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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

UNA FOTOGRAFIA SINTETICA DELLE IMPRESE ITALIANE

Due tabelle con i dati delle imprese italiane nel 2018, con dati economici, numero di imprese e numero di addetti.
Ci sono alcune discrepanze tra i numeri, perché pur essendo una sola la fonte (ISTAT) le elaborazioni da cui sono tratti i numeri sono diverse, ed i conti non quadrano sempre, anche nelle somme, ma pazienza. Manca interamente il dato su “Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata”, perché nel sito di Istat il riferimento nel sommario va ad una tabella sbagliata, non riferita a questo settore merceologico.

Al netto delle imprecisioni emergono con prepotenza i dati macroeconomici:
1. Il 98% delle imprese ha meno di 20 dipendenti (quindi quasi tutte) mentre il fatturato è suddiviso 1/3 circa tra i tre gruppi.
2. In base al costo procapite delle ore lavorate, le piccole imprese sono molto più competitive di quelle grandi.
3. Le attività manifatturiere propriamente dette occupano meno di 4 milioni di addetti (circa il 25% del totale).
4. Le altre attività economiche occupano i 3/4 degli addetti, mostrando uno squilibrio strutturale tra manifatturiero e servizi, i cui costi, spesso, gravano sul manifatturiero.
5. Commercio, alloggio e ristorazione, turismo e supporto alle imprese sono ai primi tre posti in termini occupazionali tra i servizi.

A mio avviso è il quadro di una struttura economica sbilanciata sul terziario, che fotografa un paese poco manifatturiero e quindi fragile, perché i servizi, in genere, non si esportano nel mondo, mentre le merci si.



ANNO 2018






Attività manifatturiereN° impreseN° addettiAdd/Imp
Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature)67.123547.0298
Fabbricazione di macchinari ed apparecchiature n.c.a.20.609466.07623
Industrie alimentari51.302407.1678
Confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia28.737202.3827
Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche9.730178.55818
Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi2.272167.23074
Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature35.377157.9564
Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi18.177150.7458
Fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche8.019149.73119
Fabbricazione di articoli in pelle e simili14.723147.62510
Fabbricazione di mobili17.558131.8588
Altre industrie manifatturiere28.717122.9674
Metallurgia3.333116.51835
Industrie tessili12.627114.2749
Fabbricazione di prodotti chimici4.343110.41425
Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio25.34099.0764
Fabbricazione di altri mezzi di trasporto2.50197.73739
Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi4.85988.34418
Stampa e riproduzione di supporti registrati14.55282.1046
Fabbricazione di carta e di prodotti di carta3.64072.78720
Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici46061.989135
Industria delle bevande3.39741.39512
Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio29610.32535
Totale377.6923.724.28710




Altre attività economiche


Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli1.072.0953.423.1873
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione331.2991.558.5865
Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese153.4651.384.9389
Costruzioni493.0181.307.3853
Attività professionali, scientifiche e tecniche764.8401.305.3052
Trasporto e magazzinaggio120.7791.128.8909
Sanità e assistenza sociale307.319931.0013
Servizi di informazione e comunicazione107.175578.5585
Altre attività di servizi211.205484.4702
Attività immobiliari235.732298.4721
Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento9.237203.50322
Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento72.523188.7663
Istruzione34.484112.7993
Estrazione di minerali da cave e miniere2.00029.20115
Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (settore D)


Totale3.915.17112.935.0613



Totale generale4.292.86316.659.3484

La lettura dei numeri così aggregati si presta a diverse considerazioni, non univoche,
e quindi le mie interpretazioni sono strettamente personali.

Tra le attività economiche NON manifatturiere figurano ai primi posti come numero di addetti proprio le attività che sono state bloccate dall’epidemia, ed i numeri sono importanti: il numero di addetti del commercio, da solo, equivale a quello di tutta la parte manifatturiera ! Quello alberghiero e della ristorazione vale circa il 50% degli addetti del manifatturiero. Significa che la crisi epidemica, con il fermo di queste attività, infliggerà un colpo mortale all’occupazione complessiva ed a quella nel settore, che si riprenderà, ma con tempi non brevi e forse mai completamente. Ed i disoccupati da questi settori si aggiungeranno a quelli precedenti, innescando una bomba sociale che non tarderà ad esplodere. Il ridicolo pannicello sindacale della sospensione dei licenziamenti, scaricando i costi sulla cassa integrazione, non può durare a lungo, e le imprese che, al 98% sono piccole imprese con meno di 20 addetti, non possono sostenere neppure un addetto in più dello stretto necessario.

Prepariamoci al peggio mentre la politica dovrebbe dichiarare lo STATO D’EMERGENZA ECONOMICO e provare ad immaginare quali strumenti adottare per contenere l’ondata di piena quando arriverà.

Ing. Franco Puglia – 9 Aprile 2021

IL SENSO DEL DIVINO

Scrivo questa riflessione nel giorno di Pasquetta, quello che segue il giorno in cui il simbolo del dio cristiano RISORSE dalla morte fisica, restituendo vita ad un corpo morto e proiettandolo, tal quale, in quella quarta dimensione che i credenti chiamano Paradiso, la residenza della vita oltre la morte.
Già queste tre righe bastano, ed avanzano, per confinare questa credenza religiosa nel campo dell’assurdo, ed anche dell’inutile, in termini di credibilità del divino, perché un qualsiasi interesse umano deve pur collocarsi sul terreno della comprensione, per suscitare interesse, deve avere qualche riscontro di realtà, di utilità all’interno della nostra capacità di comprensione.
Altre religioni, contrariamente a quella cristiana, sono più caute nell’approccio, come l’Islam, che non assegna a “dio” una qualsiasi forma e si milita a qualificare Maometto come un “profeta”, senza la pretesa di assegnargli un ruolo divino.

Quindi il Cristianesimo ha adottato nella sua tradizione alcuni elementi INUTILI, cioè non funzionali a sostenere il credo religioso, che si sarebbe sostenuto anche in loro assenza. La “resurrezione del Cristo” è una di queste, e la verginità della Madonna è un’altra, dove una femmina umana resta incinta senza essere stata fecondata, perché è Dio stesso che, rende fecondo l’ovulo di Maria. E questo miracolo riproduttivo, in termini religiosi, potrebbe persino essere sostenibile, mentre non lo è quello della resurrezione fisica e della “assunzione al cielo” del Cristo. Passi per la resurrezione fisica: morte apparente, e cose simili, ma la “assunzione al cielo” … Qui la tradizione esagera con la trasfigurazione divina del Cristo, ed avrebbe potuto evitarlo, senza nulla togliere alla sua figura storica e religiosa.

Ma perché questa materializzazione del divino?

Io non ho fatto studi approfonditi di storia e di religione, quindi non so a quale periodo della storia del Cristianesimo appartenga questa narrazione, ma posso ben immaginare, checché ne dica la Storia, scritta dagli uomini, che la narrazione cristiana sia la sintesi di una fusione tra il messaggio di Gesù Cristo, tramandato dai suoi discepoli e relativi discendenti, e la tradizione religiosa greco-romana, molto più materialista, con “dei in carne ed ossa” che avevano anche una residenza materiale terrena sul monte Olimpo, ritenuto inaccessibile agli umani. E’ cosa nota come Greci e Romani amassero raffigurare i loro dei, che avevano sembianze assolutamente umane, con qualche eccezione nei pochi soggetti presumibilmente frutto di accoppiamenti immaginari tra uomini ed animali. E gli antichi usavano pregare i loro dei nei templi, davanti alle loro effigi.
La religione greco-romana ha evidenti punti di contatto con quella egizia, da cui forse deriva; anche nella religione egizia gli dei assumono sembianze miste, umane ed animali (mi viene in mente il dio Anubi), ma gli egizi appaiono più legati all’origine ancestrale delle religioni, collocando il dio supremo in Osiride, il sole, l’astro che, fuori dubbio, sostiene ogni forma di vita sul pianeta. Ed il Dio Sole non è parente dell’umano, è distante, irraggiungibile, quasi astratto, pur nella sua bruciante concretezza.

E qui il passaggio dall’adorazione del Dio Sole a quella dell’unico dio ebraico è breve, passando attraverso l’intuizione del Faraone monoteista, Akhenaton, morto 1300 anni prima di Cristo. Non dimentichiamo che gli ebrei non erano monoteisti ma idolatri, prima dell’epoca di Mosè. Questi pochi punti ci permettono di individuare la trasformazione della religiosità nell’area mediterranea partendo da alcuni millenni prima dell’era cristiana. Ciò che sorprende è che anche nell’era moderna le religioni abbiano ancora un peso tanto preponderante, pur nella consapevolezza della loro origine storica, come trasformazione graduale, molto lenta, di una religiosità primordiale umana, volta a trovare una ragione sconosciuta nell’origine delle cose terrene e nella forza con cui si manifestano. La potenza della natura che l’essere umano primordiale doveva affrontare lo ha condotto, con lo sviluppo delle sue facoltà cognitive, a porsi delle domande, senza trovare le risposte se non nella natura stessa, divinizzando le forze che la governano. Ecco che sole, acqua, aria, vento, terra e quant’altro diventano elementi del divino, non esclusi gli animali da cui gli umani traggono nutrimento.

La trasformazione di questa forma religiosa primitiva in idolatria, con la raffigurazione simbolica, materiale, di questi elementi, trova testimonianza nei graffiti dei cavernicoli, e poi, progressivamente, in tutte le manifestazioni della progressiva civilizzazione. Ma tutto questo, ormai, lo comprendiamo perfettamente, è cronistoria del millenario percorso umano.
Dovrebbe emergere da questa conoscenza la consapevolezza dell’artificiosità di ogni credenza religiosa odierna, in quanto trasformazione sociale di una religiosità primordiale millenaria fondata su cose materiali, pannicello caldo al dramma del vivere. Certo, l’ateismo è ormai diffuso, ed alle favole delle religioni spesso non credono più neppure quelli che ancora si riconoscono in esse, ma i rituali della tradizione restano, e nessuno osa confutarli.
Sorprende anche che tra quanti hanno FEDE in una qualche religione si trovino anche persone di elevata cultura, che conoscono bene quanto vado dicendo, eppure …

Le religioni restano in vita perché le risposte agli antichi interrogativi non sono mai emerse. Pur conoscendo cosa si cela dietro alla natura, grazie allo sviluppo delle scienze, non sappiamo da dove provenga tutto quello che ci circonda, né perché esista, né sappiamo quale sia la ragione della nostra esistenza e di quella apparente differenza tra noi e tutto il mondo animale.
Non sappiamo dove collocare, materialmente, la nostra “coscienza”, e quindi troviamo comodo affibbiarle il nome di “anima” collocandola all’interno di una concezione divina del mondo. Di qui l’inganno, consapevole, del racconto che facciamo a noi stessi, costruendo una risposta, che tale non è, all’interrogativo dell’esistenza.

Manca tuttavia il grande salto culturale, lo “stacco” dallo sviluppo storico di tutte le religioni per raggiungere una “religione universale dell’essere umano” capace di cancellare le differenze religiose tra i popoli, fonti eterne di conflitto. In astratto sarebbe possibile, perché la base religiosa comune, diffusa, è ormai di tipo monoteista, ed assume come VERO un dio sconosciuto ed inconoscibile, comunque venga descritto. Ed i “comandamenti” di questo dio, tutto sommato, si somigliano, quale che sia la religione, perché coincidono con le necessità di ordine sociale di qualsiasi popolazione sul pianeta.
La “pace nel mondo” tanto invocata dal pontefice di Roma passa attraverso questa consapevolezza del percorso storico e della sostanza comune di tutte le religioni, superando la puerile personificazione del DIO, quale che sia, dispensatore di favori ai suoi fedeli. Una religione più RISPETTOSA verso il divino, con l’abbandono dei retaggi storici, sarebbe un passo fondamentale verso la costruzione di un mondo futuro che, per troppo fondati motivi, sembra invece viaggiare verso la sua autodistruzione.

Ing. Franco Puglia

Milano, 5 aprile 2021