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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

QUO VADIS AMERICA?

La svolta americana contro il trumpismo esplicita la frattura grave che si è venuta a creare nella politica, ma soprattutto nella società americana.
Una frattura antica, ma forse mai così evidente e dirompente.
Il sistema politico americano è sempre stato basato su due grandi schieramenti: Democratici e Repubblicani, senza che per un europeo fosse mai molto chiara la differenza.
Il socialismo ed il comunismo non hanno mai sfiorato gli USA, mentre altrove nel mondo sono stati l’elemento di frattura politica e sociale in molte nazioni.
Gli USA sono sempre stati vissuti come il grande baluardo del mondo libero, democratico, capitalista e liberale di fronte al mondo socialista o comunque soggetto a regimi autoritari, che la democratica America, tuttavia, non ha mai esitato ad appoggiare in passato, se faceva comodo ai suoi interessi geopolitici.
Parlare di una “sinistra americana” non aveva molto senso. Oggi ne ha.
E tuttavia i democratici americani hanno sempre avuto un atteggiamento meno conservatore dei Repubblicani, quindi più incline a recepire quei movimenti culturali, prevalenti nella sinistra internazionale, che vanno dalla denuncia del razzismo, radicato negli USA, al pacifismo che rifiuta la guerra (e non per questo i presidenti democratici USA non le hanno intraprese, vedi Johnson con il Vietnam), con una sensibilità verso altri temi cari al mondo della sinistra.
Oggi i Democratici USA possono essere tranquillamente omologati, mi par di capire, alla sinistra europea. E Joe Baiden ce ne da una dimostrazione immediata mettendo in movimento iniziative in linea con quelle europee a trazione tedesca, prima fra tutte la politica GREEN.

La politica di Baiden tende a sradicare interamente le colonne portanti della politica di Trump, una politica che in alcuni casi aveva un senso, almeno per me, anche se condotta con la mano rude del vaccaro texano. Il personaggio Trump è stato, e resta, quello di un pazzo sbruffone, capace di offrire la peggiore immagine possibile del suo paese.

La sua politica, invece, esprime una visione di sviluppo, espressione del pensiero politico dei Repubblicani, volto a ridimensionare alcuni eccessi americani che, a lungo andare, hanno portato al paese forse più danni che benefici, perché i benefici sono stati riservati a pochi, tra cui i colossi del web, mentre i danni sono stati sopportati dalla classe media americana, quella che vive nelle campagne, nel sud, nel midwest, lontano da New York o da Los Angeles, dalle capitali della new economy.

Le relazioni commerciali con la Cina, messe in serie discussione da Trump, e la sua più generale politica protezionistica avevano il senso di ridimensionare i volumi di scambio tra gli USA ed il resto del mondo anche nei settori non privilegiati dell’economia americana, ed è una politica che anche l’Europa dovrebbe prendere in seria considerazione.

La lotta contro l’immigrazione ispanica dal sud aveva un senso, perché il fallimento di un continente (l’intero Sudamerica) non può tradursi nell’invasione di massa di un altro, mettendo in crisi un tessuto sociale già abbastanza compromesso.

L’atteggiamento scettico nei confronti delle responsabilità umane nel riscaldamento globale del pianeta e l’ostilità verso politiche di ridimensionamento dello sviluppo fondato sulle risorse energetiche petrolifere serviva a riequilibrare, almeno in parte, la psicosi europea di una nostra responsabilità “biblica” verso il pianeta, stuprato da noi umani con i nostri comportamenti; una cosa anche vera, in parte, ma superabile in altro modo che non attraverso sensi di colpa e politiche energetiche, lasciando immutate le politiche produttive e del consumo alimentare, per non parlare di quelle demografiche che ci hanno fatto triplicare la popolazione planetaria in 50 anni.

Poi la politica sanitaria, dove Trump ha toccato il massimo della sua dimostrazione di ignoranza e strafottenza, con una politica sanitaria che ha abbandonato il paese al suo destino, con una quantità di malati e di morti che tocca forse (non ho controllato) quelli avuti nella seconda guerra mondiale. E qui ben venga Baiden, che in merito la pensa in maniera diametralmente opposta.

La nuova politica di Baiden, che vorrebbe cancellare con un colpo di spugna l’intera politica della precedente amministrazione, non può non avere contraccolpi pesanti negli USA, dove metà dell’elettorato aveva comunque espresso il suo voto per Trump.
Il Partito Repubblicano dovrà riprendersi dallo shock e cercare di ritrovare il modo di ESISTERE, sia per delimitare le nuove politiche dei DEM USA, sia per evitare una ricaduta nel trumpismo, sostituendolo con una SERIA politica interna ed estera, che faccia gli interessi dei lavoratori americani e ricollochi gli USA in quel ruolo ormai storico che appare fortemente deteriorato.

Ing. Franco Puglia
27 Gennaio 2021



LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Gentile Presidente Sergio Mattarella,

Chi le scrive è IL CITTADINO ITALIANO, volendo con questo esprimere un sentimento diffuso nel Paese, comune a TUTTI i suoi cittadini, a qualsiasi credo politico appartengano.
La nostra Repubblica, la casa comune di noi tutti appare volgere al crepuscolo, al di la del quale una notte buia e senza luci riempie tutti noi di sgomento.
E’ giunto il momento di reagire con fermezza e con coraggio, imprimendo al Paese una SVOLTA che ci faccia scorgere l’alba di un nuovo giorno.

Fuor di metafora, lei oggi riceverà al Quirinale il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, che le presenterà le sue dimissioni, stante l’impossibilità registrata, nonostante i suoi innegabili ed innumerevoli sforzi, di proseguire in una azione di governo capace di reggere le sorti del Paese. Le pur legittime e comprensibili aspirazioni personali di Giuseppe Conte, in queste circostanze, sono irrilevanti, come lo sono le posizioni politiche personali di ciascuno di noi.

Da più parti, anche tra esponenti politici, lo sguardo si sta levando verso una soluzione di tipo istituzionale per un “governo di salvezza nazionale”, che fuor di ogni retorica, sintetizza la necessità vitale ed irrinunciabile di una soluzione che non accontenti alcune parti politiche, scontentandone altre, e nel medesimo tempo consenta a tutte di chinare il capo di fronte al superiore interesse della Nazione Italiana.

Le sto prefigurando una soluzione che non vuole essere quella di un “governo tecnico”, ma di un “governo politico di emergenza”, che corresponsabilizzi tutte le parti politiche in un progetto a termine, fondato su pochi irrinunciabili punti, accantonando ogni altra istanza di parte, con l’obiettivo di superare questa difficile fase di transizione, portando il Paese fuori dalla crisi pandemica, ponendo le basi per rivitalizzare le forze economiche sane del Paese, mobilitandole per una ricostruzione di quanto è stato distrutto da questa tragedia che ha coinvolto noi ed il mondo intero. E questo si fa rimuovendo le macerie e costruendo nuove solide fondamenta su cui edificare la casa comune.

Un tale obiettivo richiede PERSONE DI GRANDE VALORE, il meglio che le risorse umane del nostro paese siano in grado di offrire, prestate pro tempore alla politica, capaci di tradurre le parole in fatti, di fronte ad un Parlamento che trovi la forza morale di rinunciare ai narcisismi individuali per rimettersi nelle mani di chi, nel Paese, rappresenta nei fatti la nostra scialuppa di salvataggio. E serve una persona capace di motivare e stimolare una tale squadra di governo, una persona che goda della SUA fiducia, sig. Presidente, e di una fiducia diffusa tra le forze politiche, unitamente ad una statura di rilievo internazionale.
Non disponiamo di molti personaggi di questo calibro, e lei lo sa.
E lei, con la saggezza maturata nel corso degli anni, che i suoi capelli bianchi dimostrano, sa che esiste una persona a cui questo difficile incarico potrebbe essere affidato, cosa che lei già fece, nel passato recente, consapevole del fatto che, in quel caso, si trattava soltanto di un passaggio strumentale, che non rappresentava il vero obiettivo, ma aveva lo scopo di agevolare una diversa scelta, opportuna in quel momento.

Oggi non più: oggi il conferimento dell’incarico esplorativo al Dott. Carlo Cottarelli, che ho il piacere e l’onore di conoscere personalmente, avrebbe un carattere concreto, perché rappresenta la nostra sola opzione democratica capace di raffreddare la rabbia che sta montando nel paese, che per ora cova sotto le mascherine, ma potrebbe esplodere con una violenza che non è imprevedibile. Carlo Cottarelli è persona dal carattere pacato, rassicurante, ma tutt’altro che priva di carattere, e in qualche modo le somiglia.
E’ un uomo di grande esperienza, un uomo che dispone di molte conoscenze, e che potrebbe quindi mettere insieme risorse umane all’altezza del compito difficile che attende un tale governo, dovendo conciliare in assenza di conflitti forze politiche anche molto distanti tra loro verso convergenze necessarie, poche, ma essenziali.

E le cose su cui mettere mano subito, senza ulteriore indugio, le conosciamo tutti, e sono interventi a costo zero, o quasi, perché sono essenzialmente normativi, e riguardano la Giustizia e la Pubblica amministrazione, statale e periferica. I “soldi europei” del recovery fund sono l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, perché significano altro debito pubblico a carico delle generazioni future ed ulteriore fragilità della Nazione.

La SVOLTA del nostro Paese va attuata partendo da un rigore morale ormai sotterrato, da rimettere in vita, ricostruendo le regole della convivenza civile, sempre più deteriorate, portando per mano il Paese a destrutturare le concrezioni ideologiche ereditate dalla Storia, riaggregando le forze sociali all’interno di una politica nuova, capace di superare i nostri limiti storici per costruire un futuro che, ancora, non è neppure nella fantasia dei cittadini europei, ma che può essere indotto da una nostra resurrezione, riportando l’Italia a quel ruolo di faro di civiltà che è ancora il nostro solo grande retaggio storico di cui andare giustamente orgogliosi.

La supplico, sig. Presidente, si dimentichi della politica, e scelga i suoi concittadini.

Con rispetto.

Ing. Franco Puglia