PARLIAMO DI ENERGIA

La vita umana è fondata sull’impiego di energia, partendo da quella muscolare umana, per poi avvalersi di quella animale, con l’impiego di equini e bovini, elementi portanti della cultura agricola, e solo in seguito con l’impiego dell’acqua corrente per azionale le ruote dei mulini ed altre macchine primitive destinate al settore alimentare e tessile. E non dimentichiamo un altro elemento fondamentale: il legname, e solo più tardi il carbone.
La scoperta del petrolio, prima, e del gas naturale, poi, ha indotto una rivoluzione nell’impiego dell’energia sviluppando in maniera prepotente il suo impiego, anche per la trazione stradale, al posto del carbone ad uso ferroviario.
Ha consentito la nascita degli automezzi, per il trasporto di merci e persone, che ha cambiato radicalmente lo stile di vita dei popoli e la mobilità planetaria.
Energia nucleare, prima, ed eolica o solare, in seguito, sono ciliegine sulla grande torta energetica mondiale, che ha stimolato uno sviluppo demografico ed economico capace di condurci rapidamente a superare gli 8 miliardi di umani sul pianeta, con un impatto spaventoso sull’ambiente, sotto ogni punto di vista.

Oggi ci troviamo a fare i conti con la più grave crisi energetica dopo il 1945, una crisi di distribuzione e di prezzi, più che di capacità produttiva. Scopriamo così che, indipendentemente dal luogo di produzione il prezzo delle fonti energetiche va alle stelle, sospinto dalle “forze di mercato” , che in un mondo globalizzato determinano il prezzo delle fonti energetiche a prescindere dai costi di produzione.
Così il kwh prodotto con pannelli solari ha il medesimo prezzo di quello prodotto con il gas che arriva dalla Russia o con l’energia nucleare che arriva dalla Francia attraverso gli elettrodotti.

Tutto questo svuota di significato tante sparate della politica sulla politica energetica nazionale volta ad aumentare la quota di produzione nazionale, che serve ad una possibile maggiore autonomia sul piano energetico, che non implica in se un calmiere sui prezzi. Anche se scoprissimo giacimenti enormi di gas naturale nel sottosuolo italico il prezzo del gas estratto sarebbe allineato a quello della borsa di Amsterdam. Il prezzo dell’energia elettrica in Italia è uno solo, che sia prodotta da centrali termiche a gas oppure da pale eoliche o pannelli solari. E così le tasse che gravano sui prodotti energetici.
Non sarebbe il caso di cominciare a capire COSA SIGNIFICA L’ENERGIA, in assenza della quale saremmo ancora immersi nel medioevo? E capire che per una nazione l’autonomia energetica al massimo livello ed un prezzo di distribuzione fondato sui costi di estrazione e non sul “mercato” sia l’elemento fondamentale per assicurare la libertà civile ed economica di un paese in sviluppo?

Ci sono risorse come l’acqua e l’energia che costituiscono le fondazioni su cui un paese costruisce il suo sviluppo, che dipende anche da innumerevoli altri fattori, ma è fondato sulla disponibilità di acqua, per tutti i consumi a cui è destinata, ed energia, a prezzi stabili, per quanto possibile, e non gravata da imposte.
Oggi, invece, niente di simile: siamo in balia del clima (siccità) per quanto attiene all’acqua, con una gestione delle risorse idriche insufficiente da sempre, dove la soluzione non è “privatizzare le risorse” ma privatizzare la loro gestione, però a condizioni controllate, sia in termini di prezzi di distribuzione che di efficienza.
E per quanto attiene all’energia, va massimizzato l’impiego di energia di produzione nazionale, quali che siano le fonti, immessa sul mercato nazionale a prezzi amministrati, non di mercato, e senza gravami di imposte. L’energia di importazione deve integrare, non sostituire, quella di produzione nazionale, e la differenza di prezzo si può, si, scaricare sul prezzo dell’energia distribuita, perché i costi vanno sostenuti dall’utenza, non da un generico “stato”, che siamo ancora tutti noi, ma rovesciando i termini del problema, assegnando all’energia importata un ruolo complementare a quella autoprodotta.

E va liberalizzata la produzione autonoma di energia da parte di chiunque, con qualsiasi mezzo, senza interferenze pubbliche e tasse, col solo vincolo dell’impatto ambientale.
La politica chiacchiera intorno a questo tema, in maniera caotica, divisa da preclusioni ideologiche che guardano ad una energia cattiva, da fonti fossili, ed una buona, da fonti definite rinnovabili, mentre la sola distinzione dovrebbe essere quella dell’autonomia di produzione e dei costi di approvvigionamento, dando per scontato che qualsiasi impianto di produzione di energia debba essere non inquinante (oggi è possibile) e di minimo impatto ambientale.
Non può esistere su questo una frattura di ordine politico, che invece esiste e determina immobilismo e fame di energia.

E concludo ricordando a TUTTI che i cambiamenti climatici ed il supposto surriscaldamento planetario, innegabile in alcune aree, ma non presente ovunque, non uniforme, è determinato da molte concause e se una di queste è antropica, è determinata dalla enorme quantità di energia di cui abbiamo bisogno, e che consumiamo, per sostenere in vita 8 miliardi di umani con un tenore di vita crescente, ovunque, e quindi consumi di energia crescenti.
E tutta questa energia, alla fine dei processi, quale che sia la fonte, diventa CALORE, che riscalda l’atmosfera, con quel che segue.
Altro che CO2 e gas serra, pagliuzze negli occhi dei sedicenti scienziati che ignorano i tronchi di calore da produzione di energia conficcati nei loro cervelli.
Noi dovremmo abbattere drammaticamente i nostri consumi energetici, supponendo soltanto, senza averne certezza, che il contributo antropico sia così pesante da determinare i cambiamenti climatici a cui assistiamo, e non sia invece prevalente il calore prodotto dalle foreste che bruciano, dai vulcani che eruttano, dai terremoti e dalle eruzioni sottomarine, oltre che da mutamenti della radiazione solare anche in rapporto ai mutamenti del magnetismo terrestre.
Ma non possiamo farlo, perché non esiste un unico governo planetario, e perché abbattere i consumi energetici in maniera significativa significa condannare a morte, ormai, miliardi di umani.

Ing. Franco Puglia
26 agosto 2022

EUROPA SUICIDA

L’Unione Europea si trova di fronte a tutte le sue fragilità, messe in prorompente evidenza dal simultaneo prodursi di crisi su più fronti: siamo partiti con quello epidemico, per proseguire con inflazione monetaria, crisi energetica, crisi bellica, siccità.
Un insieme di concause capaci di mettere in ginocchio qualsiasi organizzazione sociale, ma tanto più grave perché si scatena contro un territorio e contro popolazioni che non erano preparate ad affrontare eventi catastrofici di tale portata, per di più simultaneamente.
La fragilità dipende dal non aver consolidato un percorso iniziato molti decenni fa, quello dell’Unione, usandolo strumentalmente per dare soddisfazione ad interessi nazionali di bottega e, peggio ancora, a visioni ideologiche astratte e funzionali alla remunerazione di alcuni interessi personali, prima, poi allargati ad interessi economici più consistenti, poi politici, quindi ancora economici in maniera più diffusa.
L’Unione ha concentrato la propria attività sulla produzione di norme totalmente marginali sotto il profilo degli interessi fondamentali della popolazione, senza intervenire in alcun modo sui grandi temi storici del momento, come una organizzazione comune di contrasto al fenomeno migratorio, una politica estera univoca, una sola difesa europea, sostitutiva di quelle nazionali, una sola politica energetica, un superamento della condizione di governo comunitario, oggi affidato ad una “commissione” dei paesi membri con diritto di veto anche di un solo paese, ecc.

Questa Unione burocratica è fragile in se, e di fronte alle catastrofi che si sono abbattute sul continente, una dopo l’altra, ha mostrato tutta la sua impotenza. La pandemia è stata affrontata più o meno da tutti i paesi europei malamente, e comunque con politiche diverse; la crisi energetica ha scatenato le ovvie rincorse nazionali individuali per garantire la propria sopravvivenza, e di coordinamento europeo si parla, adesso, ma costruire un sistema davvero integrato, che non penalizzi qualcuno a favore di altri, richiede molto tempo.

La crisi energetica, determinata anche da quella bellica, ha fatto scoprire a tutti la fragilità della dipendenza energetica da fonti nelle mani di paesi inaffidabili, è stata aggravata dall’accantonamento determinato da motivi ideologici di qualsiasi politica energetica che non rispondesse ai criteri della New Green Economy, una truffa colossale che, partendo da principi astratti, in se encomiabili, ha manipolato la realtà, disconoscendo i limiti oggettivi delle cosiddette fonti rinnovabili di energia (in pratica solo solare ed eolico) abbattendo il potenziale produttivo delle fonti fossili e nucleari, con la dismissione di innumerevoli centrali, ingannando se medesimi e l’intera popolazione europea con il mito di un impiego esclusivo di energia elettrica senza neppure voler immaginare come si potesse produrla e distribuirla, e tutto questo perché la combustione dei derivati del carbonio, e del carbone in primis, sarebbero clima alteranti, oltre che inquinanti dell’atmosfera.

La riduzione dell’inquinamento dell’aria, intrinseca all’impiego del metano al posto dei derivati del petrolio, ci ha consegnato con le mani ed i piedi legati a pochi produttori, come la Russia, con i quali si possano realizzare gasdotti di collegamento, laddove il petrolio, come il carbone, sono materiali più facilmente trasportabili da qualsiasi parte del mondo.
Ma non basta neppure, perché anche il metano produce CO2 e quindi la narrazione europea, che immagina la CO2 e le fughe di metano come responsabili di cambiamenti climatici, ci conduce ad una progressiva riduzione del potenziale produttivo anche da queste fonti, perché la lotta al riscaldamento globale è in primo piano.

Nel frattempo il pianeta se ne frega e continua a regalarci climi dirompenti, almeno nell’emisfero nord, con una siccità di biblica memoria, accompagnata da tempeste isolate che non risolvono il problema della siccità ma producono solo danni ingenti.
Il calore bruciante sta distruggendo le nostre riserve estive di neve e ghiaccio, i fiumi sono in secca, i campi sono distese aride, dove l’acqua manca, e manca persino l’acqua di raffreddamento delle centrali di produzione di energia, comprese quelle nucleari.

Ma se è vero come i soloni europei sostengono, che siamo noi a surriscaldare il pianeta, ciò che chiediamo e di poter continuare a farlo, perché la nostra fame di energia è crescente, perché abbiamo bisogno di “sviluppo”, e lo sviluppo chiede più energia, non di meno, e tutta questa energia, questa è la sola cosa certa, contribuisce al riscaldamento atmosferico, in maniera diretta, perché viene integralmente trasferita all’atmosfera al termine di tutti i processi di utilizzo. Non sappiamo se il nostro contributo antropica sia abbastanza importante da alterare visibilmente il clima, ma se lo è, è certamente questo contributo diretto ad alterare il clima, sommandosi al contributo solare, certamente non quello ipotetico, e scientificamente infondato, determinato dai cosiddetti gas serra, presenti in quantità risibile nell’atmosfera (molto meno dell’1% della composizione dell’aria).

La siccità, quindi, contribuisce a ridurre la disponibilità di fonti di energia, a partire dall’idroelettrico, ed il prezzo delle materie prime, intese come combustibile fossile, sale alle stelle, quello del gas in particolare, visto che abbiamo ridotto drasticamente l’impiego di carbone e di petrolio.
Così il prezzo del gas va alle stelle e le aziende energivore, che sono tante, non sono in grado di fare fronte ai rincari, ed hanno la chiusura come unica prospettiva realistica.
Così avremo un crollo della produzione e dell’occupazione, un crollo dei consumi, un aumento dei costi della solidarietà sociale, e quindi dell’indebitamento, mentre si avvicina un gelido inverno, forse non per temperature estreme verso il basso, ma per la difficoltà di fare fronte al riscaldamento invernale.
Negli infiniti condomini delle città molta gente non potrà pagare i costi del riscaldamento, diventando morosa nei confronti degli altri condomini, e questo in una condizione di possibile razionamento dell’erogazione di energia: poca energia ed a caro prezzo.

Tutto questo mentre la guerra in Ucraina non vede ancora un qualsiasi sbocco, avviandosi a diventare endemica, mentre crescono le tensioni internazionali e la voglia diffusa di mettere fine a tutto questo con conflitti di dimensione internazionale capaci di rovesciare lo status quo in un modo o nell’altro, magari ricorrendo anche all’opzione nucleare “tattica”, che ci porta poi rapidamente a quella “strategica”.

In mezzo a questo scenario devastante agiscono i “pupi” della politica italiana, mettendo in scena, da brave marionette quali sono, la rappresentazione della nostra nullità intellettuale e civile diffusa.
E la popolazione, disinteressata, quando non attonita, attende l’inevitabile, raccontandosi consolatoriamente che forse la tempesta cambierà percorso e che i profeti di sventura varranno smentiti.

Ing. Franco Puglia

17 agosto 2022