IL CONCETTO DI TOP TAX E DI DOVERE CONTRIBUTIVO

La spesa pubblica è una spesa necessaria, perché ci sono innumerevoli infrastrutture che non possono avere carattere privatistico, ma sono necessariamente pubbliche (come i binari di una linea ferroviaria e tutte le strade asfaltate, tanto per intenderci. La spesa pubblica va finanziata con le tasse, a carico di chi usufruisce di queste infrastrutture, cioè persone umane, perché in loro totale assenza non avrebbero scopo di esistere. Quindi, almeno in linea di principio, chi deve pagare le tasse sono solo gli esseri umani (tutti gli animali non le pagano, e neppure i vegetali) e non ha senso quindi addebitare delle tasse ad una qualsiasi infrastruttura in quanto tale, sia essa direttamente produttiva, come una fabbrica, oppure no, come una strada privata.

Ma in che misura è lecito immaginare che un singolo individuo possa contribuire alle entrate fiscali in funzione del suo reddito o del suo patrimonio? Cominciamo col dire che i patrimoni non dovrebbero essere tassati, in quanto il presupposto è che vengano costituiti con quanto resta dal reddito dopo aver versato le tasse dovute.
Quindi no ad una qualsiasi doppia tassazione. I patrimoni, inoltre, costituiscono la base di sostegno della produttività umana, assieme alla forza lavoro; sono il “capitale” che serve a finanziare l’impresa, agricola o industriale, e quindi gli strumenti necessari alla sopravvivenza della specie umana in forma sociale e non primitiva, primordiale.

Ma non basta: il reddito individuale va tassato, ma in misura tale da permettere al soggetto che lo ha prodotto di mantenere un adeguato tenore di vita e di capitalizzare risparmio, possibilmente.
In che misura quindi? Qui le opinioni possono divergere: la percentuale di prelievo fiscale potrebbe essere fissa oppure variabile, funzione anche del reddito.
Le imposte indirette (IVA, ecc) sono fisse ed incidono nella medesima misura percentuale tanto sui redditi elevati che su quelli bassi, con effetti ben diversi sulla capacità di spesa del soggetto.
Le imposte sul reddito personale (IRPEF) sono invece variabili, oggi con percentuali diverse su diversi scaglioni di reddito. Altri sostengono che l’aliquota dovrebbe essere una sola, a prescindere dal reddito, equiparando in tal modo l’IRPEF all’IVA, che non è una tassa equa.

Ma in ogni caso manca un principio fondamentale: quello del tetto all’imposizione fiscale, che oggi è assente. Il contribuente paga IRPEF e sul netto, in seguito, paga IVA, accise e qualsiasi altra tassa. Il vero reddito NETTO, quello che determina la vera capacità di spesa del reddito prodotto, qual’è?
Nessuno è in grado di calcolarlo.

Il concetto di TOP TAX è fondato su alcuni elementi:

– Fiscalità a carico delle sole persone fisiche
– Carico fiscale sul reddito lordo non superiore ad una percentuale stabilita, quale che sia, includendo TUTTE le tasse che il soggetto possa dover pagare con i suoi consumi.
– Assenza di tassazione sui patrimoni e capitali in quanto tali
– Progressività del carico fiscale effettivo in funzione del reddito,
ma con contribuzione fiscale complessiva limitata alla percentuale
di TOP TAX prestabilita.

Che i ricchi possano o debbano contribuire al gettito fiscale più dei poveri, è un principio accettato anche dai ricchi, nella misura in cui non si trasformi in una rapina vera e propria ad opera dello Stato.
La contribuzione massima, complessiva, su qualsiasi reddito, per elevato che sia, non dovrebbe superare il 40% e dovrebbe, auspicabilmente, essere contenuta entro i limiti del 25..30%.
Come si può fare? Non è difficile, anzi, è molto più semplice di quello che si può pensare, ed è infinitamente più semplice di quanto si fa oggi.

IRPEF
Invece di arrovellarsi con gli scaglioni, basta applicare a qualsiasi reddito una sola aliquota FLAT, con una sola detrazione fissa, uguale per tutti, a prescindere dal reddito. In funzione del valore di questi due parametri, si ottiene una curva di contribuzione fiscale che determina una contribuzione negativa per i redditi più bassi, ed una contribuzione praticamente identica all’aliquota unica per i redditi più elevati. La contribuzione negativa potrebbe far scattare una sorta di “reddito di cittadinanza” a carico di quei cittadini che, con reddito irrisorio o privi di reddito potrebbero ricevere in tal modo un sostegno reddituale dignitoso, a condizione che effettivamente non siano in grado di produrre un reddito superiore per ragioni oggettive e comprovate. A questo si dovrebbe aggiungere uno stipendio minimo nazionale, per impedire che aziende pirata paghino una miseria alcuni lavoratori contando sull’integrazione statale.

L’importo dell’IRPEF calcolato in base all’aliquota unica ed alla detrazione fissa dovrebbe poi essere corretto, in sede di dichiarazione fiscale annuale, in base all’ammontare di tutte le altre tasse sui consumi pagate nel corso dell’anno. Una tale operazione potrebbe anche venire automatizzata con lo stesso meccanismo attualmente adottato per la detrazione delle spese sanitarie ed il calcolo del mod. 730 precompilato. Oggi, infatti, tutte le spese sanitarie non pagate in contanti ma tracciabili vengono registrate dall’Agenzia delle Entrate che poi detrae la quota detraibile nella proposta di dichiarazione fiscale presentata al contribuente.
Questa metodologia potrebbe venire estesa a TUTTE le spese che il contribuente sostiene, calcolando l’importo complessivo delle tasse sui consumi pagate e detraendolo dall’IRPEF dovuta, con un residuo fiscale positivo o persino negativo.

Una tale riforma fiscale implica che non ci si possa attendere una aliquota fiscale unica molto bassa, perché il meccanismo riduce considerevolmente le entrate fiscali sommerse e le previsioni di entrata, in questo caso, si possono basare essenzialmente sulla massima aliquota applicabile ai redditi, immaginando che venga colmata, ma non potendo essere superata. Restano fuori tutte le imposte sui consumi determinate da consumi sostenuti da una riduzione di capitale, da parte di persone dotate di poco o nessun reddito ma di molto risparmio da consumare.

Aggiungo, per concludere, che una volta ristabilita la certezza del limite di contribuzione fiscale e la non applicabilità ai patrimoni, potrebbe essere lecito accertare poco alla volta la vera condizione reddituale di tutti gli italiani, nessuno escluso, facendo così emergere tutte le condizioni illegali, con redditi da criminalità, illegali, ovvero assenza di redditi ma solida posizione patrimoniale, non tassabile come tale, ma capace di contribuire con le tasse sui consumi, ed è qui che la politica economica potrebbe avere delle leve su cui agire, manovrando tra peso dell’IRPEF e peso delle tasse sui consumi, favorendo il risparmio o i consumi, secondo convenienza collettiva.

Una tale politica fiscale non è di destra o di sinistra:
è, semplicemente, contraria al potere della classe degli sfruttatori della spesa pubblica crescente ed indiscriminata.
Se l’obiettivo di un partito è quello di contenere la spesa pubblica e di favorire le classi meno abbienti senza massacrare quelle più abbienti, questa è la SUA riforma.
Se l’obiettivo è quello vorace di sempre, di disporre di soldi in quantità infinita, dalle tasse o a debito, per alimentare le proprie consorterie, allora questa riforma è il fumo negli occhi.

Chi la condivide è con il Paese; chi la confuta è contro questo paese.

Ing. Franco Puglia

25.7.2022