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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

TERRITORI SELVAGGI

Ci vivono uomini ed animali, e donne, naturalmente, ed altri di incerta natura.
E quando il sole inizia a mostrare la sua luce sull’orizzonte, iniziano a muoversi, per riprendere la loro vita quotidiana dopo il breve risposo notturno.
Non tutti: alcuni tra loro sono animali della notte, e popolano il territorio secondo la loro inclinazione, ma ben oltre il calar del sole. Al mattino, in alcune zone, i resti dei loro pasti, abbandonati, accanto ai resti delle notti precedenti, o altrove, offerti alle cornacchie nere, alla ricerca della loro parte.

In questi territori vige la legge della giungla: comanda il coltello, comanda la violenza.
Facce scure si aggirano per le strade, non solo scure per il colore della pelle, ma per lo sguardo torvo, di chi cerca di colmare il suo vuoto, non solo alimentare, ma anche interiore. Dove loro sanno, incontrano altri individui, e barattano sacchetti di polvere bianca con banconote sgualcite. O entrano nei centri commerciali, e ne escono con le immancabili bottiglie di alcoolici, la birra in prima fila. Il terreno, nelle zone di minor passaggio, dove l’erba tenta disperatamente di sopravvivere, è cosparso di frammenti di vetro, bottiglie abbandonate, andate in frantumi, o volutamente spaccate per essere impiegate come arma, quando il coltello non è a portata di mano.

In questi territori la Polizia è ospite sgradito, e non si fa vedere, né di giorno né di notte.
La fauna qui è pericolosa, e non sai mai come può andare a finire, e se ti va bene, se esci sano da un confronto, un tribunale corrotto nell’anima ti incrimina per eccesso di difesa o, nel caso, di omicidio. Quindi perché rischiare? E poi non importa a nessuno, nessuno ti reclama, nessuno si accorge della tua assenza. Esserci o non esserci? No, questo, per te, non è più il problema.

In questi territori, cosparsi di costruzioni grigie ed anonime, si muove una umanità variegata, in un crogiolo di lingue diverse, che richiamano territori lontani. Gli indigeni sono quasi assenti, e se ci sono, tacciono, per non tradire la loro provenienza, stimolando una qualche ostilità latente, potenzialmente pericolosa. Chi poteva farlo è fuggito, alla ricerca dell’Eden perduto, che esisteva solo nella sua immaginazione. Chi resta è inerte, anche quando si mette in movimento: ripete meccanicamente i gesti di ogni giorno, di cui non ricorda più il significato. Altri neppure si muovono, inebetiti da audiovisivi martellanti, che raccontano un mondo che non c’è, oppure dall’alcool o da altri stupefacenti assorbiti nella notte.

Il popolo della notte è in prevalenza giovane, ben imbottito di violenza, succhiata sin dall’infanzia di fronte agli schermi televisivi, e quando i più vanno a dormire si riversa nelle strade, alla ricerca dello sballo offerto da suoni monotoni e martellanti, nei rifugi dove scorre l’alcool e la droga.
Poco alla volta, nel corso della notte, i rumori si attenuano e sopraggiunge un breve intervallo di silenzio, prima che l’alba incipiente stimoli il risveglio degli altri, quelli che non sono stati stroncati dalle overdosi, quelli che non sono tossici, ma soltanto intossicati dal vivere. E si ricomincia.

Le luci della sera sfavillano come stelle sotto il cielo scuro, o attraverso le vetrine di alcune strade, attraversate dalla processione dei sognatori facoltosi che confondono l’essere e l’avere, due verbi forse studiati a scuola, di cui ignorano il significato. Altre strade appaiono quasi deserte, grigie, ravvivate soltanto dal rumore indistinto delle gomme che rotolano sull’asfalto. Molti si avventurano per le strade alla ricerca di cattivi punti di ristoro, dove sperano di dare soddisfazione al palato, sopportando le lacrime del portafogli.
Con un po’ di fortuna torneranno a casa indenni, sia di stomaco che di portafogli, e saranno convinti di essere felici.

No, non siamo nel profondo dell’Africa: siamo a MILANO !

Ing. Franco Puglia – 8.2.2025

IL DIRITTO DELLA CORTE EUROPEA ECCEDE QUELLO DIVINO

La vicenda del mandato di cattura della Corte Penale Internazionale Europea nei confronti del generale libico Almasri, mandato di cattura disatteso dal Governo Italiano, che ha accompagnato il generale nel suo paese, denuncia la presunzione senza limiti di QUESTA Unione Europea, che rivendica diritti che il mondo non le ha mai concesso, nel nome di astratti ideali, che talvolta potrebbero anche essere condivisi, ma che ricadono SEMPRE nel campo delle astrazioni, prive di contenuti reali.

Donald Trump ha prontamente respinto la legittimità della Corte, minacciando sanzioni nei suoi confronti (non vedo quali, ma …), ricevendo il plauso di Netanyahu, condannato anche lui dalla Corte per crimini di guerra. L’Ungheria di Orban, non meraviglia, si è detta propensa a ritirare il suo riconoscimento alla Corte, il cui diritto ad ergersi a giudice del mondo intero è stato sottoscritto soltanto dai paesi europei, tra una sniffata di cocaina e l’altra.
Come la pensi Putin, anche lui nel mirino della Corte, è facile immaginarlo.

In questo 2025, dall’inverno più caldo di sempre (secondo Copernicus, altro ente europeo palesemente controllato da una lobby politica) i recenti interventi della Corte ci mostrano come ormai l’Unione Europea sia diventata un asteroide in rotta di collisione col mondo.
Ma CHI dà a questo organismo il diritto di giudicare e condannare al di fuori del suo ambito territoriale e governativo? Ma CHI sono i personaggi NON elettivi che la popolano?
CHI conferisce loro il potere che credono di avere?
Il “diritto internazionale” è una forzatura che resta valida nella sua scrittura sino a quando tutti la accettano. Ma resta una forzatura, perché CHI stabilisce quale debba essere un “diritto universale”? E quale sarebbe la FONTE di un tale diritto?
E la sovranità degli stati dove è finita?
E poi: “Corte Penale Internazionale” ? Tutt’al più “Corte Penale Intergovernativa Europea”, quindi con il diritto, se le viene riconosciuto da tutti gli stati dell’Unione, di indicare persone che fanno parte dell’Unione, non persone esterne all’Unione, inclusi capi di stato !
E la decisione se procedere all’arresto e la citazione in giudizio deve essere competenza del paese a cui l’imputato appartiene, non ad una Corte esterna. Diversamente dove va a finire la Magistratura dei singoli stati?

Condannare moralmente chi, all’interno di qualsiasi stato del pianeta, commetta azioni considerate criminali, è legittimo da parte di chiunque, anche da parte mia, che non sono un magistrato. Richiedere l’estradizione di una persona considerata criminale, è legittimo per qualsiasi stato, come è legittimo negarla, da parte dello stato ospitante, cosa che accade regolarmente.
Persino DIO in persona, sotto qualsiasi denominazione si celi, non si è mai arrogato il diritto di condannare in vita i crimini commessi dagli umani, che sono infiniti.
Questa Corte Europea eccede i limiti del divino, e condanna chiunque lei decida che meriti una condanna, e può anche non avere torto, ma non ha alcun diritto reale di farlo; può esprimere un suo giudizio, fine a se stesso, che ha valore per chi vuole darglielo, ma non può essere cogente per nessuno.

Siamo ormai preda di una quantità di soggetti che credono di possedere la VERITA’ nella loro testa, che avocano a se il diritto di decidere ciò che sia giusto oppure no, con la pretesa di imporra a tutti gli altri, senza discussioni, la loro visione delle cose.
Questa gente fuori di testa ha preso potere in Europa e ci sta conducendo verso il collasso.
Trump sarà anche un matto, ma mai quanto questa Europa !!!

Ing. Franco Puglia
7 febbraio 2025