FOTOGRAFIA IMPIETOSA DI UN POPOLO IN DECLINO


Litigiosi, faziosi, superficiali, furbetti, disonesti, corrotti, ignoranti, supponenti, disorganizzati, aggressivi, irrazionali, maleducati, ingordi, lamentosi, noncuranti, menefreghisti, asociali, individualisti, imprevidenti, pecoroni, e forse altro ancora.

Chi? Gli Italiani.
Non tutti, per fortuna, ma troppi, forse la stragrande maggioranza.

Alcuni Italiani di valore sono riusciti a stemperare questa immagine ributtante, emergendo dal letame sociale per le loro straordinarie capacità, come i grandi artisti e scienziati, ma anche per le loro “ordinarie” capacità, sviluppate nella vita della gente comune, nel lavoro, nella qualità delle realizzazioni, nella fantasia creativa che ci contraddistingue, forse unico merito emergente dalla palude melmosa.

Queste “eccellenze”, tuttavia, sono in declino, come tutto il resto, perché le eccellenze sono come fiori in un campo, emergono da un tessuto sociale che deve essere fertile e favorevole al loro sviluppo. Ma quando un popolo è in declino, continua scivolare verso il basso, ed il declino, più spesso, è inarrestabile, o almeno così è sempre stato, storicamente, sino a quando non accade qualcosa capace di indurre un’inversione di marcia stabile.
Ma di questa inversione di tendenza non si vede traccia all’orizzonte.

Il declino è un processo perverso, perché lo sviluppo delle giovani generazioni dipende dal tessuto sociale in cui crescono, che dipende dalla qualità dei loro genitori, dalla scuola e dai suoi insegnanti, dalle strutture di formazione universitaria, dal mondo del lavoro, dal funzionamento della Giustizia, dalla qualità dell’offerta politica ed amministrativa pubblica. Dalla pochezza nasce pochezza che produce ulteriore pochezza, allo stesso modo in cui dallo sviluppo virtuoso nasce altro sviluppo virtuoso.

Non credo che per l’Italia ci sia più speranza, anche perché il declino investe l’intera Europa e buona parte del mondo, con la sola esclusione della Cina, forse, almeno sotto il profilo economico. Alcuni eventi storici mettono in evidenza i diversi aspetti del processo di declino:

– Le intemperanze del clima, con i disastri che producono e, nel migliore dei casi, con un crescente disagio del vivere su un pianeta in cui la Natura appare in affanno. Una situazione che ha indotto la scienza a trovare un capro espiatorio che non ha responsabilità dirette nei fenomeni, ignorando volutamente la fonte dei problemi, perché ingestibili, mentre con il fantoccio criminalizzato della CO2 una massa di persone ha trovato nuove fonti di reddito a scapito delle solite masse.

– La pandemia virale, che mette in crisi uno stile di vita fondato su premesse insostenibili su base mondiale, ma anche locale, facendo emergere con prepotenza l’inconsistenza del tessuto sociale che ne viene colpito, spaventato, insofferente, ribelle, disorientato, globalmente impreparato. Un tessuto sociale debole, che reagisce nel peggiore dei modi a strumenti di gestione del problema spesso inadeguati, contraddittori, confusi.

– Il disastro demografico, che ha fatto esplodere la popolazione mondiale triplicandola in soli 50 anni, esercitando una pressione migratoria crescente ed incontenibile in varie aree del pianeta. Una pressione demografica che sfonda i confini, e contamina il tessuto sociale dei paesi di destinazione, disgregandolo, annullando quella coesione sociale senza la quale non c’è crescita complessiva.

Soluzioni? Nessuna, perché le forze in gioco sono immense, al di sopra delle forze di qualsiasi comunità umana.

Naturalmente ci sono e ci saranno delle reazioni, confuse e contraddittorie, spesso peggiori del problema che vogliono affrontare, e questo non farà altro che aumentare “l’entropia” dei fenomeni, cioè il caos, con il progressivo deterioramento della qualità della vita di tutti.
Beati coloro che, come me, hanno vissuto in epoche migliori di questa, e verranno travolti da questo disfacimento soltanto in prossimità della fine naturale del loro percorso di vita.

Eppure non mancano le voci che si levano per fare luce su questa drammatica realtà, ma vengono sommerse dal chiasso generalizzato, propagato dai troppi strumenti di comunicazione di massa, e quello che emerge è soltanto la schiuma maleodorante della melma rimescolata e rovesciata quotidianamente addosso a tutti noi.

Non ci sono orecchie per quelle voci inascoltate; l’entropia del caos non si può fermare.

Ing. Franco Puglia

25 Luglio 2021

NE’ A DESTRA NE’ A SINISTRA


Io non mi sono mai schierato politicamente a destra o a sinistra: io sono schierato con il partito dell’intelligenza, del buon senso, dell’onestà intellettuale.

Un partito che non esiste …

In questo particolare momento storico sono ancor più in disaccordo frontale con entrambe le parti politiche del mio paese, e vorrei dire anche dell’Europa, su alcuni temi fondamentali.

A) IL CONTRASTO ALLA PANDEMIA

La strategia vaccinale contro il virus è la sola disponibile per arginare questa tragedia mondiale, anche se non è la sola e NON DEVE essere la sola, perché la presenza di questo virus sarà necessariamente endemica e va contrastata sotto il profilo terapeutico più che vaccinale, nel lungo periodo. Ma non adesso. In questo momento la vaccinazione DEVE essere estesa a TUTTI, a qualsiasi età, per contrastarne la diffusione e la facile produzione di varianti, che comunque ci saranno ed in una prima fase si possono combattere soltanto sul piano vaccinale. Ma il centro destra italiano ha sposato di fatto le paure dei no-vax appoggiando politicamente e sui media quanti reclamano una loro pretesa libertà di non vaccinazione, ma senza rinunciare alle cure mediche se poi dovessero contagiarsi ed ammalarsi, della serie “botte piena e moglie ubriaca”.
E’ inutile tentare di convincere queste persone: in Italia serve un periodo di LEGGE MARZIALE per imporre la legge del buon senso che non alberga nella testa di milioni di persone.

B) LA LEGGE ZAN E LE TEORIE GENDER

Qui sono in accordo con le destre, ed in conflitto con le sinistre. Io affermo che la OMOSESSUALITA’ NON ESISTE. Si tratta, infatti, di una contraddizione in termini determinata da questa parola. Il sesso è come il digitale: o è binario o non è.
Il sesso è una dicotomia biologica finalizzata alla riproduzione della maggior parte delle specie animali e vegetali. Non esiste una riproduzione omosessuale se non in alcune forme di vita come i batteri, che NON HANNO SESSO, e quindi il termine omosessuale non è idoneo a descrivere un meccanismo riproduttivo.

Altra cosa è, negli umani, la percezione psichica della propria natura sessuale, che può essere in contrasto con l’aspetto fisico. Si tratta di una anomalia (non di una malattia, perché non è in genere curabile) che induce un profondo disagio in quanti ne sono colpiti, viste le difficoltà a rendere compatibile il proprio sentire con il proprio aspetto fisico. Queste persone NON esprimono un terzo sesso, che non può esistere per definizione, e vanno rispettate come qualsiasi altra persona che sia afflitta da qualche anomalia fisica o psichica, purché questa non si traduca in disturbo o danno per gli altri, come nel caso della pedofilia o delle turbe psichiche violente che afferiscono alla sfera sessuale.

FACCIAMOLA FINITA UNA VOLTA PER TUTTE CON QUESTE STRONZATE.

Chi si comporta in maniera violenta verso chiunque e con qualsiasi motivazione va condannato per questo, senza distinzione di motivazione. Contano le azioni concrete, non le opinioni personali. La presenza di un omosessuale ti infastidisce? Libero di evitarlo, educatamente e senza interferire con la sua collocazione sociale, quale che sia.

RISPETTO, VERSO CHIUNQUE, PRIMA DI TUTTO E SEMPRE.

C) I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA POLITICA EUROPEA

Non riesco più a sopportare la campagna pubblicitaria martellante della sinistra mondiale a favore della teoria folle che attribuisce ad un gas indispensabile alla vita sul pianeta (la CO2) la responsabilità dei cambiamenti climatici in atto. Prendo spunto dalle ultime dichiarazioni di Ursula Von der Layen circa una completa esclusione dalla circolazione degli autoveicoli con motori a combustione entro il 2035.

La CO2 NON E’ UN GAS SERRA, perché non ha caratteristiche fisico chimiche sostanzialmente diverse da altri gas presenti in atmosfera e perché la sua concentrazione in atmosfera è trascurabile rispetto ai fenomeni in corso. Io non nego il riscaldamento globale, anzi, lo affermo, lo conosco e lo denuncio da decenni, da prima che quattro scienziati prezzolati da strapazzo si vendessero l’anima ai nemici storici dei petrolieri, che da sempre combattono contro l’impiego dei combustibili fossili. Bruciare i combustibili fossili inquina? Si, certamente, ed i gas della combustione vanno accuratamente filtrati perché nel breve periodo queste emissioni non sono salutari, ma questo non implica abbattere la CO2, che è, al contrario, indispensabile allo sviluppo della vita vegetale sul pianeta.

Il pianeta si surriscalda a causa delle attività umane e del conseguente contributo antropico di produzione energetica?

Si, è possibile, anche senza scomodare la CO2, perché allo stesso modo in cui il 30% di tutto il calore che ci arriva dal sole viene trattenuto sul pianeta, lo stesso accade per qualsiasi altra dispersione di energia prodotta dall’uomo, sia essa determinata dalla combustione dei prodotti fossili a base di carbonio, oppure da altre fonti energetiche, siano esse nucleari, eoliche, solari o idroelettriche, perché alla fine dei processi TUTTA l’energia elettrica si trasforma in calore. Tuttavia non abbiamo le prove che sia così, perché è difficile calcolare con sufficiente precisione la quantità di energia prodotta da tutte le attività umane e quella ricevuta dal sole a livello del suolo e dell’atmosfera.

Possiamo ridurre la nostra produzione di energia?

Si, ma ad una sola condizione: ridurre drammaticamente la popolazione umana del pianeta, che è triplicata in 50 anni, passando da 2,5 ad oltre 7,5 miliardi di umani, accompagnando lo spopolamento con una riduzione drammatica del nostro sviluppo (che è necessariamente energivoro) e delle nostre condizioni di vita.

E’ realistico immaginare di poter seguire questo percorso? NO.

Mi dispiace, ma la popolazione mondiale può soltanto crescere numericamente e per quanto possa impoverire su scala globale il suo consumo di energia, anche soltanto a scopi alimentari, crescerà, e con questo l’impatto planetario, se davvero è sensibile.

Ecco tre punti importanti che mi fanno dissentire tanto dalla destra che dalla sinistra politica, consegnandomi allo splendido isolamento della RAGIONE, questa caratteristica strettamente umana, in declino verticale nel corso degli ultimi decenni, generazione dopo generazione.

Ing. Franco Puglia

15 Luglio 2021