MANIPOLAZIONE SCIENTIFICA E RIVOLUZIONE CLIMATOLOGICA

Mi sono laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano nel 1971, ed ho studiato la termodinamica con il prof. Mario Silvestri, ordinario della cattedra che all’epoca si chiamava di Fisica tecnica, ma era termodinamica. Mario Silvestri morì nel 1994.
Mario Silvestri – Wikipedia

Nel 1975 la cattedra passò all’Ing. Ernesto Pedrocchi, tuttora vivente, che in epoche recenti è intervenuto autorevolmente sul tema dei cambiamenti climatici, con pubblicazioni, conferenze pubbliche ed anche un libro. Io condivido gran parte di quanto scrive l’Ing. Pedrocchi ma rilevo delle lacune fondamentali, lacune presenti, peraltro, anche negli scritti di altri studiosi che si sono espressi in maniera critica nei confronti delle tesi propalate da quanti si riconoscono nella posizione espressa dall’ONU attraverso la sua agenzia climatica, IPCC . Uno studio dell’Ing. Pedrocchi si trova al link che segue:
https://drive.google.com/file/d/1XFBHdzC2GCI1MEsTdXmAxy6fueWMPeSC/view?usp=sharing
In pratica, quello che si rileva da tutti gli studi è che questi aggirano sempre, senza eccezioni, il vero NOCCIOLO DEL PROBLEMA.
Nessuno tra loro nega che alcun gas presenti in atmosfera producano un EFFETTO SERRA, ed in testa a tutti, dopo il vapore acqueo, abbiamo la famigerata CO2, l’anidride carbonica, cioè il motore stesso della vita sul pianeta, la molecola stabile più elementare conosciuta a base di carbonio, quella da cui si sono formati sul pianeta i primi batteri, e poi le forme di vita sempre più evolute sino agli esseri umani.
Tutte le dissertazioni in materia, anche quelle dell’Ing. Pedrocchi e di altri scienziati che conosco anche di persona, ruotano attorno ai rilevamenti attuali e storici sugli andamenti delle temperature sul pianeta, sull’alternanza di periodi caldi e freddi, anche glaciali, nel corso del tempo, sul contributo preponderante dell’energia solare alla termodinamica planetaria, sull’irrilevanza della produzione antropogenica di anidride carbonica rispetto alle emissioni naturali spontanee, ecc, ecc.
In pratica si confrontano con IPCC e con i credenti della nuova religione climatica sulla base dei medesimi argomenti e dei medesimi dati, ma interpretandoli in maniera differente, ciò che non ci ha condotto a nessuna conclusione in questo dibattito, e ciascuno resta con le sue idee. Io me ne sono infischiato, sino al 2019, perché sino a quando gli scienziati dibattono tra loro ipotesi scientifiche, la cosa può anche non riguardarmi, ma quando il dibattito si trasferisce alla politica ed all’economia, quando le tesi dell’agenzia dell’ONU servono ad introdurre nuove politiche energetiche che sconvolgono la vita dei popoli e mettono in discussione lo sviluppo economico e sociale di intere nazioni, allora no, allora non posso restare indifferente, perché anch’io pago il prezzo di questa assurda rivoluzione climatica. Io NON sono mai stato un professore universitario; per me la matematica è solo uno strumento al servizio della SCIENZA, uno strumento per aiutarci a comprendere la realtà, MA NON ESPRIME DA SOLA LA REALTA’.
I matematici possono anche vivere la loro professione in un mondo irreale, astratto, fine a se stesso, come la musica, che però muore dove nasce, col suo strumento. Io sono sempre stato UN INGEGNERE, fatto e finito, sin da bambino, quando mi avvicinavo con crescente curiosità al mondo della conoscenza, che diventa scienza quando si può descrivere in termini matematici, e quando i fenomeni che descrive si possono riprodurre sotto controllo umano. Gli ingegneri nascono per PROGETTARE E FARE cose materiali, riproducibili, che debbono FUNZIONARE, come previsto dai progetti. Le fantasie le lasciamo ai filosofi ed ai letterati.
Ed ecco che, da buon ingegnere, sorvolando sulle centinaia di grafici che anche il prof. Pedrocchi ci mostra, io mi sono da subito concentrato sull’obiettivo, che non era il clima in se, ma la CO2, cioè il gas incriminato, colpevole di alterare il clima per l’effetto serra che indurrebbe.
Mi sono chiesto IN CHE COSA la CO2 fosse tanto diversa dagli altri gas presenti in atmosfera, sotto il profilo termodinamico. E la mia ricerca ed analisi si è rivelata addirittura banale nella sua semplicità: TROPPO semplice per gli “scienziati” , talmente semplice che l’accettazione incondizionata del suo evidente risultato dovrebbe automaticamente produrre un terremoto mondiale, cosa impensabile, inaccettabile, per le sue conseguenze pratiche.

Il TEOREMA DEL CLIMA ci racconta che la CO2 cattura la radiazione termica emessa dal pianeta durante il suo raffreddamento notturno, in maniera molto più efficiente di altri gas atmosferici (eccezion fatta per il vapore d’acqua) ed impedisce quindi al pianeta di raffreddarsi abbastanza durante la notte, conservando un calore che avrebbe dovuto disperdersi nello spazio cosmico. Il teorema non si sofferma sul calore specifico della CO2 rispetto agli altri gas, e non lo fa perché sarebbe palesemente superfluo, in quanto la CO2 ha un calore specifico inferiore a quello di Azoto ed Ossigeno atmosferici. (0,199 Cal/g x °C contro 0,244 Cal/g x °C dell’Azoto e 0,291 Cal/g x °C dell’ossigeno, mentre quello del vapore acqueo è pari a 0,464 Cal/g x °C). Il calore specifico rappresenta quella caratteristica della materia che descrive la sua capacità chimica di trattenere il calore comunque ricevuto più a lungo rispetto ad altri materiali, anche se poi lo deve cedere allineando la sua temperatura con quella dei materiali con cui è in contatto.
Allora gli studiosi hanno adottato un approccio RADIANTE, limitando essenzialmente tutti gli scambi termici al trasferimento di RADIAZIONI, a tutto campo, dal sole verso il pianeta e dal pianeta verso lo spazio. In un tale approccio l’attenzione va rivolta alla sensibilità delle molecole nei confronti delle radiazioni, a tutte le possibili lunghezze d’onda, andando a ricercare, per ogni specifica molecola, verso quali radiazioni mostri più affinità, in termini di lunghezza d’onda, e verso quali appaia più indifferente. Il modello, poi, deve determinare quali radiazioni termiche la superficie del pianeta possa emettere verso lo spazio durante la notte, cioè a quali lunghezze d’onda, e quali gas atmosferici possano eventualmente assorbirle, ritardando la loro ritrasmissione verso lo spazio.
Ho sottolineato termine ritardando, perché nessuna molecola può catturare energia, in qualsiasi modo, aumentando la sua temperatura e conservandola, se in contatto con altre molecole. La Natura è COMUNISTA: ostacola la concentrazione di ricchezza energetica sotto forma termica e costringe tutte le molecole a cedere il surplus a quelle vicine.
TUTTI i gas presenti in atmosfera, nessuno escluso, quali che siano le loro caratteristiche chimiche e fisiche e la loro capacità di assorbire calore, DEVONO uniformare la loro temperatura a quella delle molecole circostanti, tra le quali sono diffuse, cedendo calore o acquisendone.
Questa è LEGGE, ed il tribunale della FISICA è inflessibile.

Ora, sappiamo tutti che le temperature presenti sulla superficie del pianeta, e nella bassa troposfera, variano da un minimo di -50°C ad un massimo di +50°C, con rari sforamenti di questi limiti già estremi, per fortuna. La radiazione termica che le molecole materiali possono irradiare sotto forma di raggi infrarossi (IR) dipende dalla natura della molecola e dalla sua temperatura. Le molecole presenti sul pianeta sono infinite, infinitamente diverse, organiche ed inorganiche, ciascuna dotata di una sua specifica capacità di emissione di calore e relativa lunghezza d’onda.

Se però vediamo il pianeta nel suo insieme, e tenuto conto dei limiti ristretti delle sue temperature al suolo, possiamo approssimare il comportamento del pianeta a quello che in Fisica viene chiamato CORPO NERO, cioè un assorbitore / emettitore perfetto di radiazione, funzione soltanto della sua temperatura e non della sua composizione chimica.
Questo è quanto fanno gli studiosi del clima affiliati ad IPCC; se lo fanno loro posso farlo anch’io, o no? Qui entra in gioco una LEGGE della Fisica, chiamata legge di Wien, la quale ci racconta che la lunghezza d’onda della radiazione emessa da un corpo nero ad una temperatura T è data dal rapporto tra una costante (=2898) e la sua temperatura espressa in °Kelvin. (273°K = 0°C). Significa che la superficie del pianeta può trasmettere calore verso lo spazio sotto forma di radiazione infrarossa nel campo delle lunghezze d’onda comprese tra 13 µn (2898 / (273-50)) e poco meno di 9 µn (2898 / (273+50)) .

Bene: andando a guardare come si comporta la CO2 sotto il profilo della sua emissione o assorbimento di radiazione IR lungo tutto l’arco dello spettro elettromagnetico scopriamo che presenta un marcato picco di assorbimento attorno alla lunghezza d’onda di 15 µn .
Non si tratta di una mia deduzione: tutti i testi degli affiliati IPCC che si occupano del tema fanno riferimento a questo marcato picco di assorbimento IR. Risulta così anche da altre fonti, quindi prendiamo per buono questo numero.
Facciamo il calcolo inverso, secondo la legge di Wien: che temperatura dovrebbe avere una molecola sul pianeta per emettere IR della lunghezza d’onda di 15 µn?
Facile: 2898 / 15 = 193,2°Kelvin = -79,8°C ….
Conoscete qualche landa sperduta dell’Antartide dove la temperatura raggiunga -79,8°C ? No, vero? Ma non basta: il secondo principio della termodinamica, che è una LEGGE, universalmente accettata e compresa da TUTTI, ci racconta che il calore passa SEMPRE dal corpo più caldo verso quello più freddo, perché le due temperature DEVONO equipararsi, PER LEGGE. Dove troviamo sul pianeta una CO2 che si trovi ad una temperatura più bassa di -79,8°C, tenuto anche conto del fatto che sotto una temperatura di -56,6°C la CO2 passa allo stato solido?

La conclusione incontestabile è che:
LA CO2 NON PUO’ ASSORBIRE DAL PIANETA CALORE SOTTO FORMA DI RADIAZIONE INFRAROSSA NELL’INTORNO DELLA SOLA LUNGHEZZA D’ONDA IN CUI PRESENTA CARATTERISTICHE SPECIALI DI ASSORBIMENTO IR.
Io, ad oggi, non ho ancora trovato nessuno in grado di contestare questo assioma.

E come se tutto questo già non bastasse, QUANTA CO2 è presente nella nostra atmosfera? Perché se è vero, e lo è, che una rondine non fa primavera, è anche vero che accendere una sola sigaretta a Milano non può aumentare i livelli misurabili delle polveri sottili, ed allo stesso modo la CO2, quali che siano le sue caratteristiche, anche se fosse più attiva del vapore acqueo, come potrebbe mai avere una qualsiasi influenza sul clima, con una concentrazione atmosferica media, che nessuno ha mai contestato, dell’ordine delle 400 ppm (parti per milione), cioè, 0,04% (non 4%!!!) della massa gassosa planetaria?
Questa RADIOGRAFIA DELLA CO2 è incontestabile ed incontestata, e tuttavia nessuno affronta questo nodo cruciale, non solo, i fanatici dei cambiamenti climatici sostengono che quella banda di assorbimento IR attorno a 15 µn rientra nel campo delle emissioni IR del pianeta. Più facile sostenere di aver visto stormi di asini che volano, eppure …

E per concludere:

In questi ultimi anni i Media ci massacrano di informazioni manipolate, a sostegno della tesi del riscaldamento planetario di origine antropica, e conseguenti cambiamenti del clima.
E per farlo ci raccontano che ogni anno la temperatura media del pianeta è cresciuta di qualche frazione di grado e che, se non facciamo qualcosa, tra alcuni anni sarà salita di qualche grado e sarà una catastrofe. Ma come fanno ad affermare questo? Misurano con dei termometri la temperatura in un numero abbastanza elevato di punti del globo e poi calcolano una TEMPERATURA MEDIA.
In che modo? E chi lo sa …

Giova allora fare qualche riflessione sul significato di queste misure e sui risultati relativi. Prima cosa: misurare la temperatura in un punto ha lo scopo di dare indicazioni sulla capacità di quella zona di irradiare calore in atmosfera. Infatti la TESI è che la superficie del pianeta surriscaldi l’atmosfera, e che questo calore in eccesso venga poi restituito dall’atmosfera verso terra.
Seconda cosa: a casa vostra, in cucina, avete in genere 4 o 5 bruciatori, alcuni più piccoli altri più grandi. Bruciano tutti lo stesso gas, e la temperatura della fiamma è la stessa, però i bruciatori più grandi, con superficie maggiore, erogano più calore, quelli più piccoli ne erogano meno.
Per questo le dimensioni sono differenti: per adattarsi alle differenti esigenze di cottura.
La temperatura, da sola, non determina la cottura: la superficie del bruciatore è determinante.
Veniamo ora alle misure di temperature del pianeta: prendiamo, semplificando alla grande, un numero limitato di temperature, in soli 10 punti, espresse in °C:
+16, +22, +28, +36, +40, +5, +8, -10, -25 – 30.
Facciamo la somma di questi numeri: risulta 110.
Il valore medio, dividendo per 10, è uguale a +11°C.
Se questi 10 valori rappresentassero le sole temperature misurate sul pianeta in un medesimo giorno, ad una medesima ora, in zone differenti del pianeta, diremmo che la temperatura media è di +11°C. Se aumentiamo da 10 a 10mila, o a 100mila, o a un milione i punti di misura, otterremo un numero diverso, ovviamente, e non dimentichiamo che ad ogni minuto che passa quel numero cambia, perché sui vari punti del globo passano nuvole, oppure, no, c’è insolazione, oppure notte, ecc, ecc.

Quindi una registrazione simultanea di tutti i punti di misura ci darebbe una curva di difficile interpretazione, essendo un mix di temperature diurne e notturne, montane e marine, equatoriali e polari, ecc, ecc.

Ma restiamo sui nostri 10 numeri esemplificativi ed associamo ciascuno di loro ad un elemento DI MASSA / SUPERFICIE, cioè alla capacità fisica della zona in cui si fa la misura di irradiare calore, per effetto di massa/superficie, a parità di temperatura.
Temperature: +16, +22, +28, +36, +40, +5, +8, -10, -25 – 30.
Indice di massa: 20, 21, 25, 16, 12, 18, 20, 12, 10, 8
Moltiplichiamo ciascuna temperatura per il suo indice di massa, sommiamo i risultati e dividiamo per la somma degli indici di massa.
Somma prodotti massa x temperatura:
320, 462, 700, 576, 480, 90, 160, -120, -250, -240 = 2.178
Somma indici di massa : 162 ;
se divido 2.178 per 162 ottengo una temperatura media di +13,44°C
Una bella differenza !!!!

Proviamo ancora con altri numeri:
Temperature: +16, +22, +28, +36, +40, +5, +8, -10, -25 – 30.
Indice di massa: 12, 15, 20, 16, 5, 14, 10, 22, 18, 15
Somma prodotti massa x temperatura:
192, 330, 560, 576, 200, 70, 80, -220, -450, -450 = 888
Somma indici di massa : 147;
se divido 888 per 147 ottengo una temperatura media di +6,04°C
I numeri sono puramente casuali, tuttavia, usando il medesimo campione di temperature , ma PESANDOLO con la capacità termica della zona di cui vuole esprimere la temperatura, otteniamo numeri molto diversi di temperatura media equivalente, più rappresentativa della capacità della superficie del pianeta di irradiare calore verso l’atmosfera.

Ecco perché affermo che calcolare la MEDIA aritmetica di un qualsivoglia numero di campioni di temperatura sul pianeta NON HA ALCUN SENSO FISICO, perché non è la temperatura della fiammella di un fiammifero che può riscaldare l’atmosfera, ma il contributo termico complessivo di masse abbastanza omogenee di materia solida, liquida o gassosa, in funzione della loro superficie esposta, del loro calore specifico, della loro emissività radiante, e della capacità di trasmissione termica sottostante, tutti fattori fuori controllo, non misurabili, non calcolabili, non modellabili matematicamente.
La pretesa di poter esprimere un modello matematico di comportamento del clima del pianeta è la più grande opera di mistificazione e presunzione scientifica di tutti i tempi e si appoggia su affermazioni prive di fondamento ai fini climatici, come la misura delle temperature in punti discreti del globo, per non parlare delle mistificazioni e manipolazioni della realtà sul ruolo di gas definiti ad effetto serra, pur nella loro irrisoria concentrazione atmosferica, almeno ai fini climatici, e nell’assenza di caratteristiche fisiche e chimiche idonee ad esprimere un qualsivoglia effetto termodinamico diverso da quello della preponderante massa dei gas atmosferici principali, azoto ed ossigeno (99% !!!).

Ing. Franco Puglia

26 aprile 2024

SCIENZA E FANTASCIENZA

Il confine tra Scienza e fantascienza appare sempre più labile.
Lo è sempre stato, per la verità: la “scienza” espressa dall’umanità nei secoli passati era frutto più della fantasia che dell’osservazione e misurazione sperimentale e dell’analisi con gli strumenti della matematica, nonostante l’enunciazione di alcune VERITA’ scientifiche da parte dei pochi grandi scienziati del passato.
Poi la conoscenza scientifica è cresciuta a dismisura, assieme agli strumenti a sua disposizione, e la Fisica si è avventurata nei meandri dell’infintamente piccolo come in quelli dell’infinitamente grande.
E qui le VERITA’ SCIENTIFICHE SPERIMENTALI hanno cominciato a rarefarsi, lasciando spazio ad IPOTESI VEROSIMILI, successivamente smentite da altre, e via cantando.
Prendiamo come esempio qualcosa che forse tutti conoscono: il modello dell’atomo, con il suo nucleo a palline (protoni e neutroni) e gli elettroni che gli orbitano intorno.
Qualcuno lo ha mai VISTO? No: è un modello, quello proposto da Niels Bohr, fisico e matematico danese (1885-1962). Un modello presto soppiantato da modelli sempre più complessi, introdotti dallo sviluppo della Meccanica Quantistica.
E sempre di modelli si tratta: cosa sappiamo degli elettroni? Moltissimo e pochissimo.
Parliamo di qualcosa che NON ha massa, che presenta una “carica elettrica” negativa, contrapposta alle cariche positive del nucleo atomico, che può essere visto come un corpuscolo (ma se non ha massa?) oppure come un’onda elettromagnetica (cioè energia), e la sola cosa veramente certa e comprensibile è il suo comportamento come corrente elettrica, confinata in conduttori metallici (ma perché solo nei metalli?) oppure allo stato libero, come elettroni nell’aria, o nello spazio.

La “fisica delle particelle”, poi, ci racconta di tante nuove particelle scoperte nel corso dell’ultimo secolo, dai mesoni, al neutrino, al bosone di Higgs, ma sono tantissime.
Ed alcune sono “fantasmi”, che compaiono nei laboratori di fisica nucleare nel corso di collisioni violente tra particelle, provocate dagli studiosi. Frammenti di materia con una vita inferiore al secondo, che si trasformano in energia radiante.
E se passiamo all’astrofisica le cose sconfinano ancor di più nelle ipotesi, perché le stelle non si trovano nei nostri laboratori, ma a distanze siderali da noi e ciò che vediamo di loro è soltanto la luce partita anche secoli fa, che arriva sulla terra solo adesso, captata dai nostri strumenti. Un mondo lontanissimo, che non esiste più per come lo osserviamo, e del quale conosciamo soltanto la luce ed altre onde elettromagnetiche emessa in passato.
Anche qui ogni ipotesi è lecita, se suffragata da complesse analisi matematiche e da modelli che soltanto gli addetti ai lavori possono capire, scambiandosi informazioni.

Qualsiasi cosa si possa immaginare dello spazio cosmico o della composizione della materia non ci tocca particolarmente, non influisce sulla nostra vita. Ma da qualche tempo una certa scienza è voluta andare OLTRE, immaginando scenari fondati su modelli climatici e su osservazioni analoghe a quelle degli astrofisici, prodotte a terra, con i radiotelescopi, oppure con gli strumenti a bordo dei satelliti artificiali orbitanti.
Tutte cose molto interessanti, ma irritanti quando traggono conclusioni azzardate, a dir poco, interpretando i comportamenti anche brutali del clima terrestre in base a questa modellistica.

L’elemento che traspare da tutti gli studi che sono riuscito a leggere e dalle conversazioni con alcuni studiosi sostenitori del surriscaldamento planetario di natura antropica è che i loro metodi di indagine, i loro modelli, sono sempre QUALITATIVI, MAI QUANTITATIVI.
Un vecchio adagio dice che “una rondine non fa primavera” ; uno stormo, invece, si.

Fare delle misure e delle analisi QUANTITATIVE è estremamente difficile.
Lo so per esperienza, perché è stato il mio lavoro per decenni. Esistono, ad esempio, strumenti diversi per pesare dei materiali, che usano certe tecnologie. Nessuno tra loro è in grado di fare una MISURA ASSOLUTA. Anche la banalissima bilancia a molla, quella che usate per pesarvi o pesare gli spaghetti, richiede una TARATURA, altrimenti i numeri che da ve li potete giocare al lotto. E cosa significa? Che io debbo prendere una cosa chiamata CAMPIONE, che (lo stabilisco io) pesa 1 kg, lo metto sulla mia bilancia e faccio in modo che lo strumento indicatore mostri 1 kg. Se metto sulla bilancia altro, ed indica 0,5 kg, vuol dire che questo è il peso del nuovo oggetto, ma in rapporto al mio campione.
Se il mio campione fosse sbagliato, lo sarebbe anche la mia misura.
Questo vale per TUTTI gli strumenti di misura esistenti. Ogni misura ha un significato se confrontata con la medesima misura di un CAMPIONE, arbitrariamente assunto come riferimento.

Le misure dei climatologi e di quanti si occupano di atmosfera sono spesso fondate su strumenti che NON hanno un campione di taratura. Possono fare rilevamenti qualitativi, ma non quantitativi. Misurano facilmente la temperatura dell’aria, a qualsiasi quota, con i termometri convenzionali, che sono tarabili a zero °C con il ghiaccio fondente, ma già quando si usano termometri IR, all’infrarosso, le cose si complicano notevolmente.
Da satellite non posso misurare la temperatura dell’atmosfera con un termometro a mercurio e debbo utilizzare la termometria IR, cioè dei sensori di raggi infrarossi a bordo dei satelliti che rilevano la radiazione IR trasmessa da un’area del pianeta ed assegnano a questa un corrispondente valore di temperatura.
Ma non è come dirlo: col cambiamento della pressione atmosferica, presenza di umidità, ecc, anche la radiazione IR che arriva al satellite cambia.
E questa cosa, che è la più FACILE, è già molto difficile, ma si fa; immaginatevi misurare altro, come, ad esempio, la QUANTITA’ di energia assorbita dalla CO2 presente in atmosfera; la quantità, non la qualità, cioè la lunghezza d’onda ricevuta sotto un certo angolo di osservazione.
Le misure dei climatologi e di quanti si occupano di atmosfera sono spesso fondate su strumenti che NON hanno un campione di taratura. Possono fare rilevamenti qualitativi, ma non quantitativi. Misurano facilmente la temperatura dell’aria, a qualsiasi quota, con i termometri convenzionali, che sono tarabili a zero °C con il ghiaccio fondente, ma già quando si usano termometri IR, all’infrarosso, le cose si complicano notevolmente.
Da satellite non posso misurare la temperatura dell’atmosfera con un termometro a mercurio e debbo utilizzare la termometria IR, cioè dei sensori di raggi infrarossi a bordo dei satelliti che rilevano la radiazione IR trasmessa da un’area del pianeta ed assegnano a questa un corrispondente valore di temperatura.
Ma non è come dirlo: col cambiamento della pressione atmosferica, presenza di umidità, ecc, anche la radiazione IR che arriva al satellite cambia.
Ricordate le misure di temperatura fatte durante il Covid con i termometri all’infrarosso? Largamente imprecise, perché ogni “fronte” umana emette a modo suo.

E questa cosa, che è la più FACILE, è già molto difficile, ma si fa; immaginatevi misurare altro, come, ad esempio, la QUANTITA’ di energia assorbita dalla CO2 presente in atmosfera; la quantità, non la qualità, cioè la lunghezza d’onda ricevuta sotto un certo angolo di osservazione.
Perché l’obiettivo dei teorici della CO2 gas serra vogliono dimostrare che assorbe energia in maniera crescente e che la riflette verso terra in maniera analoga. E vogliono correlare questo dato con altre misure di temperature sulla terra, fatte non con i termometri a mercurio ma con quelli all’infrarosso ! E queste su un materiale ad elevatissima variabilità di emissione IR come le terre emerse. Attendibilità ? Prossima a zero.
Misure approssimative, poi mediate su tutto il globo, e le variazioni che si pretendono di affermare sono di decimi di grado centigrado.

Fare delle misure quantitative è una cosa molto difficile e con qualsiasi strumento il solo dato attendibile è quello comparativo, usando il medesimo oggetto di misura ed il medesimo strumento, e rilevando le variazioni delle letture al variare quantitativo del campione, che però deve avere la medesima natura, le medesime caratteristiche, mutando soltanto sotto l’aspetto quantitativo. Questa è METROLOGIA DI BASE : ogni misura quantitativa fatta con un qualsiasi strumento richiede un campione di taratura OMOGENEO.
Vale anche nelle misure volumetriche dei gas, ad esempio: uno strumento tarato su un gas non può essere impiegato per un diverso gas, senza una specifica ritaratura.
E le condizioni di temperatura e pressione del gas debbono essere le medesime.
I contatori del metano che viene distribuito nelle città sono dei contatori volumetrici che commettono errori di misura in funzione della temperatura del gas e della pressione di mandata, che a sua volta può dipendere dai consumi del momento, cioè da quanta erogazione di gas viene richiesta. Ma su tutto questo si sorvola, perché non sapremmo come fare diversamente. Qui il danno è solo economico e può essere alternativamente a carico del fornitore o del cliente, ma quando dalle ipotesi sul ruolo di un gas atmosferico nel clima si passa a politiche di limitazione della libertà di consumo e di movimento delle persone in un continente, allora non si può scherzare, eppure lo stanno facendo, e nessuno si ribella davvero.

Ing. Franco Puglia
23 maggio 2023