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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

VALUTAZIONE REDDITUALE DI CHI GODE DI UNA RENDITA CONDIZIONATA.

Accadde prima con le pensioni, oggi con il reddito di cittadinanza.
Quando ci si trova davanti ad una scelta tra una rendita (da pensione o da sostegno sociale) ed un reddito da lavoro, non potendo cumulare le due forme di reddito, si produce una distorsione del mercato del lavoro, determinata dalla trasformazione del reddito da lavoro in reddito marginale, vale a dire il reddito REALE prodotto dalla differenza tra reddito da lavoro e rendita sociale. Infatti, se il mio sostegno sociale vale 100 ed il valore del reddito da lavoro che mi viene offerto vale 150, il corrispettivo in lavoro del guadagno differenziale (150-100=50) deve essere molto modesto, altrimenti il beneficiario opta per la conservazione della rendita sociale, integrata, o meno, da lavoro nero che, come tale si somma, e non si sostituisce alla rendita sociale.

In pratica nessuno può offrire a 150 un lavoro che, in termini di impegno valga molto meno. Le rendite sociali condizionate, non cumulabili con un reddito da lavoro determinano, come conseguenza, il blocco della domanda di lavoro, a meno che la rendita sociale non sia davvero irrisoria e non sostenuta da altre rendite, tanto da costringere il soggetto a rinunciarvi, a favore di un qualsiasi lavoro normalmente retribuito. Le aziende, in questo periodo storico, si stanno accorgendo del problema perché non riescono a trovare manodopera, parliamo di lavori a professionalità ridotta, con retribuzioni medio-basse, perché i candidati, se percettori di un sostegno sociale, preferiscono tenersi quello e basta piuttosto che sobbarcarsi un lavoro talvolta pesante, o lontano da casa, a fronte di un reddito di poco superiore alla loro rendita.

Ne consegue che, o il reddito di cittadinanza diventa un sostegno statale di base, concesso a TUTTI, indiscriminatamente, al quale sommare reddito da lavoro o altri redditi, oppure VA CANCELLATO (cosa più sensata), concedendolo soltanto ai pochi che non sono in grado di svolgere alcun lavoro, perché disabili o troppo anziani per poter svolgere un lavoro qualsiasi. Questi ultimi, peraltro, dovrebbero ricadere nella categoria dei pensionati, quale che sia li livello di pensione a cui hanno diritto, a cui non debbono aggiungersi ulteriori forme di sostegno economico.

Ing. Franco Puglia
18 ottobre 2022

LIBERALI PROGRESSISTI E SOCIALISTI CONSERVATORI

Nella vulgata diffusa il termine “conservatore” fa pensare alla destra politica e quello “progressista” fa pensare alla sinistra.
Ma è davvero così? In realtà no, o non completamente. In entrambi gli schieramenti politici sono presenti elementi di conservazione ed elementi di cambiamento.
Ma per dare un significato alle parole occorre descrivere i contenuti che sottendono: quindi cosa è “progresso” e cosa non lo è?
Prima di tutto, cambiamento e progresso non coincidono: la morte, come la nascita, sono entrambi dei “cambiamenti”, ma nulla di più distante di questi due concetti. Quindi un cambiamento non coincide necessariamente con un “progresso”, inteso come miglioramento della condizione di vita umana, ma può anche rappresentare una regressione, un peggioramento, un’involuzione.
Analogamente per la conservazione: conservare uno stato di salute rispetto ad un cambiamento verso uno stato di malattia è un obiettivo di conservazione positiva, non negativa: nessuno vuole ammalarsi per cambiare, se era in salute.
Ecco che un movimento politico autenticamente progressista non può quindi che essere conservatore, nei confronti di tutto ciò che rappresenta storicamente una condizione di benessere individuale e sociale, e progressista nei confronti di quanto, invece, costituisce un ostacolo sul percorso umano verso la felicità, verso uno stato di benessere sempre più diffuso e stabile.

Fatta questa lunga premessa, nel nostro paese abbiamo a disposizione, essenzialmente, movimenti politici tutto fuor che progressisti, e più spesso conservatori, orientati a conservare gli interessi specifici di alcune classi sociali, a discapito di un interesse più generale, ed incapaci di perseguire un percorso di progresso capace di superare gradualmente le differenze sociali più stridenti senza ostacolare ma, anzi, dando impulso, a processi di sviluppo economico, sociale ed ambientale che producano un aumento crescente della qualità della vita.

La sinistra storica, in tutte le sue sfumature, che si autodefinisce progressista, ha chiaramente dimostrato di essere ben lontana da un modello politico autenticamente progressista: persegue interessi di componenti marginali della società, astrazioni che non trovano riscontro nella realtà, ed interessi clientelari di una parte della società, quella meno produttiva, quella che rappresenta un fardello per la società nel suo insieme.
La destra non è migliore: resta in parte ancorata a modelli sociali vetusti, spesso religiosamente connotati, e rimane poco consapevole della necessità di sostenere la società nel suo insieme, che è formata anche dai deboli, non solo dai forti, anche dagli stupidi, non solo dai brillanti, offrendo uno spazio politico a quella “sinistra” tradizionalmente ancorata alle classi sociali più deboli, ma in chiave di lotta a quelle produttive.

Nessuno dei partiti politici noti, nel nostro paese, può essere considerato “progressista” nei termini che ho definito: anche i liberali, sedicenti tali, sono più spesso condizionati da rigidità ideologiche storicizzate, e tuttavia il pensiero liberale, con tutti i suoi limiti, resta il solo terreno di sviluppo su cui far nascere e crescere una casa politica comune e maggioritaria, capace di fornire delle risposte alla domanda di sviluppo civile ed economico del nostro paese, introducendo cambiamenti radicali, che rimuovano le concrezioni e le muffe che avvelenano la nostra vita quotidiana.
Un tale movimento politico si potrebbe chiamare “progressisti liberali”, e dovrebbe essere fondato su un “manifesto politico” chiaro, che non lasci spazio ad interpretazioni, e che offra un’alternativa credibile al nulla cosmico dei partiti che si affronteranno nella competizione elettorale del 25 settembre.

Ho provato più volte a stimolare la diffusione di un “pensiero liberale progressista”, non dogmatico, pragmatico, liberale in economia, conservatore nei valori fondativi dell’umanità, sensibile alle differenze sociali, attento al sostegno alle classi più deboli, europeista ma nazionalista al contempo, consapevole quanto rispettoso delle differenze tra gli esseri umani, mai egualitarista, mai prevaricatore, capace di scelte coraggiose, anche impopolari, nella politica interna come in quella internazionale.
Non sono, sin qui, riuscito nel mio intento. I tempi debbono essere maturi perché idee innovative si affermino. Forse quei tempi stanno arrivando: lo sapremo presto …

Ing. Franco Puglia

16 settembre 2022