SCIENZA E FANTASCIENZA

Un articolo del Corriere ci parla delle fantasie di uno scienziato, Carlo Rovelli, che immagina nuove iper-realtà oltre i “buchi neri” della materia collassata: i buchi bianchi, una porta, attraversando la quale, si entrerebbe nel futuro.
https://www.corriere.it/cultura/23_marzo_02/carlo-rovelli-esplora-buchi-bianchi-viaggio-vertiginoso-futuro-79d7b9e6-b8ed-11ed-b194-e55eac395b06.shtml

La SCIENZA, ormai, sconfina agilmente nella FANTASCIENZA.
Il confine è diventato sempre più labile, e se è pur vero che la fantascienza di scrittori visionari come Giulio Verne riuscirono ad immaginare una realtà possibile in un tempo lontano dal loro, è anche vero che la fantasia, più spesso, è rimasta tale, confinata in quell’immaginario astratto che è il suo naturale ambiente di sviluppo.

Io non ho mai fatto il ricercatore, un termine che spesso sottende la ricerca dello sconosciuto, non di qualcosa che si vuole trovare in qualche luogo, perché si sviluppa in una sorta di vagabondare in un ambiente immaginario nella speranza che sia l’ignoto ad incontrare te, più che il contrario.
La SCIENZA, per come la intendo io, è ALTRO: la MIA SCIENZA è sperimentale; cerchi qualcosa di preciso, vuoi spiegare un fenomeno concreto, visibile, indagando sui meccanismi che lo producono e le teorie diventano fatti scientifici quando il fenomeno diventa riproducibile, anche in un laboratorio; lo stimoli, crei le condizioni che immagini necessarie ed il fenomeno si verifica. QUESTA è SCIENZA.
Tutto il resto è immaginazione, affascinante, anche, ma resta immaginazione.

Che c’è di male? In se, niente: la fantasia è parte della natura umana ed è anche ragione di vita. Il MALE nasce quando qualcuno avanza la pretesa di trasformare la fantasia in realtà grazie a manipolazioni culturali volte a spacciarla come evidenza scientifica, quindi incontestabile, e tutto questo a vantaggio proprio e/o di altri.
E da queste fantasie scientifiche siamo sommersi, in molti campi, in quello medico, in quello della cosmetica, in quello alimentare. Oggi anche in quello climatico (la famosa bufala della CO2 clima-alterante).
In campo medico, forse la maggior parte dei farmaci in commercio sono privi di efficacia, ma vengono spacciati come toccasana. Parlo soprattutto di farmaci secondari, integratori alimentari, polivitaminici, ecc, non dei farmaci specifici per combattere virus e batteri, in cui il rapporto tra causa (il patogeno) ed effetto (impiego del farmaco) è molto evidente.

Le FANTASIE SCIENTIFICHE, tuttavia, hanno sempre successo, perché stimolano i nostri sensi e producono sensazioni gradevoli; stimolano la nostra curiosità, ci fanno intravvedere mondi nuovi, possibilità remunerative. E chi le VENDE ne ha sempre un tornaconto, in chiave di prestigio, di immagine, di carriera, di soldi.

Bene: godetevele, ma non fatevi irretire, restate sempre con i piedi per terra, e provate ad usare la vostra fantasia per immaginare realizzazioni possibili che, anche se tali, non per questo sono a portata di mano, ma con qualche sforzo sono raggiungibili, qui ed ora, su questo pianeta, in questo tempo, nella vostra vita.
Progettate il possibile, e sognate di realizzarlo.

Ing. Franco Puglia
7 febbraio 2023



RIFLESSIONI SULL’UOMO E SUL MONDO DIGITALE

La scienza e la tecnologia sono come una locomotiva che viaggia a tutta velocità su un binario, ma in cui manca il macchinista, mentre qualcuno, fuori dal treno, manovra gli scambi dei binari e dirige la locomotiva da una parte o dall’altra.
E la locomotiva accelera sempre, e nessuno sa dire se, ad una curva più stretta delle altre, finirà col deragliare.

La tecnologia, che è la traduzione in termini operativi di soluzioni scientifiche, è stata da sempre un incredibile ausilio per l’essere umano, e lo ha condotto allo STATUS in cui oggi si trova, ben diverso da quello dei primi esseri umani.
Lo scopo della tecnologia è sempre stato, ed in astratto è ancora, quello di AIUTARE gli esseri umani a realizzare la felicità, sottraendoli ai lavori più gravosi e ad ogni fonte di rischio per la propria vita. La tecnologia è un moltiplicatore della capacità di lavoro individuale del singolo essere umano, e ne aumenta a dismisura la sua PRODUTTIVITA’.

Il FINE ULTIMO, però, dovrebbe restare l’essere umano, non la capacità della tecnologia e neppure la produttività fine a se stessa. Bene: questa finalità è passata in terz’ordine, se non è stata addirittura dimenticata.
Il mondo della produzione cerca di ridurre i suoi costi di produzione per essere più competitivo, specie da quando è stato creato il mercato globale. Come farlo?
La risposta è stata: aumentando la capitalizzazione delle aziende, in chiave di infrastrutture tecnologiche, riducendo al contempo la dipendenza dalla componente umana.
Ha funzionato? Certo che si. Ridurre la produzione di una macchina è facile; anche fermarla, se serve; gli esseri umani, i dipendenti, non si possono SPEGNERE …
Non solo: si è cercato per quanto possibile di rendere i dipendenti intercambiabili, non indispensabili, quindi abbastanza de-specializzati da poter ricorrere a chiunque per la mansione da svolgere, pagandolo il meno possibile.
Non è sempre possibile: serve ancora una manodopera altamente specializzata per far funzionare, se non per progettare, le macchine complesse che il mercato richiede.
E questa manodopera si trova sempre meno, mentre quella de-specializzata è in eccesso.

Questo è un aspetto. L’altro aspetto è l’infrastruttura aziendale ed i suoi canali di comunicazione con l’esterno. Anche qui l’automazione la fa da padrone.
Al telefono non risponde più una persona, ma un processore: ti offre una serie di scelte per comunicare con chi ti serve, sia esso un altro processore o un essere umano in carne ed ossa. Richiede tempo e non sempre ti conduce in porto.
Non solo: anche quando ti risponde una persona, dall’altra parte del “filo” telefonico, non si tratta di una persona “responsabile” che recepisca il tuo quesito e possa decidere la risposta: più spesso si tratta di un operatore privo di qualsiasi potere decisionale.
E ciascuno, in azienda, macchina o essere umano che sia, risponde a delle REGOLE, e non decide in autonomia e sotto la sua responsabilità.
E se anche arrivi al CEO, all’Amministratore Delegato, è facile che questo non possa cambiare politica aziendale a seguito del tuo stimolo, perché obbedisce anche lui a delle REGOLE, e se non le segue viene, molto semplicemente, sostituito.
Chi comanda è il SISTEMA, ed il sistema non ha padroni: risponde solo agli azionisti, che possono essere parecchi, troppi, nessuno con abbastanza potere decisionale, tutti interessati soltanto al funzionamento della macchina aziendale ed alla sua redditività.
L’ETICA aziendale, l’etica del lavoro, l’etica umana, sono morte e sepolte.

Non tutte le aziende sono così? Certo che no: le aziende più piccole rispondono ancora a logiche diverse, ANTIQUATE … Ma i grandi gruppi?
Il problema GRAVE è che questa CULTURA DELLA SOSTITUZIONE UMANA si sta diffondendo a velocità molto elevata, e pretende di sostituire le capacità cognitive umane con quelle di MACCHINE INTELLIGENTI, grazie allo sviluppo degli studi sulla cosiddetta INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
Non pensare, non ragionare (tanto non ne sei più capace): qualcuno lo farà per te.
E questi strumenti suscitano anche l’entusiasmo dei meno attrezzato sotto il profilo cognitivo.
Chi detiene il potere ha sempre cercato di mantenere le grandi masse nell’ignoranza, perché più facilmente indottrinabili e controllabili. Un tempo gli strumenti per farlo erano rudimentali (la piazza): oggi abbiamo da decenni la TV e adesso la RETE ed i MEDIA in genere, che fanno da cassa di risonanza ai percorsi indicati dal Potere, e dai grandi portatori di interesse che lo esprimono.

Tutto questo ci conduce a velocità sempre più elevata VERSO IL DISASTRO.
1. Perché i cittadini consumatori vengono respinti sempre di più verso le aree a basso reddito, grazie al lavoro svalorizzato.
2. Perché masse crescenti di cittadini scivolano nella fascia assistenziale, che grava sulle tasche di tutti i produttori di reddito.
3. Perché i consumi si orientano in maniera crescente verso la fascia ad alto reddito dei consumatori, che però e numericamente minoritaria, e quindi, in prospettiva, porta ad una riduzione della base di consumo, quindi della produzione, quindi dei redditi nel loro insieme.
4. Perché il degrado culturale e cognitivo, che inizia già nella formazione scolastica e prosegue poi con il lavoro, riduce la base culturale di sostegno dell’attività economica e quindi mina le basi stesse del modello di sviluppo su cui si fonda questo nostro mondo tecnologico.

Si può uscire da questa spirale perversa? Forse si, e forse no, perché le forze in gioco che muovono il sistema sono immense e quanti, in teoria, hanno in mano le leve di comando politiche non sono all’altezza di comprendere la portata dei fenomeni in atto.

Questa è la realtà ingravescente nella quale siamo immersi e di fronte alla quale ciascuno di noi è impotente. La sola risposta possibile è la CONSAPEVOLEZZA DI TUTTI, per poi convergere verso una risposta politica in grado di fronteggiare i fenomeni.

Ing. Franco Puglia
5 marzo 2023