mettesse la parola FINE su questo storico spreco di denaro pubblico, chiudendo una volta per tutte sia l’organizzazione di marca pentastellata che i precedenti centri per l’impiego? SI, eccome, è ora di farla finita. Significa mettere per strada centinaia, forse migliaia di persone, gente che ha lavorato ed ancora lavora, o fa finta di farlo, in questi enti pubblici. E mentre i navigators avevano un contratto a termine, rinnovabile, che sta scadendo e, auspicabilmente, non verrà rinnovato, nei centri per l’impiego, alias uffici di collocamento, troviamo persone che hanno vinto un CONCORSO PUBBLICO, e sono quindi, formalmente, con le leggi attuali, INTOCCABILI.
E molti navigators, fiutando la mala parata, hanno già abbandonato la nave che affonda del reddito di cittadinanza per partecipare a concorsi dei centri per l’impiego, che quella parte della P.A. che sostiene la sinistra italiana si è affrettata a mettere in campo.

Bene, cioè MALE, perché a questo punto se Meloni vuole avere un minimo di credibilità politica nel mondo della destra liberal-simile deve immediatamente legiferare in modo che questo serbatoio assistenziale venga svuotato definitivamente, sottraendo a Regioni, Province e Comuni i fondi necessari a finanziare questo secolare spreco italiano.

Resta il problema del LAVORO e di facilitare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, nell’interesse di tutti. Come al solito un modo di affrontare il problema in chiave proattiva esiste, ed è fondato, come sempre, sull’iniziativa individuale, sia quella dei soggetti che hanno BISOGNO di un reddito, sia quella di altri soggetti che possono guadagnare da una ricerca di posti di lavoro per altre persone, che conduca a raggiungere l’obiettivo.

In altri termini: se TU trovi un lavoro stabile a LUI, IO TI PAGO. IO chi? IO Stato.
Ha senso che lo Stato, quindi noi tutti, spenda soldi pubblici per creare posti di lavoro facilitando l’incontro tra domanda ed offerta: i benefici, infatti, ricadono su tutta la collettività, non soltanto sui diretti interessati. In concreto significa stabilire per legge un BONUS statale per quei soggetti privati che decidano di intraprendere la carriera di promotori di opportunità d’impiego, a proprio rischio, come imprenditori privati, ricevendo un PREMIO dallo Stato pari, ad esempio, al 10% del reddito lordo dei lavoratori collocati, per un periodo massimo di, poniamo, tre anni. Significa che un lavoratore da 18’000 € annui renderebbe al promotore 5’400 €. Buttali via, per il tempo speso a cercare un posto di lavoro a qualcuno …

Gli Head Hunters e le varie organizzazioni private di ricerca di personale già esistono, ma si rivolgono esclusivamente al mercato dei manager e di impieghi ad alto contenuto professionale. Guadagnano fatturando alle aziende i loro compensi, e sono le aziende che si attivano nella ricerca, rivolgendosi al professionista di cui più si fidano.
Si tratta di generalizzare questo sistema, introducendo un quarto elemento: lo Stato, che finanzia la ricerca di collocazione al lavoro per quei soggetti che possono ricoprire ruoli meno significativi nel mondo del lavoro, ed hanno maggiori difficoltà ad entrare in contatto con la poca offerta di lavoro presente sul mercato. Non solo: una tale iniziativa potrebbe anche sposarsi con una norma sul salario minimo, inducendo i promotori a ricercare e negoziare con chi offre un posto di lavoro condizioni contrattuali e remunerative degne di un paese civile. Il BONUS potrebbe essere subordinato al rispetto di queste condizioni.

C’è qualcuno in grado di far pervenire ai soloni seduti sugli scranni del Governo questa semplicissima proposta?

Ing. Franco Puglia

3 novembre 2022

IL MONDO CHE VERRA’

No, non sarà quello che io sognavo da ragazzino: assomiglierà, purtroppo, a quello che paventavo, ancor giovane, ma dotato di capacità cognitive, analizzando la realtà e prevedendo i suoi possibili sviluppi.
In verità speravo per il meglio, pur temendo il peggio: speranza vana …
Già 50 anni fa sapevamo che lo sviluppo demografico, in particolare nei paesi emergenti, non si sarebbe mai arrestato, creando problemi planetari immensi. Così è stato, e siamo passati da circa 2,5 miliardi di umani, a mia memoria, ad oltre 8 miliardi, in pochi decenni.
Lo sviluppo tecnologico è stato al di là di qualsiasi immaginazione, per i profani, ma ero ancora un professionista alle prime armi quando si parlava di telecomunicazioni in fibra ottica, di pannelli solari, di pale eoliche e di telefonia mobile. In pochi decenni è diventata realtà.
E si fantasticava di robot che avrebbero sostituito il lavoro umano: ma ci lavoravamo intorno, ed in Italia la vecchia FIAT non fu l’ultima ad installare linee di montaggio robotizzate per le sue auto. E si preconizzava sin da allora che molti lavoratori si sarebbero trovati in seria difficoltà, precipitando nell’obsolescenza senza ritorno, oppure semplicemente espulsi dalle fabbriche che avevano bisogno di meno mano d’opera.
Non si parlava ancora delle delocalizzazioni produttive: la globalizzazione dei mercati non era stata ancora inventata. Per fortuna l’epoca “green” era ancora di là da venire, ma la lotta contro i petrolieri padroni del mondo era già iniziata.

E adesso ci siamo, in piena globalizzazione, in piena era tecnologica, di cui non si intravvede un limite, ma anche in piena crisi energetica, nonostante i pannelli solari e le pale eoliche, ed in piena guerra fredda, ma anche calda, in alcuni territori, come ai vecchi tempi, con l’occupazione in discesa, anche quando pare riprendersi, perché si riprende rispetto al calo precedente, ed i numeri ingannano, perché non contano i numeri assoluti ma le percentuali in rapporto alla popolazione potenzialmente attiva, e conta il territorio, perché le cose cambiano da paese a paese.
Ed un numero crescente di persone guarda a sbocchi assistenziali, di ordine pensionistico, se in età pensionabile, oppure di tipo assistenziale tout court, come i vari sussidi di disoccupazione ed il reddito di cittadinanza.

E dopo questa lunga premessa vanno dette alcune cose:
1. La ricchezza non si crea dal nulla: i soldi sono soltanto uno strumento di scambio per cose reali, beni o servizi: non hanno valore proprio.
2. La ricchezza proviene dalla natura, oppure dal lavoro umano; gli animali non sono né ricchi né poveri: sopravvivono grazie alla natura oppure grazie al lavoro umano, se domestici.
3. Le macchine hanno moltiplicato la produttività del lavoro umano; significa che hanno permesso la creazione di una crescente ricchezza pro capite, ma distribuita in maniera non uniforme. Questa loro caratteristica fece immaginare, decenni fa, un mondo in cui il lavoro umano potesse scomparire, sostituito da quello delle macchine, capaci di produrre ricchezza e di distribuirla A TUTTI, non si sa con quali criteri, senza che i beneficiari avessero bisogno di lavorare per procurarsi la loro parte. Le cose non sono andate così, ma in parte però si, solo che le macchine NON hanno interamente cancellato il lavoro umano (meno male!) e che la ricchezza da loro prodotta si è concentrata in poche mani, con ricadute importanti su tutta la popolazione, ma secondo uno schema piramidale, che lascia ben poco a chi è alla sua base.
4. Il risultato, ad oggi, ma in progressivo peggioramento, è stato una concentrazione della ricchezza e, soprattutto, DEL SAPERE, con una progressiva emarginazione di intere popolazioni dalle fonti di questa ricchezza, condannandoli alla disoccupazione oppure a lavori umili, faticosi, poco retribuiti; quel poco che non facciamo ancora fare alle macchine.
L’antica società agricolo-pastorale era povera, ma lavoratrice: produceva per se medesima e per i pochi potenti che la governavano sfruttandola.
Oggi i poveri non sono così numerosi, ma sono sempre troppi, e sono in crescita.
Il sostegno economico di questa gente richiede ingenti risorse, che la fiscalità fatica a sostenere, anche perché il maggior contributo alle entrate fiscali proviene dalla grande massa dei percettori di reddito, non dai pochi, seppur numerosi, RICCHI.
Quindi la politica di Robin Hood non paga: rubare ai ricchi non cambia la situazione dei poveri: serve solo a dare soddisfazione all’invidia sociale di alcuni.
Il divario di ricchezza, che è oggettivamente spropositato, ha un impatto di ordine morale sulle nostre coscienze, ed ha senso cercare di combattere i meccanismi di concentrazione eccessiva della ricchezza, specie se tali meccanismi si traducono in sottrazione di risorse ai meno abbienti di qualsiasi ordine e grado. Ma una tale politica non può coincidere con quella vetero comunista, sotto rinnovate spoglie, che scatena il conflitto di classe fine a se stesso, schiacciando tutti verso il basso, perché non dispone di strumenti per fare l’opposto.

Negare che il problema esista non cancella il problema: le masse crescenti degli espulsi dal percorso del benessere sono una bomba sociale innescata, oltre ad esprimere una ingiustizia sociale che determina un disagio morale diffuso, e conseguenze pratiche negative per tutti.
Non solo: i meccanismi che reggono il nostro mondo sono fondati sui consumi della gente, e se questi consumi non si reggono il meccanismo si inceppa, a svantaggio di tutti.
Quindi occorre sostenere economicamente i meno fortunati senza penalizzare troppo i più fortunati, quelli che un reddito elevato o modesto lo hanno.
E’ come far quadrare un cerchio: non esistono soluzioni radicali, ma aggiustamenti circostanziali, mai definitivi. In ogni modo occorre anche fermare la progressione del gap culturale tra chi detiene il sapere e chi ne è totalmente privo, facendo anche una parziale marcia indietro sull’automazione e restituendo all’essere umano la sua funzione primigenia di Homo Faber, non soltanto spettatore del mondo che lo circonda.

Ing. Franco Puglia

19 ottobre 2022