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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

TUTTO QUELLO CHE NON SAPPIAMO SU SARS COV-2

Per un NON medico come me, ma attento osservatore delle cose, appare che ciò che NON sappiamo sui virus e sulle difese immunitarie ecceda di gran lunga ciò che sappiamo, cioè quanto la conoscenza medico scientifica presume di sapere.
E questo emerge con prepotenza in occasione di questa pandemia da cui non pare riusciamo a venir fuori. Vediamo più in dettaglio.

1. Il virus si propaga attraverso la cavità orale e le vie respiratorie. Sin qui nessun dubbio. Ma una volta contaminati, dove si insedia? In apparenza viene catturato, almeno in una prima fase, dal muco naso faringeo, quello in cui si va a prelevare il muco per accertare la positività al virus, cioè la sua presenza a bordo del potenziale paziente covid.
Ma non sappiamo se, nei pazienti asintomatici, sia presente anche altrove nell’organismo.
Sappiamo che, nei pazienti deceduti, è diffusamente presente nel tessuto polmonare, dove sviluppa una infiammazione che può essere letale.

2. Siamo in presenza di una significativa percentuale di pazienti asintomatici nella popolazione che viene controllata, per un motivo o per l’altro, e viene trovata positiva al Sars Cov-2.
Ma non sappiamo quanto diffusa sia la sua presenza nella cittadinanza che NON viene controllata e che non presenta alcun sintomo patologico.

3. E’ stato detto che una volta contagiati dal virus il periodo di incubazione della malattia in genere non supera le due settimane, ma può essere più lungo.
Quanto più lungo? Non lo sappiamo, come non sappiamo se quando viene effettuato un tampone ad un paziente e questo viene trovato positivo al virus, questi lo abbia contratto immediatamente prima del controllo oppure molto tempo prima.

4. La statistica epidemiologica ci racconta che il contagio con successivo sviluppo della malattia è più frequente negli anziani, meno nei giovani e quasi assente nei bambini. Una anomalia non da poco, considerato che i bambini contraggono con estrema facilità virus della medesima categoria, e si ammalano, e si contagiano tra loro e contagiano i loro genitori. Perché? Da cosa dipende questa anomalia?
In che cosa il sistema immunitario infantile differisce da quello degli adulti in maniera così marcata per questa patologia virale? Non lo sappiamo.

5. Il prof. Galli, dell’ospedale Sacco di Milano, ben noto al pubblico attraverso le frequenti interviste televisive, sostiene che questo virus non può convivere nell’uomo come ospite permanente, come altri virus e batteri. Questo significa che, se contagiati, o si sviluppa la malattia, oppure il paziente, asintomatico, distrugge il virus con i suoi anticorpi. Non sappiamo quanto tempo richieda questo processo, di sviluppo della malattia o distruzione del virus.

Tuttavia lo stesso prof. Galli ammette in TV che alcuni pazienti avrebbero coltivato in se la positività al virus per parecchi mesi! Ora, una cosa è non conoscere la durata, ma breve, della lotta tra virus ed anticorpi all’interno dell’organismo, altra cosa è osservare che questa convivenza in equilibrio possa perdurare per mesi …
Poi, forse, il virus si estingue, o il soggetto si ammala, ma una convivenza tanto lunga fa presumere che vasti strati della popolazione possano essere portatori sani del virus per mesi, senza manifestare alcun sintomo, ma pronti a contagiare o ad ammalarsi in qualsiasi momento.
Perciò non sappiamo, a conti fatti, quanto tempo il virus possa convivere con noi ed in quali condizioni il portatore possa essere contagioso o possa ancora ammalarsi.

6. Si parla spesso di “carica virale” , cioè della quantità di virus presenti nell’organismo contagiato, che possono essere trasmessi con un solo sternuto, o semplicemente parlando o con la espirazione ad altre persone. I medici ci raccontano che se la carica virale trasmessa è modesta, è possibile che le persone investite da un flusso d’aria contaminata possano non sviluppare la malattia.
Ma non sappiamo se in queste condizioni diventino comunque contagiati asintomatici, oppure no. E non sappiamo, o almeno non è mai stato detto, che alla presenza di una carica virale elevata in un paziente controllato corrisponda poi lo sviluppo della malattia.

7. Tutto quello che non sappiamo su Sars Cov-2 dipende anche da tutto quello che non sappiamo sui virus in generale, e sulle difese immunitarie umane. Tra le altre cose rilevo che fonti mediche affermano che i virus, contrariamente ai batteri, NON sarebbero esseri viventi, giustificandolo con considerazioni biochimiche che evito di riprendere. Affermazione bizzarra, perché se è vero, e lo è, che i virus si replicano, si moltiplicano e si diffondono, e questa NON sarebbe vita, allora mi chiedo cosa sia la vita. Ciò che distingue la materia vivente da quella che non lo è dovrebbe essere la capacità di riproduzione.
Detto questo, l’equilibrio tra i virus e batteri presenti negli organismi viventi, animali ma anche vegetali, dipende dall’esito del conflitto tra queste molecole ed altre molecole antagoniste, di natura assimilabile, presenti negli organismi, tra i quali anche altri batteri “esterni”, definiti “buoni”, ospiti abituali degli organismi, in concorrenza con qualsiasi altro intruso con cui competono per il controllo e sfruttamento del “territorio” biologico.
Io non so quanto approfondite siano le conoscenze in questo campo, che chiamo genericamente di biologia molecolare, e certamente sono cresciute nel tempo. Resta il fatto che nella lotta contro le molecole patologiche, batteriche o virali, adottiamo più spesso terapie chimiche piuttosto che biologiche, ad esempio con gli antibiotici, che non agiscono in maniera specifica su determinate molecole batteriche o virali, ma “avvelenano” le molecole “target” ed anche quelle che non lo sono.
Equivale a dire che NON sappiamo come combattere i singoli patogeni, salvo nei casi in cui riusciamo a produrre dei “vaccini”, che NON sono dei farmaci, ma più spesso molecole del patogeno, “disarmate” per non produrre la patologia ma ben riconoscibili dalle difese immunitarie che determinano la condizione di immunità a quel patogeno.
E non sappiamo neppure quale meccanismo determini la condizione di immunità al patogeno, dopo vaccinazione. Sappiamo che la risposta immunitaria determina una condizione di immunità verificabile, ma finisce qui.

Di più: la vaccinazione induce una risposta immunitaria, capace di determinare la condizione di immunità stabile al patogeno, ma noi non facciamo assolutamente nulla per riprodurla. Voglio dire che ci limitiamo a stimolare, grazie al vaccino, una risposta immunitaria che è pre-esistente. Significa che, potenzialmente, il nostro organismo, come quelli animali in genere, è in grado di reagire con successo a qualsiasi aggressione patologica, salvo eccezioni da documentare, a certe condizioni: QUALI ? Non lo sappiamo.
Quando veniamo contaminati da un batterio o da un virus, le nostre difese immunitarie ne riconoscono la presenza (oppure non sempre? Non lo sappiamo) e dovrebbero ingaggiare un combattimento per eliminarli. Eppure non sempre lo fanno, oppure lo fanno, ma sono perdenti, perché le forze nemiche (carica batterica o virale e velocità riproduttiva) sono preponderanti.
La vaccinazione, quando esiste ed è possibile, induce un conflitto tra difese immunitarie e carica batterica o virale debole, con un esito di successo scontato per le nostre difese.
Ma qui sorge spontanea una domanda: COSA ha prodotto in noi questo processo? Perché dopo una vaccinazione anche se veniamo contaminati da una forte carica batterica o virale le nostre difese immunitarie risultano sempre vincenti? Non lo sappiamo, credo.
Chiarisco per non essere frainteso: il vaccino induce la produzione di anticorpi “specifici” per il batterio o virus che intendiamo combattere, anticorpi che, prima, non erano presenti nel nostro organismo.
Ma la domanda è: perché questi anticorpi non vengono immediatamente prodotti non appena l’organismo entra in contatto col patogeno? Lo fa nei confronti del patogeno attenuato del vaccino, ma non lo fa nei confronti del patogeno aggressivo dell’infezione? Come è possibile? Perché? Non lo sappiamo.
Concludo dicendo che molte delle affermazioni contenute in questo testo potrebbero essere smentite dal medico X o Y dicendo che invece un certo meccanismo è conosciuto e sfruttato nelle terapie. Può darsi, ed in alcuni casi sarà anche vero. In tutti questi “non lo sappiamo” c’è tutta la mia ignoranza della materia microbiologica e biochimica, ma c’è anche la certezza in merito ai RISULTATI concreti di questa conoscenza presunta: se la medicina mi offre soltanto un antibiotico per combattere un batterio, significa che non è in grado di offrirmi una alternativa di carattere biologico immunitario, e così via.

Lascio alla buona volontà e conoscenze dei lettori la possibilità di integrare queste riflessioni con le informazioni certe di cui sono in possesso, o con ulteriori riflessioni.

Ing. Franco Puglia

28 Agosto 2020

L’OBIETTIVITA’ DELLA SCIENZA

Il mondo in cui viviamo è condizionato dello sviluppo scientifico, che ha cambiato le nostre vite rispetto ai secoli scorsi.
Le conseguenze della crescente conoscenza scientifica, tradotte in quelle che chiamiamo tecnologie, investono ogni aspetto della nostra vita, nella produzione agricola, in quella di beni e servizi di ogni genere, nella comunicazione, nella sanità.

Tutto questo ci può portare ad confidare ciecamente nella Scienza e nelle sue “verità”.

Ma il farlo è un grave errore. Infatti il termine “scienza” esprime una astrazione, mentre ha più senso parlare di “metodo scientifico” nel nostro approccio verso la conoscenza, da cui poi derivano le applicazioni “tecnologiche” della nostra conoscenza.

Confidare nella Scienza, invece, significa affidarci acriticamente a quanti ne sono gli interpreti, cioè gli “scienziati”, persone che si occupano di ampliare le nostre conoscenze nei più diversi campi del sapere umano. Ma gli “scienziati”sono uomini e donne come tutti gli altri, con i medesimi interessi e le medesime debolezze, tra i quali l’interesse privato, economico, di prestigio, di carriera.

Questo interesse è potenzialmente distorsivo rispetto agli obiettivi degli scienziati, e rispetto ai risultati che producono, perché l’interesse privato degli scienziati dipende poi da ALTRI, che governano le leve del potere, economico e mediatico, e possono quindi orientare, se interessati a farlo, la direzione delle ricerche degli scienziati ed i risultati che DEVONO produrre.

Gli scienziati operano in regime di concorrenza, nel senso che si confrontano tra loro, anche a livello internazionale, e le rispettive visioni su un determinato problema possono entrare in conflitto. Questo parrebbe garantire un risultato obiettivo, frutto della selezione competitiva. Ma non è così.

Prima di tutto, se fosse vero che l’approccio scientifico è sempre oggettivo ed obiettivo, come è possibile che possa condurre a risultati diversi? Se piove, ed io dico che piove, in un determinato momento e luogo, la mia osservazione è oggettiva, e qualsiasi altro osservatore non può che pervenire alla medesima conclusione. Ma più spesso non è così, e le osservazioni, che debbono concorrere a formulare le conclusioni, sono numerose, diverse, e diversamente elaborate, pervenendo a conclusioni diverse. Eppure la VERITA’ non può essere molteplice!

Non solo: molte delle nostre osservazioni, volte a descrivere un fenomeno, sono INDIRETTE, perché non siamo in grado di osservare o di descrivere il fenomeno in se, ma soltanto i suoi effetti.
E qui il grado di incertezza nelle conclusioni sale esponenzialmente.

La “scienza moderna” offre risposte quasi per qualsiasi cosa: abbiamo risposte sulle origini dell’universo, su quelle della terra, sulla sua storia geologica e climatica, sulla struttura della materia, sulla natura stessa della vita nel microcosmo dei batteri e dei virus, e siamo persino in grado di manipolare queste entità microscopiche.

E tuttavia resta irrisolto il VULNUS fondamentale: le conclusioni della Scienza non sono univoche, non solo, nel corso del tempo vengono anche stravolte, negate, rovesciate, alla luce di nuove “conoscenze”.

La pretesa di arrivare alla VERITA’ con le nostre umane ricerche è forse presuntuosa, e quindi è ragionevole che incertezza e contraddizioni trovino posto anche nelle ricerche e conclusioni scientifiche. Quello che, tuttavia, non è a mio avviso tollerabile è la fiducia cieca della gente comune, di chi non opera in campo scientifico, nelle conclusioni scientifiche, quelle che fanno comodo, quelle che si sposano con una personale visione delle cose, o con i propri interessi.

Così oggi assistiamo ad una “verità scientifica” manipolata e condivisa a livello internazionale sui motori climatici e quindi sulle cause dei cambiamenti in corso, quelli visibili e misurabili, mentre altre “verità scientifiche” sul tema restano accuratamente nascoste, perché perturberebbero un interesse diffuso e crescente.

Ed in questo momento ci troviamo sommersi da altre “verità scientifiche” su temi di natura sanitaria, a causa della devastante pandemia che ha prodotto centinaia di migliaia di morti ed una crisi economica mondiale quasi senza precedenti.

Ma anche su un tema così delicato, che incide sulla nostra stessa sopravvivenza individuale, anche se non come specie, assistiamo a divergenze radicali di opinioni tra i sanitari, che hanno prodotto confusione nell’opinione pubblica e nella politica che deve governare i fenomeni indotti dal virus, che sono di ordine sanitario, economico e sociale.

A tutto questo si somma la diffusione capillare della comunicazione attraverso le nuove tecnologie, che non passano più soltanto dalla carta stampata, ma si diffondono attraverso la RETE e propagano ogni genere di informazione, tutto ed il contrario di tutto, con notizie destituite di fondamento, o manipolate, numeri sparati a caso, oppure indirizzati a produrre un risultato preordinato, “incontestabili”, perché “i numeri sono numeri”, mentre neppure questo è vero, perché i numeri, specie se parziali, possono manipolare la realtà.

La percezione dell’uomo comune è di CAOS, un caos crescente, che disorienta, induce insicurezza, quando non paura, e determina la crisi irreversibile di uno sviluppo che, per restare tale, deve “mettere ordine nel caos”, non contribuire a produrlo.

E allora? Allora stiamo parlando di un caos di natura antropica, prodotto da noi, non di un caos esterno, di ordine naturale, da contrastare con l’azione umana. E gli strumenti per ricondurre l’umanità verso uno sviluppo ordinato esistono, ma sono di difficile impiego perché in possesso a svariati miliardi di persone sul globo.

Non potendo “cambiare il mondo” possiamo però cambiare le cose ad un livello più “locale”, governando la convivenza di un medesimo popolo, il nostro, sulla base di REGOLE volte non a condizionare ulteriormente la nostra libertà di espressione, ma a combattere senza mezzi termini tutto ciò che, travestito da espressione di libertà, esprime invece il suo opposto: la manipolazione della libertà per le proprie finalità personali o di gruppo.

Tutto questo attiene alla sfera della POLITICA, ma non della politica che consociamo, espressione massima della manipolazione, bensì di una NUOVA POLITICA, fondata su nuove forme di aggregazione di massa che siano espressione di un sistema di VALORI rivisitato, riscoperto, che possa determinare la ricostruzione delle nostre modalità di relazione reciproca, di uso delle informazioni, di impiego delle risorse scientifiche ed umane in genere.

ABBANDONARE LA MENZOGNA PER RISCOPRIRE IL VALORE DELLA VERITA’.

Perché anche la verità è compatibile con il perseguimento dell’interesse personale, se tutti quanti operiamo secondo verità, e non secondo menzogna, perché la menzogna è una palude di sabbie mobili nelle quali sprofondiamo tutti, e non c’è salvezza per nessuno.

Ing. Franco Puglia
22.08.2020