PERCHE’ PAGARE IN RUBLI?

Il dittatore russo chiede ai paesi NON amici di pagare in rubli le forniture di gas, invece che in $ o €. La risposta è stata NO. Ma cosa cambierebbe per gli uni e per gli altri?

1. In genere i paesi fornitori di materie prime preferiscono essere pagati in $, o comunque in valute con le quali possono effettuare acquisti all’estero, per approvvigionarsi di quello che non producono direttamente. Oggi, però, i Russi hanno difficoltà ad acquistare all’estero qualsiasi cosa, almeno dai paesi NON amici, a causa delle sanzioni applicate.
Quindi i $ in eccesso resterebbero congelati nelle banche russe, e non solo: siccome i trasferimenti di denaro, oggi, sono virtuali, non cartacei, e sono cessioni di credito e di debito, in pratica ricevere $ nella banca russa X da parte di una banca europea Y significa che la banca X vanta un credito spendibile di N$ dalla banca Y (più o meno).

In pratica si tratta di scritture contabili, che hanno un valore sino a quando gli viene riconosciuto. Oggi, però, i crediti all’estero di molti cittadini russi sono congelati, quindi … Ecco che ricevere Rubli in pagamento del gas ha quindi un vantaggio per i russi:
a) La banca europea Y deve comperare rubli sul mercato finanziario, in cambio di $ o €, trasferiti alla banca Z che può essere chiunque, anche una banca cinese, ad esempio.
b) Si crea una forte domanda di rubli, cosa che ne fa salire il valore di mercato, cosa puntualmente accaduta alla sola notizia di questa decisione di Putin, con il rublo che è passato da un massimo di circa 140 R/$ nel mese di Marzo agli attuali 83,5 R/$ (valeva attorno a 75 R/$ nel 2020-2021).
c) Un rublo forte facilita gli acquisti all’estero, dai paesi “amici” ed alleggerisce i disagi della popolazione russa.

Peccato che l’Europa abbia risposto picche, affermando che trasferirà € o $ sulla banca di Gazprom, e che sarà poi questa a convertirli in Rubli. Significa che la banca russa dovrà acquistare Rubli sul mercato finanziario, pagando in € o $. Il risultato non dovrebbe cambiare, se una o più banche russe ricercano Rubli sul mercato finanziario estero, pagando in € o $. E per l’Europa non cambia nulla.

2. Ma prima come andavano le cose? L’Europa, ed altri, acquistavano le materie prime russe pagandole, poniamo, in $. Quindi le banche russe accumulavano ingenti capitali in $, con i quali potevano pagare le importazioni dall’Europa, dagli USA ed ovunque nel mondo.
Il valore di cambio del Rublo era determinato dagli equilibri negli scambi, tra i quali anche quelli con i paesi confinanti, sotto l’influenza commerciale russa. La guerra ha turbato questi equilibri, e quindi anche le transazioni economiche ed il valore della moneta russa.
Se il circolante in Rubli fosse stato troppo basso rispetto alle necessità di mercato la banca centrale russa poteva immettere liquidità riequilibrando il cambio, senza determinare inflazione.
Se invece lo facesse adesso, determinerebbe un fattore aggiuntivo alla precedente svalutazione del Rublo, con effetti disastrosi sul potere d’acquisto dei Russi.

In sostanza mi pare sia stata una mossa intelligente, date le condizioni, anche se ha dei limiti: infatti rastrellare Rubli sul mercato finanziario spingerà, si, il valore del Rublo verso l’alto, ciò che è un bene solo entro certi limiti, e la banca centrale russa dovrà riequilibrare immettendo in circolazione rubli “freschi” . Con il passare del tempo si verrà a creare una immane massa circolante di Rubli che non ha un corrispettivo nello sviluppo economico russo e potrebbe determinare una bolla finanziaria dagli effetti disastrosi.
Una valuta vale qualcosa sino a quando ci credi: se perde credibilità è carta straccia.

Ing. Franco Puglia
1 Aprile 2022

LA PACE IMPOSSIBILE

Proseguono i negoziati di pace tra Mosca e Kiev, ma forse sarebbe più appropriato chiamarli “negoziati di guerra”, perché i negoziati di pace si fanno quando tacciono le armi, e le armi, invece, non tacciono, da entrambe le parti, che sono stanche, e cercano di indurre ad un rallentamento, per prendere fiato. Ma per siglare un accordo di pace servono delle condizioni oggettive, credibili, che non si vedono all’orizzonte.

Cerchiamo di capire quali sarebbero.

1. Una vittoria schiacciante dell’uno o dell’altro contendente. In questi casi si negoziano le condizioni della resa, che sono imposte dal vincitore.

2. La presenza di condizioni “rinunciabili” da entrambe le parti, che avessero fatto parte dell’obiettivo della guerra, assieme ad altre. In questo caso ciascuno rinuncia a qualcosa, ma guadagna qualcosa, ed un accordo è possibile.

Ma quali erano, o sono, gli obiettivi delle parti?

a) Per Putin l’obiettivo era l’annessione dell’Ucraina alla “grande madre” russa, immaginato come risultato di una “operazione speciale” capace di rimuovere la struttura di potere politico ucraina, con poca resistenza da parte della popolazione, e come minimo la conquista dell’intera area costiera dell’Ucraina verso il Mar Nero ed il mare di Azov.
Questo come primo passo verso un’espansione verso ovest, riportando “a casa” territori e popolazioni che si sono staccati dalla Russia dopo il crollo dell’URSS.

b) Per gli Ucraini l’obiettivo era, e resta, il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina, incluso il Donbass, rinunciando, forse, alla sola penisola di Crimea, a cui avevano rinunciato, nei fatti, nel 2014. E rimane fondamentale l’accesso al Mar Nero, uno sbocco vitale verso il Mediterraneo attraverso il Bosforo, laddove la chiusura da parte russa rappresenterebbe un accerchiamento insopportabile, preludio di una “fase 2”, non diversamente da quanto accadde in Cecenia.

Torniamo al punto 1: una “vittoria” dei Russi è impossibile.

Una vittoria implicherebbe l’annessione dell’Ucraina, in un modo o nell’altro, senza resistenza da parte della popolazione ucraina. E questo non è credibile: si tratta di una popolazione di circa 40 milioni di persone, martoriate dai Russi in questa guerra, che farebbero pagare col sangue ai Russi una occupazione permanente.
Per i Russi significherebbe vivere in quel territorio guardandosi continuamente le spalle, perché gli Ucraini non perderebbero occasione per vendicarsi duramente di questa aggressione. Quindi i Russi, prima o poi, dovranno andarsene, guadagnando cosa da questa guerra? L’obiettivo iniziale non è raggiungibile, perché non era realistico. Resta solo la fascia costiera lungo il mare, ma pare che la popolazione locale, anche di lingua russa, abbia subito una mutazione genetica con questa guerra, e quindi?

E parliamo del punto 2: a cosa possono rinunciare gli Ucraini?

Assumendo che un cambiamento di regime politico, con l’insediamento di un governo gradito a Mosca non sia più tra le prospettive, la sola cosa a cui gli Ucraini possono rinunciare, perché hanno, di fatto, già rinunciato, è la Crimea, di cui dovrebbero riconoscere formalmente l’indipendenza. Questo possono farlo.
Ed il Donbass? E Odessa? I territori a sud non appaiono rinunciabili per gli Ucraini: tanto varrebbe rinunciare all’intero territorio ucraino ed emigrare in massa verso altri paesi, cosa non realistica, oppure rinunciare alla propria identità, diventando cittadini russi.
Possono rinunciare all’ingresso nella Nato: fin troppo facile, perché il loro ingresso non era scontato, e poi, se invece riuscissero ad entrare nella U.E., la copertura militare verrebbe assicurata dalla U.E., che potrà diventare parte della Nato come tale, non come singoli paesi, una prospettiva ormai imminente. Ed al momento Zelensky chiede, comunque, di mantenere le proprie risorse militari, rafforzandole, e di poter contare su alleati equivalenti alla Nato, tra cui l’Italia, in caso di aggressione Russa, o di suoi alleati.

In sintesi, cosa può offrire alla Russia, che sia di interesse per Putin e che gli permetta di dire che la “operazione speciale” ha raggiunto i suoi obiettivi? Nulla.
A conti fatti, per la Russia la sola opportunità praticabile mi pare quella che ho immaginato sin dall’inizio di questa drammatica avventura russa: che sia Putin a PERDERE la guerra, e che la Russia vinca, invece, la sua guerra contro Putin. Una guerra sotterranea, condotta da pochi, in condizioni difficilissime, sotto il controllo ferreo della dittatura moscovita, una vittoria che cambierebbe le carte in tavola, rovesciando la situazione e ristabilendo una pur difficile linea di comunicazione tra le vittime di entrambe le parti, perché anche i Russi sono stati vittime della “guerra di Putin”, con migliaia di morti sul campo e perdite economiche importanti.

Non oso immaginare il proseguimento di questo conflitto, se Putin dovesse riuscire a conservare ancora a lungo il suo potere: l’Ucraina non può reggere ancora a lungo in queste condizioni: le città sono distrutte, l’economia è ferma, manca energia, acqua, cibo, munizioni. I rifornimenti occidentali sono difficili, mentre i Russi hanno pur sempre delle vie di comunicazione con le retrovie, da cui fare affluire i rifornimenti. Una resa per fame dell’Ucraina consegnerebbe alla Russia un paese distrutto, senza le risorse economiche per ricostruirlo. Una tragedia di proporzioni bibliche, premessa di tragedie ulteriori, perché non potrebbe finire così: l’Ucraina non è la Cecenia, e neppure la Siria.

Ing. Franco Puglia

30.3.2022