Avatar di Sconosciuto

Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

Mario Draghi ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di tentare di formare un governo che abbia una maggioranza parlamentare solida a suo sostegno.
Mario Draghi ha accettato con la solita riserva formale.
La caduta di Giuseppe Conte è una buona notizia, e non lo dico per ostilità verso l’uomo in se, ma per ostilità verso la maggioranza politica che lo sosteneva e per ostilità verso il governo che aveva formato e che ha gestito il Paese nel difficile 2020 appena trascorso.

Il conferimento dell’incarico a Draghi non risolve i problemi sul tappeto, non cambia i nomi dei parlamentari che siedono sui loro scranni, non cambia i loro orientamenti, ma sconvolge i loro equilibri interni, spesso precari, fragili, instabili.
E pone le premesse di una SVOLTA politica, per quanto provvisoria, che conduca l’Italia fuori dalla palude in cui è scivolata.
La missione di Draghi resta difficile: la tentazione, a destra, di indurre un risultato che ci porti rapidamente ad elezioni politiche è forte.
Ma il bisogno di altri di condurre a termine la legislatura è altrettanto forte, e la Lega, ad esempio, non può permettersi di lasciare spazio di sostegno parlamentare, sia pure a denti stretti, a forze politiche che ha ogni interesse ad annientare. Perciò credo che dovrà abbozzare, mentre Giorgia Meloni potrà continuare a rafforzarsi attingendo a piene mani tra gli scontenti sovranisti nell’area della destra.

Scontato l’appoggio dei renziani, artefici di questa crisi e di questo ineludibile sbocco, lo è anche quello di Forza Italia, che non credo sia estranea all’assalto all’arma bianca condotto da Renzi nei confronti di Giuseppe Conte.
Le frange politiche si schiereranno in appoggio, pronte a salire sul presumibile carro del vincitore per trarne ogni possibile vantaggio.
Più incerta, ma non per tutti, la posizione del PD di Zingaretti, che si è scrollato di dosso i pentastellati, ma si vede costretto ad una svolta verso la “destra” renziana (se mai di destra nella sinistra si può parlare!) con immediata perdita di identità politica a favore dell’avversario, che ha ben messo in conto il recupero del SUO PD, in una forma politica più congeniale a lui e più adatta ai tempi che stiamo vivendo.
E per quanto riguarda il Movimento Cinque Stelle, la sua definitiva scomparsa mi pare ormai scontata: le stelle cadenti si dissolvono nell’atmosfera, dopo aver brillato per un momento effimero. Le diverse anime del movimento si separeranno e confluiranno in aggregazioni NUOVE, anche se formate da elementi in parte ormai vecchi, ma rinnovati e riproposti agli elettori. Un percorso necessariamente non breve, che richiede un lungo periodo di quarantena politica ai suoi interpreti, prima di ripresentarsi con l’abito nuovo agli elettori ingenui.

In questi giorni Draghi dovrà ascoltare con le sue orecchie le proposte dei partiti, le loro richieste, e dovrà capire CHI eventualmente scegliere, e dove, per la formazione del suo governo, tra gli esponenti dei partiti, e chi invece potrà scegliere al di fuori dei partiti, per formare una squadra credibile, dei MIGLIORI, che non è facile incontrare DENTRO i partiti.
E queste scelte dovranno essere fatte non soltanto guardando all’immediato, ma anche in prospettiva, per un governo destinato a durare almeno due anni, riproponendosi per la successiva legislatura con un Parlamento rinnovato ma in senso a lui favorevole.

Un impegno da far tremare i polsi, anche per uno come Mario Draghi.
Qui si parrà la sua nobilitate … e la sua precedente esperienza come governatore della BCE gli parrà un semplice rodaggio se questa avventura andrà in porto e proseguirà.

Concludo dicendo che provo un poco di pena per Giuseppe Conte, abile e paziente mediatore e negoziatore, che forse ha ecceduto in mediazione, e forse, come Icaro, ad un certo punto ha voluto volare troppo in alto e si è bruciato le ali, precipitando rovinosamente.
Anche se non spero nei miracoli il mio sentimento del momento è di fiducia in un futuro immediato meno drammatico di quanto avrebbe potuto essere.
Non mi resta che ringraziare quel figlio di buona donna di Renzi, senza la cui astuzia non saremmo pervenuti a questo esito politico, per niente scontato.

Ing. Franco Puglia
3 Febbraio 2021


QUO VADIS AMERICA?

La svolta americana contro il trumpismo esplicita la frattura grave che si è venuta a creare nella politica, ma soprattutto nella società americana.
Una frattura antica, ma forse mai così evidente e dirompente.
Il sistema politico americano è sempre stato basato su due grandi schieramenti: Democratici e Repubblicani, senza che per un europeo fosse mai molto chiara la differenza.
Il socialismo ed il comunismo non hanno mai sfiorato gli USA, mentre altrove nel mondo sono stati l’elemento di frattura politica e sociale in molte nazioni.
Gli USA sono sempre stati vissuti come il grande baluardo del mondo libero, democratico, capitalista e liberale di fronte al mondo socialista o comunque soggetto a regimi autoritari, che la democratica America, tuttavia, non ha mai esitato ad appoggiare in passato, se faceva comodo ai suoi interessi geopolitici.
Parlare di una “sinistra americana” non aveva molto senso. Oggi ne ha.
E tuttavia i democratici americani hanno sempre avuto un atteggiamento meno conservatore dei Repubblicani, quindi più incline a recepire quei movimenti culturali, prevalenti nella sinistra internazionale, che vanno dalla denuncia del razzismo, radicato negli USA, al pacifismo che rifiuta la guerra (e non per questo i presidenti democratici USA non le hanno intraprese, vedi Johnson con il Vietnam), con una sensibilità verso altri temi cari al mondo della sinistra.
Oggi i Democratici USA possono essere tranquillamente omologati, mi par di capire, alla sinistra europea. E Joe Baiden ce ne da una dimostrazione immediata mettendo in movimento iniziative in linea con quelle europee a trazione tedesca, prima fra tutte la politica GREEN.

La politica di Baiden tende a sradicare interamente le colonne portanti della politica di Trump, una politica che in alcuni casi aveva un senso, almeno per me, anche se condotta con la mano rude del vaccaro texano. Il personaggio Trump è stato, e resta, quello di un pazzo sbruffone, capace di offrire la peggiore immagine possibile del suo paese.

La sua politica, invece, esprime una visione di sviluppo, espressione del pensiero politico dei Repubblicani, volto a ridimensionare alcuni eccessi americani che, a lungo andare, hanno portato al paese forse più danni che benefici, perché i benefici sono stati riservati a pochi, tra cui i colossi del web, mentre i danni sono stati sopportati dalla classe media americana, quella che vive nelle campagne, nel sud, nel midwest, lontano da New York o da Los Angeles, dalle capitali della new economy.

Le relazioni commerciali con la Cina, messe in serie discussione da Trump, e la sua più generale politica protezionistica avevano il senso di ridimensionare i volumi di scambio tra gli USA ed il resto del mondo anche nei settori non privilegiati dell’economia americana, ed è una politica che anche l’Europa dovrebbe prendere in seria considerazione.

La lotta contro l’immigrazione ispanica dal sud aveva un senso, perché il fallimento di un continente (l’intero Sudamerica) non può tradursi nell’invasione di massa di un altro, mettendo in crisi un tessuto sociale già abbastanza compromesso.

L’atteggiamento scettico nei confronti delle responsabilità umane nel riscaldamento globale del pianeta e l’ostilità verso politiche di ridimensionamento dello sviluppo fondato sulle risorse energetiche petrolifere serviva a riequilibrare, almeno in parte, la psicosi europea di una nostra responsabilità “biblica” verso il pianeta, stuprato da noi umani con i nostri comportamenti; una cosa anche vera, in parte, ma superabile in altro modo che non attraverso sensi di colpa e politiche energetiche, lasciando immutate le politiche produttive e del consumo alimentare, per non parlare di quelle demografiche che ci hanno fatto triplicare la popolazione planetaria in 50 anni.

Poi la politica sanitaria, dove Trump ha toccato il massimo della sua dimostrazione di ignoranza e strafottenza, con una politica sanitaria che ha abbandonato il paese al suo destino, con una quantità di malati e di morti che tocca forse (non ho controllato) quelli avuti nella seconda guerra mondiale. E qui ben venga Baiden, che in merito la pensa in maniera diametralmente opposta.

La nuova politica di Baiden, che vorrebbe cancellare con un colpo di spugna l’intera politica della precedente amministrazione, non può non avere contraccolpi pesanti negli USA, dove metà dell’elettorato aveva comunque espresso il suo voto per Trump.
Il Partito Repubblicano dovrà riprendersi dallo shock e cercare di ritrovare il modo di ESISTERE, sia per delimitare le nuove politiche dei DEM USA, sia per evitare una ricaduta nel trumpismo, sostituendolo con una SERIA politica interna ed estera, che faccia gli interessi dei lavoratori americani e ricollochi gli USA in quel ruolo ormai storico che appare fortemente deteriorato.

Ing. Franco Puglia
27 Gennaio 2021