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Informazioni su Ing. Franco Puglia

Ingegnere elettronico, imprenditore in pensione, ex dirigente locale di FARE per fermare il declino, oggi free lance e promotore di una politica ALTERNATIVA.

Verso il fallimento dello Stato, salvo rapinare i risparmi degli Italiani dai 9700 miliardi dei nostri conti correnti

Dal Rapporto Italia 2017 di Eurispes emerge un'Italia in braghe di ...

I MEDIA ci raccontano che nel 2020 il PIL subirà un crollo del 9,5% e di conseguenza il rapporto debito/pil alla fine di quest’anno toccherà il picco del 159%.

Poi, si dice, diminuirà progressivamente ed i maghi con la sfera di cristallo prevedono un livello poco sopra il 140% alla fine del 2030. La media Eurozona prima del Covid-19 era lo 86%.

Le autorità europee, per salvare le chiappe italiane, almeno per ora, hanno detto che il debito italiano, anche in queste condizioni, sarebbe sostenibile. Ma da chi? Il nostro debito pubblico adesso è di circa 2.450 miliardi. La ricchezza degli italiani è stimata in circa 9.700 miliardi di Euro.
A questo si dovrebbe aggiungere il valore del patrimonio immobiliare. Quindi il debito pubblico italiano è per definizione sostenibile, se a saldarlo sono le famiglie che detengono questa ricchezza.

Sino a ieri eravamo in avanzo primario, ed il disavanzo era determinato dagli interessi da pagare sul debito pubblico “monstre”. Ma d’ora in poi, con il calo certo del PIL e quindi anche delle entrate fiscali, l’avanzo primario si dissolverà, ed il disavanzo, cioè la differenza tra uscite ed entrate, gravato anche dagli interessi passivi, diventerà sempre più insostenibile.

Nel 2018 la spesa per gli interessi è stata di 64.626 milioni e il debito pubblico era di 2.316,3 miliardi. Guardiamo al futuro. Scendere in 10 anni nel rapporto debito/Pil dal 159% al 140% sarà praticamente impossibile, chiunque governi, perché:

  1. a) I titoli di Stato italiani saranno considerati poco più che spazzatura, con interessi elevati in rapporto a quelli di altri paesi europei.

  2. Le entrate fiscali saranno più basse di quelle attuali, o per meglio dire di ieri, sia perché il PIL sarà inferiore (-10% .. -20%) sia perché le politiche di rilancio dell’economia dovranno necessariamente passare attraverso una diminuzione della pressione fiscale.

  3. La spesa pubblica sarà crescente, perché l’intreccio legislativo stratificato impedisce a qualsiasi governo, ed in particolare a quelli di sinistra, di tagliare spesa pubblica improduttiva, mentre crescono gli impegni di spesa pubblica a sostegno delle classi più deboli del paese, unitamente alla spesa sanitaria che crescerà a dismisura anche a seguito della pandemia.

E la politica è suscettibile di aggravare questa situazione, invece di alleggerirla.

Sul Corriere della sera del 30 marzo Giulio Tremonti raccomanda “Un piano basato sull’emissione di titoli pubblici a lunghissima scadenza con rendimenti moderati ma sicuri e fissi, garantiti dal sottostante patrimonio della Repubblica, esenti da ogni imposta presente e futura”.

Sul Sole 24 ore del 6 Maggio Tremonti è tornato sull’argomento ed ha parlato di “Titoli patriottici”. Matteo Salvini è d’accordo e parla spesso di questo progetto facendo riferimento anche all’ “Orgoglio italiano”. Pochi giorni prima, sul Sole 24 Ore del 25 marzo 2020 , Gianni Tognolo auspicava l’emissione di titoli perpetui non rimborsabili ma negoziabili.

Renato Brunetta ha criticato questa idea con considerazioni tecniche e il 9 maggio ha pubblicato su HuffPost l’articolo “Oro alla patria, la pessima idea di Salvini e Tremonti”.

Ora, se i cittadini italiani decidessero autonomamente di acquistare questi titoli “non rimborsabili” ma negoziabili, e con un rendimento interessante, sarebbero fatti loro.

Va detto, tuttavia, che sarebbero equivalenti ad una emissione di valuta secondaria rispetto all’Euro, in quanto avrebbero, come qualsiasi valuta, un valore di scambio (espresso in €) equivalente ad un “tasso di cambio” tra questa sorta di valuta e l’Euro. Il valore di un titolo a scadenza, i normali BTP, cambia nel corso del tempo, ma alla sua scadenza il Tesoro deve rimborsare il suo valore nominale di emissione, al 100%. In questo caso non equivale ad una valuta ma è una normale obbligazione. Questa “valuta anomala”, inoltre, avrebbe un costo per lo Stato, determinato dagli interessi da riconoscere ai possessori, un costo da ricoprire con nuove emissioni, espandendo quindi la base valutaria di questa moneta anomala, che continuerebbe a perdere valore.

Uno scenario sudamericano, con questi titoli usabili come valuta locale e l’€ equivalente al $, riferimento standard in Sud America.

Peggio ancora se, invece, lo Stato esercitasse una conversione forzosa tra prelievi dai CC dei cittadini offrendo in cambio questi titoli di stato, a scadenza, come i normali BTP, oppure no.
Se fossero a scadenza, lo Stato dovrebbe comunque, in seguito, fare nuove emissioni per rimpiazzarli: come, in che modo? Se NON avessero una scadenza, sarebbe un furto, una estorsione, offrendo in cambio una carta straccia destinata ad azzerare il suo valore.

Io rifiuto questo approccio di politica economica, ma allo stesso tempo assisto impotente al disastro imminente, perché lo Stato tirerà dritto per la sua strada, la sola che appare praticabile per contenere la rivolta sociale determinata dal tracollo economico.

E le forze politiche non appaiono in grado di offrire altre soluzioni, da destra a sinistra, anche perché i singoli politici non hanno la capacità tecnica di legiferare, affidata ai dirigenti dei ministeri ed ai burocrati di Roma, quelli che scrivono leggi incomprensibili di oltre 400 pagine, che i politici NON leggono neppure, ma poi firmano, dopo averne discusso soltanto alcuni elementi.

Intanto il tempo passa, la tempesta sanitaria si attenua, senza scomparire all’orizzonte, e si avvicina quella economica, che sarà più visibile quando potremo misurare l’impatto economico e sociale delle tante attività che non riprenderanno, ed il crollo economico di tante altre, anche di mercati trainanti, come quello dell’auto, contro il quale si accaniscono, senza mai demordere, anche le politiche “green”, un inutile lusso che una società impoverita non può certo permettersi.

Ing. Franco Puglia – 13 maggio 2020

IL CASO DI SILVIA ROMANO E LA NUOVA SINISTRA

Silvia Romano, inchiesta per gli insulti e i veleni sui social. Salvini: era meglio evitare un ritorno-show
Il caso di Silvia Romano, ritornata in Italia dopo circa un anno e mezzo di prigionia nelle mani di un gruppo somalo di Al Shabaab, è l’occasione per l’ennesima distinzione tra “destra” e “sinistra” politica. La giovane è stata recuperata attraverso un percorso non ancora chiarito, dietro pagamento di un riscatto cospicuo (ma la cifra non è stata divulgata) ed al suo arrivo in Italia, vestita da musulmana tradizionalista, la giovane dichiara come prima cosa di essere stata trattata bene dai suoi rapitori e di essersi convertita all’Islam per sua scelta. Trascuro altri dettagli.

Ora, vista la sua “vocazione” a spendere la sua vita in Kenya, nei villaggi di quella regione del mondo, vista la sua “conversione spontanea” all’Islam, vien da chiedersi perché sia tornata in Italia, paese notoriamente non di matrice musulmana, e vien da chiedersi perché pagare, noi, un costoso riscatto per una persona che ha abbracciato una diversa cultura, che possiamo anche tollerare sul suolo patrio, ma che per evidenti motivi non ospitiamo con entusiasmo.

A me appare di ogni evidenza che la ragazza sia stata plagiata dai suoi carcerieri, perché lei non aveva altra scelta, se voleva sopravvivere. Solo che si può simulare l’adesione ad una fede, per poi liberarsi del fardello appena possibile, oppure una mente debole, e questo pare essere il caso, può venire manipolata, trasformata, sino a restituire una persona diversa da quella di partenza, pur con le medesime sembianze. Non è stato il primo caso, e non sarà l’ultimo.

Sin qui una storia come tante altre, in cui si può discutere circa l’opportunità di cedere al ricatto di rapitori, sopratutto quando sono le scelte imprudenti della vittima a favorire il rapimento, andando per propria scelta in territori non presidiati e frequentati da bande criminali.

Su una simile storia non dovrebbero esserci divergenze di opinioni in funzione della propria appartenenza politica: un cittadino italiano commette una grave imprudenza, ne paga le conseguenze, lo Stato cede ad un ricatto e paga per la sua liberazione, il rapito ne esce sconvolto, plagiato, potenzialmente irresponsabile di se e perfino pericoloso, se radicalizzato. Cosa c’entrano le opinioni politiche in questo? E invece c’entrano.

In funzione dell’appartenenza politica le opinioni si dividono: a destra sentimenti di condanna per la “conversione” e di rivendicazione di un costo sostenuto per liberare una persona che, a conti fatti, non aveva bisogno di essere liberata, stando alle sue dichiarazioni. A sinistra parole di comprensione per il dramma umano della ragazza e di “rispetto” per le sue “libere” scelte in materia religiosa.
Ma l’elemento di divisione sta qui: nella sua conversione all’Islam.

Da una parte l’avversione senza mezzi termini verso una “religione” che, visibilmente, si occupa non tanto dello spirito delle persone quanto della loro sottomissione politica e civile ad un sistema di regole che a noi “laici” appaiono come minimo medievali, e come massimo ferocemente esecrabili. A sinistra, invece, la sottomissione all’Islam appare totale: mai vera condanna di qualsiasi misfatto, ma sempre “comprensione per la diversità”, distinzioni formali tra i “veri” musulmani ed i loro terroristi, non diversa da quella storica tra i comunisti ed i “compagni che sbagliano”, anch’essi terroristi.

Perciò nelle reazioni della Sinistra italiana le dichiarazioni della ragazza riguardano soltanto lei e la sua coscienza, cosa che sarebbe anche vera se si trattasse di una situazione diversa, in cui una cittadina italiana decidesse, a seguito di un suo travaglio interiore e senza interventi esterni di forzatura, di abbracciare una certa religione. Ma non è questo il caso: come faceva Silvia Romano, prigioniera, a scegliere “liberamente” una qualsiasi cosa. Oppure NON era prigioniera, ed allora è complice di un simulato rapimento che al Paese è costato dei bei soldi.

E quindi l’interrogativo è : perché la sinistra italiana, orfana del PCI e di un partito “cattolico” si mostra così tenacemente morbida nei confronti di un’ideologia (l’Islam) che si dice religiosa ma è eminentemente politica, “razzista”, perché antisemita, non meno di quei nazisti tanto esecrati dalla stessa sinistra, che si erano diretti verso il medesimo bersaglio dei musulmani nordafricani?

E perché essere tanto inclini a fare qualsiasi cosa, soprattutto se a spese altrui, nei confronti del terzo mondo, che ospita certamente un proletariato di diversa etnia, ma non solo quello, e non ha il monopolio del proletariato, che abbonda anche nel nostro territorio?

In questo atteggiamento rientra anche il favoreggiamento dell’immigrazione nel nostro paese, le continue istanze di concessione dei diritti di nazionalità italiana, o comunque di permesso di soggiorno quasi permanente.

Ed il mio interrogativo resta: perché essere tanto interessati alle famiglie dei nostri vicini di casa, trascurando interamente i membri della propria famiglia? Non lo capisco: sarà un mio limite.

Franco Puglia – 12.5.2020