RICHIESTA PUBBLICA DI CHIARIMENTO (DA DIFFONDERE) DESTINATA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO G.CONTE.


Il Dpcm 26 Aprile 2020 descrive all’art. 1, commi a) ed f) le nuove misure restrittive per la protezione dall’epidemia Covid-19 che entreranno in vigore dal 4 maggio 2020, e precisamente:

a) sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento e vengano utilizzate le mascherine; in ogni caso, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;

f) non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività;
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Entrambi i commi fanno riferimento alle condizioni di spostamento individuale delle persone fisiche, e non contengono più, volutamente, la restrizione imposta dal principio dello spostamento “in prossimità” della propria abitazione se determinato da esigenze di attività motoria.
Tuttavia i due commi, che avrebbero dovuto essere meglio integrati in un unico comma, danno adito a possibili interpretazioni discordanti, in particolare da parte delle forze dell’ordine che, come noto, a causa di loro interpretazioni molto restrittive del Dpcm precedente, tutt’ora in vigore, hanno creato scontento tra i cittadini e sanzioni da parte delle forze dell’ordine, spesso immotivate, che rischiano di peggiorare con il nuovo Dpcm.

Per questo motivo credo che la Presidenza del Consiglio debba produrre una circolare chiarificatrice nella quale si espliciti il significato del comma f), ad esempio come qui di seguito suggerito:

“Il nuovo Dpcm intende perseguire il distanziamento sociale non limitando la distanza da casa degli spostamenti individuali, se non nell’ambito regionale, e quindi tiene conto delle differenze territoriali ed ambientali, distinguendo tra territori agricoli e montani, e territori urbani ad alta densità abitativa.

Si vuole qui chiarire che gli spostamenti dei cittadini per attività motoria individuale è consentito dal comma f) del Dpcm 26 Aprile 2020 senza alcuna limitazione territoriale, senza preclusioni sulla distanza dalla propria abitazione, e senza alcuna limitazione sull’impiego di mezzi di trasporto pubblici o privati per recarsi nel territorio in cui intendono esercitare attività sportiva o attività motoria, sempre nel rispetto del distanziamento sociale, e quindi della distanza minima raccomandata di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività.
Ne discende anche che, ove possibile, è auspicabile che i cittadini esercitino tali attività motorie lontano dai centri abitati, dove il distanziamento sociale è automaticamente facilitato.

Chiarisce inoltre che l’attività motoria rientra tra i motivi di salute previsti all’art. 1 comma a) e che in caso di utilizzo di automezzi per il trasporto delle persone, sia per quanto attiene alle finalità previste all’art. 1, comma a), che all’art. 1, comma f), è consentita la presenza di familiari conviventi sul medesimo automezzo.

CONIUGARE LIBERTA’ E POLITICA DI GRUPPO

Libertà
Noi blateriamo spesso di democrazia, ma la democrazia, in verità, non ci piace, neppure quando vogliamo far credere di essere dei democratici, anche a noi stessi.
In verità la democrazia, per potersi dire tale, deve essere coniugata con la libertà individuale.
Ma come si concilia la libertà individuale con le scelte di gruppo?
Il gruppo non ammette il dissenso, o meglio, lo tollera ma lo costringe entro i limiti della “dittatura della maggioranza” , che viene chiamata democrazia, ma tale non è.

Ora, in un qualsiasi processo decisionale all’interno di un gruppo è lecito attendersi una pluralità di opinioni, che debbono confrontarsi, e che si pretende che convergano SEMPRE in una sola scelta condivisa, approvata a maggioranza.
Ma è sempre giusto che funzioni così? No.

In politica, ad esempio, nei movimenti politici, gli esponenti di tali movimenti puntano ad esprimere una posizione politica univoca, una sola scelta condivisa, espressione della maggioranza prevalente.
Siccome l’unanimità è virtualmente impossibile, salvo casi eccezionali, è evidente che questo determini la formazione di una minoranza interna, che si coagula attorno ad una posizione diversa e determina una fronda interna, sempre dannosa.

Ma è davvero così indispensabile che dal movimento politico emerga una sola posizione univoca? No. Non solo non è indispensabile, ma può essere persino controproducente.
Infatti una posizione univoca, espressa verso l’esterno, determina l’adesione di una parte dei simpatizzanti, ma di altri no.
Quindi si limita il consenso, laddove potrebbe essere ampliato, senza con questo snaturare l’idea di fondo sulla quale il movimento politico si è formato.
Non solo: la contrapposizione tra maggioranza ed opposizione interna determina conflitti, fratture, posizioni dominanti, che esercitano un potere all’interno del movimento, per finalità individuali o di gruppo, ma non condivise da tutti.

Questa forma di democrazia interna, di tipo monocratico, ancorché collegiale, non esprime una vera democrazia, che invece deve dare il massimo spazio a TUTTE le posizioni all’interno di una sola linea di fondo, fondativa, irrinunciabile, ma pur sempre plurale nei contenuti e nelle persone che li esprimono in piena libertà, con il contributo della credibilità personale di chi le esprime, senza limitazioni di sorta, in una concorrenza di idee e sostegno umano che qualifica la vera natura democratica del movimento, senza travestimenti.
Perché ad un movimento politico fintamente democratico è preferibile un movimento espresso da un leader carismatico che esprime in se tutto il potere, ma ha almeno il pregio della chiarezza, perché le scelte dei cittadini si polarizzano su un solo personaggio, che garantisce per tutti gli altri, altri da cui poi dipenderà anche il suo gradimento.

Noi Italiani oscilliamo da sempre tra scelte autoritarie (il fascismo ne è stata la massima espressione recente) e scelte finto democratiche (tutti i nostri partiti, nessuno escluso, dal 1945 in poi).  Ed anche i piccoli movimenti politici non sono immuni a questo contagio, in un senso o nell’altro, mentre l’opzione autenticamente democratica non viene compresa, e neppure concepita, tanto legate sono le persone alla loro esperienza di vita.

Le devianze da una corretta impostazione di partenza, spesso, non sono neppure visibili.
Tutto appare normale mentre invece, sotto traccia, si esprimono dinamiche diverse, le regole interne vengono aggirate, dimenticate, e la deriva monocratica prosegue indisturbata, con il sostegno dei gruppi prevalenti, espressione di una concezione politica snaturata dal bisogno di “controllo” , tipico degli esseri umani, che è il più grande nemico della libertà.