LIBERALI PROGRESSISTI E SOCIALISTI CONSERVATORI

Nella vulgata diffusa il termine “conservatore” fa pensare alla destra politica e quello “progressista” fa pensare alla sinistra.
Ma è davvero così? In realtà no, o non completamente. In entrambi gli schieramenti politici sono presenti elementi di conservazione ed elementi di cambiamento.
Ma per dare un significato alle parole occorre descrivere i contenuti che sottendono: quindi cosa è “progresso” e cosa non lo è?
Prima di tutto, cambiamento e progresso non coincidono: la morte, come la nascita, sono entrambi dei “cambiamenti”, ma nulla di più distante di questi due concetti. Quindi un cambiamento non coincide necessariamente con un “progresso”, inteso come miglioramento della condizione di vita umana, ma può anche rappresentare una regressione, un peggioramento, un’involuzione.
Analogamente per la conservazione: conservare uno stato di salute rispetto ad un cambiamento verso uno stato di malattia è un obiettivo di conservazione positiva, non negativa: nessuno vuole ammalarsi per cambiare, se era in salute.
Ecco che un movimento politico autenticamente progressista non può quindi che essere conservatore, nei confronti di tutto ciò che rappresenta storicamente una condizione di benessere individuale e sociale, e progressista nei confronti di quanto, invece, costituisce un ostacolo sul percorso umano verso la felicità, verso uno stato di benessere sempre più diffuso e stabile.

Fatta questa lunga premessa, nel nostro paese abbiamo a disposizione, essenzialmente, movimenti politici tutto fuor che progressisti, e più spesso conservatori, orientati a conservare gli interessi specifici di alcune classi sociali, a discapito di un interesse più generale, ed incapaci di perseguire un percorso di progresso capace di superare gradualmente le differenze sociali più stridenti senza ostacolare ma, anzi, dando impulso, a processi di sviluppo economico, sociale ed ambientale che producano un aumento crescente della qualità della vita.

La sinistra storica, in tutte le sue sfumature, che si autodefinisce progressista, ha chiaramente dimostrato di essere ben lontana da un modello politico autenticamente progressista: persegue interessi di componenti marginali della società, astrazioni che non trovano riscontro nella realtà, ed interessi clientelari di una parte della società, quella meno produttiva, quella che rappresenta un fardello per la società nel suo insieme.
La destra non è migliore: resta in parte ancorata a modelli sociali vetusti, spesso religiosamente connotati, e rimane poco consapevole della necessità di sostenere la società nel suo insieme, che è formata anche dai deboli, non solo dai forti, anche dagli stupidi, non solo dai brillanti, offrendo uno spazio politico a quella “sinistra” tradizionalmente ancorata alle classi sociali più deboli, ma in chiave di lotta a quelle produttive.

Nessuno dei partiti politici noti, nel nostro paese, può essere considerato “progressista” nei termini che ho definito: anche i liberali, sedicenti tali, sono più spesso condizionati da rigidità ideologiche storicizzate, e tuttavia il pensiero liberale, con tutti i suoi limiti, resta il solo terreno di sviluppo su cui far nascere e crescere una casa politica comune e maggioritaria, capace di fornire delle risposte alla domanda di sviluppo civile ed economico del nostro paese, introducendo cambiamenti radicali, che rimuovano le concrezioni e le muffe che avvelenano la nostra vita quotidiana.
Un tale movimento politico si potrebbe chiamare “progressisti liberali”, e dovrebbe essere fondato su un “manifesto politico” chiaro, che non lasci spazio ad interpretazioni, e che offra un’alternativa credibile al nulla cosmico dei partiti che si affronteranno nella competizione elettorale del 25 settembre.

Ho provato più volte a stimolare la diffusione di un “pensiero liberale progressista”, non dogmatico, pragmatico, liberale in economia, conservatore nei valori fondativi dell’umanità, sensibile alle differenze sociali, attento al sostegno alle classi più deboli, europeista ma nazionalista al contempo, consapevole quanto rispettoso delle differenze tra gli esseri umani, mai egualitarista, mai prevaricatore, capace di scelte coraggiose, anche impopolari, nella politica interna come in quella internazionale.
Non sono, sin qui, riuscito nel mio intento. I tempi debbono essere maturi perché idee innovative si affermino. Forse quei tempi stanno arrivando: lo sapremo presto …

Ing. Franco Puglia

16 settembre 2022