IL SIBILO DEL SERPENTE RUSSO

Vladimir Putin AVREBBE scatenato questa guerra contro l’Ucraina per DIFENDERE i russi residenti nel Donbass e la Russia stessa dalle mire aggressive dell’Ucraina. Ma QUALI?

1. La NATO, anche ammesso che l’Ucraina potesse entrare a farne parte, è una organizzazione DIFENSIVA, solo per i suoi membri, NON OFFENSIVA, e che non sia tale lo ha dimostrato con questa guerra, tirandosi indietro di fronte alle reiterate richieste di intervento di Zelensky (no fly zone). Inoltre, che interesse può mai avere la Nato ad attaccare la Russia, in chiave meramente offensiva, e non difensiva, visto che gli USA sono ben lontani dal continente europeo ed asiatico e l’Europa ha interessi esclusivamente commerciali, che fioriscono con la cooperazione economica, non con i conflitti?

2. L’Ucraina è un piccolo paese, nei confronti della Russia, sotto ogni aspetto: popolazione, estensione territoriale, armamenti. Per QUALE MOTIVO l’Ucraina dovrebbe desiderare di attaccare la Russia? Se Putin crede questo davvero, dovrebbe anche spiegare per quale motivo l’Ucraina avrebbe un interesse in tal senso, oltre alle possibilità materiali di farlo.

3. Più comprensibile il millantato interesse verso i russofoni del Donbass, se non fosse che, forse, i conflitti locali potrebbero essere stati determinati da provocazioni sotterranee russe nell’area, volte a destabilizzarla. Un conflitto locale tra fazioni, neppure su base etnica, perché non esiste una differenza “etnica” tra russi ed ucraini, ma solo linguistica, non giustifica in alcun caso un intervento militare di questa portata.

Chiunque sia dotato di un minimo di intelligenza comprende bene che le istanze bellicose di Putin sono PRETESTUOSE e si spiegano soltanto in due modi:
– paranoia di gravità psichiatrica
– progetto imperialista territoriale
O entrambe le cose.

Ed informandosi un poco non è difficile scoprire come Putin non abbia mai fatto mistero delle sue ambizioni e della sua visione prospettica di una GRANDE RUSSIA, che recuperi il patrimonio di conquiste territoriali accumulato prima dagli ZAR e consolidato con l’URSS comunista. Una visione delle cose che può anche essere razionale, per quanto fuori dal tempo, sino a quando si limita alla sfera dell’immaginifico, ma che diventa demenziale quando si trasferisce, nel mondo di oggi, sul piano dell’azione militare di riconquista territoriale.

E’ così difficile per i russi capire queste cose e trarne le conseguenze, buttando nella spazzatura questo leader fuori di testa? Il conflitto tra Est ed Ovest nel ‘900 è stato determinato, almeno formalmente, dal comunismo, che ha spaccato il mondo in due blocchi contrapposti. Se il comunismo non si fosse proposto come movimento espansionista, capace quindi di corrompere anche nazioni governate secondo principi diversi, non ci sarebbe stato alcun conflitto. Gli Stati non vivono isolati dal resto del mondo e le relazioni economiche richiedono rapporti fluidi, che le grandi contrapposizioni ideologiche impediscono. Questo stimola la creazione di zone di influenza, per stabilire canali privilegiati e protetti di scambio commerciale. E questo determina anche il conflitto tra i blocchi contrapposti nei territori in cui ciascuno dei contendenti vanta specifici interessi.

Ma adesso? La Russia ha abbandonato il comunismo, pur non abbracciando la democrazia: la competizione economica al di fuori del proprio territorio può svolgersi secondo le regole del commercio mondiale, nel quale non troviamo tutti armati contro tutti per accaparrarsi ogni possibile mercato. Perciò la posizione russa nei mercati al di fuori della Russia che senso ha? La Russia può vendere quel che produce ovunque nel mondo, senza ostacoli, e può comprare ovunque quello che vuole comprare. Che scopo ha appoggiare regimi feroci, come quello di Assad in Siria, quando in condizioni più NORMALI potrebbe avere relazioni con la Siria non diverse da quelle di qualsiasi altro paese?

In verità le logiche che governano la politica internazionale, ancora oggi, sono IRRAZIONALI, perché fondate su modi di relazione economica tra stati che si basano sull’impiego della corruzione e della forza, piuttosto che non su logiche di mercato.
Il mondo è grande ed alla portata di tutti, ma c’è ancora chi persegue la creazione di aree di influenza in cui esercitare il proprio POTERE come tale, al di la dei benefici, o meno, che la popolazione possa ricavarne.

Ing. Franco Puglia

17 marzo 2022

UNA POSSIBILE STRATEGIA NEGOZIALE

Uscire da questo conflitto russo-ucraino non pare cosa a portata di mano. Si può tuttavia fare qualche riflessione.

1. Domanda a Putin: lei ha intenzione di sterminare l’intero popolo ucraino, soppiantando la popolazione con russi del Nord?

La risposta scontata è: NO.

2. Gli Ucraini stanno resistendo con tutte le loro forze all’avanzata russa nel loro territorio. Se fosse accaduto l’opposto, se cioè fosse la Russia ad essere invasa da un altro popolo, come fu con i tedeschi, ad esempio, lei pensa che il popolo russo accetterebbe una PAX tedesca (si fa per dire) rinunciando alla sua indipendenza?

La risposta scontata è: MAI.

3. Condivido ed apprezzo la sua risposta: allora perché mai il popolo ucraino, che sta combattendo compatto contro i russi dovrebbe accettare di cedere a Mosca la sua indipendenza? Lei stesso ha affermato che russi ed ucraini sono, in pratica, un medesimo popolo, sia pure con qualche differenza linguistica.

Se è così, e secondo lei lo è, significa che il popolo ucraino non cederà mai la sua indipendenza a Mosca, e non si sottometterà mai a qualcuno che esprima in patria il potere di Mosca.
Può negare quello che sto dicendo?

La sola risposta possibile è: NO, oppure tacere.

4. Esistono, secondo lei, ragioni profonde per le quali i popoli russo ed ucraino non avrebbero dovuto, e non dovrebbero essere, AMICI?

La sola risposta possibile è : NO.

5. In base alle sue risposte, non crede che la prima cosa da fare sia cessare il fuoco, da ambo le parti, per andare ad un tavolo di negoziati fondato su queste premesse:

a) Mutuo riconoscimento della comune origine storica dei popoli russo ed ucraino, e volontà di ricostruire col tempo un clima di amicizia che questo conflitto ha compromesso.

b) Riconoscimento, da parte della Russia, dell’integrità territoriale della repubblica di Ucraina, con la sola esclusione della penisola di Crimea, che viene riconosciuta dall’Ucraina come parte integrante della Federazione russa, per ragioni storiche e culturali.

c) Costituzione della Repubblica di Ucraina su base federale, con il riconoscimento di autonomia ampia alle regioni separatiste del Donbass, come ad altri territori dell’Ucraina aventi peculiarità tali da indurre la popolazione a richiedere uno status analogo.
Queste autonomie ampie, tuttavia, non incidono in alcun modo sulla sovranità politica complessiva della Repubblica di Ucraina su tutti i territori attualmente sottoposti alla sua sovranità.

d) Concessione alla Federazione Russa di un diritto speciale di transito permanente di uomini e mezzi non militari nella regione meridionale dell’Ucraina, per facilitare il ricongiungimento logistico dei territori meridionali russi con la Crimea.

e) Autonomia militare della Repubblica Federale di Ucraina, senza limitazioni d’impiego di forze difensive aeree, navali o terrestri, ma al di fuori del patto di alleanza atlantica Nato, quindi con l’impegno a non ospitare sul territorio ucraino forze militari Nato, e tuttavia con la riserva di potersi avvalere dell’aiuto eventuale della Nato esclusivamente per la difesa del proprio territorio e non per collaborare con altri interventi militari della Nato, contro chiunque siano diretti.

f) Rinuncia da parte russa a qualsiasi tentativo di interferenza con la politica interna ucraina, riconoscendo la legittimità costituzionale del governo in carica.

g) Impegno reciproco a stabilire canali di collaborazione sul piano economico e canali diplomatici permanenti volti al miglioramento costante delle relazioni russo-ucraine.

Questo accordo prevede il ritiro immediato di tutte le forze militari russe dal territorio ucraino, e l’intervento del Governo di Kiev presso i paesi Europei ed USA per il graduale rientro delle sanzioni inflitte alla Federazione Russa, il tutto finalizzato ad una ripresa graduale di normali relazioni diplomatiche e commerciali tra tutti i paesi coinvolti.