RIFLESSIONI DI STRATEGIA POLITICA E MILITARE

La guerra in Ucraina stimola alcune riflessioni sui modi in cui questa guerra è iniziata ed è stata condotta, essendo tutt’ora in corso.
Per formulare delle riflessioni approfondite servirebbe una conoscenza dettagliata dei movimenti sul campo e delle risorse militari impiegate, quindi la mia riflessione ha limiti oggettivi e si rivolge ad elementi di carattere generale, quelli più visibili.

Una prima osservazione riguarda la Russia: dai movimenti sul campo appare molto confusa la strategia militare complessiva, frutto, è stato detto, di informazioni del controspionaggio inesatte, che hanno prima orientato l’offensiva verso Kiev e poi hanno dovuto dirottarla verso sud-est, in quella che, in apparenza, era la materia del contendere sin dal 2014.
Una seconda osservazione riguarda l’impiego massiccio di missili, piuttosto che di bombardamenti aerei, almeno stando a quanto si capisce dai Media, con il vantaggio di non rischiare la perdita di piloti abbattuti dalla contraerea ucraina. Peccato che i missili, a quanto pare, fossero molto più imprecisi di aerei con pilota umano nel raggiungere obiettivi di ordine militare, colpendo spesso, invece, abitazioni civili, ospedali, ecc. A meno che questo non fosse VOLUTO, per piegare la resistenza umana dei civili, più che delle forze armate ucraine.

E per quanto riguarda gli Ucraini? La resistenza armata ucraina pare essere stata molto puntuale, colpendo le forze di terra russe laddove avanzavano, e mettendo in atto una resistenza ad oltranza all’interno delle città che i Russi cercavano di occupare poco alla volta.
Questo modus operandi da entrambe le parti ha prodotto perdite umane ingenti e distruzione di infrastrutture civili oltre che industriali.
Questa strategia di resistenza ad oltranza prosegue anche nel Donbass, e non riesce a fermare la pur lenta progressione russa.

Ma è questo il modo di resistere ad un’invasione armata? La Storia, mi pare, racconta altro. Ci racconta anche delle guerre in cui i rispettivi eserciti si affrontavano schierati e compatti gli uni contro gli altri, producendo massacri feroci, con lo sterminio delle forze avversarie, se in minoranza numerica. Una tecnica progressivamente abbandonata in secoli più recenti, anche grazie all’impiego di armi diverse e più idonee a scontri a distanza e non corpo a corpo.
Ma ci racconta anche di grandi strateghi che usarono l’intelligenza per sconfiggere il nemico, anche soverchiante, adottando tattiche più articolate dello scontro frontale o della resistenza ad oltranza.

Se il nemico è più forte di te, a cosa serve affrontarlo di fronte?
A soccombere. In guerra contano altre cose:
– la sorpresa, difficile, con i satelliti che ti spiano, ma non impossibile
– l’aggressione alle retrovie, colpendo ai fianchi, non di fronte
– il taglio dei rifornimenti, bloccando le retrovie, più che contrastare l’avanzata.

Quando i russi marciarono su Kiev si aspettavano di non incontrare resistenza. Così avrebbe dovuto essere; invece di contrastare l’avanzata, gli Ucraini avrebbero potuto lasciarla progredire spedita, per poi attaccare i Russi alle spalle ed ai fianchi.
I Russi sconfissero Napoleone prima ed Hitler poi, ritirandosi all’interno del territorio e sfiancando l’avanzata nemica, per reagire solo in seguito.

Una cosa è certa: se le tue forze sono inferiori non puoi colpire frontalmente. Non è che, invece, gli Ucraini stanno facendo proprio questo? L’Ucraina non è un paese piccolo.
Gli Ucraini hanno cercato di difendere le città invece di abbandonarle attirando i Russi nelle campagne, dietro un esercito in presunta fuga. Avrebbero evitato i bombardamenti sulle città e la loro distruzione. La resistenza dell’acciaieria di Mariupol è servita solo a raderla al suolo, senza impedire la morte o la cattura dei suoi occupanti.
A cosa è servito, quindi, questo sacrificio di vite umane?
A rallentare l’avanzata russa impegnandola su quel fronte?
Si, anche, ma rallentare un’avanzata che non si sa come fermare è come prolungare l’agonia di una morte certa.

Va detto che gli Ucraini speravano in un maggiore e più sollecito invio di armi, e quindi prendere tempo, una strategia che ha senso. Sotto questo profilo è colpevole la risposta occidentale, che è stata lenta ed incerta, fondata sulla speranza che le sanzioni economiche bastassero a fermare i russi, dimostrando con questo mancanza di senso del tempo, quello che serve a rendere questo tipo di risposta efficace. Nel frattempo in Ucraina si moriva, ed ancora si muore.
La paura di una folle risposta nucleare russa ha paralizzato l’Occidente, laddove un NIET detto subito e con convincente durezza avrebbe potuto bloccare subito Mosca, prima ancora che l’invasione iniziasse. Troppe teste al comando, assenza di un decisore unico, lucido e capace, che non poteva essere il solo presidente USA, essendo coinvolta l’Europa, e che comunque Baiden non avrebbe saputo essere.

Scrivere su una tastiera è facile; combattere sul campo è ben altro, ma le strategie si fanno sempre a tavolino.

Ing. Franco Puglia – 19.6.2022

MAREGGIATA MONETARIA E BARCHETTE FINANZIARIE

Che il solo annuncio di una imminente stretta monetaria della BCE sia stato in grado di creare vistose falle finanziarie nelle compagini azionarie europee ha sorpreso un poco tutti. I soli a non sorprendersi sono stati gli algoritmi dei sofisticati sistemi di compravendita azionaria, programmati secondo algoritmi che possono produrre sgradite sorprese. Ma sorprende altresì che anche il rapporto di cambio dell’€ verso il $ sia nuovamente sceso a 1,05, dopo alcuni giorni di risalita. In genere il valore numerico di una valuta sale quando salgono i tassi d’interesse delle banche centrali, e viceversa. Stavolta no, e questo si che sorprende davvero.
Parallelamente il Rublo continua ad apprezzarsi: più la Russia si infogna nella sua sporca guerra in Ucraina e più il valore della moneta russa sale. Anche questo, a dir poco, sorprende.
L’economia ha le sue regole, scritte e non scritte, che sono fondate più su reperti storicizzati che su leggi fisiche, e siccome la storia cambia, anche se si ripete, anche l’economia può reagire in maniera inaspettata, ma sino ad un certo punto.
Va detto che il valore delle valute, che è un valore di cambio, cioè di scambio, può essere manipolato dagli stati, e non esprime un valore assoluto, ammesso che qualcosa a questo mondo ne abbia, visto che neppure l’oro lo ha. La manipolazione si fa in diverse maniere: la più comune, quella politicamente corretta, consiste nell’acquisto di valuta straniera da parte di uno stato: questa operazione induce uno scivolamento del valore di cambio della valuta interna.
Viceversa, se uno stato riduce i suoi acquisti di valuta estera il valore della moneta nazionale si rafforza. Questo, però, a bocce ferme, cioè senza introdurre altre variabilità economiche.

La rivalutazione del rublo si spiega con la riduzione degli scambi tra la Russia ed il resto del mondo, con un crollo, quindi, degli acquisti di valuta estera per pagare le importazioni, ed il simultaneo aumento della domanda di Rubli determinato dalle scelte del governo di Mosca di chiedere il pagamento in Rubli delle sue esportazioni.
Quindi la rivalutazione del Rublo ha un senso.
Rende i russi più ricchi? No, perché sottende una assenza di merci da consumare, determinata dal crollo delle importazioni, perlomeno di alcune tra queste. Questo valore monetario è ingannevole: immaginate di essere perduti nel Sahara, alla ricerca disperata di acqua, mentre nello zaino avete migliaia di dollari; quanto valgono quei dollari nel deserto, se non potete comprarvi acqua? Niente.

E veniamo all’€ ed ai mercati finanziari: qui le cose stanno diversamente. Se la BCE aumenta i tassi d’interesse significa che ha paura dell’inflazione, che è convinta non si tratti di un fenomeno transitorio ma persistente, tanto che negli annunci ha affermato che gli aumenti saranno più d’uno. Il messaggio allora è: il potere d’acquisto in € cala, quindi la moneta, di fatto, vale di meno in termini di beni acquistabili. Questo induce a rivolgersi verso altre valute.
Per un europeo c’è poco da scegliere: o ti rivolgi al dollaro o, al massimo, alla sterlina. Altre valute estere sono un target per pochi.
In ogni caso il valore della moneta europea scende, e più scende più la gente se ne allontana, inducendo una spirale di discesa che alimenta l’inflazione. Questa spirale va interrotta, perché potrebbe diventare disastrosa.

E le borse? La vistosa discesa di tutti gli indici azionari e delle azioni di banche ed imprese forse si spiega più con questa paura di una spirale valutaria che con le preoccupazioni per un maggiore costo del denaro. Onestamente, per una impresa sana, qualche punto percentuale di costo del denaro non cambia le prospettive di profitto, specie se a fronte di un clima inflazionistico che assorbe gli aumenti dei prezzi. Inoltre la discesa del tasso di cambio favorisce le esportazioni, e quindi non dovrebbe costituire motivo di preoccupazione.
No, le preoccupazioni riguardano gli investitori, non le imprese, e riguardano lo scenario economico mondiale complessivo, che appare a fosche tinte, con una economia prima in forte rilancio ma che adesso piega verso il basso. L’annuncio della BCE, che segue le politiche della FED, è solo una conferma di queste non immotivate paure. La crisi russo-ucraina sta sconvolgendo tutto: il grano che non arriva all’Africa sconvolge anche quei pur poveri mercati, ed induce timori di sconquassi anche socio-politici. Il costo dell’energia che non accenna a flettere e l’evidente difficoltà mondiale di rinunciare alle risorse energetiche russe determina un clima di incertezza e confusione che si autoalimenta.
E le reazioni U.E. sono scomposte: l’annuncio del divieto di vendita di automobili con motori a combustione interna a partire dal 2035, oltre che insensato in se, è sintomo di una condizione di panico dei governanti europei, che credono di poter inviare segnali positivi di una irrealistica indipendenza dai combustibili fossili e, invece, producono l’effetto opposto.

Purtroppo le cose volgono al peggio, ed all’orizzonte non si vede la fine di questa crisi sistemica.

Ing. Franco Puglia
11 giugno 2022