DEMOCRAZIA O AUTOCRAZIA ?

Gli accadimenti della nostra epoca fanno riflettere ancora una volta sul tema della forma politica dei partiti, se autenticamente democratica, in cui gli esponenti eletti del partito siano il prodotto di una scelta della base del partito, cioè degli iscritti, o persino dei non iscritti, con le cosiddette “primarie”, ovvero di una scelta del vertice, autocratica, del leader di turno, che esprime, in teoria, una scelta democratica della base, ma non sempre, o comunque in assenza di alternative a chi viene eletto al vertice, come nei tanti partiti “personali”, a partire da Forza Italia, con Berlusconi, per finire con i più recenti Azione di Calenda o Italia Viva di Renzi.

Il movimento 5 stelle è partito, in teoria, con una visione democratica integralista, con i candidati eletti dalla base del partito, ma solo in teoria, visto che il partito era una COSA del Casaleggio e di Grlllo.
Anche volendo dimenticare questo non trascurabile dettaglio, l’esperienza di questi anni ci ha mostrato come questa modalità di scelta, purtroppo, non riesca ad esprimere i MIGLIORI, cioè le persone più idonee a ricoprire ruoli di grande responsabilità, ma persone generiche, spesso impreparate, ignoranti, scelte attraverso un “social”, che in se può essere un ottimo strumento, ma a certe condizioni, che non si sono verificate.

La forma autocratica, invece, ha il vantaggio teorico di esprimere scelte che derivano dalla capacità del fondatore o leader di valutare nella sua base di sostegno i migliori collaboratori, quelli che meglio di altri possono portare al successo il partito, sia in fase elettorale che in seguito. In questo caso il successo, o insuccesso, tutto dipende dalla capacità del leader di attrarre i migliori, sapendoli riconoscere, e dipende anche dalla qualità della sua visione politica e strategica.
Parlare di democrazia, in questo caso, è una forzatura, eppure questi partiti si definiscono democratici, e come tali vengono accettati, mentre sono organizzazioni a carattere personale in cui il leader non può essere rimosso e sostituito e tutte le scelte dipendono da lui.
Questo a meno di regole statutarie che consentano, in concreto, la scalabilità del vertice. La storia, però, non è ricca di esempi in tal senso.

E allora vero che cosa si dovrebbe orientare la politica, e la scelta degli elettori. Io non lo so: la mia attitudine è sempre stata verso la prima opzione, ma l’esperienza mi ha mostrato come sia fallimentare. Oggi, se dovessi stimolare la formazione di un partito, seguirei la seconda strada, pur essendo contrario in linea di principio, ma non rischierei più il mio impegno e le mie energie in un progetto che non fosse da me rigidamente condizionato.
Una sconfitta della democrazia, una sconfitta dei valori più alti della convivenza civile, il cui presupposto, purtroppo, è una ben diversa qualità delle risorse umane disponibili per la costruzione di una formazione politica.

Ing. Franco Puglia

30 luglio 2020

PER UNA DESTRA LIBERALE

Questo quadro di Eugène Delacroix descrive in una sintetica immagine dove NON vogliamo arrivare. Ma è qui che ci conducono le politiche di tanti nostri connazionali, non lontane da quelle europee. E queste politiche vengono sostenute, purtroppo, dall’ignoranza diffusa e dall’incapacità di analisi della realtà della maggioranza degli italiani, unitamente ad una rete di interessi consolidati che ostacolano qualsiasi cambiamento in chiave di progresso vero, non di finto progressismo di sinistra.

Siamo ad elezioni anticipate, attese da molti, contrastate da tanti altri. La parabola di Draghi, come tante altre, è giunta al termine; me ne dolgo? Si è no. L’uomo, certamente, emerge al di sopra della massa informe della nostra politica, ma questo non mi basta.
Ho apprezzato il fatto che fosse un uomo del FARE, ma di QUALE fare è un altro discorso. Draghi mi sembra appartenere ad una classe sociale orientata alla nuova sinistra, quella tinta di verde invece che di rosso, ma con tutti i limiti, per non chiamarli diversamente, di questo orientamento politico. Ne è prova l’aver favorito una politica monetaria europea molto espansiva, tipica dei Keynesiani, forse anche necessaria in alcuni momenti ma espressione, comunque, di una visione degli stimoli allo sviluppo che appartiene alla tradizione socialista, non a quella liberale.

Adesso siamo di fronte alla tornata elettorale del 25 Settembre: per arrivare dove? Cosa cambierà l’assenza di Draghi? Certo, auspicabilmente avremo un movimento 5 stelle ridotto alla inconsistenza e non più in grado di nuocere, condannato a vociare dall’opposizione, ma ci saranno una maggioranza ed una opposizione? Non è scontato. Il successo del centro destra a trazione Meloni, più che Salvini, con la coda berlusconiana, non è poi tanto gradito alla maggioranza degli Italiani, che sono alla ricerca di ALTRO, una alterità che non hanno la capacità di immaginare e tantomeno di esprimere.
Quindi una prospettiva possibile e realistica è la frammentazione, e l’impossibilità di formare una maggioranza di governo.
Se invece il centro destra riuscisse a raggiungere la maggioranza relativa dei voti, pur di fronte ad un astensionismo massiccio, quali sono gli esponenti di rilievo capaci di formare un governo credibile, capace di invertire la rotta e di allontanarci da quello scenario desolante espresso nel quadro di Delacroix? Nessuno ha la risposta.

Inutile dire che serve un nuovo e credibile movimento di massa capace di staccarsi dalla palude socialista i cui miasmi stanno soffocando l’Europa ma anche dalle rigidità della destra storica, quella che si ispira più al fascismo che alla democrazia, quella pur sempre statalista e non liberale, anche se non all’interno di una visione ideologica socialista.
E serve anche imprimere una robusta svolta all’intera Europa, non soltanto all’Italia, all’interno di un clima internazionale drammatico, condizionato dalla feroce guerra della Russia contro l’Ucraina.
Non solo, perché questa guerra, all’interno di una situazione economica deteriorata dal caro energia e dall’inflazione, sta riproponendo una spaccatura profonda, ma anche ostile, tra Occidente, espresso dal patto atlantico anche inespresso tra USA ed Europa, ed il continente eurasiatico, che va dalla Russia alla Cina, con connivenze pericolosissime nel mondo islamico, a partire dalla Turchia, un incredibile partner della Nato, amico della Russia, certo non dell’Europa, serpe in seno all’Occidente, che preferisce far finta di niente, per non consegnare ufficialmente alla Russia il deterrente militare turco oggi almeno neutrale, se non concretamente alleato dell’Occidente.

Ma la ricostruzione di una politica liberal popolare richiede tempo, mentre le nostre elezioni sono DOMANI, e manca il tempo per fare qualsiasi cosa. Ma si potrebbe almeno iniziare, cominciando a porre le basi per affrontare un futuro che si presenta pieno di incognite.

Ing. Franco Puglia
22 Luglio 2022