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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

LE PROVE A DISCARICO DELLA CO2 NEL PROCESSO CLIMATICO

Le intemperanze del clima planetario sono state attribuite all’impatto delle attività umane sul clima del pianeta, un impatto che sarebbe determinato dalla presenza crescente di anidride carbonica in atmosfera, a seguito dell’impiego di combustibili fossili.
Questa TEORIA ha mosso l’economia e la politica a livello internazionale, determinando scelte difficili quanto improvvide nel mondo occidentale, che mascherano convincimenti ideologici di vecchia data. Questo articolo, con i suoi approfondimenti, ha lo scopo di DIMOSTRARE AL DI LA DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO che l’imputato, la CO2, è innocente a tutti gli effetti, per non essere in grado di commettere il fatto. Quindi la lotta contro le emissioni antropiche di CO2 è destituita di ogni fondamento.

1. LA PROVA QUANTITATIVA

La CO2 è troppo poca in atmosfera per avere effetti di rilievo, quali che possano essere le sue specifiche caratteristiche.

Estremizzando, cioè assumendo che SOLO la CO2 sia in grado di assorbire calore in atmosfera dalle fonti note (Sole e superficie planetaria) resta vero che TUTTA l’aria della troposfera si riscalda ad una qualsiasi temperatura. Assumiamo che la CO2 pesi per l’1% in atmosfera, non lo 0,04%. Azoto ed ossigeno dovrebbero assorbire tutto il calore dalla sola CO2 portandosi tutti alla stessa temperatura. Per aumentare la loro temperatura di 1°C su 100 Kg di aria Ossigeno ed Azoto richiedono circa 6 + 19 = 25 Cal. Ma la massa della CO2, per assorbire tutte queste calorie col suo calore specifico di 0,2 Cal/Kg dovrebbe essere 125 volte superiore (25 / 0,2), cosa impossibile, oppure il suo contributo termico sarebbe inferiore, riuscendo a riscaldare Ossigeno ed Azoto in proporzione inversa: 0,2 / 25 = 0.008 x 1°C = + 8 millesimi di grado, cioè niente.
Approfondimenti su: https://drive.google.com/file/d/1BamNDamwqKqeKhkzaUfh4Kd3lhUBMYMg/view?usp=sharing

2. LA PROVA QUALITATIVA

La CO2 viene imputata di essere un “gas serra” perché assorbirebbe calore sotto forma infrarossa dalla superficie terrestre, che lo riflette verso l’atmosfera. Questa caratteristica dipende, secondo la teoria, dal fatto che presenta una banda di assorbimento IR molto pronunciata attorno ai 15 µn di lunghezza d’onda, e secondo la teoria questa lunghezza d’onda ricade nello spettro di emissione IR della superficie planetaria. Bene: il pianeta presenta un campo di temperature che varia da -50°C a +50°C, con rare eccezioni oltre questi limiti. La materia, in questo campo di temperatura, emette calore sotto forma IR in un campo di lunghezza d’onda compreso tra 13 µn e 8,9 µn. Si assume che globalmente il pianeta emetta IR attorno a 10 µn. Secondo la legge di Wien, la temperatura di emissione planetaria per irradiare attorno a 15 µn coinvolgendo in particolare la CO2 dovrebbe essere di -80°C. Quindi …..
Approfondimenti su:
https://drive.google.com/file/d/1GNs6-tchulPKCwGYPAGg-qqAtmoupYXS/view?usp=sharing

3. LA VIOLAZIONE DELLE LEGGI DELLA TERMODINAMICA

L’effetto serra viene interpretato in forma ingannevole, come se la CO2 formasse una coperta calda sopra il pianeta. In concreto, il calore, in qualsiasi forma, si trasmette solo e soltanto da un corpo più caldo ad uno meno caldo, sino a raggiungere l’equilibrio delle temperature. L’inverso non esiste. La temperatura atmosferica, salvo alcuni casi localizzati di inversione termica, decresce con l’altitudine, e quindi mentre la superficie planetaria può riscaldare la troposfera e questa può riscaldare la stratosfera, l’opposto viola le leggi della Fisica. La composizione atmosferica può soltanto rallentare più o meno il raffreddamento della superficie del pianeta, mentre il sole può riscaldare l’atmosfera, perché è energia che proviene da una fonte esterna molto più calda dell’atmosfera. Le “serre” hanno un tetto che impedisce al calore di superarle; la loro atmosfera è “chiusa”. L’atmosfera terrestre non ha alcun tetto, è aperta e perde calore verso lo spazio. Il suo ruolo è quello di un breve volano termico, che assorbe calore durante il giorno e lo perde di notte.
Un immaginario strato atmosferico di CO2 surriscaldata potrebbe soltanto perdere il suo calore verso lo spazio, mai verso terra, perché la sua temperatura sarebbe comunque molto più bassa di quella al suolo. Quindi basta parlare di gas “serra”, e di effetti assimilabili alle vere serre.
Approfondimenti su:
https://drive.google.com/file/d/1KK2qO18i0K2Sw4H3y1R11ExkN1nz69c6/view?usp=drive_link

4. IL CONTRIBUTO ANTROPICO E’ POCO SIGNIFICATIVO

Il calore NON ha una carta di identità. Quale che sia la fonte, solare, planetaria naturale o antropica, si trasferisce alla materia circostante, il suolo, le acque e l’aria. L’aria si riscalda, ed a sua volta cede agli strati superiori ed allo spazio esterno il calore che riceve, raffreddandosi progressivamente con la quota. Il Sole scarica sul pianeta su base annua circa 5.548.000 Twh di energia.
La cifra è stata calcolata in base ad alcuni dati ed ipotesi: ipotesi diverse possono portare a numeri diversi, ma non di molto; l’ordine di grandezza è quello. La quantità di energia termica prodotta dalle attività umane su base annua, secondo miei calcoli MOLTO pessimistici ammonta a circa 187.000 Twh, ma secondo altre fonti potrebbe essere molto meno, circa 130.000 Twh o 153.000 Twh.
Tutta questa energia riscalda il pianeta e l’atmosfera, DIRETTAMENTE, e prescinde dalla natura dei gas atmosferici e della superficie terrestre: lo cede, e basta. Nella mia ipotesi pessimistica il contributo antropico rappresenta il 3,37% del contributo solare. Secondo i contributi antropici stimati da altre fonti scenderemmo al 2,34% o 2,75%.
Approfondimenti su:
https://drive.google.com/file/d/1E0GmYxLKQRGLOFXyoXOqWsOZC8rI1dW6/view?usp=sharing

QUANTO CAMBIA LA TEMPERATURA DEL PIANETA SE RICEVE PIU’ CALORE?

Secondo una ipotesi di variazione secolare della costante solare in grado di riconciliare i dati sperimentali a terra dello Smithsonian APO (1923-1954) e i dati satellitari (1975-2005), il suo valore massimo moderno è di 1366 W/m² e il minimo, in corrispondenza del minimo di Maunder (1645-1715) è di 1349 W/m². Questa variazione genererebbe un aumento della temperatura della Terra di +1,5 °C, determinato per mezzo di un modello paleo-climatico.
Una variazione dell’1,26%. La temperatura media planetaria, per quel niente che significa, è attorno a +15°C.
Un aumento della costante solare dell’1,26% significherebbe un incremento di 69.905 TWh. (5.548.000 TWh x 0,0126 = 69.905 TWh). Se questo importo energetico fosse invece dovuto a cause antropiche, significherebbe un aumento del 37,38% della nostra immissione di energia, secondo le mie ipotesi di consumo energetico mondiale, e del 53,77% o 45,69% secondo altre fonti.
Quindi, se il nostro consumo di energia aumentasse in tal misura, in teoria la temperatura media planetaria potrebbe salire di +1,5°C. Infatti il pianeta non sa da dove arrivi il calore, se dal sole o da attività umane. Un tale aumento di temperatura media, rapportato alla maggiore immissione di energia, significherebbe 0,00002146 °C/TWh, 21,46×10-6 °C/TWh, 21,46 µ°C/TWh …una inezia …

Tutto questo è preoccupante?

Ing. Franco Puglia

29 maggio 2024

https://drive.google.com/file/d/1jf99i55XyI04d88pb_tnuGGwKaR7p8fL/view?usp=sharing

RIFLESSIONI SUL MEDIO ORIENTE

Sento parlare di conflitti mediorientali sin dalla mia infanzia, dopo il 1947. E la fonte apparente del conflitto è sempre la stessa: l’impossibile convivenza tra mondo arabo musulmano ed Israele.
In questi giorni il conflitto è esploso più virulento che mai, con un attacco senza precedenti di Hamas ad Israele, con una pioggia di missili provenienti dalla striscia di Gaza.
Nessuno può affermare con certezza quale esito avrà il conflitto, nonostante la preponderanza israeliana rispetto alle forze di Hamas, perché occorre tenere conto delle motivazioni di Hamas, quando ha scatenato questo inferno, motivazioni volte ad indurre una sollevazione del mondo arabo integralista, ideologicamente e militarmente vicino ad Hamas: Hezbollah, Fratelli Musulmani, Iran, Siria, ma anche altri paesi arabi tradizionalmente ostili ad Israele.

Israele non ha scelta: non può ignorare quanto è accaduto, e DEVE annientare Hamas, ma al contempo non deve creare attorno a se un clima ostile quanto basta ad allargare il conflitto ad altri paesi arabi e, peggio ancora, a paesi non musulmani, come la Russia, e di conseguenza Europa ed USA.
Non tutti i musulmani sono estremisti islamici tipo Hamas, integralisti, radicalizzati, terroristi. Ma gli islamici che fiancheggiano queste formazioni sono comunque tanti, e non sappiamo quanti, su circa due miliardi di musulmani sul pianeta.
Israele è un fazzoletto di terra circondato da paesi musulmani.
La sua sopravvivenza è precaria da sempre, sin dalla sua nascita, e tuttavia conta tra la sua popolazione ebrei, si, ma anche cristiani e musulmani, non contando etnie minori. Queste fedi religiose sono presenti da secoli su quei territori, in una convivenza magari non facile ma possibile.

Il conflitto tra palestinesi ed israeliani, che perdura da decenni, sarebbe stato risolto, secondo alcuni, creando uno stato palestinese indipendente nella striscia di Gaza. Un progetto mai realizzato che oggi ci mostra quanto fosse infondato. Infatti stiamo parlando di un territorio di estensione territoriale infima, sommerso da edifici, senza risorse agricole o di altra natura, solo aperto sul mare, senza essere un paese di pescatori.
Una popolazione che campa sui sussidi provenienti da altri paesi, anche finalizzati ad armarne il braccio militare in funzione anti-israeliana.
Una popolazione (circa 2 milioni di abitanti) che potrebbe benissimo andare ad ingrossare pacificamente le fila dei musulmani israeliani, integrandosi in un modello di sviluppo vincente sotto il profilo economico e della qualità della vita, per quanto possibile in quei territori desertici.
Una precondizione: puntare al rispetto reciproco delle tre religioni monoteiste, storicamente unite in Gerusalemme, storicamente unite dal patriarca a cui tutte fanno riferimento, Abramo, e civilmente ed economicamente integrate in un futuro comune di sviluppo.
Non uno stato palestinese, ma una Palestina israeliana multi religiosa, pure nella consapevolezza del ruolo predominante delle popolazioni di religione ebraica, che soltanto il tempo può stemperare, certo non le guerre sanguinose.

Sotto il profilo politico e di strategia militare Israele deve ridurre al minimo le zone di confine oltre le quali può doversi difendere da popoli ostili. Significa limitare al nord del paese questo confine pericoloso, e significa bonificare dall’islamismo integralista la striscia di Gaza, incorporandola nello stato palestinese israeliano.
Gaza deve cessare PER SEMPRE di costituire un problema e deve diventare, anzi, un nuovo motore di sviluppo per tutti, grazie alla sua posizione sul mare.
Una tale visione di sviluppo politico DEVE essere formulata in modo da rendere conveniente per tutti i palestinesi più moderati di Gaza una tale prospettiva, in modo da spaccare il fronte palestinese e mettere in difficoltà la visione integralista di chi resterà dopo la auspicabile scomparsa di Hamas.
La repressione, da sola, non risolve alcun problema.
E’ indispensabile, quando le circostanze lo richiedono, e deve essere radicale e spietata, ma deve anche avere un contrappeso di impatto sulle masse e sulla opinione pubblica internazionale.
Credo che debba significare anche qualche serio cambiamento costituzionale in Israele, per dare ai nuovi futuri cittadini israeliani di etnia araba un peso che oggi non hanno. Cittadini, non profughi, israeliani, prima ancora che palestinesi.

Al momento la strategia israeliana di assedio a Gaza mi appare la più produttiva, e trovo ridicole e puerili le rimostranze circa il rispetto delle regole internazionali in tempo di guerra. Non si tratta di un assedio che prelude ad un ingresso nella città per saccheggiarla e sterminare i suoi abitanti: si tratta di mettere gli abitanti nella condizione di dover abbandonare temporaneamente la città, mettendosi in salvo, per consentire la sterilizzazione successiva di Gaza dal morbo di Hamas, limitando al massimo le vittime.

Sterilizzare Gaza dal virus dell’integralismo islamico antisemita è la precondizione di ogni futuro sviluppo.
Gaza va poi restituita ai suoi abitanti ed aiutata a rinascere sotto nuove spoglie, non come stato palestinese musulmano integralista sotto un governo autoritario, ma come parte integrante di un progetto politico nuovo di pacificazione regionale.
Significa offrire prospettive concrete al popolo di Gaza, restituire una speranza di futuro sin qui negata.

Un’illusione? Forse si, ma quale alternativa concreta hanno i popoli della regione, escludendo morte e sterminio?

Ing. Franco Puglia
12 ottobre 2023