UNO SGUARDO D’INSIEME

L’Italia è un paese in cui i problemi sono tali e tanti che un libro non basta per riassumerli, eppure occorre individuare alcune macro aree di intervento capaci di imprimere una robusta sterzata a questo veicolo traballante, stracarico di esseri umani confusi, depressi e svagati al contempo, spesso rabbiosi, sempre scontenti, conflittuali oltre i limiti del possibile, individualisti e sbandati.
Occorre RAZIONALIZZARE il tutto, che è un insieme caotico sotto ogni aspetto.

Alcuni temi :

Il debito pubblico, il macigno che pesa sulla nostra credibilità come paese che possa contribuire a trainare l’Europa, invece di affondarla.
Quando un solo soggetto si indebita per far fronte alle esigenze di molti soggetti, questo diventa sempre meno credibilmente solvibile. Il medesimo debito, se suddiviso tra i tanti soggetti che ne beneficiano, si frantuma in una pluralità di debiti, alcuni più sostenibili altri meno, ma in un sistema in cui l’insolvenza di uno non rappresenta l’insolvenza del tutto.
Il debito pubblico statale va ripartito in larga misura tra i territori che, con le loro esigenze di spesa, hanno contribuito a produrlo. Come ? C’è un solo modo per farlo, gradualmente e con il minimo dei traumi : sospendere per sempre i trasferimenti statali alle amministrazioni territoriali, ridefinendo il perimetro dello Stato centrale ai soli compiti che lo Stato centrale non può delegare alla periferia, come la Giustizia, la Difesa militare, la Polizia di Stato, ed altro ancora.
L’importo complessivo dei trasferimenti sospesi DEVE essere immediatamente tradotto in defiscalizzazione delle imposte statali, IRPEF, in primo luogo, ed accise diverse, con una organica e radicale semplificazione del sistema fiscale, riducendo le fonti di entrata statale per coprire la sola spesa puramente statale ed una quota destinata ad abbattere il debito pubblico statale, vistosamente, visibilmente, anche se su un arco di tempo non breve, ma predeterminato.

Tutto questo implica una SERIA riforma costituzionale del Titolo V e la rifondazione della Terza Repubblica, se siamo nella seconda, su base federale.
Ed implica anche che i vari territori debbano imporre ai loro cittadini una fiscalità locale suppletiva, per fare fronte alla cessazione dei trasferimenti statali.
Le necessità di spesa locale dei territori sono diverse, in funzione della popolazione residente, e di innumerevoli altri fattori. Anche il reddito pro capite prodotto è diverso.
Questo fa presumere che la capacità contributiva dei cittadini nelle zone meno ricche del paese possa essere insufficiente per coprire le spese pubbliche locali.
Questa condizione presenta analogie con le differenze che esistono in ambito europeo tra i vari Stati, più ricchi e meno ricchi. In Europa tutti gli stati sopravvivono, chi meglio, chi peggio, chi con molti servizi pubblici, chi no, con condizioni reddituali molto diverse tra nord, sud ed est europeo.
Non per questo l’Unione Europea trasferisce fondi perequativi ai vari stati se non a fronte di precisi progetti di sostegno economico volti a favorire l’integrazione europea.
Analogo modello può essere attuato nei territori italiani : non trasferimenti “a la carte” ma soltanto a fronte di progetti di sviluppo infrastrutturale credibili e produttivi.

Ai fini di questa riflessione è irrilevante quali debbano essere i territori “autonomi” con governo locale distinto, se debbano coincidere con le attuali Regioni, con le vecchie Province o con territori diversamente delimitati. Ciascun territorio dovrà far fronte alle proprie necessità chiamando in causa i suoi cittadini, non tutto il paese, avvalendosi di risorse fiscali locali e di indebitamento a suo esclusivo carico e rischio, senza copertura statale. Ciascuno deve essere responsabile del suo.

La semplificazione amministrativa d’insieme ha come effetto immediato :

  • la ripartizione del “debito pubblico” più soggetti, quindi con riduzione del “rischio paese”.
  • la responsabilizzazione di enti locali e cittadini, che non possono più contare su aiuti esterni, se non circoscritti ad aree di intervento specifiche.
  • la concorrenza fiscale determinata dalle tasse locali in rapporto ai servizi offerti, che può indurre una riallocazione delle risorse produttive su base di convenienza.
  • un rimescolamento di carte anche nella composizione politica del paese, perché il peso della politica locale di maggior successo diventerebbe determinante nell’orientare anche quella nazionale.

La spesa pensionistica ed assistenziale

Si tratta di una delle voci più pesanti della spesa pubblica nazionale.
L’attuale struttura di INPS non è funzionale ad una sua razionalizzazione volta a raggiungere un equilibrio strutturale dei suoi conti. Occorre operare alcune distinzioni fondamentali e separare le diverse gestioni, più similmente a come era in passato :

  1. I lavoratori tutti del mondo delle imprese, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi, agricoli, industriali o del terziario, sono i PRODUTTORI del reddito nazionale e la contribuzione previdenziale versata nel corso di anni di lavoro DEVE essere destinata a loro, ed a loro soltanto, con gestione separata.
  2. I lavoratori della Pubblica Amministrazione, il cui reddito proviene dai versamenti fiscali dei cittadini che producono reddito, debbono avere un trattamento previdenziale separato, come era in passato, con versamenti previdenziali destinati ad una sola cassa previdenziale statale, a prescindere dal fatto che il lavoratore sia dipendente dello Stato centrale o di una P.A. Locale.
  3. Tutti i trattamenti di tipo pensionistico non correlati a versamenti previdenziali del cittadino, debbono essere a carico di un terzo ente, che si occupi soltanto di trattamenti assistenziali, con oneri a carico dello Stato centrale. Io credo che tra gli oneri assistenziali debbano rientrare le indennità di disoccupazione, i contributi a sostegno degli incapienti, le pensioni di invalidità civile o a qualsiasi altro titolo, ecc.
  4. Le pensioni di reversibilità ai supersiti, che non corrispondono a versamenti previdenziali pagati di superstiti, debbono essere abolite, integrando se necessario il reddito dei superstiti come nei confronti di qualsiasi altro cittadino che ne abbia diritto.

Questa prima suddivisione è fondamentale, ma non basta :

a) Occorre limitare, progressivamente nel tempo, la quota di reddito destinata ai versamenti previdenziali obbligatori, in modo da ridurre il cosiddetto cuneo fiscale, senza eccedere in riduzione, ma mirando ad una pensione futura, calcolata secondo un algoritmo contributivo, che conduca ad un tetto massimo di pensione individuale per tutti.
Chiarisco : immaginando che tale tetto possa essere, ad esempio, 2000 € di pensione mensile netta, se il contribuente avesse un reddito superiore ai 3000 €/mensili verserebbe un’aliquota (quale che sia) calcolata su tale reddito, non su quello eccedente.
Se il contribuente volesse garantirsi un reddito futuro più elevato dovrebbe provvedere in via privatistica, con fondi pensioni privati, risparmio privato ed altro ancora.

b) Eliminazione della detraibilità dal reddito, ai fini fiscali, degli importi previdenziali versati, per la pensione pubblica o per fondi privati. Lo scopo è fare in modo che in futuro il pensionato possa liberamente disporre del suo reddito, senza ulteriori imposte sul reddito delle persone fisiche, libero quindi di trasferirsi anche all’estero senza che questo costituisca danno per l’erario italiano.

c) Pensione variabile, su base annua, con equilibrio strutturale tra entrate previdenziali ed uscite pensionistiche, per i contribuenti del settore privato, di cui ai punti 1 e 2.
Significa che, se la base lavorativa cresce, crescono i contributi e quindi il monte pensioni da distribuire; se scende anche le pensioni si riducono, adattandosi al ciclo economico.

NOTA : oggi i dipendenti della P.A. godono di un trattamento pensionistico medio pari al doppio del trattamento pensionistico medio dei lavoratori del settore privato.
Questo è dovuto al fatto che il livello professionale medio dei dipendenti della P.A. è forse più alto di quello del settore privato (ma non ci sono prove di questo) e forse anche le retribuzioni sono mediamente più elevate per una proliferazione dei ruoli dirigenziali.
La correzione di cui al punto a) precedente non impedisce i trattamenti retributivi smisurati nella P.A. ma limita almeno la pensione futura a carico dello Stato, grazie al limite superiore nel reddito su cui calcolare la contribuzione previdenziale, che per i dipendenti pubblici è quasi formale, oggi, (un giro conto) ma con una tale riforma costituzionale potrebbe diventare meno formale, grazie alla separazione fiscale tra enti territoriali e Stato federale.

Il punto 3 riguarda i trattamenti assistenziali nel loro insieme, una voce pesante della spesa pubblica, in un paese di vecchi, di emarginati dal tessuto produttivo, disoccupati o ridotti in povertà. Qui la materia diventa complessa e non posso entrare in dettaglio : mi limito a dire che la gestione di questo settore deve essere basata su :

  1. Accertamenti rigorosi, per scremare i soliti furbetti
  2. Trattamento economico distinto tra :
    a) disabili incapienti e non (cioè privi, oppure no, di patrimonio proprio o di rendite)
    b) incapienti temporanei (disoccupazione) o permanenti (superstiti, altro ..)

La Sanità pubblica

Altro grande capitolo della spesa pubblica, mangiatoia per molti, serbatoio di inefficienza in molti territori, con eccellenze in altri. Il sistema attuale, con il Servizio Sanitario Nazionale su base regionale, presenta vistose lacune di servizio e costi di gestione elevati.

I punti dolenti :

  1. Il ruolo del medico di base è sempre più lontano da quello che dovrebbe essere il ruolo di un medico nel rapporto con suoi pazienti, che sono troppi, non lasciano spazio ad un rapporto medico paziente serio ed approfondito, perché il tempo è troppo poco, demandano tutto a visite specialistiche, trasformando il medico di base in un burocrate prescrittore di ricette SSN.
  2. Le unità ospedaliere di pronto soccorso sono intasate da pazienti, molti dei quali potrebbero rivolgersi al proprio medico di base, se questo avesse conservato il ruolo e la professionalità che aveva in origine, alleggerendo il carico sulle strutture di pronto soccorso.
  3. I tempi di attesa per le prestazioni ospedaliere, visite ed esami, sono sempre eccessivi, utili soltanto per gli esami periodici, ma non per quelli derivanti da patologie contingenti.
  4. Questa situazione porta i pazienti a rivolgersi sempre di più a medici e strutture in regime privatistico, con costi elevati e senza neppure poter scaricare fiscalmente per intero la spesa sostenuta.
  5. La spesa per i farmaci e per le prestazioni ospedaliere, escludendo alcune categorie di cittadini per reddito, è coperta molto parzialmente dal SSN. I primi, invece, avvalendosi di esenzioni non sempre correttamente motivate, abusano spesso della loro posizione, grazie a medici compiacenti, anche se talvolta loro malgrado.

Oggi abbiamo strutture ospedaliere pubbliche e strutture ospedaliere private ma convenzionate con il SSN. Vien da chiedersi : non sarebbe più semplice, più razionale e più economico per tutti trasformare il SSN in un sistema di tipo assicurativo rivolto al singolo assistito, con convenzioni con tutte le strutture sanitarie territoriali e rimborso della spesa sanitaria del cittadino in analogia con quello che accade con le assicurazioni private ?

IL SOVRANISMO : UNA DEFINIZIONE DAL SIGNIFICATO INCERTO

dcx. Il segreto per costruire un brand Sovrano

E’ il tema dei giorni nostri, che si è diffuso in questi ultimi anni ed è assunto all’onore delle cronache da quando le ultime elezioni hanno consegnato il Paese ai partiti “populisti” , notoriamente poco favorevoli all’Unione Europea ed alla sua “moneta unica”.
Che il concetto di “sovranità” si possa attribuire, come diffusamente espresso da Armando Siri, esponente della Lega, alla figura storica del RE , singolo individuo che concentra in se ogni potere, è vero, perché rappresenta una realtà storica, ed anche l’etimologia del termine sovrano e sovranismo. In questo senso la “sovranità” e tutti i suoi derivati, esprimono il senso stesso del POTERE, che tutto sovrasta ed a tutto si impone.

Ed il RE per antonomasia è DIO, potere supremo ed incontestabile in ogni religione, o quasi. Ma chi è il “sovrano” , per un uomo che viva da solo nella natura selvaggia, badando da solo a se stesso ? Due le risposte possibili :
a) Lui stesso
b) Il mondo selvaggio che lo circonda
La storia umana ci insegna che TUTTE le religioni del mondo, a memoria d’uomo, nascono per interpretare la natura di un potere, riconosciuto sovrano e sovrastante, come quello della natura, via via incarnata nel Sole, negli animali, in altre espressioni delle forze della natura, cioè di quelle forze che l’essere umano, da solo, con le sue sole risorse, non riesce a sovrastare.
Quindi l’uomo primitivo riconosce nella “natura” il potere sovrano che lo sovrasta. Ma poi fa un passo avanti, perché le esigenze della vita sociale richiedono un interlocutore più diretto e visibile tra l’uomo e le forze naturali.
Così nasce il CAPO del villaggio, il sacerdote, e poi il RE.

Durante il corso di secoli di Storia gli esseri umani non riescono ad acquisire una diversa consapevolezza del loro ruolo nel mondo, affidando la “sovranità” ad un intermediario (il Re) che in alcuni casi appare direttamente investito da DIO, potere supremo, e per i cattolici l’imprimatur papale conferma questa investitura. Soltanto in epoche MOLTO più recenti l’uomo “moderno”, laico, acquisisce una diversa consapevolezza di se, del SUO potere come individuo e del suo ruolo nel mondo. Tutto questo forse nasce con la rivoluzione francese, oltre due secoli fa.

Ma se la sovranità non appartiene più al “sovrano” unico, intermediario tra il popolo e DIO, a chi appartiene allora? La risposta è : al POPOLO, volendo con questo significare : A ME. L’uomo nuovo rivendica sal sua sovranità su di se, e rigetta quella imposta dall’alto e proveniente da DIO. Questo gesto replica la biblica separazione di Adamo ed Eva da DIO, e la loro cacciata dal Paradiso terrestre. Si tratta di un gesto di portata storica, rivoluzionaria, fondativo del mondo in cui oggi viviamo. Un gesto che prelude alla costruzione degli ordinamenti democratici, passando attraverso le monarchie costituzionali.
Una concezione che, tuttavia, termina dove inizia, senza produrre ulteriori riflessioni di portata comparabile.

Ciò che manca in questa nuova concezione del mondo è che la sovranità della Natura non scompare soltanto perché gli esseri umani formulano la loro dichiarazione d’indipendenza. Ed oggi le cose sono ancora più complesse, perché alla Natura, che continua a svolgere il suo ruolo distruttivo e ricostruttivo, quello con cui manifesta il suo potere, si sono aggiunte forze umane globali, planetarie, determinate dallo sviluppo delle forze produttive a livello planetario, dal commercio mondiale e dalle comunicazioni satellitari che hanno portato allo sviluppo della RETE, Internet, che oggi collega in tempo reale i cittadini di tutto il pianeta.

Questa Natura Estesa rappresenta il vero POTERE che ci governa. Un potere che, nella sua espressione di derivazione umana, assume caratteristiche monopolistiche, come neppure la Natura spontanea riesce a fare. Le comunicazioni sono concentrate in poche mani, così come gli strumenti di elaborazione dati : Google, FaceBook, Twitter, ed altri minori ma non meno diffusi (Instagram, Netflix, ecc) controllano una quantità di informazioni spaventosa ed hanno il monopolio della RETE, mentre l’elaborazione dei dati in ambito privato è dominata da Microsoft, player quasi incontrastato del sistema operativo dei computers, su scala internazionale, pur in presenza di Apple che ha una diffusione significativa, ma non comparabile con Microsoft, perché lega il suo sistema operativo ad un Hardware proprietario e molto costoso. Linux è un sistema operativo per pochi.

Nella telefonia mobile, oltre ad Apple con iPhone, impera il sistema operativo Android che, però, è quasi open source ed equipaggia i dispositivi di tutte le marke.
Nell’e-commerce sono cresciuti colossi come Amazon e Booking, ma ce ne sono molti altri, che si sono imposti con regole nuove nel campo della distribuzione, persino alimentare (Amazon) e nel turismo alberghiero (Booking).

Il singolo individuo, di fronte a tutto questo, scompare. Termina persino di avere un ruolo, perché soltanto l’uomo-massa è funzionale al sistema globale, un individuo che, prima di ogni altra cosa, deve essere un CONSUMATORE, mentre il suo ruolo di produttore viene quasi dimenticato, perché la produzione si delocalizza laddove incontra capitale, know how avanzato, mano d’opera a costi irrisori (quella che serve, sempre meno), regole comportamentali e fiscali favorevoli. In un tale scenario la libertà diventa utopia. L’essere umano si è costruito una gabbia dorata, ci si è chiuso dentro ed ha buttato via la chiave

E torniamo al sovranismo, questa espressione in voga, in chiave politica e sociale, per capire che cosa può significare, o non significare. Il suffisso “ismo” richiama l’idea di un movimento di carattere ideologico volto a ripristinare il ruolo del sovrano. Quale sovrano ? Come abbiamo visto il sovrano esiste, ed è fuori dal nostro controllo umano, ormai.
Quel poco di capacità di analisi e critica che ci è rimasta ci porta tuttavia a comprendere che il potere di questo sovrano ci sta schiacciando, anche se si propone di semplificarci l’esistenza. Di qui la reazione di alcuni verso una sorta di opposizione al sovrano, per farlo cadere dal suo trono, riappropriandoci della NOSTRA sovranità umana, individuale, dimenticando che non l’abbiamo mai posseduta.

Appare privo di senso sostituire questa sovranità scomoda con la sovranità di un nuovo RE, per cui parliamo di “sovranità popolare”, rifacendoci al concetto di Democrazia, quella che abbiamo cercato sempre di costruire, riuscendoci male, e tuttavia il “popolo” pare ritornare sui suoi passi storici, nella rinuncia a questa “sovranità popolare” , alla ricerca di un RE che oggi si chiama LEADER politico, scelto “per volontà del popolo”, anzicché per volontà di DIO, che raccoglie in se un potere crescente, sempre più totalitario.

Putin, Erdogan, Maduro, Xi Jinping, Kim Jong-un, in qualche misura Trump, dimenticando i dittatorelli minori sparsi sul pianeta. Forse persino Giuseppe Conte ….
Ed anche nei cosiddetti paesi “democratici” il popolo segue il leader di turno, acriticamente, facendosi trascinare da slogan nei quali neppure crede, ma che stimolano l’immaginazione.
E tra questi slogan si fa strada in Europa il Sovranismo Nazionalista e populista, che suggerisce un ritorno ad una condizione precedente, supposta felice, come strategia di fuga da una realtà che la politica non riesce più a dominare.

In un tale contesto la sovranità diventa “nazionale”, introducendo un concetto che ben si sposa con quello di sovranità : la NAZIONE, ovvero quell’insieme territoriale ed umano in cui convivono milioni di persone che si riconoscono in una medesima IDENTITA’ nazionale.
Ecco quindi la nazione tedesca, quella italiana, o inglese, o francese ….
Ma è VERO ? Queste “nazioni” hanno una identità univoca ? Neppure per sogno !
In Italia la distinzione tra le genti del Nord ed i “terroni” del Sud è radicata.
Politicamente la Lega Nord ha cercato di rappresentare, anche folcloristicamente, con Bossi, questa diversa identità delle genti del Nord Italiano, ma non dimentichiamo la percezione di identità, di estrazione anche linguistica, degli altoatesini e dei valdostani.
E queste distinzioni sono presenti anche altrove in Europa.
La Cecoslovacchia si spezzò ormai molto tempo fa in Slovacchia e Repubblica Ceca.
Nel Regno Unito di Gran Bretagna gli “inglesi” sono soltanto una parte della sua popolazione, che è formata da Scozzesi, Gallesi ed Irlandesi, popolazioni di origine Sassone, celtica, un ceppo etnico presente anche in Francia ed in Germania.
Il Belgio è uno statuo “duale” di Valloni e Fiamminghi.

E nella penisola iberica, un territorio apparentemente omogeneo, la suddivisione tra Spagna e Portogallo è ormai secolare, mentre quella tra Castiglia e Catalogna è recentissima ed ancora incompiuta, non dimenticando le lotte dei Baschi per il riconoscimento di una loro identità autonoma da Madrid. Nei paesi di lingua tedesca la suddivisione tra Germania ed Austria, con popolazioni che parlano la medesima lingua ed hanno la medesima cultura di fondo, è storica, ma anche nella Germania unita le popolazioni dei diversi Lander hanno caratteristiche proprie, e non a caso la Germania è una repubblica con ordinamento federale.
La Svizzera è una sintesi statale di più Nazioni diverse, di lingua tedesca, francese ed italiana. Un territorio in parte delimitato da alte montagne che ha favorito lo sviluppo di una enclave a carattere statale che si è appropriata di “pezzi” di altre “nazioni”.
Non parliamo poi dei Balcani, dove il tentativo di unificazione sotto il tacco comunista con Tito è naufragato miseramente dopo la sua morte, restituendo alle diverse nazionalità la loro autonomia di tipo statale.

Ma andiamo oltre : anche all’interno di comunità che sembrano omogenee, esistono distinzioni ben percepibili : l’antico detto toscano “meglio un morto in casa che un pisano fuori dall’uscio” ben esprime la tensione campanilistica storica di queste comunità cittadine medievali che si erano fatte Stato, cioè Nazione, su un territorio limitatissimo e con una popolazione minima. In somma la “nazione” può essere piccola a piacere … E lo Stato ?
Lo stato deve coincidere con la nazione ? Perché no, verrebbe da rispondere ?
Ma anche : perché si ?
E qui siamo al nodo cruciale, al problema che ci investe tutti, particolarmente in questa fase politica del nostro paese : Europa SI, Europa NO. Europa sovrana, o Italia sovrana, o Lombardia sovrana ? O Milano sovrana ? Abbiamo visto che i confini degli Stati europei attuali NON coincidono con quelli delle nazioni che tali confini comprendono ed incorporano.
Una posizione “sovranista” dovrebbe quindi portare, coerentemente, alla frantumazione degli attuali stati europei, ereditati dall’800 per condurre ad una pluralità di staterelli più piccoli coincidenti con le “nazioni percepite” , completamente autonomi.
Però ciascuno di loro continuerebbe ad essere soggetto al potere di Microsoft, di Google, di Amazon, ecc, ecc. Con quale capacità di contrappeso ? Nessuna.
Questi piccoli staterelli “sovrani” in che cosa potrebbero esprimere il loro “potere sovrano” all’interno di un mondo dominato dalle grandi imprese multinazionali nel campo dell’energia, delle risorse agricole di base, delle comunicazioni, del trattamento dei dati, ecc ?
La “moneta” ? Per farne cosa ? Prendiamo San Marino, questa piccola comunità incastonata nel territorio Italiano (ma potremmo anche parlare del Principato di Monaco, del Lichtenstein ,ecc). Cosa se ne fa san Marino di una SUA moneta sovrana? E che ruolo può svolgere San Marino in politica estera, sui grandi scacchieri internazionali ? Qual’è il suo ruolo geopolitico, la sua capacità di stringere accordi internazionali favorevoli, la sua capacità di difesa da un’eventuale aggressione?
ZERO !
Certo, l’Italia non è San Marino, ma sullo scacchiere mondiale, di fronte a potenze economiche e militari globali come gli USA, la Russia (sebbene non più URSS), la Cina, ma anche la stessa Korea del Sud, primo produttore mondiale di automobili, noi cosa rappresentiamo ? Poco o nulla.
In che cosa può essere realmente sovrana un’Italia “sovrana” ? Forse solo nell’imposizione di tasse e nella produzione di debito pubblico, cosa che ha dimostrato negli anni di saper fare bene.
Tutte queste riflessioni servono a farci comprendere come il vero sovrano sia sempre fuori dalla nostra portata, perché formato da un insieme di forze che non sono sotto il nostro diretto controllo. La sovranità monetaria dell’Italia, tema caro ad alcune forze politiche, rappresenta un fantoccio di sovranità, già dato alle fiamme dalla Storia recente e meno recente. I motivi che spingono qualcuno ad immaginare dei vantaggi dal possesso di una moneta sovrana italiana sono gli stessi che dovrebbero indurre a volere allora una moneta sovrana del Nord, una moneta sovrana del Centro ed una del Sud, tenuto conto del divario economico tra questi territori. In una tale concezione Milano, o la Lombardia, potrebbero mettersi a battere Marenghi Milanesi, una moneta che assumerebbe forse un rapporto di cambio con l’Euro di due a uno (2 Euro per un Marengo) tenuto conto della concentrazione di risorse economiche in questo ristretto territorio.

Con quali vantaggi ? Nessuno. E quale PESO avrebbe uno Stato di Lombardia nel contesto internazionale ? Nessuno. La realtà, quella VERA, quella che può anche non piacere, è che non siamo liberi, non siamo sovrani, ma siamo un tassello di un meccanismo più complesso che ci condiziona interamente.
In questa realtà l’individuo, per perseguire il proprio interesse e ritagliarsi spazi di libertà possibili ha una sola strada da percorrere : quella di un’organizzazione sociale su basi “federali” in cui le comunità di cittadini con interessi condivisi rivendichino a se quella piccola fetta di autonomia che tocca i grandi temi, federandosi con altre comunità di un territorio più allargato e conferendo a livelli organizzativi di grado superiore quella sovranità che, da sola, non è in grado di esprimere e di attuare. Significa immaginare una rivoluzione sul piano politico ed amministrativo italiano in senso federale, esteso a tutto il territorio dell’Unione Europea, con livelli crescenti di devoluzione di responsabilità di gestione di una sovranità più ampia, ma che NON deve mai diventare invasiva delle prerogative locali.
Questa visione politica è quella dell’Europa dei Popoli europei, una visione che si fonda sull’individuo e sulla sua aspirazione di libertà e di sovranità su di se, irraggiungibile, ma modulabile formando aggregazioni sociali via via più estese, delegando verso l’alto gli elementi di una sovranità che non sarebbe attuabile al livello individuale o delle piccole collettività. Quindi una Sovranità Europea NUOVA, fondata sulla libertà di autodeterminazione delle sue popolazioni all’interno di un principio di realtà, senza la pretesa di correre sulle nuvole.

Ing. Franco Puglia
15 dicembre 2020