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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

CARO ENERGIA E CARO PREZZI


Non sono la stessa cosa: perché il caro prezzi è stimolato dal caro energia, ma il prezzo dell’energia dipende essenzialmente dalle tasse, più che dal prezzo dell’energia alla fonte. Vediamo la composizione del prezzo della benzina quando costava 1,74 € al litro.
– Le accise: 0,73 €/litro
– L’IVA: 0,31 €/litro
– Il margine dei distributori al consumo: 0,11 €/litro
Totale: 1,74 €/litro

La cosa assurda, da sempre, circa la formazione del prezzo, è che anche se il prezzo della materia prima fosse ZERO, il prezzo della benzina sarebbe comunque di 1,02 €/litro, perché le accise sono fisse (0,73 €) + 0,11 € di distribuzione e siamo a 0,84 € + IVA al 22% e siamo a 1,02 euro. Torniamo al prezzo della materia prima “benzina”, che non è petrolio, ma petrolio raffinato, quindi un prodotto che parte da un prezzo di materia prima che è il barile di greggio, a cui si aggiungono i costi di raffinazione. Se il prezzo di mercato del barile di greggio aumenta del, poniamo, 20%, i costi di raffinazione non cambiano e quindi, a rigore, il prezzo della benzina alla produzione deve aumentare MENO del 20%. Ma naturalmente non sempre funziona così: anche i raffinatori “ci marciano” riversando sul prodotto finito almeno la medesima percentuale.

La stessa cosa accade con lo Stato Italiano:
– Materia prima (la benzina dal produttore) : 0,65 € (+10%)
– Accise: 0,73 €
– Margine di distribuzione: 0,11 €
– IVA: 0,32 €
Totale: 1,81 € (+4%)

Ma il prezzo alla pompa potrebbe anche essere superiore, e non sarebbe giustificato.
Le nostre accise, naturalmente, sono le più elevate d’Europa, con il minimo della Bulgaria, a 36 centesimi. L’altra anomalia è quella di tassare le tasse: infatti l’IVA viene calcolata sul “costo” totale, accise incluse, come se le accise fossero un costo, e non una tassa: si tratta di 0,16 €/litro di IVA, determinata dalla applicazione dell’IVA anche alle accise. Il prezzo del greggio è salito, in un anno esatto, da 58 a 89 $ al barile (+53%).

Il prezzo della benzina (fonte MISE; https://dgsaie.mise.gov.it/prezzo_carburanti_mensili.php)
è passato da 1,42 €/litro (inizio 2021) a 1,76 €/litro a fine Gennaio 2022 (ma adesso siamo intorno ad 1,9 €/l) quindi +24%. In pratica l’aumento del prezzo della benzina riflette per circa il 50% l’aumento del prezzo del greggio. Facendo un calcolo a ritroso abbiamo:

– Materia prima (la benzina dal produttore) : 0,60 €
– Accise: 0,73 €
– Margine di distribuzione: 0,11 €
– IVA: 0,317 €
Totale: 1,76 €

– Materia prima (la benzina dal produttore) : 0,324 €
– Accise: 0,73 €
– Margine di distribuzione: 0,11 €
– IVA: 0,256 €
Totale: 1,42 €

Questi numeri ci mostrano che il prezzo della benzina alla produzione risente in maniera anomala dell’aumento del prezzo del greggio: infatti il calcolo ci mostra un aumento del prezzo della benzina alla fonte pari all’86%, mentre l’aumento del greggio è stato solo (si fa per dire …) del 53%.

Partiamo allora dal prezzo della benzina calcolato in funzione di un prezzo alla pompa di 1,42 € ed applichiamo pari, pari, un aumento del 53%; abbiamo:
– Materia prima (la benzina dal produttore) : 0,496 € (+53%)
– Accise: 0,73 €
– Margine di distribuzione: 0,11 € 1,3357
– IVA: 0,294 €
Totale: 1,63 €

Il prezzo che paghiamo, invece, era di 1,76 € (+8%), e adesso siamo a quasi 1,9 €.
In tutto questo gioca anche il rapporto di cambio fluttuante tra € e $, visto che le quotazioni del greggio si esprimono in Dollari. Appare però EVIDENTE dai calcoli che qualcuno ci marcia in tutto questo caos, come in passato, come sempre.
Ed appare evidente, COME SEMPRE, l’inadeguatezza della burocrazia italiana ad affrontare il caro energia almeno a livello dell’identificazione delle sue cause non manifeste, invece di scaricare tutto, semplicisticamente, sulla crescita, pur abnorme, del prezzo del barile di greggio o del metro cubo di metano. Altrettanto evidente il fatto che, se si scarica su aziende e consumatori questo costo dell’energia, comunque motivato, tutto il sistema economico e fiscale ne risente pesantemente, e la perdita di gettito fiscale che ne consegue può eccedere la perdita di gettito derivante da una correzione strutturale significativa del modo di formazione del prezzo dell’energia, con una riduzione drastica delle accise ed applicando l’IVA al prezzo dell’energia depurato di questa tassa, che va sommata DOPO l’applicazione dell’IVA e non prima.

Nel bilancio dello Stato le entrate attribuibili alle accise rientrano nella voce “oli minerali” che vale circa il 5% delle entrate fiscali (28 miliardi su 524, dati 2019). Probabilmente in questo capitolo delle entrate non ci sono solo le accise, che valgono quindi di meno.
Ora, è tanto difficile immaginare che la perdita di gettito fiscale, se l’economia di tante aziende va a picco, assieme ai consumi, a causa del caro energia, possa superare la perdita fiscale di una riduzione drastica delle accise sui prodotti energetici?
La sola IVA vale (2019) 174 miliardi. Una perdita di incasso dell’IVA anche solo del 10% vale da sola più della metà delle entrate fiscali qui attribuite alle accise.

Eppure abbiamo un Presidente del Consiglio che sarebbe un “economista”….

Ing. Franco Puglia

9 Febbraio 2022

INVOLUZIONE ECONOMICA E SOCIALE

Siamo ormai OLTRE il declino, quello che un gruppo nutrito di poveri sognatori voleva fermare alcuni anni fa; siamo entrati in un processo involutivo che ci riconduce agli anni 70, gli anni dell’inflazione a due cifre, del terrorismo, della crisi del periodo politico democristiano, durante il quale l’Italia, pur afflitta dai suoi mali endemici, dalla corruzione fisiologica, dal pressappochismo di sempre, aveva conosciuto una breve stagione di sviluppo economico e civile.
Tutto finito.
Il tentativo infruttuoso di scegliere il successore del Presidente Sergio Mattarella al Quirinale ha segnato l’epilogo del processo involutivo.
La plateale dimostrazione di impotenza di tutti i partiti politici in campo, con la palese incapacità della loro classe dirigente, cosa che non meraviglia, ed era nota, ha raggiunto il suo apice di espressione e segna la fine della seconda Repubblica.

Nel contempo, fattori interni ed esterni stanno mutando lo scenario in cui la politica è chiamata ad esprimersi: due anni di pandemia, ed il terzo ancora in corso, l’inflazione galoppante, sospinta dal rincaro dell’energia e di molte materie prime, il fallimento di tutte le politiche pregresse di sostegno dello sviluppo economico, la disoccupazione crescente ed il processo di deindustrializzazione senza tregua, le tensioni internazionali che ripropongono la guerra fredda, e speriamo non calda, tra Est ed Ovest, sono tutti elementi di un “dejà vu” della mia gioventù, trascorsa nella paura di una guerra nucleare, nella rincorsa al reddito sospinta da un’inflazione a due cifre, sino alla scossa del terrorismo e poi del crollo giudiziario della Prima Repubblica.

I partiti, come avevo ben previsto quando immaginai il progetto mai seriamente lanciato di Svolta Europea, dopo una prima fase di frammentazione, tanto a destra come a sinistra, sono ormai un cumulo di macerie, e dovrebbero essere sciolti d’autorità, perché non rappresentano più nessuno, ma sopravvivono grazie ai soldi che le regole da loro stessi scritte fanno affluire nelle oro casse.
Hanno costretto il Presidente uscente Mattarella ad accettare il rinnovo dell’incarico presidenziale, stante la loro incapacità di uscire dallo schema di gioco fazioso che è la sola modalità d’azione che conoscono, con il solo obiettivo di arrivare a fine legislatura, senza perdere un solo euro dei loro sontuosi emolumenti parlamentari, scaricando su Draghi la responsabilità della gestione di questo 2022, a qualsiasi cosa ci porti, uscendo di scena nel 2023.
E già si discute di quelle elezioni politiche, perché questo 2022 sarà, per questi fantasmi politici, un anno dedicato al tentativo di costruire meccanismi di consenso che ripropongano alcuni tra loro alla platea elettorale del 2023.
Ed il dibattito è già iniziato, tra schema proporzionale o maggioritario, come se avesse un senso parlarne PRIMA di avere sciolto queste formazioni politiche.
Un sistema maggioritario favorisce l’aggregazione delle forze per raggiungere una maggioranza consistente, ma presuppone una platea politica priva di leaders mediatici consolidati delle varie formazioni, che determinano fratture nella medesima area politica e non un processo di aggregazione delle forze in una sola formazione.
Un sistema proporzionale, invece, non premia nessuno, determina la massima frammentazione delle concentrazioni partitiche ma ha il merito di condurre in Parlamento PERSONE, NON PARTITI, cioè quello che prevede al Costituzione, che esprime una REPUBBLICA PARLAMENTARE, dove gli eletti NON hanno vincolo di mandato, mentre sin qui abbiamo conosciuto la REPUBBLICA DEI PARTITI, che del Parlamento potrebbe anche fare a meno.
Oggi una legge elettorale proporzionale serve a FARE PULIZIA, facendo decadere le leadership di facciata prive di vero seguito popolare, e serve a restituire al Parlamento il suo originario ruolo costituzionale, confinando i partiti nella loro funzione primitiva di motori di aggregazione del consenso attorno a PERSONE credibili, che esprimono un patrimonio di idee con una storia personale di successo.

E veniamo all’economia: i Media ci raccontano quotidianamente le favole sulla crescita del PIL italiano e, sento stamane, che l’Italia sarebbe diventata, addirittura, il MOTORE ECONOMICO d’Europa.
Balle romane …
La crescita del PIL è stata ridimensionata al 4%, dal 6% iniziale, ma è una crescita al lordo dell’inflazione, che è stimata al 4%, quindi la crescita del PIL, nella migliore delle ipotesi è ZERO, se depurata dell’inflazione. Il PIL si dovrebbe misurare, se fosse possibile, in UNITA’ PRODOTTE, non in valuta, perché i soldi, con inflazione in corso, cambiano le carte in tavola.
L’inflazione reale è certamente superiore al 4%: basta guardare al prezzo della benzina, che si appresta a toccare i 2 € al litro.
Come in passato, il prezzo dell’energia guida il processo inflattivo, che, una volta iniziato, innesca una spirale inarrestabile.
Chi può farlo sta adeguando i suoi prezzi: la rincorsa è iniziata e ci porta verso un’inflazione a due cifre nel giro di meno di due anni.
Questa inflazione fa comodo ai finanzieri, perché abbatte il valore reale dei debiti, preme sui tassi d’interesse dei prestiti, aumenta in maniera fittizia il valore del PIL e quindi abbatte il famigerato rapporto debito/PIL, dando l’illusione di un miglioramento della situazione debitoria degli stati.
Il prezzo? La svalutazione dei patrimoni liquidi, che inizieranno la rincorsa verso collocazioni fruttifere, che difendano dall’inflazione.
Ma anche una svalutazione del potere d’acquisto di TUTTI i percettori di reddito fisso, quindi almeno la metà della popolazione italiana, tra pensionati e lavoratori dipendenti, con un crollo del PIL REALE, cioè della produzione destinata al consumo interno, causa il ridotto potere d’acquisto.
Nulla di nuovo, tutto già visto e vissuto, e speravo di non doverlo rivivere mai. Non sarà così: l’involuzione ci riporta agli anni di piombo, ed anche il terrorismo farà la sua parte, solo che forse stavolta non sarà rosso ma nero.
Il tutto in un mondo più complicato di quello di allora, per cui mi aspetto che i conflitti siano ancora più drammatici.

I giovani non hanno un futuro davanti a loro: sono meno attrezzati di quella che era la mia generazione, sia culturalmente, in senso lato, che scolasticamente. Inoltre il mondo in cui sono nato e vissuto aveva ancora un grande potenziale di crescita, mentre questo non ne ha più.
Non mancano le aggravanti, come l’indebitamento massiccio per il PNRR che è indirizzato ad un cambiamento fondato su FALSI PLATEALI, che hanno le gambe corte e nel giro di pochi anni si paleseranno per quello che sono, lasciando tutti a bocca asciutta, salvo quelli che si sono arricchiti lungo il percorso, sfruttando la corrente.
Il mio percorso individuale volge al termine per ragioni anagrafiche e non so quanta parte riuscirò, mio malgrado, a vedere di tutto questo sfascio. Chi ha ancora un interesse alla sopravvivenza reagisca, non perda altro tempo, faccia germogliare i semi che ho sparso a piene mani in questi ultimi dieci anni attraverso la rete e poi SI DIA DA FARE, o perirà con tutti gli altri inerti o inermi.

Ing. Franco Puglia
1 Febbraio 2022