UNA FOTOGRAFIA SINTETICA DELLE IMPRESE ITALIANE

Due tabelle con i dati delle imprese italiane nel 2018, con dati economici, numero di imprese e numero di addetti.
Ci sono alcune discrepanze tra i numeri, perché pur essendo una sola la fonte (ISTAT) le elaborazioni da cui sono tratti i numeri sono diverse, ed i conti non quadrano sempre, anche nelle somme, ma pazienza. Manca interamente il dato su “Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata”, perché nel sito di Istat il riferimento nel sommario va ad una tabella sbagliata, non riferita a questo settore merceologico.

Al netto delle imprecisioni emergono con prepotenza i dati macroeconomici:
1. Il 98% delle imprese ha meno di 20 dipendenti (quindi quasi tutte) mentre il fatturato è suddiviso 1/3 circa tra i tre gruppi.
2. In base al costo procapite delle ore lavorate, le piccole imprese sono molto più competitive di quelle grandi.
3. Le attività manifatturiere propriamente dette occupano meno di 4 milioni di addetti (circa il 25% del totale).
4. Le altre attività economiche occupano i 3/4 degli addetti, mostrando uno squilibrio strutturale tra manifatturiero e servizi, i cui costi, spesso, gravano sul manifatturiero.
5. Commercio, alloggio e ristorazione, turismo e supporto alle imprese sono ai primi tre posti in termini occupazionali tra i servizi.

A mio avviso è il quadro di una struttura economica sbilanciata sul terziario, che fotografa un paese poco manifatturiero e quindi fragile, perché i servizi, in genere, non si esportano nel mondo, mentre le merci si.



ANNO 2018






Attività manifatturiereN° impreseN° addettiAdd/Imp
Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature)67.123547.0298
Fabbricazione di macchinari ed apparecchiature n.c.a.20.609466.07623
Industrie alimentari51.302407.1678
Confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia28.737202.3827
Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche9.730178.55818
Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi2.272167.23074
Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature35.377157.9564
Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi18.177150.7458
Fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche8.019149.73119
Fabbricazione di articoli in pelle e simili14.723147.62510
Fabbricazione di mobili17.558131.8588
Altre industrie manifatturiere28.717122.9674
Metallurgia3.333116.51835
Industrie tessili12.627114.2749
Fabbricazione di prodotti chimici4.343110.41425
Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio25.34099.0764
Fabbricazione di altri mezzi di trasporto2.50197.73739
Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi4.85988.34418
Stampa e riproduzione di supporti registrati14.55282.1046
Fabbricazione di carta e di prodotti di carta3.64072.78720
Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici46061.989135
Industria delle bevande3.39741.39512
Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio29610.32535
Totale377.6923.724.28710




Altre attività economiche


Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli1.072.0953.423.1873
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione331.2991.558.5865
Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese153.4651.384.9389
Costruzioni493.0181.307.3853
Attività professionali, scientifiche e tecniche764.8401.305.3052
Trasporto e magazzinaggio120.7791.128.8909
Sanità e assistenza sociale307.319931.0013
Servizi di informazione e comunicazione107.175578.5585
Altre attività di servizi211.205484.4702
Attività immobiliari235.732298.4721
Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento9.237203.50322
Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento72.523188.7663
Istruzione34.484112.7993
Estrazione di minerali da cave e miniere2.00029.20115
Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (settore D)


Totale3.915.17112.935.0613



Totale generale4.292.86316.659.3484

La lettura dei numeri così aggregati si presta a diverse considerazioni, non univoche,
e quindi le mie interpretazioni sono strettamente personali.

Tra le attività economiche NON manifatturiere figurano ai primi posti come numero di addetti proprio le attività che sono state bloccate dall’epidemia, ed i numeri sono importanti: il numero di addetti del commercio, da solo, equivale a quello di tutta la parte manifatturiera ! Quello alberghiero e della ristorazione vale circa il 50% degli addetti del manifatturiero. Significa che la crisi epidemica, con il fermo di queste attività, infliggerà un colpo mortale all’occupazione complessiva ed a quella nel settore, che si riprenderà, ma con tempi non brevi e forse mai completamente. Ed i disoccupati da questi settori si aggiungeranno a quelli precedenti, innescando una bomba sociale che non tarderà ad esplodere. Il ridicolo pannicello sindacale della sospensione dei licenziamenti, scaricando i costi sulla cassa integrazione, non può durare a lungo, e le imprese che, al 98% sono piccole imprese con meno di 20 addetti, non possono sostenere neppure un addetto in più dello stretto necessario.

Prepariamoci al peggio mentre la politica dovrebbe dichiarare lo STATO D’EMERGENZA ECONOMICO e provare ad immaginare quali strumenti adottare per contenere l’ondata di piena quando arriverà.

Ing. Franco Puglia – 9 Aprile 2021

IL NUOVO SCHIAVISMO

Non dispongo di dati certi e quindi le considerazioni qui espresse sono di principio.
L’Italia, e non solo l’Italia, importa mano d’opera straniera, in gran parte africana, da impiegare come manovalanza a basso costo nei campi. In Italia, sento dire, il fenomeno è particolarmente diffuso in Puglia e nel napoletano, regioni agricole per eccellenza.
Le condizioni di vita di questa manovalanza sono da quarto mondo, non da paese civile. Questa gente non ha altri redditi, non ha casa, famiglia, niente; vive quindi come può, ad un livello simile a quello delle favelas sudamericane o africane.
E vengono pagati pochi Euro al giorno per il loro lavoro.

Qualcuno dirà: domanda ed offerta; vengono pagati in funzione della domanda di lavoro (numerosa) e dell’offerta di lavoro (più limitata).
Ma NON è vero, perché la pressione migratoria viene facilitata e stimolata da organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani, e senza queste “porte aperte” l’offerta di lavoro sarebbe più contenuta ed il suo costo sarebbe più alto.
Ed anche: a casa loro vivevano non diversamente da qui, nelle loro favelas.
Si, può essere vero, ma questo non giustifica la creazione di favelas italiane.
Ed anche: se non venissero pagati poco i prodotti agricoli costerebbero molto di più, e quindi non verrebbero prodotti in questi territori ma ancora di più all’estero.
Vero, a condizione che i prodotti dei mercati esteri siano liberi di entrare in Italia in quantità.

In altri termini: noi tolleriamo un’immigrazione incontrollata, che va ad ingrossare le fila della manovalanza a basso costo e quelle della piccola e grande criminalità, (non esclusivamente questo, ma in maniera significativa) con l’obiettivo di rifornire un serbatoio umano di manovalanza che consenta di competere contro i mercati internazionali, riproducendo in un paese che “si dice civile” le condizioni di vita del quarto mondo. Tutto questo per mantenere relativamente basso il livello di alcuni generi alimentari e decisamente alto il livello dei margini di profitto della complessa filiera distributiva, dalla produzione al consumo.

Forse dovremmo accettare un prezzo più alto al consumo, dopo aver ridimensionato la filiera distributiva, contingentando le importazioni dall’estero e pagando la manovalanza, italiana e straniera, con un salario decente, che tenga conto della condizione UMANA che un lavoro anche umile comporta. Un ragionamento di stampo socialista?
NO. Un ragionamento di ordine umanitario che non è, e non deve essere, estraneo ad una DESTRA LIBERALE E DEMOCRATICA, nella quale io mi colloco.
E, guarda caso, sin qui è stata la sinistra italiana a favorire il traffico di esseri umani, non ostacolandolo in alcun modo, mentre è stata la destra leghista (Salvini) quella che ha cercato di fermare questi traffici.

Questa tematica, purtroppo, è assente nel pensiero politico della destra, anche di quella liberale, che non se ne occupa, imbevuta di liberismo che non ammette repliche, in cui lo schiavismo reale diventa un trascurabile dettaglio in un percorso ideologico che non ammette ostacoli sul cammino della concorrenza. Ma la concorrenza è ALTRO: la concorrenza è quella di Luna Rossa e di New Zeland, una gara onesta muovendo dagli stessi blocchi di partenza. Lo sfruttamento dei più deboli a vantaggio di altri non ha niente a che vedere con la concorrenza. E se è vero che fermare qui lo schiavismo non lo cancella ma lo trasferisce altrove, bene, trasferiamolo altrove, lontano dagli occhi e dal cuore, perché non possiamo salvare il mondo, ma almeno possiamo non renderci complici delle sue tante efferatezze.

Ing. Franco Puglia

15 marzo 2021